La nebbia come sogno avvolge la poesia dell’autore che, nel percorso della memoria, scopre e offre una lirica nitida, riflessiva, accogliente e vitale. Il ripasso della mappa dell’anima si pone nella lettura dei versi in continuo dialogo con il presente di cui, il passato resta frutto vivo e non ripiegamento melanconico di un tempo che non potrà tornare. Il fremito della vita si dichiara anche in memorie di guerra “è il primo bacio,/ dolce, sa di fico,/ non toglie la paura/ ma ti consola/ consola come la vita / che perdura/Lentamente e in modo avvincente, il poeta “inizia” il lettore ad assaggiare la vita , magari a “morderla” come scriverà egli stesso parlando di Jacopo
È così che le Cesane diventano luogo d’anima, nostalgie, ricordi e piante, fiori, arbusti, frutti colti nel loro mutare durante le stagioni, nel loro vivere in sintonia ed armonia con la terra che le ha generate e che vergine le ripartorisce ogni anno con stupore e meraviglia. Eppure non è un” quadro di Fattori”; la lirica di Umberto Piersanti ; è metafisica nel senso che Schopenauer intese: guardare le cose e gli oggetti ogni volta in modo nuovo, senza mai sentirli usuali ma riscoprirli ogni volta e in “Parerga e Paralipomeni” leggiamo “per avere pensieri straordinari e forse immortali è sufficiente estraniarsi dal mondo e dalle cose per certi momenti, in modo così totale che gli oggetti e i processi più ordinari appaiono nuovi e ignoti, sicché in tal modo si dischiude la loro vera essenza” “questo è il compito del poeta e del filosofo” chiarirà poi Papini all’Accademia di Firenze. E la poesia del Nostro, mi sento di dire è nebbia che si apre sempre ad uno squarcio più alto di luce, di riverbero, di stupore, di ignoto nelle immagini gelate delle Cesane, nella neve che cade dal ramo e disvela il frutto del cachi, così come il ricordo dei suoi cari, vibrante presenza nei versi dell’autore e quindi della sua vita che non necessita di divertimenti.
“Sono fermi i miei cari nella luce/ che dal fosso immobile trapassa/ gli spazi e gli anni,/ sale per i cieli/ ma le figure/ che stanno dentro incise/ non perde o scorda”: nessuna dimenticanza ma persistenza anche di odori e contatti di pelle calda: “non senti neanche i passi / della madre, / e sul collo gli pendi / t’addormenti” la guerra è vivo ricordo ma lascia in primo piano il calore materno.
Alcune liriche bucano il foglio come “Le margherite gialle, quelle alte, alte che non le tocchi con la mano / trapassano la nebbia” dove l’esplosione del giallo, richiama la ricerca del colore e della luce di Van Gogh verso una spiritualità che non conosce tempo.
Jacopo vive, nell’amore del padre, il suo vuoto, la sabbia che gli sfugge dalle mani, diverso, coglie un mondo di silenzio nel quale lo accompagnano gli occhi e l’anima del poeta anch’essi protesi a cercare in alto e percepire la natura , le piante, i fiori, un mondo dove rifugiarsi anche per il poeta–padre che coglie e chiede l’eternità di un giorno “le rupi di confine / fitte di muschio scuro, / d’anemoni invernali, /amari, di sola foglia / altro non vedi / dietro il vetro / fissi le cose, / a lungo. / Dentro quest’acqua tiepida / è la sosta / alla fuga dei giorni/alla rapina dei venti / che già sentiamo scendere / dai monti /.prima tu getti il mare nella buca / che capire la vita / le sue gracili gioie, / il suo dolore. Ma la luce resiste / forse non cessa / e t’ubriaca il giorno / fatto eterno / a risarcire / almeno un poco / Jacopo del male”.
“E tu straniero / anche dentro il mondo” non vale solo per Jacopo ma anche per quello “scarto dalla norma” che un poeta vero sempre rappresenta. L’andare dei versi si illumina con l’immagine della neve, dell’acqua dove Jacopo sembra trovare la sua dimensione di benessere che consola un percorso faticoso. Il poeta è lì, in questa luce , quasi riconoscendosi nell’ essere solitario di Jacopo, nel suo guardare fuori dal mondo, nel suo esistere nell’acqua ed esprime la necessità di riconoscersi nel figlio come entità presente e viva in un mondo certamente non popolato da poeti…forse Jacopo è un poeta come il padre e sembra vivere nella nebbia che deve filtrare comunque la luce…”quasi bramo la luce che discende / quasi mi intenerisce questa stanza/ da un domani faticoso / mi separa”; “la vita scorre fra gli esili / i tristi esili forse necessari” come “urlo che morde la vita”.
