Sei davanti ad uno schermo, e stai leggendo queste parole. Non altre, queste. Queste parole saranno il tuo mondo fino a che non finirai la lettura, o la interromperai (due fini diverse: una definitiva, l'altra no). Non ci fai spesso caso, ma quando leggi, se leggi, ciò che leggi è il tuo mondo. Anche uno scontrino, nel momento in cui lo leggi, è il tuo mondo. Tuo perché nessun altro lo sta leggendo, ora che lo leggi tu. Nessun altro ha il tuo stesso punto di vista su ciò che ti circonda. Leggere non è solo vedere delle parole. Cammini, e leggi quello che hai intorno. Ora, tu stai leggendo queste parole. Questo tu indistinto, questo tu qualunque. Tu. E tu. E tu. E tu. (la congiunzione che differenzia dal segnale telefonico) Tu non hai letto “Un uomo che dorme” di Georges Perec, né l'hai notato nelle librerie, nascosto com'è da volumi di spessore più importante. Una cosa divertente, quando entri nelle librerie, e vedi tutti questi scaffali colmi di libri, è che la libreria ti sta dicendo che è una libreria, mentre tu ti ostini a considerarla un grande ritrovo di vite, di storie, ed in un numero abbastanza elevato di volumi che contiene hai la presunzione di trovarci cose che parlano di te. Non di altre persone, proprio di te. I libri, pensi che alcuni parlino di te. A te. E di te. Anche, per te. “Un uomo che dorme” è uno di questi libri. “Un uomo che dorme” non finge di parlare ad altri, o di altri, o per altri. “Un uomo che dorme” parla proprio di, a, per, te. “Quando chiudi gli occhi, comincia l'avventura del sonno. Al posto della solita penombra nella stanza, volume oscuro che si interrompe qua e là, dove la memoria identifica senza sforzo le vie percorse mille volte, rievocandole a partire dal quadrato opaco della finestra, resuscitando il lavabo a partire da un riflesso, e lo scaffale grazie all'ombra un po' più chiara d'un libro...” (pag. 13) Tu non “hai venticinque anni e ventinove denti, tre camicie e otto calzini, qualche libro che non leggi più, qualche disco che non ascolti più.” (pag. 26) ma li hai, perché leggi. Così accade che “Poi in un giorno del genere, un po' più tardi, o un po' più presto, scopri senza sorpresa che c'è qualcosa che non va, che, per dirla senza tanti giri di parole, tu non sai vivere, e mai ne sarai capace.” (pag. 23). C'è un esame all'università, ma decidi di non andare. Resti a letto. Poi ti alzi. Cammini, vai in giro. E qualunque cosa tu faccia, osservi. Osservi. “Hai come l'impressione che potresti rimanere tutta la vita davanti a un albero senza poterlo esaurire, senza poterlo capire, dato che non c'è niente da capire, c'è soltanto da guardare: in fin dei conti tutto ciò che puoi dire di quest'albero è che è un albero; tutto ciò che quest'albero può dirti è che è un albero: radice, tronco, rami, foglie. Da lui non puoi aspettarti nessun'altra verità.” (pag. 43). Vuoi stare da solo. Sei solo. “Sei solo. Impari a camminare da uomo solo, ad andare a zonzo, a tirar tardi, a vedere senza guardare e a guardare senza vedere. Impari la trasparenza, l'immobilità, l'inesistenza. Impari a essere un'ombra e a guardare gli uomini come se fossero pietre. Impari a restare seduto, a restare coricato, a restare in piedi.” (pag. 57) Restare. Impari l'indifferenza. “L'indifferenza dissolve il linguaggio, imbroglia i segni. Sei paziente e non aspetti, sei libero e non scegli, sei disponibile e niente ti mobilita. Non chiedi niente, non esigi niente, non imponi niente.” (pag. 92). Guardi senza vedere, ascolti senza sentire. La tua vita un elenco di oggetti, cose, persone, rumori, suoni. Tuttavia “Sembra che quanto più si precisa la tua percezione, tanto più le tue interpretazioni si fanno incerte”. (pag. 126) Ma sei davvero solo? O vuoi solo essere solo, ma non lo sei? Stai leggendo queste parole e non sai cosa risponderti, pensi che non sei tu, però sei tu, perché stai leggendo. È una cosa reale, che tu stia leggendo, non è un sogno, e queste parole sono vere, sono parole, e tu le leggi e ti pongono domande, ma tu dai a queste domande un senso che non è delle domande, e ti chiedi se è reale o meno, un sogno o meno, come se leggere fosse un sogno, ad occhi aperti ma un sogno, eppure reale, così reale da essere mondo, ed essere il tuo mondo. “Non sei morto e non sei diventato più saggio.” (pag. 137) “Poi, in un giorno del genere, un po' più tardi, o un po' più presto, tutto ricomincia, tutto comincia, tutto continua. Smetti di parlare come un uomo che sogna.” (pag. 143)
BREVI NOTE
Georges Perec, Un uomo che dorme, Quodlibet 2009
Traduzione di Jean Talon
Georges Perec (Parigi, 7 marzo 1936 – Ivry-sur-Seine, 3 marzo 1982) è stato uno scrittore francese, membro dell'Oulipo, le cui opere sono basate sull'utilizzo di limitazioni formali, letterarie o matematiche.
In rete: su wikipedia, sul sito dell'editore.
andrea brancolini 11/XI/2010
Commenti
[Perec] Qualche problemino
[Perec] Qualche problemino con la formattazione...cof cof.
[Perec] Risolto, sembra. (-:
[Perec] Risolto, sembra. (-:
[perec] !
[perec] !
