“Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. Ma bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto” (Milovan Gilas)
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L'opera è strutturata in tre parti: “La questione giuliana”, “L'Adriatisches Künsteland”, “Istria Addio”. Nella prima, Petacco parte da quanto accadde il 7 ottobre 1954, con la cessazione dell'esistenza del Territorio Libero di Trieste e la suddivisione delle sue due zone – la Zona A, da Duino a Trieste, la Zona B, da Capodistria a Cittanova – rispettivamente tra Italia e (provvisoriamente) Jugoslavia. La ratifica della rinuncia italiana alla Zona B avvenne soltanto nel 1975, con l'ingiusto Trattato di Osimo. Quel 7 ottobre 1954 altre ventisette borgate (3.855 persone) appartenenti al comune di Muggia passavano alla Jugoslavia; i poveri abitanti, osservate le decisioni dei commissari inglesi, fuggirono a Trieste. Ci furono casi grotteschi: case tagliate a metà (cucina e camera da letto in IT, salotto e magazzino in Jugoslavia) e fattorie private di aia e pollaio. L'intero paese di Crevatini optò per l'esodo. Ci fu chi fuggì in Italia portandosi dietro pure i mattoni, perché gli slavi non potessero servirsene. Ben fatto. Paradossalmente, c'era andata bene: nei piani comunisti sovietici, 600mila italiani sarebbero diventati jugoslavi. Perché volevano rubarci anche Trieste, e un bel pezzo di Friuli.
L'esercito jugoslavo si assestò al confine, portandosi dietro autocarri pieni di coloni. Qualcuno cantava “Bandiera Rossa”, in italiano. Gli istriani erano stati abbandonati da Roma. La Jugoslavia si sarebbe autodistrutta, post caduta del comunismo, negli anni Novanta. Nata nel 1918, terminava di esistere e si autodistruggeva con lotte tra tutte le etnie che la componevano, non più unite dal semplice odio anti-italiano (“complesso di inferiorità”, secondo Petacco); tutte eccetto quella italiana, già vittima di una pulizia etnica ante litteram (p. 12), ridotta a poche migliaia di cittadini, alle spalle una diaspora di 350mila persone.
Petacco ricorda che in buona parte la compresenza di slavi in città come Trieste derivava dall'antica politica asburgica, che voleva cambiare gli equilibri sociali integrando una sempre crescente componente slava: cattolica e filoaustriaca, slovena e croata, contrapposta a quella italiana, atea e irredentista (p. 13). I rapporti erano tornati normali quando molti slavi erano passati oltreconfine, post annessione di Trieste all'Italia, per evitare di fronteggiare la sua crisi economica. Durante il ventennio fascista, nazionalisti italiani s'erano spesso scontrati con nazionalisti sloveni e croati, in Istria; molti di essi abbracciarono il comunismo solo in funzione antiitaliana (p. 19). Mussolini, brutalmente, credeva che “l'etnia” dovesse muoversi per risolvere la “geografia”: e così, già nel 1923, chiuse le scuole slave, licenziando i maestri slavi e vietando ai parroci slavi di tenere messa nella loro lingua, qui in Italia; assieme, soppresse tutti i periodici slavi della regione. Un tribunale speciale per la difesa dello Stato punì col carcere o col confino circa duecento patrioti sloveni o croati, e comminò dieci condanne a morte. Nel 1927 Mussolini impose l'italianizzazione – dove necessaria – dei nomi dei paesi e dei cognomi di famiglia (terribile), tollerando qualche eccezione per i casati più antichi. Vale la pena ricordare che misure analoghe nascevano, prima di quelle italiane, in Dalmazia, per decisione di Belgrado: Petacco rileva che questi approcci brutali del fascismo rispondevano alle analoghe leggi jugoslave.
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La tradizionale ostilità tra serbi e croati aveva dato vita al movimento croato dei ribelli Ustascia, nazionalisti capeggiati da Ante Pavelic, ambiziosi di estendere i propri confini sino all'Isonzo e al Tagliamento, e precariamente alleati al fascismo. Nei terribili e atroci anni della Seconda Guerra Mondiale, nata dall'aggressività e dalla violenza tedesca e italiana, la Jugoslavia prima ratificò un Patto a Vienna con l'Asse, nel 1941, garantendosi la neutralità; quindi, per moti interni – incoraggiati da Francia e Inghilterra – rovesciò la decisione. Churchill si defini “eternamente grato agli eroici jugoslavi”. Hitler e Mussolini non gradirono, e scattò una mostruosa rappresaglia: 24 ore di bombardamenti tedeschi sull'indifesa Belgrado, senza interruzione. Poi, attacco di fanteria; gli ungheresi che riconquistarono senza combattere i loro antichi territori, gli italiani che si spingevano sino a Lubiana (!) e a Karlovac, e poi sino a Ragusa, in Dalmazia, per ricongiungersi con le truppe reduci dall'Albania. L'esercito jugoslavo era distrutto; l'Asse non badò a disarmarlo. Grave errore. Quei fucili “daranno vita a un'epopea partigiana unica in Europa” (p. 32).
Divisi i territori tra Italia, Germania, Albania (Kosovo), Romania e Ungheria, la sola Croazia restava indipendente: completa di Bosnia, Erzegovina e di un pezzo di Dalmazia. In Montenegro, regno indipendente, ecco un rampollo della casata Savoia: la regina Elena era montenegrina e poteva vantare diritti.
I croati, intanto, sterminavano – ancora orrore – serbi, musulmani ed ebrei, nei loro lager. Sembra che le vittime serbe siano state tra 300mila e 500mila. Gli italiani difendevano ebrei (p, 49, fatti di Arbe) e serbi dalle persecuzioni croate (p. 39), opponendosi ai tedeschi e agli ustascia (fatti di Gospic, 1941: gli alpini sparano agli ustascia). La notizia, in questo disastro, è onorevole. Gli ustascia, man mano, si tedeschizzavano, in funzione scopertamente anti-italiana.
I partigiani comunisti titini, sin da subito, trattavano i “rivali” partigiani cetnici esattamente come tedeschi e italiani. Tito liquidava – letteralmente – tutti i partigiani che non si riconoscevano nella sua guida (p. 41); massacrò i cetnici (partigiani serbi filobritannici, monarchici) e riuscì a ostacolare la loro successiva collaborazione con l'Asse. A fine guerra, potè uccidere 75mila croati nei dintorni di Maribor, 30mila ancora nella foresta di Kocevlje; altri morirono nella “marcia della morte” verso i campi di lavoro. Già che c'era, Tito massacrò 12mila domobranci sloveni – assieme ad altri collaborazionisti (p. 121). Chiamatela pure democrazia comunista. La stessa che dimostrarono, gli slavi, quando occuparono Trieste, uccidendo e seviziando povera gente.
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Petacco sintetizza brutalità e violenze italiane e slave (p. 48: terribile elenco di fatti compiuti dagli italiani), senza dimenticare episodici atti di pietà; sino al settembre 1943, caduta del regime, e promessa nazista alla Croazia di potersi guadagnare Fiume, Zara e la Dalmazia tutta. Gli italiani si ritrovavano sotto il fuoco tedesco, ustascia e partigiano titino. La propaganda comunista annunciava vendetta contro italiani fascisti, col sostegno del clero locale (cfr. studi di La Perna): sarebbero stati cacciati i padroni, dicevano. “Non vogliamo l'altrui, ma il nostro non diamo” era uno slogan titino; intanto, reclamavano Venezia Giulia, Carinzia e Dalmazia. I comunisti italiani non vedevano negativamente la nascita di uno Stato Socialista in territori italiani; c'era chi, come Luigi Longo, era pronto ad accettare “l'annessione di Trieste e del Litorale alla Slovenia come un inevitabile fatto storico” (p. 55. Odioso). Cambiarono idea solo quando la Russia scomunicò Tito, nel 1948. Abbastanza tardi. Non impedirono nemmeno la devastazione dei cimiteri istriani, bieco tentativo slavo di cancellare la storia (p. 142).
Post 8 settembre, a parte Fiume e Pola e poche altre cittadine, i titini avevano occupato l'Istria. La loro fu, a tutti gli effetti, un'occupazione militare. Gli antifascisti italiani, i partigiani italiani comunisti, presto se ne sarebbero accorti: altro che bandiera rossa, l'ambizione era la bandiera jugoslava e la distruzione di quella italiana. Punto. Tito fondò un “Tribunale del Popolo” a Pisino, nuovo capoluogo di regione istriana: da quel momento ebbero inizio stragi di italiani. A capeggiare il tribunale, un avvocato di Zagabria; a decidere le sorti dei nostri fratelli, tre contadini. Tre contadini. Tre contadini. Questo boia di Zagabria, Ivan Motika, morirà novantenne nel 1998; per gli slavi, era stato un uomo degno di sedere in Parlamento. E bravi.
Petacco chiarisce: altro che caccia al fascista, quella fu “caccia all'italiano”. Rinchiusi nei sotterranei del castello dei Montecuccoli, a Pisino, vennero torturati, umiliati e “interrogati”; quindi, liquidati senza processo, oppure con processo-farsa. Atroce rilevare che tra i “giudici-carnefici” ci sono nomi italiani come quelli di Giusto Massarotto, tra i successivi leader dell'Unione Italiani dell'Istria (!), e Benito Turcinovich, accolto in seguito come “profugo anticomunista” in Italia. Terminati i processi-farsa, cominciarono le “uccisioni multiple e sommarie”. Falciati a mitragliate nelle cave di bauxite o infoibati, i nostri fratelli perdevano la vita, legati ai polsi con fil di ferro; “spesso però gli aguzzini si limitavano a uccidere il primo della fila il quale, cadendo nel baratro, si trascinava dietro i compagni di sventura. Molti venivano evirati e torturati prima dell'esecuzione, altri obbligati a spogliarsi di ogni indumento fino a trovarsi completamente nudi di fronte ai carnefici” (p. 59).
