L’IMBOSCATA DI PENNAC.
“Sarebbe quindi la storia di Manuel Pereira da Ponte Martins, dittatore agorafobico, che voleva questo e quello (il potere a Teresina e i viaggi in Europa) e che, destinato al linciaggio, avrebbe tentato invano di sfuggire al proprio destino”.
(Daniel Pennac, “Ecco la storia”, parte prima, “Epsilon”, capitolo 4).
A voler essere onesti sino alla spietatezza, questa recensione avrebbe dovuto titolarsi “Pennac, il traditore”: perché un lettore deluso è come un amante ferito, sa caricarsi di livore e risentimento ed è pronto a rivendicare uno dei suoi diritti non pronunciati. Il diritto di ricordare allo scrittore che, una volta finiti gli argomenti e inaridita l’ispirazione, è il caso di dedicarsi ad altro, non meno nobile, mestiere.
Si è preferito titolarla “L’imboscata di Pennac” perché questa è l’ultima volta che uno dei nostri ex scrittori preferiti si diletta a offendere il suo innocente pubblico. Se possiamo trascurare l’editore Feltrinelli, non nuovo a noiose operazioni commerciali, da qualche anno a questa parte, operazioni che già hanno contribuito a macchiare la riconosciuta e un tempo acclamata qualità artistica delle loro pubblicazioni, non dovremmo più mostrare pazienza con un autore che dava segni di imborghesimento e di compiacimento da diverso tempo, e adesso è (irrimediabilmente?) divenuto arido e paludoso.
Spendere sedici euro per la prima edizione di un libro del genere significa effettivamente manifestare fede e passione per un artista.
A scatola chiusa: si scende in libreria, si acquista il testo senza neppure sfogliarlo, ci si precipita a casa per leggerlo.
“Ecco la storia”, ultimo romanzo del professor Pennac, è una delusione micidiale.
Non andrò a ricordare un certo ultimo episodio della saga dei Malaussène, per non affondare il dito nella piaga. Dico soltanto che, se era capitato un incidente del genere, era opportuno domandare scusa ai lettori e ritirarsi in silenzio per qualche anno, tornando magari con un’idea nuova.
Questo romanzo non si fonda su nessuna idea nuova.
È fiacco. Fiacco, ripetitivo, cervellotico, compiaciuto fino all’onanismo intellettuale, traballante e, ciò che è davvero imperdonabile, ambizioso e autoreferenziale fino all’eccesso.
La sensazione è che la vena di Pennac si sia esaurita. Forse, desideroso di parlare di sosia e di ruoli, ha lasciato che fosse un suo sosia a scrivere questo libro. Chissà, questione di coerenza forse. Come siano andate le cose non importa: certo è che stavolta si è passato il segno. L’unico elemento pregevole è una rapida citazione (tutta biografica, è ovvio) a Erri De Luca, e, se vogliamo, un piccolo omaggio a Jonathan Coe. Altrimenti, si fatica a trovare qualche frammento, qualche “livido bagliore” (mio Dio), qualche sprazzo “alla Pennac”, nelle paginette dense, afose e farraginose di questa aberrante operazione di marketing letterario.
La trama: uno scrittore (indovinate quale) racconta la storia di un dittatore agorafobico. Questi decide di partire per l’Europa e si fa rimpiazzare da un sosia, che a sua volta, dopo qualche tempo, preferisce essere rimpiazzato da un sosia, e via dicendo.
Si raccontano varie storie. Inevitabilmente, il narratore fa capolino dappertutto, sporcando la già caotica narrazione con narcisistici richiami alla sua adolescenza, alla sua acquisita fama letteraria, ai suoi incontri, alle migliaia di allievi che ha avuto al liceo, et cetera.
Provo a rendere accattivante il “prodotto”: incontrerete(?) Rudy Valentino, Charlie Chaplin, uno strano dittatore, un’ombra di Belleville, ambientazione para-Marquez, omaggi ai traduttori di Pennac(!). Un delirio. Addio alla splendida leggerezza e alla vivacità dei Malaussène, addio alla chiarezza espositiva e alla facilità di narrazione, addio allo stile liquido e affascinante. Addio ai dialoghi pieni di poesia e di dolcezza, addio alla variopinta umanità dei personaggi di Belleville, addio alle ambizioni di schieramento etico(politico?). Addio a un mondo che Pennac aveva insegnato ad amare. Benvenuti nell’ego di uno scrittore ampolloso e borioso, tutto spocchia e confusione mentale, cerebrale fino al parossismo. Un libro scritto per sedurre, forse, certa critica: poteva allora essere distribuito in quattrocento copie, destinate a qualche famelico strutturalista, o a qualche semiologo fulminato dalla straordinaria intelligenza(?) degli “Esercizi di Stile” di Queneau.