[brancolini] il 28° pezzo di
[brancolini] il 28° pezzo di andrea... 1 anno dopo il 27°! Oggi festeggio:). Che sorpresa stupenda. Viva il nostro grande Branco. Che gioia che m'ha dato scoprire qualcosa di nuovo e di tuo!
http://www.lankelot.eu/autori/andrea%2520brancolini arretrati!
[Perec] L'immagine che avevo
[Perec] L'immagine che avevo messo era effettivamente grandina, non mi ero accorto. Thank you.
[perec] col nuovo software,
[perec] col nuovo software, carichiamo le copertine direttamente dal nostro pc, senza caricarle sul server a mano;). E' più facile:).
http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=1823 la rassegna stampa di questo terzo romanzo di Perec. Che sembra davvero di grande interesse. Bellissima scelta, Branco!
[Perec - Un uomo che dorme -
[Perec - Un uomo che dorme - software] Pensa che a me sembrava meno complicata fare l'altra cosa...(-: Un romanzo che ti prende. Tutto scritto col "Tu", come spero si evinca dal pezzo. Mi piace quando qualcuno si mette dei limiti, nella scrittura, e gioca con essi.
[perec] si capisce, sì. E
[perec] si capisce, sì. E molto incuriosisce. Bel lavoro:). Si sente che hai pizzicato qualcosa di famigliare, di sottile e di generazionale.
[Perec] Sono felice Andrea
[Perec] Sono felice Andrea che hai scritto di Perec perchè è uno degli autori che mi segno da anni ma che non riesco mai ad affrontare.
[Perec - And] Sono anni che
[Perec - And] Sono anni che ho in casa "La vita: istruzioni per l'uso" e ne ho letto solo poche pagine. Perché ancora non è il momento. Invece di questo era il tempo giusto, si vede. Impressiona leggere qualcosa in seconda persona singolare. Un romanzo intero, dico. Che brani, racconti, ok. Prima o poi spero che tu l'affronti, perché secondo me merita davvero.
[Perec] "La vita: istruzioni
[Perec] "La vita: istruzioni per l'uso" è proprio quello che non riesco ad inizare. Tre, quattro pagine e poi mi fermo. Forse bisogna avere la giornata giusta.
[Perec] Forse è il libro!
[Perec] Forse è il libro! (dico, La vita etc.) Comunque, qui "Un uomo che dorme" si trova col 10% di sconto. Un bel sito: http://www.isbf.it/lista_ricerca?title=&field_autore_libro_nid=243&field_editore_libro_nid=All&tid=All
[Perec] o Andrea grazie che
[Perec] o Andrea grazie che citi ISBF! Un esperimento che ha bisogno di tutti i lettori di buona volontà!
Mi interessa molto il discorso del TU, e sono d'accordo: nei libri cerchiamo il nuovo, poichè cerchiamo qualcosa di noi, siamo in un certo senso l'imprevisto dietro la pagina. E le librerie sono teche di vite. Ci sarebbero infinite librerie dei libri solo sognati... (restando in argomento sonno). Mi procuro il libro.
[Perec - Matteoni] O France,
[Perec - Matteoni] O France, qui come higgiugiuk mica ti conoscono (-: Grande che ti sei registrata!
[perec, matteoni, andrea]
[perec, matteoni, andrea] ammazza, giornata memorabile: benvenuta Francesca, è una gioia averti tra noi. Andrea sicuramente ti ha già spiegato tutto, ma nel caso... sono qui, basta dire.
(Perec) Davvero curioso
(Perec) Davvero curioso questo libro, non so se è nelle mie corde ma dagli stralci sembra interessante. Ad ogni modo, bentornato a scrivere per Lanke, Andrea.
[Perec - Léon] Prima di
[Perec - Léon] Prima di tutto, Grazie. Sì federico, è curioso. È un romanzo di formazione, solo che il protagonista ha una decina d'anni in più di quelli che di solito hanno i protagonisti dei romanzi di formazione (15), di solito adolescenti. D'altro canto potrebbe essere anche un romanzo su una crisi di mezza età anticipata. Come che sia, questo "tu" davvero mi è entrato dentro. Sarà per esperienze simili, chi sa. Sospeso tra sogno e realtà, a me sembra incredibile come sia riuscito, Perec, attraverso quelle che sono accumulazioni di descrizioni, elenchi, a rendere il progressivo addestramento all'indifferenza del protagonista. Occhi che diventano solo occhi, orecchie solo orecchie, fino al momento del crack. Perec ti fa assaggiare quel desiderio di eremitaggio che ogni tanto magari prende, "ah, quanto vorrei starmene per i cavoli miei, senza nessuno intorno. ah, quanto vorrei che il mondo non mi toccasse, con le sue assurdità" per poi. Comunque c'è una bella postfazione di Gianni Celati, e magari appena ho più tempo ne trascrivo passi. Ciao.
(Perec) Grazie
(Perec) Grazie dell'integrazione, Andrea. Suggestiva l'idea della crisi di mezza età anticipata.
[Perec - Léon] L'idea della
[Perec - Léon] L'idea della crisi di mezza età è dovuta solo alla "strana" età del protagonista del romanzo. Dicevo prima che, generalmente, i romanzi di formazione hanno protagonisti adolescenti, ragazzini, facciamo 15 anni. Il "mezzo del cammin di nostra vita" dantesco è sui 35 anni, diciamo. 25, l'età del protagonista di questo romanzo, è a metà strada. Il libro è uscito nel 1967, e questo dovrebbe dire di più. Comunque, racconta una crisi. (-:
[perec, seconda persona
[perec, seconda persona singolare] A proposito dell'uso del "tu": allora è sempre fascinoso tornare a Butlin: http://www.lankelot.eu/letteratura/butlin-ron-il-suono-della-mia-voce.html
"Il suono della mia voce". Gran libro.