Nelle località costiere, gli slavi cambiavano abitudine: “annegamenti collettivi”, con tanto di zavorra e fil di ferro. Sistema meno pratico della foiba, certo. Sembra, peraltro, che gli allegri eroi rossi si prendessero tempo per stuprare a oltranza le donne (pp. 61-62) prima di infoibarle: anche da morte. Che utopisti. Riuscirono anche a infilare una corona di filo spinato in testa a un parroco; in bocca, aveva i suoi genitali. Fantasia rossa. Si chiamava Antonio Tarticchio. Non mancarono giulive lapidazioni (Giuseppe Cernecca).
Tra gli infoibati, assieme agli italiani “fascisti”, tedeschi, ustascia, cetnici (!), neozelandesi dell'esercito UK. E qualche comunista italiano. Perché? Perché diceva d'essere italiano. Fu il caso di Antonio De Bianco e Nicola Carmignani.
Le cifre sono poco chiare: da 10mila a 30mila anime morirono nelle foibe. Nella sola foiba di Basovizza – l'unica rimasta in territorio IT, assieme a Monrupino – si calcola che siano stati uccisi 2000 cittadini. Per evitare la conta, gli slavi distrussero archivi comunali e schedari dell'anagrafe (p. 60). Tattici.
Avevano un tetro rito, i massacratori comunisti: “Dopo l'infoibamento veniva lanciato sul mucchio dei cadaveri un cane nero vivo. Secondo un'antica leggenda balcanica, l'animale 'latrando in eterno toglieva per sempre agli uccisi la pace nell'aldilà'” (p. 64).
Nell'ottobre 1943, i tedeschi riconquistarono l'Istria e la Dalmazia; nasceva allora la loro nuova provincia del “Litorale Adriatico”. Era un antico progetto tedesco, stando a Petacco; capitale della provincia, Trieste. Goebbels e Hitler sognavano di inglobare anche il Veneto, negli anni a venire. Per ora, contava su Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume, Buccari, Veglia, Casta e Ciabar. Gli italiani provenienti dallo stivale dovevano avere il passaporto per entrare. I nazisti abbatterono monumenti (Capodistria: Nazario Sauro; Gorizia, Caduti) per stabilire le premesse d'una progressiva snazionalizzazione. A Trieste si giocò molto sulla nostalgia per la non troppo distante fortuna austriaca, figlia di sei secoli di dominio asburgico. Ma altro che Austria: i nazisti impiccarono 51 persone in via Ghega per rappresaglia d'un attentato dinamitardo, sterminarono ebrei e oppositori del loro regime nella Risiera di San Sabba (p. 87 e ss.), si mostrarono, al solito, infami e prepotenti.
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Nella nuova provincia, i collaborazionisti slavi non combattevano i partigiani comunisti: ma gli italiani, in quanto tali (p. 75). Nel frattempo Tito ordinava i bombardamenti alleati su Zara: 54 incursioni quasi consecutive, per “cancellare le orme secolari di italianità” e non per scopi bellici (p. 78). Rasa al suolo al 90 percento, migliaia di morti. Quando i comunisti entrarono in città, bruciarono i libri italiani (per tre giorni: communist style!), gli archivi comunali, l'anagrafe; abbatterono i Leoni di San Marco, e infine fucilarono, impiccarono e annegarono gli zaratini. Colpevoli solo di essere italiani: finirono “massacrati come cani”. Dei 22mila italiani di allora, 2mila morirono per mano partigiana, 4mila morirono sotto i bombardamenti alleati, gli altri fuggirono. Come scrisse il poeta croato Vladimir Nazor: comunista titino, è ovvio: “Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell'oblio. Al posto di Zara distrutta risorgerà la nuova Zadar che sarà la nostra vedetta nell'Adriatico” (p. 112). Che Dio lo perdoni. Lui, e la sua Zadar.
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Molti soldati italiani diedero vita alle truppe titine: la brigata “Italia” nasceva dalla “Garibaldi” di Spalato (duecento carabinieri e centinaia di militari) e dal “Matteotti” (Bosnia). Nel Montenegro, la “Garibaldi” includeva le divisioni “Venezia” e “Taurinense” (5mila italiani, più 11mila smistati altrove). Quei comunisti italiani che non volevano obbedire a Tito, ma solo al PCI di Trieste, venivano fucilati (Pezza, Dorino) stessa sorte valeva per gli antifascisti non comunisti, nazionalisti italiani (capitano Filippo Casini: fucilato con la moglie dai partigiani slavi). Scoccimarro, membro del governo del Sud, comunista italiano, fiancheggiava questa linea: “La Venezia Giulia – intimava – deve essere conquistata dai partigiani jugoslavi, e dai partigiani italiani che combattono con loro, prima dell'arrivo degli Alleati... I partigiani italiani che combattono con le formazioni jugoslave devono essere considerati a tutti gli effetti partigiani jugoslavi. Nella Venezia Giulia i soli patrioti sono quelli che combattono con gli jugoslavi” (p. 97).
Il PCI ha la coscienza molto sporca. Quando Tito occupò Trieste, il PCI fu l'unico partito a non venire messo fuorilegge.
Quanto ai partigiani italiani, tutti conoscete i fatti di Porzus, ormai (p. 104 e ss.): la brigata “Garibaldi-Natisone”, comunista e presto comandata dagli sloveni, massacrò la brigata “Osoppo”, composta da alpini, italiani e tutt'altro che disposti a venderci ai comunisti slavi. Sembra stessero cercando di collaborare con la Decima, per difenderci dai rossi. Non è provato. Il loro comandante, Francesco De Gregori detto “Bolla”, zio del famoso cantante, non voleva sporcarsi di rosso e venderci al nemico; così come il giovane Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, vent'anni appena. Verranno fucilati, e poi pugnalati e pestati, in nome della Jugoslavia e del comunismo. 37 dei carnefici furono graziati dall'amnistia di Togliatti, dopo regolare processo e condanna complessiva a 800 anni di carcere, nel dopoguerra.
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Gli slavi non volevano che si parlasse delle foibe. Quando nel 1975 Leone offre una corona d'alloro al cippo marmoreo della Foiba di Basovizza, senza peraltro aver omaggiato i caduti, essi accusano, con nota ufficiale dell'agenzia Tanjug, il Capo dello Stato di “avere ceduto alle pressioni dei neofascisti e delle destre” e di “aver offuscato le cerimonie del trentennale della Liberazione” onorando – reggetevi forte – un “monumento dedicato ai nazisti e ai fascisti”. Poche ore dopo, teppa slava rubava la corona d'alloro e le dava fuoco (p. 93). Accadeva soltanto trentacinque anni fa. Quando in Italia NON si poteva parlare della tragedia dei giuliani, degli istriani e dei dalmati. Nel 1982, “Panorama” (non di Fiume: di Milano) cadeva nell'equivoco: pensate quanta disinformazione, per mano comunista, se addirittura su “Panorama” si doveva leggere che la foiba di Basovizza era “una grande tomba per fascisti” (p. 93). Accadeva soltanto ventisette anni fa. Non so se riuscite a realizzare. Ma ecco il colpo di grazia.
Il peggiore in assoluto fu Pertini. Il partigiano Pertini non salutò i martiri suoi compatrioti, a Basovizza, umiliando la memoria di tanti italiani innocenti; politicamente, rifiutò di farlo, il partigiano Pertini. E andò soltanto alla risiera, a onorare i morti. Quell'uomo era Presidente della Repubblica. È stato una creatura vergognosa, in quel frangente, capace di un comportamento incredibilmente sbagliato. Antitaliano, filoslavo, filocomunista. Traditore. Passerà alla storia – e con la dovuta infamia. Ma più ancora per aver graziato quel famoso brigatista “Giacca”, partigiano come lui, Mario Toffanin, assassino capo della brigata Garibaldi, massacratore della brigata Osoppo a Porzus: nel 1978, dopo anni di “esilio” tra Jugoslavia e Cecoslovacchia, “l'eroe” venne graziato. Con tanto di pensione militare dell'INPS, da noi tutti pagata, 670mila lire mensili. L'assassino, morto soltanto nel 1999, abitava a Sesana, oggi Slovenia, a 500 metri dal confine italiano. Se voleva, veniva a trovarci, insomma: e coi nostri soldi. Non si pentì mai delle sue azioni e dei suoi omicidi, e dall'INPS pretese anche la pensione della moglie defunta. Tutto questo lo permise il Pertini immortalato – gran bugia – come “presidente di tutti”. Tutti i comunisti, è il caso di dire. Come giudicare la scelta di assicurare la pensione a un boia? Comunista, e condannato all'ergastolo? Sarà bene non dimenticarsene, nei libri di storia. E non mi dimenticherei nemmeno di quel quotidiano sloveno di Trieste, il “Primorski Dnevnik”, che nel 1945 festeggiava il ritrovamento di una nuova foiba in città: “Non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima” (p. 128), annunciava, pomposo. Squisito.
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Nel 1998, la Garzantina ha aggiunto alla voce “Foibe” qualcosa di diverso da “Varietà di doline presenti in Istria”: ha parlato di “teatro di massacri di italiani”, per mano delle “truppe partigiane” di Tito. Accadeva solo undici anni fa. Undici anni fa. Ho detto: undici anni fa.
Punto.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Arrigo Petacco (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1929), storico, giornalista e scrittore italiano.
Arrigo Petacco, “L’esodo. La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia”, Mondadori, Milano 1999. In appendice, Bibliografia e Indice dei Nomi.
Approfondimento in rete: Wiki it / Sito ufficiale dell’autore.
In Lankelot:Petacco Arrigo - L'esodo di acherusa
Gianfranco Franchi, novembre 2009
Commenti
?Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria. Era nostro compito indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto? (Milovan Gilas)
Tito fondò un "Tribunale del
Tito fondò un "Tribunale del Popolo" a Pisino, nuovo capoluogo di regione istriana: da quel momento ebbero inizio stragi di italiani. A capeggiare il tribunale, un avvocato di Zagabria; a decidere le sorti dei nostri fratelli, tre contadini. Tre contadini. Tre contadini. Questo boia di Zagabria, Ivan Motika, morirà novantenne nel 1998; per gli slavi, era stato un uomo degno di sedere in Parlamento. E bravi.
