Pezzoli Nicola

Quattro soli a motore

Autore: 
Pezzoli Nicola

"Mi staccai dalla porta col cuore in subbuglio. Entrai pianissimo nella mia camera rifugio, come a non voler disturbare il me stesso che già dormiva e sognava. Perché in momenti come quello speravo sempre che esistesse un altro Corradino sereno e felice, mentre io ero solo una controfigura, un dolente silenzio fatto di lacrime e lividi. Andai dritto alla finestra per vedere che aspetto potesse mai avere, da dentro, l'avventura che avevamo vissuto là fuori. Mi aiuta già tutto il giorno nei mestieri di casa. Non era vero che l'aiutavo." (pag. 71-72)

“Quattro soli a motore” (Neo Edizioni) è un romanzo di Nicola Pezzoli, autore che qualche anno fa aveva pubblicato per Kaos Edizioni il romanzo/pamphlet “Tutta colpa di Tondelli” che raccontava delle disavventure di uno scrittore esordiente nel mondo editoriale. Il termine romanzo è un vestito decisamente stretto per “Quattro soli a more”, certamente è un romanzo ma mentre lo stavo leggendo avevo come l’impressione che si trattasse di un animale vivo o di un oggetto strano, dotato della capacità d’incendiare le mani oppure simile a uno di quei bauli o portagioie che si trovano nelle stanze dei nonni o che scopri durante gli sgomberi di antiche dimore abbandonate e che quando li apri ti riversano addosso ricordi, storie, dolori, lutti, odori, profumi, nuvole di polvere e se anche dentro non ci sono oggetti ma solo vuoto senti comunque la presenza di corpi, esistenze, anni, secoli. La stessa sensazione di quando  carichi un carillon fermo da tempo o apri sussidiari, quaderni delle elementari con copertine rosse, blu e verdi e in mezzo alla stanza si materializzano giubbetti neri, tute, amori adolescenziali, mogli defunte, fazzoletti di seta, pullman per andare a scuola, partite di calcio in cortile, bambole, il suono della campanella e tanto tanto altro. Ecco, le pagine di questo romanzo hanno il sapore della carezza ma anche quello aspro della terra, del sangue, del sudore, delle ferite lasciate da una cintura.

Come se fosse un medium impegnato in una seduta spiritica Nicola Pezzoli ci scaraventa in un universo immaginario ma conficcato in quel profondo Nord-Italia dimenticato dai più, quello che sta a un passo dai grandi laghi e dalle Prealpi, un territorio che non è pianura e non è lago, che è collina ma non ha la statura delle Langhe e chi ci abita vive in una sorta di limbo che lo porta a chiedersi “Chi sono? Cosa dire di me agli altri” e certe volte quando ti chiedono “Ma visto che tu abiti vicini al lago sei un laghée?” ti viene voglia di rispondere “Che no, che non lo sei, che non sei niente in fin dei conti, che quelli del lago sono un’altra cosa”. Luoghi immaginari ma così reali che portano il nome di Lavinia o Cuviago che potreste trovare nei dintorni del Lago Maggiore, a due passi da Varese e dal Canton Ticino, nemmeno non troppo distanti da Milano, deve se provate a farci un giro scoprireste che sono luoghi dotati di una magia tutta particolare, fatta di ombre, nebbia, freddo e venti miti, di fabbriche abbandonate e ricchezza nascosta, di povertà mai raccontata e vita da frontalieri. Terre confuse, contraddittorie, sudate e da queste parti, sul finire degli anni’ 70, vive Corradino, un ragazzino di undici anni, con un padre che lo riempie di botte e una madre prossima all’alcolismo che lo ama più di ogni altra cosa. Corradino è un ragazzino sensibile, impaurito ma curioso del mondo e così tanto smanioso di raccontarcelo: ci racconta che viene apostrofato col nomignolo di Scrofa, che s’innamora di Cristina, sorella di Gianni, il suo miglior amico nonché inventore di storie di fantascienza, che lotta contro i bulli, che vive avventure spericolate e che cerca di risolvere segreti, che fantastica sui vicini, che fa il chierichetto, che scopre la masturbazione, che si incolla davanti alla tv per i campionati del mondo di calcio del ’78. È un bambino che vorrebbe scappare lontano, cambiare vita, che si convince di avere il potere di dare la morte agli altri perché le persone di cui scrive i nomi su un taccuino rosso diWolsburg, rubato dalla soffitta della zia Clarissa muoiono e a morire sono gli uomini e le donne che l’hanno fatto soffrire come la zia o la terribile signorina De Ropp e anche altri che scoprirete solo leggendo questo libro. Corradino nella sua solitudine si mette pure a scavare nei risvolti più dolorosi della Prima Guerra Mondiale arrivando a fare la conoscenza di uno straordinario anziano scrittore. Sono storie minime che però traboccano dalla pagina in un fermento continuo, storie che sembrano le montagne russe, che coinvolgono l’intero paese.

