Sono trascorsi venti anni da quella strana e tormentata notte in ospedale. Domenica di luna piena. Il dottor Gérard Galvan è di guardia al pronto soccorso della clinica Postel-Couperin. Tra un’impetigine, un attacco di asma e un motociclista ferito, il medico non fa che immaginare il proprio biglietto da visita: Professor Gérard Galvan Medicina Interna. La sua massima ambizione, un grande progetto: nella mia immaginazione si dispiegava come uno stendardo la cui ombra cancellava i colleghi e copriva tutto il campo medico.
Urgenza dopo urgenza, fino al momento in cui Galvan, alle due della notte, vede un uomo crollare lungo il corridoio del pronto soccorso. Il paziente ha solo il tempo di dire “Non mi sento tanto bene”. E, con questa semplice frase, si apre la sequenza più complessa ed imprevedibile di sintomi clinici che si sia mai vista. Lo strano paziente, di cui non si conosce né nome, né provenienza, né anamnesi, produce, una dopo l’altra, un ventaglio completo di patologie: dal blocco intestinale al globo vescicolare, dallo pneumotorace alle crisi epilettiche. Fino alla diagnosi finale: emorragia cerebrale. L’uomo che “non si sente tanto bene” potrebbe morire da un momento all’altro. Galvan decide di rimanere tutta la notte a vegliarlo: Pensavo solo questo: rimani vivo, rimani qui. Avevo reso le armi. Avevo strappato il mio biglietto da visita. In una notte ero diventato medico. Un figlio di papà toccato dalla grazia: Paolo folgorato sulla via di Damasco, sant’Agostino sotto il suo boschetto, Claudel dietro il pilastro…”.
La situazione, seppur grottesca e paradossale, porta Gérard Galvan a compiere un salto umano improvviso: abbandona tutte le lusinghe e le superbie della professione ereditata dai suoi antenati per divenire repentinamente un medico vero. Pensando alla sua metamorfosi, Galvan si addormenta. Al suo risveglio il malato non c’è più. E’ scomparso. Non è all’obitorio, non è in radiologia, non è in nessuna stanza del piano. Forse non è mai esistito? Forse quella notte assurda non c’è mai stata?
No, la lunga notte del dottor Galvan, domenica notte di luna piena, c’è stata eccome. Lo si evince nel momento in cui il malato riappare, novello Lazzaro, davanti agli occhi dei dottori che, fino a poche ore prima, lo avevano dato per spacciato. Ed è in piena forma pronto a dare a tutti loro (e a tutti noi) una spiegazione di quanto accaduto. La logicità, a questo punto, è piuttosto relativa, anche se il lettore più razionale potrebbe non trovare l’epilogo particolarmente convincente. Domanda: tutto il resto lo è?
“La lunga notte del dottor Galvan” vive di paradossi. E’ un delirante contrappunto, un’amena miscela di eventi, una breve allucinazione ben narrata. Il racconto di Pennac mi ha fatto pensare ad un tragicomico fumetto. Figure surreali e fuori dal comune che si avvicendano in una striscia di improbabili accadimenti. Il linguaggio è dissacrante ed ironico, la scrittura è veloce e scoppiettante. Non annoia di certo. “La lunga notte del dottor Galvan”: descrizione semi-seria di una doppia conversione, quella di Galvan, per l’appunto: non-medico/medico e medico/non-medico.
Questo testo è stato anche portato in teatro: nel 2005 Giorgio Gallione, autore di un breve scritto (Da Pennac a Molière e ritorno) posto nelle ultime pagine di questa edizione, ha infatti trasformato Galvan nel protagonista dell’omonima opera teatrale il cui interprete principale è Neri Marcorè.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Daniel Pennacchioni, questo il vero nome di Pennac, nasce a Casablanca nel dicembre del 1944. Studia e si laurea in Lettere presso l’Università di Nizza. Nel 1970 inizia a lavorare come insegnante in un liceo parigino, professione che porta avanti per circa trenta anni assieme a quella di scrittore. La sua fama è dovuta soprattutto alla figura di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio che, accanto ai suoi stravaganti familiari, è il protagonista di numerosi romanzi di Pennac, quelli facenti parti del cosiddetto “Ciclo Malaussène”. Il primo di tali romanzi, “Il paradiso degli orchi”, risale al 1985. Pennac è uno degli scrittori francesi contemporanei più noti ed apprezzati.
Daniel Pennac, "La lunga notte del dottor Galvan", Feltrinelli, Milano, 2007.
Traduzione di Yasmina Melaouah.
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Commenti
Neo Monna!
un libricino perfetto!
(perfetto per...?)
(Pennac è finito da quasi dieci anni.)
2. --> Mai usare qui l'aggettivo "perfetto"! Sorrido.
Caro Antonio, no, non è un libricino perfetto. E' solo divertente. Per leggere qualcosa di leggero. Una volta tanto.
3. --> Ho letto la tua recensione su "Ecco la storia" e devo dire che l'ho trovata severa e, forse proprio per questo, apprezzabile ed onesta. Si legge tutta l'amarezza della tua delusione. Io non conosco bene Pennac e, sinceramente, non so se vorrò approfondire la sua conoscenza. La tua recensione, in questa scelta, ha avuto il suo peso, lo ammetto.
In questo libricino ho trovato un perfetto (cavolo, l'ho usato di nuovo!) equilibrio tra tutte le parti del racconto. Tra la storia narrata, i personaggi, il numero di pagine e le parole usate per descrivere le situazioni.
Un raccontino divertente, sì, e non è certo nulla di impegnativo - in "libricino" sottointendevo la frivolezza del raccontino... ma tant'è: m'è piaciuto assai. :)
un occhio alla traduttrice. mi sembra interessante notare come, dal nome, sembri non di origine italiana :-) che bello vedere una cosa così, non so a voi, ma mi riempie il cuore! non ho letto questo Pennac, e neppure visto lo spettacolo, ahimé. luna piena, come di pochi giorni fa.
Abbiamo amato - il plurale mi sembra naturale - così tanto Pennac, negli anni dei Malaussene, che quel che ha successivamente stampato, per rispettare contratti capestro temo, è stato naturalmente mostruosamente deludente. Perché non s'è ritirato a vita privata?
5. --> Antonio: perfettamente d'accordo sul "raccontino divertente". Ha divertito anche me.
6. --> Anche io ho notato il nome della traduttrice. Non so chi sia, ma ho pensato che il nome potrebbe non dire nulla.
7. --> Scotta molto la delusione, leggo. Probabilmente non si è ritirato a vita privata perché qualcuno lo obbliga a scrivere per contratto o perché lui, semplicemente, non desidera smettere di scrivere. Non è facile ammettere con se stessi di non essere più quelli d'un tempo. Immagino che ci siano molti altri lettori che, come te, abbiano notato il tracollo. O no?
sospetto di sì. le classifiche di vendita parlano chiaro.
E' un peccato grosso.