Nel frattempo Tito ordinava i
Nel frattempo Tito ordinava i bombardamenti alleati su Zara: 54 incursioni quasi consecutive, per "cancellare le orme secolari di italianità" e non per scopi bellici (p. 78). Rasa al suolo al 90 percento, migliaia di morti. Quando i comunisti entrarono in città, bruciarono i libri italiani (per tre giorni: communist style!), gli archivi comunali, l'anagrafe; abbatterono i Leoni di San Marco, e infine fucilarono, impiccarono e annegarono gli zaratini. Colpevoli solo di essere italiani: finirono "massacrati come cani". Dei 22mila italiani di allora, 2mila morirono per mano partigiana, 4mila morirono sotto i bombardamenti alleati, gli altri fuggirono. Come scrisse il poeta croato Vladimir Nazor: comunista titino: "Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell'oblio. Al posto di Zara distrutta risorgerà la nuova Zadar che sarà la nostra vedetta nell?Adriatico" (p. 112). Che Dio lo perdoni. Io non riesco. Mi fa senso. Lui, e la sua Zadar.
Caro Gianfranco,
non sempre abbiamo le stesse posizioni, ma su questo argomento mi trovi perfettamente d'accordo, e bisogna avere la lucidità, il coraggio di dirlo apertamente: la prima pulizia etnica è stata fatta (non contro i fascisti, che peraltro hanno avuto gravissimi torti, ma) contro gli Italiani.
Noi abbiamo fatto la guerra e quindi da sconfitti dobbiamo tacere. I nostri acerrimi nemici sono stati gli inglesi (che fecero retrocedere le loro truppe neozelandesi già arrivate a Duino, per dar tempo ai macellai titini (superati credo solo da Pol Pot) di prendere Trieste.
Mi chiedo sempre più spesso quale fosse l'acutezza dei militari americani che bombardarono Zara obbedendo a Tito. Ottusi esecutori, peggiori perfino degli ufficiali nazisti che a Firenze almeno salvarono il Ponte Vecchio.
"L'esodo" è un gran libro, terribile.
Credo fossero più gli inglesi che gli americani a bombardare Zara, professor. Su tutto il resto, sottoscrivo. Adesso sto studiando "Il lungo esodo" del professor Pupo di Trieste; rispetto a Petacco è ancor più documentato - forse ovviamente - e ha un tono meno comiziale, ma altrettanto convincente.
La sensazione che un'intera civiltà abbia abbandonato, dopo 2 millenni, Fiume, Zara e l'Istria costiera è condivisa da tutti; la sensazione che ci siano state corresponsabilità politiche italiane in questa "rinuncia" drammatica e sanguinaria è altrettanto netta. Bisogna focalizzarsi sulla condotta del PCI al confine, come insegna Patrick, per decifrare come sia stato possibile consegnare mani e piedi un popolo, una terra, un mare e una storia al nemico; se l'ideologia socialista è stata il piede di porco per quanto avvenuto, allora bisogna condannarla con più determinazione che mai, perché essa non è spenta, né ha pagato per questa orrenda colpa.
D'altra parte, mai dimenticare le responsabilità originarie: la politica fascista antislovena e anticroata ha soffiato sul fuoco dei loro nazionalismi; invece di "italianizzarli", li ha "straslovenizzati" e "stracroatizzati". Discorso che lascia il tempo che trova, però, pensando che all'epoca si chiamavano "jugoslavi", ed erano semplicemente una federazione di stati comunisti...
ho letto entrambi gli articoli sul tema, ma non saprei come commentarli, sono fatti troppo terribili, perciò ti lascio solo traccia del passaggio.
grazie Marina
sono giorni che mi struggo leggendo e rileggendo i due articoli (durissimi ma splendidi), volendo (anche io) contribuire in qualche modo.. ma, dal momento che finora non sono riuscito a tirar fuori niente di sensato, mi accodo al messaggio di marina monego: sono fatti troppo terribili, lascio solo traccia del passaggio.
grazie Gianfranco per averli condivisi. non oso pensare quanto possa essere stato duro per te!
grazie Franz;)
Più per i nonni - morti, in vecchiaia, con la finestra di casa, a Trieste, che dava sull'Istria - che per me, che devo tenerne viva la memoria, e difendere la verità e la giustizia. Il mio compito è un po' più facile. Doloroso ma necessario;)
"Il peggiore in assoluto fu Pertini. Il partigiano Pertini non salutò i martiri suoi compatrioti, a Basovizza, umiliando la memoria di tanti italiani innocenti; politicamente, rifiutò di farlo, il partigiano Pertini. E andò soltanto alla risiera, a onorare i morti. Quell?uomo era Presidente della Repubblica. È stato una creatura vergognosa, in quel frangente, capace ? perdonatemi ? di un comportamento lurido. Lurido. Antitaliano, filoslavo, filocomunista. Lurido. Passerà alla storia ? e con la dovuta infamia. Ma più ancora per aver graziato quel famoso brigatista ?Giacca?, partigiano come lui, Mario Toffanin, assassino capo della brigata Garibaldi, massacratore della brigata Osoppo a Porzus"
Fai bene a ricordare questa cosa. E ti ringrazio davvero, perchè Pertini è stato un presidente infame, per questo e per molto altro. Tra l'altro fu il suo l'ordine di uccidere Mussolini (e di consentire quei modi barbari). Ma al di là di Mussolini, la sua carriera - come noti bene - è stata costellata di infamie. IN Italia molti non sanno, quasi nessuno a dire il vero. Ma a volte basta leggere, e non pericolosi nazionalsocialisti, ma storici anche lontani dalla destra politica come Petacco. Per me è stato il peggiore Presidente dell'Italia Rpubblicana. O quanto meno il più vergognoso.
"Nel 1998, la Garzantina ha aggiunto alla voce ?Foibe? qualcosa di diverso da ?Varietà di doline presenti in Istria?: ha parlato di ?teatro di massacri di italiani?, per mano delle ?truppe partigiane? di Tito. Accadeva solo undici anni fa. Undici anni fa. Ho detto: undici anni fa".
Eh si, e sappiamo tutti di chi è la responsabilita politica di tutto ciò. Nn solo dei comunisti, evidentemente.
Ad ogni modo, un delirio di sangue. Molti numeri non li sapevo, per quel che riguarda il massacro dei serbi da parte dei croati: impressionante. E comunque, i numeri sugli italiani non sono ancora quelli veri. Purtroppo non sono veri per difetto. Ma ci si arriverà, ci si arriverà eccome. Anche sui libri di storia.
11, io non credevo ai miei occhi quando ho letto della grazia di Mario Toffanin, e della sua pensione pagata coi nostri soldi. Praticamente un presidente della repubblica ha deciso, quando eravamo bambini, che un massacratore di italiani aveva diritto alla pensione, e a non andare in galera. Che chi ci aveva venduti agli slavo-comunisti era una sorta di eroe di guerra. In un colpo solo, scoprire questa storia ha annientato le immagini di Pertini al Mundial, e spero sinceramente che nessuno le proietti più in televisione. Dio che vergogna, per tutti, per tutti. Nessuno escluso.
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12, sì, hai ragione.
[esodo] Ti te dixi che xe
[esodo] Ti te dixi che xe cusì, mi no me par...
La Jugo la esisteva de quando la se ciamava "Regno de Sloveni, Croati, Serbi"... Xe che li gavemo sempre considerati "sc'iavoni" e i se ga ribelado. Questo xe sta le foibe: ribelarse a secoli e secoli de prepotenza veneziana e taliana.
La memoria di queste tragedie
La memoria di queste tragedie è giunta fin nella più bassa provincia dell'Italia, Ragusa, in Sicilia. Mia nonna (del 1923) era fuggita a Roma dalla sua Parenzo. Adesso intendo custodire la sua memoria.
benvenuto, Ben, benvenuto
benvenuto, Ben, benvenuto davvero. Una volta avevamo due Ragusa: la tua, e quella dalmatica. Lentamente, è diventata "Dubrovnik".
Grazie molte per
Grazie molte per l'accoglienza. E' curioso per me, e doloroso, leggere di quelle immense tragedie che segnarono molte vite senza possibilità di ritorno. Le sento un po' mie, ho un po' di quel sangue istriano, ma anche se non lo avessi non mi commuoverei meno. E credo che mi interesserei lo stesso a queste vicende maledettamente e colpevolmente dimenticate, in cui le vittime erano fatte passare per colpevoli, provocatori di quello sfascio che li sommerse, fascisti insomma.
Io non sono ragusano, in realtà. La nostra città è Modica, dove mia nonna ha sempre vissuto ed è morta, nel 2000. Ragusa, per inciso, divenne provincia solo per i "buoni uffici" di un violento gerarca ragusano, Pennavaria, che mi dicono amico della prima ora di Mussolini.
Non sapevo niente - e ti
Non sapevo niente - e ti ringrazio per avermi insegnato qualcosa di nuovo, sin da subito - di questa questione di Ragusa provincia. Memorizzo al volo. Quanto alla questione istriana, c'è ancora tantissimo lavoro da fare, per informare e sensibilizzare. Bisogna fronteggiare la renitenza croata a condividere la storia con noi italiani, ad esempio, e bisogna aiutarli a restituire verità alla storia. Hanno giocato - come tante nazioni - al gioco della storia creativa, su base propagandistica e nazionalista. Il risultato è che abbiamo perso molti cari, ormai vecchi, senza poter dare loro nessuna consolazione. La più importante era la comprensione e la partecipazione alla loro tragedia da parte degli italiani tutti. Sin qua - 2010 - manca ancora.
Quanto vere le tue parole,
Quanto vere le tue parole, quanto giuste! Purtroppo anche molto tristi...
Mia nonna in realtà non parlava tanto di queste tragedie. Era abbonata ad una rivista di esuli e una volta - prima che io nascessi - tornò a Parenzo (ora Porec!!). Aveva avuto un'infanzia difficile. Oltre ai drammi di cui così efficacemente parli, lei era rimasta presto orfana. Poi aggiunse l'orfanezza della patria!