La qualità migliore di questo romanzo di formazione sta proprio nel linguaggio semplice e colloquiale ma mai banale trovato da Pezzoli per rendere vivo e credibile un undicenne degli anni ’70 sensibile e curioso, che si racconta a distanza in un fluire di ricordi e avventure tragicomiche. Pezzoli riesce splendidamente a farci (ri)vivere quel mondo, a farci assaporare le emozioni, spesso dolorose, provate da questo ragazzino che se la deve cavare quasi sempre da solo. Pagina dopo pagina è come se vivessimo in presa diretta un’estate che si riaffaccia alla memoria con tutte quelle fratture temporali che ognuno di noi ha quando ripensa al proprio passato ed ecco allora che la storia di fantascienza si fonde a quello di un’ora settimanale a scuola, la gita fuori porta con la madre che si unisce a una gara campestre. Non funziona proprio così la nostra memoria? Provate anche voi a pensare ai vostri undici anni e poi a raccontarli vi accorgereste che il filo dei pensieri non sarebbe così lineare. 

Pezzoli non dimentica nemmeno di calare la storia in uno spazio fisico ben delineato e credibile e da abitante di quelle zone, seppur in territorio lecchese, sono felice di aver trovato le atmosfere giuste, proprio quelle, il Nord che io e l'autore conosciamo con il suo dialetto, le sue contraddizioni, le sue piante, le sue atmosfere, i suoi nomi, in un impasto letterario che fa pensare ai meravigliosi bambini che s'aggirano in molte delle opere di Stephen King (lo splendore di "IT"), ai "Racconti dell'Ohio" di Sherwood Anderson, alla drammaticità di "Padre padrone" di Gavino Ledda, alle atmosfere malate di "Knockemstiff" di Donald Ray Pollock e alle avventure di Mark Twain nelle paludi di Joe. R. Lansdale lasciando invece da parte l i libri di altri due autori lacustri come Piero Chiara o di Andrea Vitali. 

Non tutto gira alla perfezione in "Quattro soli a motore" perché quando l’autore sembra voler trovare un abbozzo di trama dalle tinte noir il romanzo sembra perdersi così come mi sono apparsi deboli e macchinosi gli inserti metanarrativi che condiscono la narrazione (i racconti di fantascienza o i sogni) e anche la conclusione che, seppur commovente, lascia l’amaro in bocca. Da semplice lettore quale sono mi sento di confessare che avrei privilegiato un romanzo dallo sviluppo narrativo ancora più estremo e dirompente che espandesse, travalicando ogni confine più o meno lecito, questo flusso inarrestabile di ricordi, situazioni, personaggi, eliminando la  trama e senza preoccuparsi di trovare un finale adeguato ma queste mie ultime parole sono solo riflessioni a cuore aperto rivolte a un autore che ritengo debba ancora dare il meglio di se stesso ma che ha il grandissimo merito di aver creato un personaggio toccante e memorabile come quello di Corradino e avere saputo dare un volto a queste terre, a questi luoghi, a queste atmosfere che non sfigurerebbero affatto nei reportage fotografici nella catena degli Appalachi di Shelby Lee Adams che stavo sfogliando mentre leggevo questo libro. Pezzoli e Shelby sono due autori accumunati dallo stesso sguardo sensibile e partecipe nei confronti del mondo e il consiglio che mi sento di dare in conclusione di recensione è quello di leggere prima "Quattro soli a motore" e poi di cercare le foto di Adams perché magari fra quegli scatti potreste trovarci anche Corradino che oggi, se non lo sapete, è diventato uno scrittore.