Ecco il risvolto dell’edizione Feltrinelli. “Ecco la storia è l’unione di più storie (…)che nel loro intrecciarsi cercano di dar conto del processo creativo”. Fallendo miseramente, direi. Se voleva essere questo l’intento, il treno-Pennac ha deragliato. Questo è un esempio della profondità intellettuale di questo libro: 'Come nascono i suoi personaggi? Così. Dall’imprevedibile e necessaria combinazione tra le esigenze di un tema, le necessità del racconto, i sedimenti della vita, le casualità della fantasticheria, gli arcani di una memoria capricciosa, gli avvenimenti, le letture, le immagini, le persone…' "
(Daniel Pennac, “Ecco la storia”, parte IV, “La tentazione dell’interno”, capitolo 3).
Personaggi reali che diventano fittizi, sosia che confondono le loro esistenze, in quello che un redattore forse interinale definisce, nel risvolto, “inevitabile incrocio tra realtà e fantasia”.
Evitabilissimo. Tornare al primo Pennac, quello dell’amatissima saga, è un obbligo. Dimenticare questo libro non sarà difficile. Accidenti, però, che delusione.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Daniel Pennac (Casablanca, 1944), romanziere francese, genio della saga dei Malaussène.
Professore di Lettere in un liceo parigino.
Daniel Pennac, “Ecco la storia”, Feltrinelli, Milano, 2003.
Traduzione di Yasmina Melaouah.
Titolo dell’opera originale: “Le dictateur et le hamac”.
Il libro è stato tradotto come “Ecco la storia” per scelta dello stesso Pennac: in origine, infatti, "Ecco la storia" avrebbe dovuto essere il titolo originale, tuttavia è parso allo scrittore francese che non suonasse bene nella sua lingua. Non sembra che in italiano il suono sia particolarmente differente(considerando l'assonanza con il latino "Ecce homo"), tuttavia non discuteremo la scelta. Il romanzo è strutturato in sette parti, tutte provviste di titolo e numerate progressivamente. Ogni parte si suddivide in vari capitoli numerati, eccetto l’ultima, dedicata a “Il problema dei ringraziamenti”, che sembra attanagliare il professore francese.
Lankelot, G.F., giugno del 2003. Prime pubb: ciao, Lankelot.com
Altro Pennac in archivio Lankelot: Pennac Daniel
Commenti
In questo momento, sul nostro LANKELOT.EU, sono pubblicati 1000 articoli e 7830 commenti. A fronte di un lavoro che deriva da lunga militanza su LANKELOT.COM, e prima ancora su CIAO.IT, DER WUNDERWAGEN, LIGHEA, OUVERTURE, a vario titolo tutti festeggiamo un momento importante.
LANKELOT è risorto, la comunicazione e la critica letteraria e dello spettacolo vivono: INDIPENDENTI. LIBERE. AUTONOME. Nostre. E fin quando questo Stato stupido ci lascerà vivere LIBERI, INDIPENDENTI E AUTONOMI noi daremo vita a pensieri, arte e intelligenza. Questa è RICERCA. Questa è COERENZA. Questo è lo SPIRITO. E aggiungo: questo è niente. Qui abbiamo le POTENZIALITA' per cambiare la cultura di questa NAZIONE.
Rinnovandola: sulla tradizione.
A noi!
gf
"perché un lettore deluso è come un amante ferito, sa caricarsi di livore e risentimento ed è pronto a rivendicare uno dei suoi diritti non pronunciati. Il diritto di ricordare allo scrittore che, una volta finiti gli argomenti e inaridita l?ispirazione, è il caso di dedicarsi ad altro, non meno nobile, mestiere".
Vero, verissimo. Sacrosanto.
Del resto, l'ex amato Pennac ci aveva insegnato quali fossero i nostri diritti. Il suo tradimento non si perdona, appunto e a maggior ragione.
1> Grande!!
Mi piace la forza di queste righe.
E' niente. Sto implodendo:). Domani sera spacco tutto.;)
:) Meno di ventiquattr'ore. Emozione alle stelle, immagino.
C'è di tutto. Sangue, nervi, arte, pensieri, rabbia, gioia, frustrazione, implosione, rivoluzione. Non so spiegarti. Non riesco a parlare. E' strano. Tutto brucia e il tempo passa. Domani concludo un cammino lungo dieci anni. Esatti. Del futuro so solo questo;). Che domani molte cose si sintetizzano e si concludono e si rinnovano. Non so come. Meglio così...
Questa felicità
Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salvo anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
Tutto si avvera.
Mario Luzi
La storia si avvera, direbbe Pennac.
Dieci anni...
Roma, il tuo Disorder e tutta la strada che hai dietro le spalle. Domani è un giorno importantissimo ed è bello che abbia deciso di condividerlo con noi.
Torna a scrivere di Luzi, amica nostra. E presto.
E grazie.
A gennaio saranno dieci anni dalla morte del primo gf. Esatti. Questo evento di domani è la celebrazione della fine di un dolore cattivo e insensato e devastante che ho saputo vincere e trasformare e vedere vivere soltanto assieme a voi. Per questo, a voi va la mia riconoscenza in eterno: la mia identità e quel che ero - la mia essenza - l'avete intesa voi soli e voi primi. Mi hanno massacrato nei luoghi e nei contesti più impensabili e sono rimasto in piedi. Siamo vivi, io e voi, e siamo sogno e arte e speranza.