Almeno qui in famiglia, pur siciliani : ), eravamo molto italiani e fieri di esserlo, senza alcuno dei compromessi che hanno spesso imbrattato e imbrattano molti siciliani.
Spero un giorno di fare una sorta di viaggio della memoria in Istria. In fondo ho "solo" trent'anni... Andarci in gita è facilissimo, ma altro è andarci carico di questi sentimenti che mi porto dietro...
Con molta molta stima ti saluto
Benedetto
Vedrai che sarà un grande
Vedrai che sarà un grande viaggio. Parti da Trieste in macchina, e scendi man mano sul litorale, sino a Pola, e poi giù sino a Fiume. Sarà spettacolare. Poco tempo fa ho schedato il libro di un dalmata, Rigatti, dedicato proprio a un'esperienza simile. Lui è partito in bici da Trieste, è passato per tanti posti magnifici, ha ritrovato (qualcosa del)la sua Zara, e infine s'è spinto fino in Montenegro. Ecco, tu sei decisamente più a nord;). Architettura e natura saranno sempre molto riconoscibili, e forse più commoventi degli incontri con i discendenti dei pochi "rimasti". Mute ti parleranno e ti domanderanno un saluto.
omaggi, Benedetto.
Franco
Franco, qui ci devi pensare
Franco, qui ci devi pensare tu...hai esaurito lo spazio tags e se si deve cancellarne qualcuno per far spazio a case editrici e quant'altro, non posso essere io a togliere l'una o l'altra voce...
ho tolto i tag che - a mente
ho tolto i tag che - a mente fredda - mi sembravano veramente fuori posto:). Mannaggia a me, ogni tanto non mi so controllare, devo imparare...
Petacco è uno storico
Petacco è uno storico veramente competente sulle vicende del XX secolo che riguardano la nostra Terra. Con "Esodo" ci rivela, con abbondanza di dettagli, i massacri compiuti, nella seconda guerra mondiale, da tutte le varie parti in lotta, tutte contro tutte, che conoscevamo solo per sommi capi. Noi, allora adolescenti, ci ricordiamo delle "foibe" - che aveva studiato come 'cavità del Carso' - per quello che raccontava la gente e che le chiamava le "foibe di Tito"; della foiba di Basovizza, soprattutto, monumento nazionale dal 1992, simbolo di tutte le barbarie compiute dagli armati e dai complici di Tito e le stesse persone parlavano di quel "Litorale Adriatico", annesso alla Germania, come era stata battezzata tutta la zona. E Petacco lo fa senza tacere o sottovalutare le colpe degli Italiani che vi parteciparono, ma anche senza nascondere la propria passione di italiano patriota e ancora "irredentista".
"Più per i nonni- morti in vecchiaia, con la finestra di casa, a Trieste, che dava sull'Istria - che per me, che devo tenere viva la memoria, e difendere la verità e giustizia. Il mio compito è un po' più facile. Doloroso, ma necessario".
Sì, condividiamo fortemente, Gianfranco.
Raffaella
(Petacco) - per me è sempre
(Petacco) - per me è sempre difficile e sempre bello scrivere della questione giuliana. Schedando questo saggio ho sperato soltanto di poter avvicinare altri a un'informazione più corretta e completa. Sono felice che chi già sapeva tutto sia rimasto comunque contento;)
[Porzus] venerdì 05 febbraio
[Porzus] venerdì 05 febbraio 2010
di Dino Messina dal Corriere della Sera del 4 febbraio 2010
Il 7 febbraio 1945, mancavano poche settimane alla fine della guerra, sul confine nordorientale della nostra penisola avvenne uno degli episodi più gravi della guerra civile italiana. Un centinaio di gappisti comunisti, guidati da Mario Toffanin, il comandante Giacca, passò per le armi 22 partigiani di vario orientamento, cattolico e liberale, tra cui il comandante Francesco De Gregori (zio del cantautore), nome di battaglia Bolla, e Guido Pasolini, fratello dello scrittore Pier Paolo. Perché questa strage? A rispondere a questa domanda, senza peli sulla lingua, è oggi sulle ottime pagine culturali del quotidiani "Avvenire" la storica Elena Aga Rossi, che sabato alle 9,30 parteciperà a un convegno nella sala del consiglio provinciale di Udine assieme ad altri studiosi di vaglia, tra cui Paolo Pezzino, Roberto Chiarini e Pietro Neglie.
La tesi di Aga Rossi è che l'eccidio non fu un incidente isolato ma la conseguenza della politica del Pci che appoggiava le pretese di Tito di impossessarsi di tutto il territorio, da Trieste al Tagliamento. In nome dell'internazionalismo comunista e degli interessi jugoslavi si poteva sacrificare la vita di qualche patriota italiano. Perché in tutta questa vicenda un fatto è molto chiaro: i 22 partigiani dela Brigata Osoppo erano patrioti che non volevano cedere la propria terra agli jugoslavi, mentre i comunisti di Toffanin, che nel 1952 fu condannato per la strage, obbedivano a logiche superiori, che nulla avevano a che fare con l'amor di patria.
Non sappiamo, dice Aga Rossi, se Togliatti fosse informato di quel che stava per succedere a Porzus, però "accettando la cessione di una parte del territorio italiano a Tito Togliatti porta su di sè una grande responsabilità per quanto è accaduto. La documentazione che abbiamo pubblicato nel libro 'Togliatti e Stalin' mostra in modo evidente quanto il leader del Pci fosse consapevole dela situazione. D'altra parte era proprio lui a sostenere che Trieste tenuta dall'Italia sarebbe stata una 'città morta', e che quindi era meglio che venisse annessa alla Jugoslavia".
Alla luce di questo episodio c'è da chiedersi quale contributo reale diede la lotta partigiana in Italia per il ritorno della democrazia, e quanto importante fu invece il ruolo delle Forze alleate, c'è da riconsiderare il mito unitario della Resistenza, e infine chiedersi perché per cinquant'anni di questi episodi si parlò in Italia poco e malvolentieri.
[lager comunisti
[lager comunisti titini] SI MORIVA PER UNA MELA. Lionello Rossi Kobau, classe 1926, abita in una bella casa milanese vicina ai navigli. Nello sguardo intenso, ma con un guizzo di ironia, gli resta l’aria del giovane che fu, del soldato ragazzino che si arruolò a diciassette anni nel battaglione Benito Mussolini dei Bersaglieri della Rsi.
Sì, Lionello Rossi Kobau ha scelto di combattere dalla parte sbagliata, lo ha fatto in un’età che per definizione non è ancora quella della ragione ma quella del cuore, della rabbia, a volte dell’orgoglio. A tanti anni di distanza, seduto nel suo salotto dove lo costringono le sue anche malandate, quella decisione la racconta così: «Quando si parla dell’8 settembre e delle scelte che hanno fatto le persone non si ragiona mai a partire dai luoghi. Io ero nato e vissuto a Monfalcone. E in Venezia Giulia più che scegliere tra un’ideologia o l’altra si trattava di scegliere se restare italiani o accettare l’idea di un’occupazione slava. Io ho scelto di essere italiano, il resto è stata una conseguenza... Questo lo scoprirono, dolorosamente, anche coloro che scelsero di essere partigiani ma non vollero piegarsi alla volontà di occupazione dei titini». E proprio questa scelta di italianità ha portato Lionello Rossi Kobau a essere uno dei pochi testimoni superstiti degli atroci campi di concentramento jugoslavi tra cui quello di Borovnica. Campi in cui finirono non solo i «fascisti» della Rsi, non solo i poliziotti o i carabinieri, ma anche civili, partigiani, chiunque avesse un cognome italiano.
«Quello che è capitato a me e tanti altri - spiega Rossi Kobau - io l’ho messo subito per iscritto. Ogni volta che trovavo un pezzo di carta prendevo appunti. Ma poi per anni non ho avuto nemmeno il coraggio di pensarci. Ho trasformato tutto in un libro solo nel 2001 (Prigioniero di Tito 1945-1946, Mursia, euro 12,40, ndr). Prima in pochi avrebbero avuto voglia di ascoltare la mia storia. E del resto tornare a pensarci mi ha prodotto una grande sofferenza, anch’io per anni ho preferito non guardare indietro...».
E ascoltando il suo racconto questo desiderio appare più che comprensibile. «Il mio battaglione si è arreso ai titini il 30 aprile del 1945. Ci avevano promesso l’onore delle armi e un rapido rientro in patria. Noi ci abbiamo creduto: avevamo operato nella valle del Baccia, dove con la popolazione slovena avevamo stabilito rapporti più che cordiali nonostante la necessità di scontrarci con i partigiani che spesso erano loro parenti. Ma già il 3 maggio abbiamo capito di esserci sbagliati. Ci hanno portato a Tolmino, dove sono iniziati degli interrogatori brutali. Quello che potevi fare era solo cercare di scegliere la fila che portava alla stanza da cui sentivi urlare di meno... Cercavano di farci confessare qualcosa, qualsiasi cosa... Ma non erano gli sloveni con cui avevamo avuto a che fare a comportarsi così. Anzi, molte persone vennero dalla Valle del Baccia a portarci da mangiare. Mancando delle accuse di qualsiasi tipo i partigiani venuti da fuori dovettero inventarsi qualcosa, qualsiasi cosa. E così uccisero a caso, portarono via 89 di noi. In parte li impiccarono, in parte li buttarono in una foiba, la fecero saltare con loro dentro...». Ma anche per i superstiti iniziò un’odissea tremenda. «Fummo portati al campo di Borovnica e lasciati morire di fame. In pochi giorni mangiammo tutta l’erba... Quando nel campo non ci fu più niente di verde qualcuno iniziò ad allungare le mani fuori dal recinto, i ragazzini che stavano sulle torrette gli sparavano addosso... E a noi toccava prendere i cadaveri e buttarli nelle latrine o nei canali vicini al campo...». E se gli abitanti di Borovnica, impietositi, cercavano di aiutare gli italiani, questo a volte era più un male che un bene: «Ci sono miei compagni di prigionia che sono stati appesi al palo con il filo spinato perché sono stati trovati con una mela. E dopo ore di tortura sono stati fucilati. Di alcuni ricordo i nomi: Fernando Ricchetti, Giuseppe Spanò... Di altri no, come un civile a cui venne spezzata la schiena...». Questa feroce macelleria con alti e bassi dura, per chi sopravvive e non viene rimpatriato prima, sino al 1946. «E lo ribadisco: per finire in questi campi bastava essere italiani, ho incontrato lì anche un ragazzo ebreo che si chiamava Davide e che aveva la sfortuna di parlare italiano. Ho incrociato anche partigiani della Garibaldi buttati lì con noi, uno che si chiamava Mario mi diceva: “Ma ti pare giusto che sia qui con te che la guerra l’hai persa?”. Io non sapevo cosa dirgli, a quel punto eravamo tutti solo poveri italiani. Spero si sia salvato».
