Pierantozzi Alcide

Uno in diviso

Autore: 
Pierantozzi Alcide

Prendi pure la mia insolenza, l'anima spaventata. Mi sei venuto in sogno qualche sera fa mostrandomi un universo che avesse la forma di due fratelli attaccati. Hai detto che il mondo è doppio, che se una parte è bianca come te, l'altra è inevitabilmente scura come me. Hai detto che avrei dovuto raccontare una storia della Terra senza prendermi troppo sul serio, come una fiaba o uno scherzo e, come una macchina cieca, ho eseguito. Ho visto tutto, dolore, vita, sorgenti, e adesso credo pure sia tardi pensare a tra poco, a quando finirò. A quando il tempo è concluso davvero e in un minuto riesci a trovare anche lo spazio per una storia: la mia storia, la storia del mondo” (Pierantozzi, “Uno in diviso”, p. 163).

Esordio di Alcide Pierantozzi, scrittore e studente di Filosofia classe 1985, “Uno in diviso” è stato uno dei casi letterari del 2006. È un romanzo lirico e crudo, decisamente vicino alla lezione, stilistica e concettuale, della magistrale Kristof della “Trilogia della città di K”: stesso massimalismo, stessa dedizione al dubbio sulla natura della realtà (o: di ogni cosa), stessi protagonisti – due gemelli – qui addirittura siamesi (lettura psicanalitica sarebbe viatico ideale). È un libro capace di aggredire e sedurre il lettore, per il suo prepotente impatto visivo, per la crudezza pornografica di certe descrizioni, per la capacità di assimilarle e assemblarle con digressioni esistenziali sulla natura di Dio, del tempo, della morte. È un esordio memorabile, perché complesso, contorto, contraddittorio, estremo. Atipico, perché non ricordo esordi così “al limite”: al limite della nausea, per certe scene, al limite della poesia, soprattutto nelle ultime pagine, quando l'autore diventa narratore e ruba la scena ai due protagonisti; al limite dell'originalità, se solo non avessi letto (e adorato) il romanzo della Kristof. Non credo sia una variazione sul tema: credo sia un'invenzione che attinge alla stessa misteriosa fonte, ossia gli abissi della psiche, e dell'intelligenza. Pierantozzi mostra una fascinosa capacità di mescolare reminiscenze alte e altre: nomina e omaggia Dante e Franzen (“Le correzioni”), Tommaso e Agostino, Manzoni e Nietzsche. Rovescia la sua scrivania e i suoi scaffali nel romanzo, come fossero latte, e sangue. Tumultuoso, invadente, malato di grandezza, egoico: ecco un autore.

***

Paura per l'infinito e per i serpenti. Che somigliano tanto ai lacci, alle corde: semplici, si muovono, scattano; senza zampe, avanzano. Un serpente s'è nascosto nella fattoria. Il nonno dei gemelli va e l'ammazza: “il suo tronco divelto emise un flutto di latte insanguinato pieno come un'onda”, scrive Pierantozzi.

Taiwo e Kehinde sono gemelli siamesi: due busti, un paio di gambe. Non sono mai stati soli, non hanno mai avuto amici. E tuttavia, sempre isolati; niente cinema, niente concerti, niente socialità. Potevano sembrare “i rebbi di una forca, lo stemma di una ipsilon, la cima ardente di una doppia vampa” (p. 27); preferivano l'intelligenza alla fede, il sapere all'amore.

Kehinde è malato di un male che non conosce, e Taiwo è “guasto, inconscio del suo stato psicosomatico” (p. 29). Hanno perso la mamma a sedici anni. Per loro, il sesso è stato ingropparsi un cane, in bagno. Scambiarsi un bacio, “fraterno e antico”, la cosa più naturale del mondo (p. 92). Fare violenza su due donne svenute, massacrandole, mentre queste si cagano addosso. Accoltellandone un cadavere. Interrogando l'altra, finché ha un alito di vita. Scoprendo che si tratta della figlia del capo. Scoprendo che l'altra lanciava piccoli crocefissi sui binari del treno, perché non crescessero, perché non le cadessero più addosso.

Lavorano in una sauna, a Milano; tenendo la parte inferiore del corpo nascosta. Uno stipendio miserabile in due; ogni tanto spiano i clienti. E spiano cose che non dovrebbero accadere, giochi erotici omosessuali che finiscono nel sangue. Un assassino imprevedibile, e imprevisto. Da lì tornano i ricordi. La morte del padre, nella fattoria, perché voleva abusare ancora di loro e s'era fatto male, cadendo nella mensa dei suini; e uno di loro aveva strappato il suo pene dalle grinfie dei maiali. Per mangiarlo.

***

Quando guardano i passeggeri del bus, sembra loro di stare tra esseri simili – doppi - “dai gesti equivalenti, dalle perfette somiglianze” (p. 23).

Taiwo ha un ouroboro tatuato sul collo. Significa il tempo che ritorna su sé stesso. Inesorabile. E insensato: come i disegni della natura. Come un incubo ricorrente alienante e indecifrabile: un tizio che tagliuzza una scheda telefonica, poi s'accuccia in terra a raccoglierne i pezzetti.