Edizione esaminata e brevi note:

Nicola Pezzoli è nato in un angolo lacustre della Lombardia occidentale nel 1967 e, come ha detto di lui Félix Romeo su ABC di Madrid, praticamente non ha smesso di scrivere da allora. Poiché sente di avere la narrativa nel sangue, ha deciso da tempo di non essere altro che scrittore, sfidando così un più che probabile futuro da clochard; mentre il suo alter Ego Zio Scriba – meno normale di lui – imperversa nel cyberspazio col blog “il linkazzo del skritore”. Ha esordito nel 2008 con "Tutta colpa di Tondelli" (Kaos edizioni). "Quattro soli a motore" è il suo secondo romanzo.

Nicola Pezzoli, "Quattro soli a motore", Neo Edizioni, Castel di Sangro, 2012.

Andrea Consonni, ottobre 2012  

ISBN/EAN: 
9788896176115

Commenti

[Quattro soli a motore] Un

[Quattro soli a motore] Un romanzo di Nicola Pezzoli. 

[pezzoli] è in home!

[pezzoli] è in home!

[4soliamotore] Oh, finalmente

[4soliamotore] Oh, finalmente ne leggo. (-:

[Quattro soli a motore] In

[Quattro soli a motore] In bocca al lupo a lui.

:)

[Quattro soli a motore]

[Quattro soli a motore] Un'intervista all'autore su varesenoir:

http://varesenoir.wordpress.com/2012/10/30/intervista-a-nicola-pezzoli/

[Quattro soli a motore] E

[Quattro soli a motore] E comunque vorrei timidamente comunicare che ho accettato di dire due parole insieme all'autore e a un'altra persona per la presentazione di questo romanzo, il 30 novembre 2012 alla Feltrinelli di Varese. Un'uscita pubblica del sottoscritto che ha quasi più caratteristiche terapeutiche che letterarie.

[quattro soli a motore,

[quattro soli a motore, consonni] che spettacolo:)

[Quattro soli a motore -

[Quattro soli a motore - Pezzoli] Avviso i pochi interessati alla notizia che quel giorno non sarò presente a Varese per vari motivi, anche di ordine pratico.

[pezzoli, consonni] peccato,

[pezzoli, consonni] peccato, peccato, peccato.

[Pezzoli] A parte l'ansia,

[Pezzoli] A parte l'ansia, sono più problemi tecnici, mio padre che ha un piccolo intervento chirurgico e la mia imposibilità a far coincidere tutti gli spostamenti, anche perchè in quei giorni Eva è in Veneto. Sarà per la prossima volta. 

[pezzoli] dal sito

[pezzoli] dal sito NEO:

"(Elogio del tragicomico in letteratura). 

Forse la colpa è in parte di Jacovitti. La colpa o il merito. Quand’ero molto piccolo, nella biblioteca del mio paesello appena costituita arrivò un librone a fumetti dalla copertina blu, con le avventure di Cocco Bill. Mi faceva venire l’acquolina in bocca, e non goccioline: ettolitri, autobotti. Io ero un lettore accanito di Tex e Topolini, ma capii subito che quello era un altro pianeta. Convinsi mia mamma a farmi fare la tessera, e presi a usarla in modo compulsivo per requisire il librone blu. Non potevo resistere alla sua fascinazione. E siccome c’era un rigoroso limite di tempo per tenersi i libri, e di fregarlo all’Istituzione Comunale non se ne parlava, continuavo a prenderlo in prestito, restituirlo e riprenderlo. Restituirlo e riprenderlo. La mia scheda di giovanissimo lettore si arricchiva di titoli: Cocco Bill, Cocco Bill, Cocco Bill… In biblioteca, invece di intenerirsi per la mia infatuazione, mi guardavano come se fossi stato un deficiente, incapace di leggere altro. “Sarebbe ora di accostarsi a letture diverse”, m’intimò una signora severa e accigliata, poco propensa a farsi i coccobillazzi suoi. Speravo che in casa qualcuno capisse l’antifona e me ne regalasse uno uguale, ma ciò non avvenne mai..."

>   il resto:   http://www.neoedizioni.it/neo/editoriale/ce-posto-per-uno-jacovitti-del-romanzo-di-nicola-pezzoli/