E la cosa più grave, secondo Lionello Rossi Kobau, è che di quei prigionieri non importava nulla a nessuno: «In Italia si sapeva, sia per le testimonianze di alcuni dei primi che tornarono sia per le denunce del vescovo di Trieste... Sarebbe bastato mandare del cibo per maiali e un po’ di pressione diplomatica degli alleati per salvare molti dalla morte per fame... Gli jugoslavi non avevano quasi più nulla e quel poco non lo davano certo a noi... Tutti però erano troppo impegnati a suonare il violino a Tito per staccarlo da Stalin. Devo anche dire che a Borovnica c’era un commissario politico che si chiamava Anton Markovic e veniva da Dobrovo. Contestò molti dei soprusi che subivamo, litigò furiosamente con i comandanti del campo ma venne ignorato sistematicamente. Fu comunque uno dei pochi che cercò di far qualcosa...».
Ma ci sono anche eventi più recenti che fanno soffrire questo reduce da un’esperienza così terribile. «Ritrovare i corpi dei morti nel campo di Borovnica è quasi impossibile. I bersaglieri che invece vennero uccisi e infoibati vicino a Tolmino quelli sarebbe possibile ritrovarli. Ci provo dal 2006 anche grazie all’aiuto di alcuni abitanti. Ma le autorità slovene danno un aiuto formale e molto poco sostanziale. Si limitano a dire: voi diteci dove scavare e noi scaviamo. Quanto al Commissariato generale italiano per le onoranze ai caduti di guerra, i suoi vertici cambiano spesso e questo rende il lavoro discontinuo e sino a ora infruttuoso. E io divento sempre più vecchio e più stanco... Nel 2008 mi sono fatto accompagnare a Tolmino da mio figlio (il noto comico Paolo Rossi, ndr). Abbiamo idee politiche diverse, ma in questa vicenda mi ha sempre aiutato. Quando ha visto il paese mi ha detto: “Qui è pieno di turisti che vanno a pesca, sembra la Svizzera, non credo vogliano ricordare quel passato, non lo vogliono un cippo. Forse nemmeno per i loro...”. Temo avesse ragione, anche se io non voglio arrendermi»
http://www.ilgiornale.it/cultura/si_moriva_mela_memorie_lager_tito/10-02-2010/articolo-id=420651-page=1-comments=1
[Giorno del Ricordo] 10 feb -
[Giorno del Ricordo] 10 feb - Ministro La Russa: si fa ancora poco per ricordare vicenda
"Per troppi anni l'Italia ha rimosso le Foibe" ed ancora oggi si fa poco, nelle scuole, nelle attività pubbliche, per ricordare questa vicenda. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenuto a 'La vita in diretta', su RaiUno, portando sul bavero della giacca una piccola coccarda tricolore. "Domani è il 10 febbraio, Giorno del ricordo, la giornata in cui si ricordano le vittime delle foibe, gli italiani che vennero buttati nelle voragini carsiche, spesso ancora vivi, dai titini, i soldati di Tito, per il solo fatto di essere italiani". "Per troppi anni - ha aggiunto - l'Italia ha rimosso questa vicenda, l'ha dimenticata. Finalmente una legge che abbiamo fortemente voluto ha fissato questo Giorno del ricordo. C'é ancora molto poco, nelle scuole, nelle attività pubbliche, nelle manifestazioni, per ricordare le Foibe e credo che mettersi questa coccardina che ci hanno dato i giuliano-dalmati, i fiumani, sia un motivo per dire a tutti 'non dimentichiamo', anzi paghiamo un debito di riconoscenza verso coloro che per troppi anni sono stati dimenticati".
(fonte Ansa)
[10 febbraio] FINI, PIU'
[10 febbraio] FINI, PIU' DEBOLI PATISCONO FOLLIA DELL'UOMO - "Sono sempre gli umili, i più deboli e gli indifesi a patire per primi la follia dell'uomo. E' quanto ci arriva dall'esperienza tragica del Novecento. Ma è anche, purtroppo, quanto vediamo ancora svolgersi in tante aree del mondo devastate dall'odio etnico e politico". E' il monito che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rivolge ai rappresentanti delle associazioni di esuli istriani, fiumani, giuliani e dalmati, agli studenti dell'istituto professionale 'Virginia Woolf' e a una delegazione del Liceo italiano di Fiume, ospiti a Montecitorio per la cerimonia di commemorazione del Giorno del Ricordo della tragedia delle genti Giuliane, Istriane, Fiumane e Dalmate. "Questa importante esposizione ('Gli italiani dell'esodo: testimonianze di immagini e oggettì) racconta, con il linguaggio diretto delle immagini e degli oggetti, il dramma dell'esodo sofferto dagli italiani delle terre adriatiche nel 1947 e negli anni successivi - aggiunge la terza carica dello Stato - Ritengo fondamentale promuovere presso i giovani la più ampia e approfondita conoscenza possibile di tutte le pagine del nostro passato, anche e soprattutto di quelle più dolorose, come l'esodo degli italiani e la tragedia delle foibe, affinché la loro formazione di cittadini avvenga nella consapevolezza della memoria storica e della necessità di difendere sempre i diritti dell'uomo, contro ogni violazione dettata dal razzismo, dal totalitarismo". Le immagini e gli oggetti esposti in questa rassegna sono immagini e oggetti che parlano direttamente al cuore, producendo un sentimento immediato di dolore, di vicinanza e di empatia - spiega Fini - Sono testimonianze che coinvolgono e commuovono. Nei volti di questi italiani dell'esodo leggiamo il dolore dell'addio, gli orrori e le angosce del loro passato recente, l'incertezza, ed in alcuni casi la paura, dell'avvenire. Scorgiamo anche il filo di una speranza di vita nuova intrecciato all'immensa tristezza dell'esilio e al rimpianto indelebile per la terra e la casa che sono stati costretti ad abbandonare". "Purtroppo, come è ampiamente noto, attorno a questi esuli non si strinse, o non si strinse a sufficienza, l'abbraccio solidale dell'Italia - sottolinea - Il Paese fu, in molti casi, indifferente, talvolta anche ostile. Tanti esuli dovettero vivere a lungo nei campi profughi, in condizioni precarie e difficili. La loro sofferenza fu oscurata e resa invisibile.
E non c'é dubbio che tutto ciò rappresentò un dramma ulteriore. La storia dell'esodo e delle vittime delle foibe è anche questa, è la storia di un ingiusto tentativo di rimozione che non ha tenuto conto delle tante tribolazioni e dei tanti dolori patiti dai trecentomila italiani che furono obbligati all'esilio". "In questa storia c'é però comunque la grande tempra di quelle popolazioni, la loro capacità di ricostruzione di vita, la loro determinazione a testimoniare sempre il loro dramma, la loro tristezza, il loro sentimento di italianità - spiega - Il Giorno del Ricordo tende anche a rendere omaggio a questa forza morale e a questo coraggio umano e civile. La rassegna ci racconta questi drammi nella loro quotidianità e concreta umanità ". "Ricordiamo, in questo giorno di rievocazione e raccoglimento per le sofferenze di tanti italiani innocenti - conclude il presidente della Camera - la necessità di sostenere sempre i valori dell'uomo e della dignità della persona, che sono parte integrante dell'Italia civile che abbiamo costruito nei decenni passati e che sono il pilastro di questa Europa che ci apprestiamo a costruire negli anni a venire grazie all'autentica solidarietà tra tutti coloro che sono figli del vecchio continente".
ANSA
[10 febbraio] UNIONE SARDA:
[10 febbraio] UNIONE SARDA: Perché il 10 febbraio? E’ una data simbolica che si riferisce al 1947 quando entrò in vigore il trattato di pace con cui le province di Pola, Fiume, Zara, parte delle zone di Gorizia e di Trieste, passarono alla Jugoslavia. Le stragi avvennero all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 quando si scatenò l’offensiva dei partigiani comunisti contro nazisti e fascisti. Nel mezzo furono colpiti indiscriminatamente tutti gli italiani. Ma il massacro più vasto fu messo in atto a guerra finita, nel maggio del 1945, per costringere gli italiani a fuggire dalle province istriane, dalmate e della Venezia Giulia. Secondo le fonti più accreditate le vittime furono almeno cinquemila, ma diversi storici parlano di diecimila e più.
Tra i morti – particolare ignorato dagli storici e dai politici sardi sino a una decina di anni fa – ci furono anche molti isolani: marinai, carabinieri, finanzieri, ferrovieri, maestri e anche minatori del Sulcis che lavoravano per l’A.Ca.I. . (la società carbonifera fascista che aveva miniere anche nella provincia dell’Arsa, in Istria occidentale). L’Unione Sarda a più riprese ha trovato e pubblicato un elenco degli scomparsi (sinora si conoscono 145 nomi) e le storie di alcuni di loro raccontate da familiari e testimoni. Un destino atroce per questi sardi mai tornati in Sardegna, la cui sorte fu ignorata per oltre mezzo secolo. Oggi a Cagliari c’è una piazza intitolata ai Martiri delle Foibe, mentre Carbonia organizza gemellaggi con le città dell’Arsa per ricordare i suoi minatori scomparsi.