Restiamo uniti e avanziamo. C'è parecchia strada da fare. Domani è solo un passo.
Ma anche chi non è lì con te, E' LI' CON TE, non dimenticartene!!!!! E lascia un pezzetto di dolce (ovvero: raccontaci tutto ppena ti sarai ripreso).
Voglio citare il tuo primo commento qui sopra:
"LANKELOT è risorto, la comunicazione e la critica letteraria e dello spettacolo vivono: INDIPENDENTI. LIBERE. AUTONOME. Nostre"
Questo è (in potenza) tutto.
Ilde, tu ci sei sempre e domani ti sentirò dentro di me mentre leggo e i Mug suonano, e guarderò nella sala cercandoti. Sarai lì tra noi e mi sembrerà razionale. Questo solo ti dico.
Sei una delle anime più libere e intelligenti e vive e promettenti di questo sogno, onoraci ancora con la tua partecipazione e la tua arte. Danke.
Almeno se sarò dentro di te non farò... tardi!!!! :)))))))))))))
Questa cosa mi ha fatto venire in mente la PESSIMA figura fatta con Patrick a Trieste, quando sono arrivata allo spaccare... dell'ora dopo!!!! Giuro, avrei voluto sprofondare direttamente sulle Rive.
Il sogno è tuo, Franco, tua l'energia e la capacità di non mollare.
Noi, tutti noi, partecipiamo al sogno e lo sosteniamo.
Forza, forza e ancora forza!
"LANKELOT è risorto, la comunicazione e la critica letteraria e dello spettacolo vivono: INDIPENDENTI. LIBERE. AUTONOME. Nostre"
Orgoglioso di essere tra voi. Per un (ex) narciso individualista come me è una cosa incredibile. Ho fatto parte di tante comunità, tutte (o quasi) abbandonate per mia scelta. Questa, la più improbabile, proprio perchè fondata su una conoscenza e una partecipazione quasi del tutto virtuale, sembra invece coinvolgermi pienamente. Strana davvero la vita.
Grazie Franco. Grazie a tutti voi. Ho la sensazione di non fuggire via, questa volta. E che non mi pentirò mai (anche se "mai" non si dovrebbe dire) di avervi scelti come compagni di viaggio. Chi l'avrebbe detto.
io sono l'ultimo arrivato o quasi, ma sono commosso lo stesso dalla vita che nasce in queste ed altre pagine del sito. Spero di.
Circa la recensione: cattiva al punto giusto, scritta da un "lettore deluso" che "è come un amante ferito". In ogni caso io ho smesso al terzo capitolo della saga. Inutile dirvi che anni fa, quando presi in mano "La prosivendola" apprezzai e lessi un genio sapiente.
Sic transit gloria mundi.
leggo adesso i commenti e leggo parole importanti:
"A gennaio saranno dieci anni dalla morte del primo gf. Esatti. Questo evento di domani è la celebrazione della fine di un dolore cattivo e insensato e devastante che ho saputo vincere e trasformare e vedere vivere soltanto assieme a voi. Per questo, a voi va la mia riconoscenza in eterno: la mia identità e quel che ero - la mia essenza - l?avete intesa voi soli e voi primi. Mi hanno massacrato nei luoghi e nei contesti più impensabili e sono rimasto in piedi. Siamo vivi, io e voi, e siamo sogno e arte e speranza."
Adesso, a quest'ora posso solo immaginare l'evento e sapervi insieme con gioia. Io sono soltanto l'ombra che partecipa spiritualmente.
La mia speranza è di aver capito e ascoltato a sufficienza, di aver saputo intervenire al momento giusto con le parole giuste, di non esser stata invadente o noiosa e di aver reso meno difficile un tratto del percorso. La mia speranza è anche quella di saper tacere al momento opportuno, consapevole di aver esaurito il mio ruolo.
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Il sogno l'ho condiviso fin quasi dall'inizio con entusiasmo e con una passione che credevo sopite per sempre, scoprendo tra l'altro la possibilità di dialogare con persone nuove ed estremamente differenti. Ho imparato molto, ho dato quello che ho saputo e potuto, sia al sito che ai singoli, quando ne ho avuto l'occasione.
Si sono create amicizie d'incredibile intensità. É molto.
La riconoscenza va a te, Gf, che sei stato il motore trainante del tutto con la tua incrollabile fede nel sogno.
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Federico: hai scritto parole molto belle, che ti fanno onore. La vita è totalmente imprevedibile e piena di sorprese. Chi l'avrebbe detto. :-)
Cara Marina, l'entusiasmo e la passione che hai non si devono spegnere e non si spegneranno. Stiamo tutti imparando molto. La riconoscenza di ognuno di noi va ad ognuno di noi - alla vecchia guardia, quindi a te, in primis.
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Grazie Federico, grazie Paolo-Baol. Assieme creeremo - tutti - altre cose grandi e belle. Magari non popolari (quindi: perfetto).