Archivio di scrittore
Dopo aver letto il nuovo romanzo di Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema (Diabasis, pagine 156, 14, euro), mi sono accorto che c’è ancora un barlume di vita letteraria nel paese. I critici letterari, impegnati a tirare la volata ai soliti romanzetti candidati per la nuova stagione di premi letterari, difficilmente si accorgeranno dell’uscita di un libro intelligente e del suo autore che l’ha scritto soprattutto perché glielo ha suggerito il cuore, e non le esigenze del mercato editoriale. Permunian, che di professione fa il bibliotecario, i libri li ama davvero e se ne infischia altamente del conformismo dilagante nel mondo letterario e del perbenismo ipocrita che lo alimenta. Il suo romanzo è un’autentica commedia umana : lo scrittore apre le porte alla poesia della malinconia, ne ascolta il rumore attraverso i ricordi che lo ossessionano, redige uno zibaldone interiore di emozioni e pensieri popolato dall’inquietudine, dal caos, dal disincanto di un tempo in cui difficilmente si sta. Permunian mette sulla pagina le sue memorie intime con il sangue della vita e con le unghie dei suoi incubi. Dal suo personale autunno della memoria viene fuori l’intelligenza di uno scrittore appartato che passa in rassegna i suoi umori, i suoi incontri, le sue illusioni. È un romanzo di formazione in cui l’autore mette in discussione se stesso, consapevole che arrivati a una certa età c’è sempre qualcosa di sinistro nella frenesia di vivere. Permunian nelle sue note lirico-narrative si definisce un essere umano assediato dal “sinistro scricchiolio delle cose”, dalla normalità che esala uno spiffero di aria gelida. L’autore cerca di dare un ordine alle sue ossessioni, nonostante il crepuscolo delle idee e delle persone non rinuncia alle sue considerazioni inattuali. Dalla stiva della sua nave blasfema trova nella parola il coraggio per medicare la piaga dell’inguaribile nichilismo. Una scrittura interiore fa da sfondo al teatro crudele del nostro vivere. Premunian mette in scena il dramma attraverso le sue riflessioni intime e pungenti destinate a colpire al cuore, con il linguaggio diretto di una prosa poetica, il duro smalto del nulla e dell’ipocrisia nel quale si consuma l’inverno dei giorni. La letteratura serve ancora a qualcosa nonostante il protagonismo di una società letteraria ipocrita che Permunian rifiuta. Per lui la letteratura è una cosa seria. “Non è una latrina dove uno ci può fare impunemente tutti i suoi porci comodi, ci mancherebbe!”. Davanti al suo cadavere in sfacelo lo scrittore vero non si arrende, non partecipa al suo banchetto funebre inventandosi solipsista delle proprie opinioni. Il suo obiettivo non è quello di guadagnarsi un posto nei salotti buoni della società letteraria che ha la presunzione di bastare a se stessa. La parola è il canone profondo, la residenza dell’anima che può far calare il sipario su questa carnevalata. Con onestà intellettuale e inattualità poetica Francesco Permunian scopre le sue carte, sapendo di correre il rischio di essere considerato blasfemo dalla morale corrente. “Il mio tempo, questo abominevole mercato di narcisi e voltagabbana in cui si fa i conti con un’eternità di cartapesta. Potessi strappare almeno un lembo di quel sudario che da sempre avvolge la nostra quotidiana insensatezza! E invece, pagina, dopo pagina, un anno dopo l’altro, si avvia a conclusione anche la trascrizione di questo brogliaccio, maldestra registrazione di sogni e fantasmi scambiati un giorno per idee e progetti. Contro il gelo, contro la stupidità contro il silenzio, io rimango comunque avvinghiato alle parole. Solamente la parola può distruggere o salvare un uomo come me”. La nostra epoca volgarmente popolata di cortigiani che hanno venduto la propria penna, di prosatori in affitto e imbonitori, ha davvero bisogno di scrittori non indulgenti come Francesco Permunian, che non si fanno problemi a scaricare dalla stiva della loro nave blasfema i propri pensieri non conformi, esplosiva e preziosa merce di contrabbando che incute terrore a tutti coloro che amano stare nella mischia con il loro servilismo, scambiando ogni forma di stupidità per intelligenza.
BREVI NOTE
Francesco Permunian (Cavarzere, Venezia 1951), poeta, scrittore e bibliotecario italiano. Ha esordito pubblicando “Cronaca di un servo felice” (Meridiano Zero, 1999).
Francesco Permunian, “Dalla stiva di una nave blasfema”, Diabasis, Reggio Emilia 2009. Postfazione di Fabio Pusterla. Fotografie di Gianni Fucile. Collana “Al buon corsiero”, 38.
Approfondimento in rete: Sito ufficiale
Nicola Vacca
(articolo pubblicato il 2 giugno su Linea quotidiano)
Permunian in archivio Lankelot
Commenti
Neo NICK!
In calce, il piccolo archivio Permunian (contiene, per adesso, solo l'altro pezzo su "Dalla stiva di una nave blasfema").
Leggetelo questo grande capolavoro lirico-narrativo. Permunian ha scritto uno di quei pochi libri destinati a restare.Un romanzo poetico e irriverente. Oggi anche sul Corriere della Sera è recensito da Cordelli.Strano ma vero, qualche volta anche il Corrierone trova il coraggio di recensire libri scomodi.
nv
Sto aspettando la ristampa dell'opera prima per scriverne. Spero davvero venga riproposta. Sarebbe cosa buona e giusta...
[permunian] e a tuo parere
[permunian] e a tuo parere lo ristamperanno? a due anni da questa recensione, notizie?
[permunian, cronaca di un
[permunian, cronaca di un servo felice] Non credo... ma già che ci siamo segnalo che IBS dà ancora disponibile qualche copia della prima edizione: http://www.ibs.it/code/9788882370091/permunian-francesco/cronaca-servo-f...
e che la rassegna stampa d'antan è sempre consultabile qui:
http://www.meridianozero.it/press/permunian1rec.htm
[anita, permunian] il mio
[anita, permunian] il mio vecchio articolo sulla "Stiva", intanto: http://www.lankelot.eu/letteratura/permunian-francesco-dalla-stiva-di-una-nave-blasfema.html