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Approfondimenti/167657
[TOGLIATTI-TITO] Il Giorno
[TOGLIATTI-TITO] Il Giorno del Ricordo è uno dei frutti della caduta del comunismo. Finché ci sono stati Urss e Pci le vicende legate alla strage di Porzus, alle foibe e all’esodo sono state tenute lontano dalla memoria nazionale e dai manuali scolastici. Dopo il 1991 la verità si è fatta strada, anche se bollata come «revisionismo». La sostanza del «revisionismo» consiste nel fatto che la generale ammissione dei crimini commessi dai comunisti ha destabilizzato il richiamo all’antifascismo come categoria fondante della democrazia; in seguito è iniziata anche una rilettura di pagine che erano state stracciate, o mistificate, della Resistenza.
Proprio nei giorni scorsi l’Associazione degli ex partigiani della Osoppo-Friuli ha ricordato a Udine questi tragici capitoli della storia nazionale. In modo preciso storici come Elena Aga-Rossi, Roberto Chiarini, Pietro Neglie, Paolo Pezzino, Raoul Pupo e Tommaso Piffer hanno messo a fuoco in modo organico luci e ombre dell’antifascismo e soprattutto le fratture e le radicali contrapposizioni all’interno della Resistenza a partire appunto dalle vicende che si svolsero sul confine nord-orientale dove i comunisti animarono una Resistenza «parallela» al di fuori del Cln e contro gli alleati nel segno di un «internazionalismo» anti-italiano e filosovietico.
Il disegno di assorbimento delle brigate partigiane italiane nell’esercito jugoslavo, con l’epurazione dei militari italiani che avevano dato vita alla Resistenza in quanto rei di aver combattuto contro la Jugoslavia, iniziò mentre l’Urss patrocinava l’ingresso del Pci nel governo Badoglio. A tradire, favorendo i tedeschi, furono infatti i partigiani comunisti. Già prima del massacro di Porzus del febbraio 1945 nella ritirata invernale i partigiani comunisti avevano facilitato i tedeschi nell’assalto ai partigiani non comunisti della Osoppo. Così l’osovano Guido Pasolini scrisse al fratello Pier Paolo: «Incaricati di proteggerci le spalle (i comunisti) si ritirarono senza sparare un colpo! Ancora una volta ingannati!».
Nell’ottobre del 1944 Palmiro Togliatti, dopo aver ricevuto a Roma gli emissari di Tito, Kardelj e Gilas, impartisce a Vincenzo Bianco, rappresentante del Pci nella Venezia Giulia, l’ordine di «favorire l’occupazione della Regione Giuliana da parte delle truppe del Maresciallo Tito». In quelle stesse settimane identiche rivendicazioni e proposte venivano avanzate da parte jugoslava al Cln dell’Alta Italia, ma l’inviato di Tito riceveva il più categorico rifiuto da parte di Alfredo Pizzoni, che presiedeva il vertice dell’antifascismo italiano. E gli stessi «garibaldini» che avevano compiuto la strage di Porzus dopo essere stati inglobati nel IX Korpus vennero trasferiti dal Friuli sempre più ad est dell’Isonzo e poi verso Lubiana in modo da non far partecipare partigiani italiani, anche se comunisti, alla liberazione di Trieste. E proprio in quell’occasione, il 1° maggio 1945, Togliatti emetteva la direttiva ai militanti comunisti presenti a Trieste «ad accogliere le truppe di Tito come truppe liberatrici». Da quel giorno iniziò la tragedia delle foibe e dell’esodo.
IL GIORNALE
Il 1° maggio 1945 Togliatti
Il 1° maggio 1945 Togliatti emetteva la direttiva ai militanti comunisti presenti a Trieste «ad accogliere le truppe di Tito come truppe liberatrici».
C'è ancora qualcuno con un
C'è ancora qualcuno con un minimo di onestà intellettuale, capace di difendere quel carnefice di togliatti? Ci si indigna perchè si vuole intitolare una via a Craxi ( d'accordo ci sono motivazioni contro e a favore di questa iniziativa, non l'ultima l'eventuale strumentalizzazione per la lotta politica di questi giorni e non è questa la sede per parlarne, chiedo scusa) ma nessuno che sottolinei, da un punto di vista storico, come sia vergognoso che ogni città italiana abbia una via dedicata a quello che fu un vero e proprio carnefice, il compagno ERCOLI, così lo conoscevano a Mosca negli anni '30 quando partecipò assieme a Stalin alle epurazioni, ossia PALMIRO TOGLIATTI. L'uomo che appoggiò Tito nelle foibe, che appoggiò Chrusciov ad invadere l'Ungheria nel '56. Che un uomo del genere venga considerato nel nostro paese un padre della patria è sermplicemente VERGOGNOSO! Un insulto alla coscienza liberale e democratica di tanti cittadini italiani.
[strane toponomastiche]
[strane toponomastiche] giurerei di aver visto, a Savona, una "via Stalingrado". Esiste a Bologna, sicuro. E' una scelta da brividi. Andrebbe denunciato chi avalla ancora una toponomastica del genere. Figuriamoci, prima di arrivare a togliatti bisogna prima insegnare la storia dell'unione sovietica ai nostri assessori.
(petacco, esodo)
(petacco, esodo) Integrazione.
CITTA’ D’ITALIA CHE HANNO ONORATO I MARTIRI DELLE FOIBE NELLA PROPRIA TOPONOMASTICA
Un sentito ringraziamento
Città - Alfabetico
ABBIATEGRASSO (Milano) Parco Martiri delle Foibe
ACQUAVIVA DELLE FONTI (Bari) Piazza Martiri delle Foibe
ACQUI TERME (Alessandria) Piazza Martiri delle Foibe
ALBANO SANT'ALESSSADRO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
ALBIGNASEGO (Padova) Viale Martiri delle Foibe
ALESSANDRIA Via Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati
ALESSANDRIA Via Vittime delle Foibe
ALGHERO fraz. Fertilia (Sassari) Via Martiri delle Foibe
ALLERONA scalo (Terni) Largo Martiri delle Foibe
ALTAMURA (Bari) Via Caduti delle Foibe
ALTAVILLA VICENTINA fraz. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
ANCONA Scalinata Italiani di Istria Fiume e Dalmazia
ANTRODOCO (Rieti) Giardino Martiri delle Foibe
AREZZO Largo Martiri delle Foibe
ARONA (Novara) Largo Martiri delle Foibe
ASSISI - S.Maria degli Angeli (Perugia) Via Martiri delle Foibe
AVEZZANO (L'Aquila) Via Martiri delle Foibe
BADIA POLESINE (Rovigo) Via Martiri delle Foibe
BARANZATE (Milano) Giardino Martiri delle Foibe
BARI Via Martiri delle Foibe
BASCHI (Terni) Piazza Martiri delle Foibe
BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
BAUCINA (Palermo) Via Martiri delle Foibe
BELLUNO Piazzale Vittime delle Foibe
BENEVENTO Piazzale Martiri delle Foibe
BETTONA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
BIASSONO (Monza-Brianza) Via Martiri delle Foibe - Istria (1943 - 47)
BOLOGNA Giardino Martiri d'Istria, Venezia Giulia e Dalmazia,
BOLOGNA Rotonda Martiri delle Foibe
BONATE SOPRA (Bergamo) Parco Martiri delle foibe
BORGO SAN DALMAZZO (Cuneo) Piazzale Vittime delle Foibe
BRA (Cuneo) Piazza Martiri delle Foibe
BRESCIA Via Martiri delle Foibe
BRESCIA Via Vittime d'Istria, Fiume e Dalmazia
BRINDISI Via Martiri delle Foibe
BRONI (Pavia) Via Martiri delle Foibe
BRUGHERIO (Monza-Brianza) Parco Martiri delle Foibe
BUDRIO (Bologna) Via Vittime delle Foibe
BUSSOLENGO (Verona) Viale Martiri delle Foibe
CAGLIARI Parco dei Martiri delle Foibe
CALCINAIA fraz. Fornacette (Pisa) Via Vittime delle Foibe
CALCINATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
CALOLZIOCORTE (Lecco) Parco Martiri delle Foibe
CAMAIORE (Lucca) Via Martiri delle Foibe
CAMOGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
CANNARA (Perugia) Piazza Martiri delle Foibe
CARAPELLE (Foggia) Via Martiri delle Foibe
CARATE BRIANZA (Monza e Brianza) Piazza Martiri Giuliano - Dalmati
CARDITO (Napoli) Via Martiri delle Foibe
CASALE MONFERRATO (Alessandria) Via Vittime delle Foibe
CASALVECCHIO SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
CASERTA Via Martiri delle Foibe
CASPERIA (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe (Delibera N. 2 del 17 marzo 2010 - attesa inaugurazione)
CASSANO DELLE MURGE (Bari) Parco ai Martiri delle Foibe e all'Esodo Istriano-giuliano-dalmata
CASTEL MAGGIORE (Bologna) Rotonda Martiri delle Foibe
CASTELFRANCO EMILIA (Modena) Via Martiri delle Foibe
CASTELLABATE fraz. Lago di Castellabate (Salerno) Via Martiri delle Foibe
CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Giovanni Romito - Vittima delle Foibe
CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Norma Cossetto
CASTELLAMONTE (Torino) Via Martiri delle Foibe
CASTELNUOVO DEL GARDA (Verona) Via Martiri delle Foibe
CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
CERVETERI (Roma) Via Martiri delle Foibe
CERVIA (Ravenna) Parco Martiri delle Foibe
CHIARI (Brescia) Piazzetta Martiri delle Foibe
CHIUPPANO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
CHIVASSO (Torino) Via Martiri d'Istria e Dalmazia
CITTA' DI CASTELLO (Perugia) Via Martiri delle Foibe
CIVITANOVA MARCHE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
CIVITAVECCHIA (Roma) Parco Martiri delle Foibe - Parco Uliveto
COGGIOLA (Biella) Largo vittime delle Foibe