Immagini fulminanti, una successione di pagine fosche e splendenti che alternano ossessioni, torture, gironi danteschi, filosofia, sangue, suggestioni horror, riferimenti pasoliniani, passaggi efferati e altri pieni di una grazia purissima, quasi infantile” - scriveva Mancassola nella bandella. Indovinando dna e spirito d'una scrittura che non lascia scampo: t'attacca, e s'aggrappa alla pelle della tua consapevolezza, strappandola via, fino all'ultimo respiro.

Se questo non è un capolavoro è comunque un romanzo almeno memorabile: sfidate i vostri pregiudizi e la vostra resistenza al male, nutritevene; infine cadrà una neve catartica, e rigeneratrice.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alcide Pierantozzi (San Benedetto del Tronto, 1985), scrittore italiano. Frequenta la facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica di Milano. “Unoindiviso” è stato il suo primo romanzo. Collabora con le riviste Rolling Stone e Max. Suoi articoli sono usciti per Il Messaggero, Il Riformista, Inchiostro, Nuovi Argomenti, Il Foglio.

Alcide Pierantozzi, “Uno indiviso”, Hacca, Macerata 2006. Bandella di Marco Mancassola.

Approfondimento in rete: Rassegna stampa / wiki it / Intervista ad AP (Pura lana di vetro) / Zam / .

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2009.

 

ISBN/EAN: 
9788889920022

Commenti

Esordio di Alcide Pierantozzi, scrittore e studente di Filosofia classe 1985, ?Uno in diviso? è stato uno dei casi letterari del 2006. È un romanzo lirico e crudo, decisamente vicino alla lezione, stilistica e concettuale, della magistrale Kristof della ?Trilogia della città di K?: stesso massimalismo, stessa dedizione al dubbio sulla natura della realtà (o: di ogni cosa), stessi protagonisti ? due gemelli ? qui addirittura siamesi (lettura psicanalitica sarebbe viatico ideale).

Grande pagina. Contento per questo giovanissimo autore.

qualcuno ha letto il secondo libro per Bompiani?
Io lo leggo su rolling stone

mi piace. anche la tua pagina, gianfrà

Rizzoli, il secondo libro: Un uomo e il suo amore.

Rizzoli, scusami hai ragione.

6. ahah! che scusa? è stata la forza del libro di Morici a farti sbagliare (-:

"Immagini fulminanti, una successione di pagine fosche e splendenti che alternano ossessioni, torture, gironi danteschi, filosofia, sangue, suggestioni horror, riferimenti pasoliniani, passaggi efferati e altri pieni di una grazia purissima, quasi infantile? - scriveva Mancassola nella bandella. Indovinando dna e spirito d?una scrittura che non lascia scampo: t?attacca, e s?aggrappa alla pelle della tua consapevolezza, strappandola via, fino all?ultimo respiro".

Ammazza, un 21enne ha scritto queste cose? Devo leggerlo, assolutamente. Si trova facile?

2. Contento come te. Sono rimasto estremamente colpito, ti dico.

3. Non ancora, e avevo raccolto pareri contrastanti in proposito. Ma leggerò senza ombra di dubbio. C'era qualcosa di estremamente vivo e potente in questa opera prima, al di là della fratellanza spirituale con la Kristof.

8. Sì, è ancora in circolazione. Via sito delle edizioni Hacca, ibs o libreria universitaria, oppure ordinandolo in libreria, in una manciata di giorni ti arriva.

Io la mia copia l'ho trovata, ma è una lunga storia:)

Ora che ci penso, ricordo vagamente che Paolo Castronovo voleva scrivere del nuovo Pierantozzi: quando ce ne aveva parlato?
Beh, se passa di qui al limite mi smentisce:)

"....sfidate i vostri pregiudizi e la vostra resistenza al male, nutritevene; infine cadrà una neve catartica, e rigeneratrice."
> penso di essere tra quelli che resteranno volentieri fuori dalle pagine di questo lbro e non vinceranno un senso di nausea. Oltre tutto non ho voglia in questo periodo di roba del genere. Ma non scivola nel kitsch?

comunque. Pierantozzi è orribile e sublime.

Nel kitsch...

se ti descrivessi certe scene andresti di corsa a vomitare.
non è kitsch. è orrore puro. mai letto niente di così orribile.
Ma non è questo il punto. Il punto è che pur scrivendo "merda", e scene di merda, questo artista mi ha trasmesso sangue e intelligenza. Come la Kristof.

insomma, ribadisco.
se volete nutrirvi di grande letteratura - di letteratura assolutamente grande, nuova e italiana - affrontate il male che si nasconde in queste pagine e trionferà infine poesia nuova.

mi saprete dire ma già so.

Mi sembra tra l'altro che Hacca stampi i suoi libri in carta riciclata. Mi sembra. O no? sul sito non ho visto niente al riguardo, eppure...mah.

sì sì. coscienza ecologica.