Patrizia Garofalo, giugno 2008
BREVI NOTE
Umberto Piersanti è nato nel 1941 ad Urbino, dove insegna all’università. Dirige la rivista Pelagos ed è autore dei libri di poesia La Breve Stagione (1947, Il tempo differente (1974), L’urlo della mente (1977), Nascere nel ’40 (1981), Passaggio di sequenza (1986), I luoghi persi (1994), Nel tempo che precede (2002), dei romanzi L’uomo delle Cesane (1994), L’estate dell’altro millennio (2001), Olimpo (2006).
PIERSANTI IN LANKELOT
Commenti
La nebbia come sogno avvolge la poesia dell?autore che, nel percorso della memoria, scopre ed offre una lirica nitida, riflessiva, accogliente e vitale.
>La nebbia come sogno avvolge la poesia dell?autore che, nel percorso della memoria, scopre ed offre una lirica nitida, riflessiva, accogliente e vitale.
Ottima recensione Patrizia.
Il libro è bellissimo. Ricordiamo anche che è giunto alla sua seconda edizione e che ha conseguito i Premi Luzi, Gatto e Pavese.
Quanto al figlio Jacopo si tratta di un ragazzo ormai ventenne, che dall'età di quattro anni è affetto da autismo.
Lieto che abbia catturato anche la Tua attenzione e che Tu ne abbia colto mirabilmente la sua poetica.
Gian Paolo
l'hai detto tu quindi posso parlarne.
l'autismo è una malattia che spiazza perchè è costante la sensazione e forse è vero, che queste persone appartengano ad un mondo di particolare profondità immense, per questo il mio porre padre-poeta-figlio in una traiettoria continua anche nello stupore di guardare le cose che pur sempre le stesse rilevano e significano cose diverse. Mi dispiace di aver dimenticato i premi,
come la mia consultazione del testo di Calvise sulla metafisica
che è intesa come corrispondenza tra pensato e reale proprio sulla linea aristotelica ma insufficientemente interpretata dalla vulgatio-letteraria-scolastica.
Non ha importanza che Tu abbia dimenticato i Premi, in quanto come tutti noi sappiamo conta di più il successo fatto registrare dalle vendite. Soprattutto in un paese come il nostro dove la poesia incontra il gradimento di una ridottissima fascia di lettori.
Ciò che è più importante è invece la capacità con cui ha saputo delineare la figura di Jacopo consegnandoci una raffigurazione molto appropriata.
Gian Paolo
"la lirica di Umberto Piersanti ; è metafisica nel senso che Schopenauer intese: guardare le cose e gli oggetti ogni volta in modo nuovo, senza mai sentirli usuali ma riscoprirli ogni volta e in ?Parerga e Paralipomeni? leggiamo ?per avere pensieri straordinari e forse immortali è sufficiente estraniarsi dal mondo e dalle cose per certi momenti, in modo così totale che gli oggetti e i processi più ordinari appaiono nuovi e ignoti, sicché in tal modo si dischiude la loro vera essenza? ?questo è il compito del poeta e del filosofo? chiarirà poi Papini all?Accademia di Firenze."
L'approccio metafisico è interessante e direi inconsueto.
L'Autore dovrebbe sentirsene onorato: hai tirato in ballo dei grandissimi (per tacere di Van Gogh) per dare l'idea di un compito spesso frainteso, quello della poesia appunto.
I premi a mio parere hanno un significato relativo: possono voler dire molto oppure niente, a seconda di quanto si sappia più dei premi che di chi li ha ricevuti...
Invece - per dare un'idea al lettore, anche a quello meno avvezzo, è ottima cosa citare i versi del Poeta, benché poi risulti difficile se non si è letto tutto, capire fino in fondo.
"Il ripasso della mappa dell?anima si pone nella lettura dei versi in continuo dialogo con il presente di cui, il passato resta frutto vivo e non ripiegamento melanconico di un tempo che non potrà tornare."
Passaggio significativo e chiave di lettura credo di tutto.
citare i versi nelle recensioni è importantissimo , altrimenti una persona dovrebbe comprare e leggere tutti i libri e generalmente io aggradisco il testo attraverso la parola del poeta, mi nascondo e la mia parola è solo voce portante per quanto possibile ( se mai lo sia) Lo studio sulla metafisica, spesso fraintesa e usata banalmente per intendere solo il significato etimologico è da anni oggetto di contesa, soprattutto a Ferrara da quando nell'84 fu poggiato un plastico delle Muse Inquietanti sull'acqua del Castello estense...pochi libri sono stati scritti e quindi mi sono letta anche Aristotele... Non esiste per il poeta il di-vertimento. esso è nel reale concreto che concede l'estraneazione dall'oggetto in quanto tale e concreto; è possibile un rivissuto nuovo ogni giorno, cosciente e ricercatore della meraviglia del consueto. questo in breve. grazie Ilde.
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