COLLEGNO (Torino) Giardino Esuli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia
COMO Piazza Martiri Foibe Istriane
COMO Rondello Don Angelo Tarticchio
COMO fraz. Albate Giardini Martiri italiani delle Foibe istriane
CONEGLIANO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
COPERTINO (Lecce) Via Martiri delle Foibe
CORNAREDO (Milano) Via Vittime delle Foibe
CORTEMAGGIORE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
COSTA VOLPINO (Bergamo) Parco Martiri delle Foibe
CREAZZO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
CREMA (Cremona) Piazza Istria e Dalmazia (Martiri delle Foibe)
CRESCENTINO (Vercelli) Via Martiri delle Foibe
DANTA DI CADORE (Belluno) Via Vittime delle Foibe
DESENZANO DEL GARDA (Brescia) Via Martiri Italiani delle Foibe
DOMODOSSOLA (Verbano-Cusio-Ossola) Piazzale Vittime delle Foibe Istriane
DUE CARRARE (Padova) Piazza Norma Cossetto
DUE CARRARE (Padova) Piazza Vittime delle Foibe
FABRIANO (Ancona) Via dei Martiri delle Foibe Istriane
FERMO Largo Vittime delle Foibe
FERRARA Via Martiri delle Foibe
FIDENZA (Parma) proposta attesa delibera Via Martiri delle Foibe
FIRENZE Largo Martiri delle Foibe
FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
FOLIGNO (Perugia) Piazzale Martiri delle Foibe
FONDI (Latina) Piazza Martiri delle Foibe
FONTANIVA (Padova) Via Martiri delle Foibe
FORLI' (Forlì-Cesena) Via Martiri delle Foibe
FORTE DEI MARMI (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
FORZA d'AGR0' (Messina) Proposta attesa delibera
FOSSO' (Venezia) Via Martiri Giuliani e Dalmati
FRANCAVILLA AL MARE (Chieti) Via Martiri delle Foibe
FROSINONE Piazza Martiri delle Foibe
FURCI SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
GALATINA (Lecce) Piazza Vittime delle Foibe
GATTINARA (Vercelli) Piazza Martiri delle Foibe
GAVIRATE (Varese) Piazza Martiri delle Foibe 1943 - 1945
GAVORRANO (Grosseto) Via Martiri d'Istria
GENOVA Passo Vittime delle Foibe
GORIZIA Largo Martiri delle Foibe
GORIZIA Via Norma Cossetto
GOZZANO (Novara) Via Vittime delle Foibe
GRADO (Gorizia) Piazza Martiri delle Foibe (pass. a mare)
GROSSETO Piazza Martiri delle Foibe Istriane
GRUGLIASCO (Torino) Giardino Vittime delle Foibe
GRUMOLO DELLE ABBADESSE (Vicenza) Piazza Norma Cossetto
GUIDONIA MONTECELIO - Villalba (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
IMPERIA Giardini Martiri delle Foibe
JESI (Ancona) Piazza Martiri delle Foibe
JESI (Ancona) Via Martiri delle Foibe
JESOLO (Venezia) Viale Martiri delle Foibe
LAMEZIA TERME (Catanzaro) Via Martiri delle Foibe (attesa uff. delibera)
LANCIANO (Chieti) Piazza Martiri delle Foibe
L'AQUILA Via Norma Cossetto
LATERZA (Taranto) Via Martiri delle Foibe
LATINA Piazzale Martiri delle Foibe
LATINA Viale Martiri di Dalmazia
LATISANA (Udine) Via Martiri delle Foibe
LAVAGNO fraz. San Pietro (Verona) Via Martiri delle Foibe
LAZZATE (Monza-Brianza) Largo Martiri delle Foibe
LECCE Via Martiri delle Foibe
LECCO Riva Martiri delle Foibe
LEGNAGO (Verona) Via Norma Cossetto
LEINI' (Torino) Via Martiri delle Foibe
LEONESSA (Rieti) Largo dei Martiri delle Foibe Istriane
LICATA (Agrigento) Piazzale Martiri delle Foibe
LIMBIATE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
LISSONE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
LOANO (Savona) Via Martiri delle Foibe
LOCRI (Reggio Calabria) Via Martiri delle Foibe
LONIGO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
LUCCA Via Martiri delle Foibe
MACERATA Via Vittime delle Foibe
MAIOLATI SPONTINI (Ancona) Largo Martiri delle Foibe
MANDANICI (Messina) P.zza Carabiniere Domenico Bruno-Martire delle Foibe
MAPELLO (Bergamo) Via Esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia
MAPELLO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
MARCELLINA (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
MARINO (Roma) Piazzale Caduti delle Foibe
MARTIGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
MASSA (Massa-Carrara) Parco del ricordo ai Martiri delle Foibe.
MAZARA DEL VALLO (Trapani) Via Martiri delle Foibe
MELISSANO (Lecce) Piazza Martiri delle Foibe
MESSINA P.zza Martiri delle Foibe, Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia
MILANO Largo Martiri delle Foibe
MILANO Via Martiri Triestini
MIRANDOLA (Modena) Via Martiri delle Foibe
MODENA Via Martiri delle Foibe
MODUGNO (Bari) Parco del Ricordo delle Foibe
MOGLIANO VENETO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
MONCALIERI (Torino) Via Vittime delle Foibe
MONSELICE (Padova) Via Martiri delle Foibe
MONTE PORZIO (Pesaro) Via Martiri delle Foibe
MONTEBELLUNA (Treviso) Vicolo Martiri Giuliani e Dalmati
MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
MONTELUPONE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
MONTEROTONDO (Roma) Largo Martiri delle Foibe
MONTESILVANO (Pescara) Via Martiri delle Foibe
MONTIGNOSO (Massa e Carrara) Parco Martire delle Foibe - in onore Guardia di PS Mario Buffoni
MORTARA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
MUGNANO DI NAPOLI (Napoli) Via Vittime delle foibe
NANTO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
NARDO' (Lecce) Piazzale Martiri delle Foibe
NEPI (Viterbo) Parco Martiri delle Foibe
NERVIANO (Milano) Via Martiri delle Foibe
NISCEMI (Caltanisetta) P.za Martiri delle Foibe di Istria, Dalmazia e V.G.
NIZZA DI SICILIA (Messina) Proposta attesa delibera
NOCERA UMBRA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
NOCETO (Parma) Via Martiri delle Foibe
NOVARA Via Vittime delle Foibe
NOVATE MILANESE Giardino Martiri delle Foibe
NOVENTA VICENTINA (Vicenza) Via Vittime delle Foibe
ORIA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
ORISTANO Via Martiri delle Foibe
OSPITALETTO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
OSTRA VETERE (Ancona) Giardino Martiri delle Foibe
OZIERI (Sassari) Via Martiri delle Foibe
PADOVA Passaggio Martiri delle Foibe
PADOVA Via Nicolò e Pietro Luxardo
PAGLIARA (Messina) Proposta attesa delibera
PAGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
PALAZZOLO SULL'OGLIO (Brescia) Piazza Martiri delle Foibe Istriane
PARMA Via Martiri delle Foibe (seduta n.1 6.4.09 app.all'unanimità - str.n. 9)(Intit. N.1173 del 17.09.09)
PASIAN DI PRATO (Udine) Via Martiri delle Foibe
PERUGIA Via Vittime delle Foibe (Parco)
PESARO (Pesaro-Urbino) Parco Esuli Giuliano-Dalmati
PESCARA Piazza Martiri Dalmati e Giuliani
PESCHIERA DEL GARDA (Verona) Via Caduti delle Foibe
PIACENZA Attesa delibera del Comune
PIETRASANTA (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) Via Caduti delle Foibe
PIOVE DI SACCO (Padova) Via Martiri delle Foibe
PISA Rotonda Martiri delle Foibe
POGGIORSINI (Bari) Via Martiri delle Foibe
POMEZIA (Roma) Via Martiri delle Foibe
PONTE SAN PIETRO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
PONTEDERA (Pisa) Via Caduti delle Foibe
PORDENONE Pedonale/ciclabile Martiri delle Foibe
PORRETTA TERME (Bologna) Piazza Martiri delle Foibe
PORTOFERRAIO (Livorno) Via Martiri delle Foibe
PORTOGRUARO (Venezia) Via Vittime delle Foibe (attesa delibera)
PORTOMAGGIORE (Ferrara) Via Martiri delle Foibe
POVOLETTO (Udine) Ponte Martiri delle Foibe
PRATO Via Martiri delle Foibe
PRIVERNO (Latina) Giardino Martiri delle Foibe
PUTIGNANO (Bari) Via Martiri delle Foibe
QUATTORDIO (Alessandria) Via della Memoria (Vittime delle Foibe)
RAPALLO (Genova) Piazzale Martiri delle Foibe
RAVENNA fraz. Porto Corsini Parco Martiri delle Foibe
RECANATI (Macerata) Via Martiri delle Foibe
REGGELLO (Firenze) Via Caduti delle Foibe
REGGIO EMILIA fraz. Coviolo Viale Martiri delle Foibe
RICCIONE (Rimini) Piazzale Martiri delle Foibe
RIVA DEL GARDA (Trento) Largo Caduti delle Foibe
RIVAROLO CANAVESE (Torino) Via Martiri delle Foibe
ROBECCO SUL NAVIGLIO (Milano) Via Martiri delle Foibe
ROCCALUMERA (Messina) Piazzetta Vittime delle Foibe
ROMA Via Icilio Bacci
ROMA Via Norma Cossetto
ROMA Via Riccardo Gigante
ROMA (Laurentina) Largo Vittime delle Foibe istriane
RONCHI DEI LEGIONARI (Gorizia) Piazzale Martiri delle Foibe
ROSA' (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
ROVATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
ROVERETO (Trento) Largo Vittime delle Foibe 1943 - 1947
RUVO DI PUGLIA (Bari) Via Martiri delle Foibe
SABAUDIA (Latina) Largo dei Martiri delle Foibe
SALO' (Brescia) Galleria Martiri delle Foibe
SALO' (Brescia) Via Martiri delle Foibe
SAN BONIFACIO (Verona) Piazza Martiri delle Foibe
SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Via Luxardo
SAN DONA' DI PIAVE -Calvecchia (VE) Via Martiri delle Foibe
SAN GIOVANNI ILARIONE (Verona) Via Martiri delle foibe
SAN GIOVANNI LUPATOTO (Verona) Parco Martiri delle Foibe
SAN LAZZARO DI SAVENA (Bologna) Via Martiri delle Foibe
SAN MAURO TORINESE (Torino) Vittime delle Foibe e degli Esuli da Istria, Fiume, Dalmazia, Alto Isonzo.