Non è una cosa da poco, una casa editrice che pubblica tutti i suoi libri in questo modo. Altre case, anche grandi, se mai hanno collane, o autori, che pubblicano su riciclata. Poi ci sono le Edizioni Ambiente, che chiaramente non possono che andare su questo tipo di carta. (-:

L'ho dovuto rileggere tre volte e raramente m'è capitato di non farmi un'idea di un libro dopo più letture.

Una volta mi disgustava; un'altra mi attirava per un certo horror vacui. La terza volta m'ha lasciato un vago sapore di presunzione scatologica. Per questo non ho osato parlarne qui.

E' comunque un'opera prima originale e scadalosamente forte, specie per uno dell'85. Voglio rivederlo tra qualche anno.

Ave amice, grazie per l'ottima integrazione.
Neanche tu hai letto il nuovo romanzo? Possibile che sia passato così in sordina? Io credo che ne rimedierò copia a breve, entro maggio vorrei leggerlo e scriverne.

Il suo nuovo è un romanzo molto corposo, più di 500 pagine. A te dovrebbero bastare un paio d'ore, giusto? (-:
Io per ora non posso leggerlo. Non riesco proprio. Mia colpa.
Mi fa piacere però sentire tante belle parole su di lui. In rete trovai qualcosa di suo, a suo tempo. Bello. Bene.

Se Franchi dice che questo è un autore io gli credo. Ma mi arrogo il diritto di non leggere (per ora). Certo che, a proposito di nuove proposte, me ne è capitata una per le mani così debolina, ma così debolina... Gianfranco, ma che ci vuole per scrivere un libro, dopotutto?!

a scriverlo, niente.
essere scrittori, è difficile e raro.

http://www.agoravox.it/In-tra-per-culturando-analisi,7798.html

BARBARA GOZZI dialoga con PIERANTOZZI:

Infine, è stata notata una certa ?vicinanza? tra ?Uno in diviso? e la ?Trilogia della città di K? di Kristof Agota. Scrive Gianfranco Franchi (narratore, operatore culturale ed editoriale): ?È un romanzo lirico e crudo, decisamente vicino alla lezione, stilistica e concettuale, della magistrale Kristof della ?Trilogia della città di K?: stesso massimalismo, stessa dedizione al dubbio sulla natura della realtà (o: di ogni cosa), stessi protagonisti ? due gemelli ? qui addirittura siamesi (lettura psicanalitica sarebbe viatico ideale).? Da autore, ti ritrovi in questa analisi? La genesi del romanzo ha ?sfiorato? anche la Kristof?

AP: "Non so se c?è stata un?influenza diretta, credo che l?influenza maggiore per Uno in diviso derivasse dai testi di mistica medievale, che studiavo in quel periodo all?università, e da molti film horror, mia passione da sempre. Posso dire che quando ho letto La trilogia della città di K ne sono rimasto molto colpito, questo me lo ricordo bene. Credo comunque che sia un tantino esagerato considerare il mio libro una variazione sul tema rispetto all?opera della Kristof".

"Non credo sia una variazione sul tema: credo sia un?invenzione che attinge alla stessa misteriosa fonte, ossia gli abissi della psiche, e dell?intelligenza." (Franchi)

"Credo comunque che sia un tantino esagerato considerare il mio libro una variazione sul tema rispetto all?opera della Kristof?. (Pierantozzi a proposito di Franchi)

Mah. (Branco)

beh, mi sa che avevo capito bene, allora:).
Non che ci volesse molto, ma va be'. Non poteva che avere ben presente il libro della Kristof.

[Pierantozzi - intervista]

[Pierantozzi - intervista] Un'intervista sul suo ultimo romanzo (e altro) http://ricerca.gelocal.it/ilcentro/archivio/ilcentro/2012/03/05/CP1PO_CP101.html

[intervista, pierantozzi] mi

[intervista, pierantozzi] mi sembra un'intervista leggermente enfatica, e considerando quanto male è andato il secondo libro del giovanissimo Pierantozzi non mi raccapezzo di certi toni: con tutto il rispetto, sin qua AP è homo unius libri. Se qualcuno lo "gonfia" così, finiscono di bruciarlo e buonanotte.

[Intervista Pierantozzi] Umm,

[Intervista Pierantozzi] Umm, Gianfranco, penso sia il fatto che è un articolo di un quotidiano locale, questa dell'enfasi introduttiva. Pierantozzi mi incuriosisce dal suo esordio, ma ancora non è tempo di leggerlo, per me. Chi sa.

[intervista pierant.]

[intervista pierant.] probabile, amice, ma la sostanza rimane la stessa:). [il primo libro leggilo, assolutamente. intanto, compralo. poi verrà da te, da sé]

[Pierantozzi - uno indiviso]

[Pierantozzi - uno indiviso] Viene ripubblicato, con copertina Ceccato. http://www.hacca.it/hacca/prodotti/prodotto.php?idProdotto=113

[ceccato, uno indiviso]

[ceccato, uno indiviso] peraltro era una delle pochissime - una o due - copertine di quella collana a non essere firmate Ceccato, per una questione cronologica. Giustizia è fatta.

[pierantozzi] maraschi legge

[pierantozzi] maraschi legge il suo terzo libro - non sembra entusiasta - sul "mangialibri": http://www.mangialibri.com/node/10472