SAN MINIATO fraz. Ponte a Egola (Pisa) Via Vittime delle Foibe
SAN SEVERO (Foggia) Largo Vittime delle Foibe
SANREMO (Imperia) Via Martiri delle Foibe
SANTA MARGHERITA LIGURE (Genova) Giardini Vittime delle Foibe
SANTA MARINELLA (Roma) Parco Martiri delle Foibe
SANTA TERESA di RIVA (Messina) Via Martiri delle Foibe
SANT'ANGELO LODIGIANO (Lodi) Via Martiri delle Foibe
SAONARA (Padova) Via Martiri Giuliani e Dalmati
SASSARI Via Martiri delle Foibe
SASSO MARCONI -Borgonuovo (Bologna) Piazzale Vittime delle Foibe
SASSUOLO (Modena) Piazza Martiri delle Foibe
SAVIGLIANO (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
SAVOCA (Messina) Proposta attesa delibera
SCAFATI (Salerno) Via Martiri delle Foibe
SEDICO (Belluno) Via Martiri delle Foibe
SELCI Sabino (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
SEREN DEL GRAPPA (Belluno) Via Vittime delle Foibe
SERIATE (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
SERVIGLIANO (Fermo) Via Martiri delle Foibe
SETTIMO TORINESE (Torino) Via Vittime delle Foibe
SIMERI CRICHI (Catanzaro) Piazza Vittime delle Foibe
SOVIZZO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
SURBO (Lecce) Largo Vittime delle Foibe
TARANTO Piazzale Vittime delle Foibe
TEMPIO PAUSANIA (Olbia-Tempio) Via Martiri delle Foibe Istriane
TEOLO (Padova) Via Martiri delle Foibe
TERAMO Via Martiri delle Foibe
TERAMO fraz. Piano d'Accio Via Norma Cossetto
TERMINI IMERESE (Palermo) Largo Martiri delle Foibe
TERMOLI (Campobasso) Largo Martiri delle Foibe
TERRALBA (Oristano) Piazza Martiri delle Foibe
THIENE (Vicenza) Vi Martiri delle Foibe
THIESI (Sassari) Via Vittime delle Foibe (In ricordo dei finanzieri Andrea Serra e Giovanni Peralta)
TOLMEZZO (Udine) Largo Vittime delle Foibe ed Esuli di Istria, Fiume, Dalmazia ed A.Isonzo (II Guerra Mondiale e dopoguerra)
TOMBOLO fraz. Onara (Padova) Via Martiri delle Foibe
TORRE MAGGIORE Foggia) Via Martiri delle Foibe
TORTONA (Alessandria) Giardini Esuli Istriani, Fiumani, Dalmati e Rimpatriati
TRENTO Via Vittime delle Foibe
TREVISO Piazza Martiri delle Foibe
TRICASE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
TRIESTE Largo don Francesco Bonifacio
TRIESTE Via Norma Cossetto
TRIESTE Viale Martiri delle Foibe
TROFARELLO (Torino) Via Martiri delle Foibe
TUGLIE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
TUORO (Caserta) Via Martiri delle Foibe
UDINE Parco Vittime delle Foibe
UGGIATE TREVANO (Como) Piazzetta 10 febbraio - Giorno del Ricordo delle Vittime delle Foibe e dell'Esodo
URGNANO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
VALDOBBIADENE (Treviso) Parco Martiri delle Foibe
VALEGGIO SUL MINCIO (Verona) Via Martiri delle Foibe
VARESE Via Istria - Martiri delle Foibe
VASTO MARINA (Chieti) Via Martiri Istriani
VEDELAGO fraz. Casacorba (Treviso) Piazza Martiri delle Foibe
VELLETRI (Roma) Via Martiri delle Foibe
VENEZIA fraz. Marghera (Venezia) Piazzale Martiri Giuliano-Dalmati delle Foibe
VENTIMIGLIA (Imperia) Giardini Martiri delle Foibe
VERBANIA (Verbano-Cusio-Ossola) Parco Norma Cossetto
VERCELLI Via Martiri delle Foibe
VIAREGGIO (Lucca) Via Martiri delle Foibe (attesa oK Pref.)
VICENZA Largo Martiri delle Foibe
VIGEVANO (Pavia) Via Martiri delle Foibe
VIGONZA (Padova) Via Martiri delle Foibe
VIGUZZOLO (Alessandria) Piazza Vittime delle Foibe
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (Massa Carrara) Piazza Martiri delle Foibe
VILLONGO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
VITERBO Largo Martiri delle Foibe Istriane
VITTORIA fraz. Scoglitti (Ragusa) Via Martiri delle Foibe
VOGHERA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
VOLPIANO (Torino) Via Vittime delle Foibe
ZOAGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
I Morti dimenticati
Non troverete i loro nomi sui libri di storia nelle scuole.
Per questo parleremo di Loro.
INDOCTI DISCANT ET AMENT MEMINISSE PERITI
(chi ignora impari e chi conosce ami ricordare)
Le idee non si strozzano, ed anzi dal patibolo risorgono, terribilmente feconde (Vedetta d'Italia 1950)
La verità puo' impiegare tanto tempo a rivelarsi ma alla fine arriva, sempre.
"Nessuno muore del tutto finché ne sia conservato il Ricordo” Jorge Luis Borges
Saranno Eroi tedeschi, francesi, russi, inglesi, di tutti i Paesi. O gialla o rossa o nera, ognuno avrà difeso una Bandiera; qualunque sia la Patria, o brutta o bella, sarà morto per quella.
http://www.puntonet.org/z104.htm
Norma Cossetto e Maria Pasquinelli - Due donne nella Tragedia
Dal pantano d'Italia è nato un fiore: Maria Pasquinelli
[a proposito di norma
[a proposito di norma cossetto] Quella di Norma Cossetto è una delle più grosse strumentalizzazioni dei professionisti dell'esodo e dei professionisti del 10 febbraio.
Norma Cossetto era una fascista, segretaria del GUF di zona e figlia del podestà di Visinada che aveva espropriato centinaia di croati perché "non di comprovata razza ariana". La figlia era orgogliosa della politica fascista, tanto da rifiutarsi di collaborare coi partigiani di Parenzo, ingran parte di etnia italiana ed appartenenti al Battaglione "Pino Budicin".
Inoltre, dai verbali dei vigili del fuoco di Pola, non risulta che il suo corpo abbia subito alcun maltrattamento. Quella dei "seni baionettati" è un'invenzione della propaganda anti-slava.
Norma fu uccisa da partigiani italiani. Gli stessi che per 20 anni avevano subito le prepotenze di suo padre.
Chi propaganda la balla della "pulizia etnica" mente sapendo di mentire: ci furono migliaia di partigiani italiani che si schierarano al fianco dei fratelli sloveni e croati per cacciare nazisti e fascisti dall'Istria.
[norma cossetto] caro Sinter,
[norma cossetto] caro Sinter, grazie per l'intervento. Scusami ma non ho voglia di fare discussioni politiche, soprattutto con chi si firma con uno pseudonimo. Esperienza insegna. Ogni bene: e che Dio ti benedica.
[sinter] franchi, chi ha
[sinter] franchi, chi ha parlato di politica? mi trova, per favore, una sola riga delle mie parole in cui si parli di "discussioni politiche" come le chiama Lei?
Ho detto che la tragedia dell'uccisione della Cossetto, propagandata dalla destra neo-fascista come la tragedia di una Santa Maria Goretti aggredita dai Partigiani mentre coglieva le margherite, è molto più complessa di quello che in occasione di quella sciagurata giornata del 10 febbraio viene propagandato dalla macchina nazionalista anti-slava, neo-irredentista e negazionista. La stessa macchina che parla di "MIGLIAIA" di infoibati quando le prove ed i verbali dei vigili del fuoco italiani di Pola ci parlano di poco meno di 1.000 corpi rinvenuti nelle foibe.
Dove sono le restanti migliaia di infoibati? Franchi, invece di evitare le discussioni, ci posti le prove per favore!!!!!
[Norma Cossetto]
[Norma Cossetto] "L'Università di Padova, su proposta del rettore, il comunista Concetto Marchesi, e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, le conferì la laurea ad honorem sei anni dopo la morte".
Approccio un po' diverso da questa qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Claudia_Cernigoi . Da notare comunque che i negazionisti si riconoscono subito per la loro pretesa di inversione dell'onere della prova. Sono abitudini, prendiamone atto.
[buone abitudini] Noi ne
[buone abitudini] Noi ne abbiamo delle altre: studiare, per esempio, e presentare le nostre fonti. Cfr. Pupo, "Il lungo esodo". Amen.
(L'esodo) Il solito
(L'esodo) Il solito provocatore, Franco. Che viene qui scientificamente di tanto in tanto. Fai bene a far scemare la polemica: e soprattutto, non ne vale la pena con chi non si presenta con nome e cognome.
[anche perché...] internet è
[anche perché...] internet è cambiato. Non siamo più negli anni Zero. Adesso non c'è più grande bisogno di pseudonimi o di nick. Se qualcuno vuole parlare, con semplicità e onestà, parli dicendo per bene chi è, dove lavora, dove vive, cosa ha pubblicato. Si presenti. Altrimenti, non ha senso. Uno non risponde alle lettere anonime, nella vita di tutti i giorni, né parla di letteratura, di calcio o di politica con il primo che passa per strada. Internet è stata come le vecchie radio amatoriali. Però adesso basta. Soprattutto se ci si serve delle false identità per fare propaganda pubblicitaria/politica/partitica/editoriale. Non è più l'epoca adatta.
Oh, poi devo dire che sono veramente stanco. Ma questo è un problema mio:). Ogni tanto penso che ho parlato e scritto abbastanza. Non ho troppo da aggiungere ancora.