L’AMORE e L’OMBRA.
“La negligenza” è un romanzo di formazione atipico e doloroso. È la storia dell’assenza di senso e di orientamento in un ambiente di giovani liceali, rampolli della decadente aristocrazia italiota, e della drammatica presa di coscienza della realtà a seguito della prima, tragica epifania del thanatos nelle loro esistenze. D’un tratto, lussi, dissolutezze e disordini s’interrompono: l’apparizione della morte determina il commiato da un’adolescenza che sembravano poter procrastinare a oltranza.
Narratore in prima persona e protagonista della storia è Enrico Celestri, diciottenne “aspirante scrittore” (III, p. 36): il romanzo si snoda in quattro parti (una per ogni stagione), suddivise a loro volta in 3+3+3+ 3(+1) “feste”. Nessun “capitolo”: il ritmo della vita dei personaggi è scandito dalle più etiliche e dissolute occasioni mondane, da Torino a San Francisco, da Praga a New York. Sembrano esistere soltanto nell’edonismo: dedizione a ogni vizio e a ogni lusso, acconcia consuetudine d’ogni raffinatezza. Tuttavia l’intelligenza dell’autore ha provveduto a rimediare a un altrimenti anonimo catalogo dei disordini e dei piaceri della “buona” società italiota tramite l’invenzione d’un autentico romanzo nel romanzo.
C’è una storia che si dipana attraverso la narrazione delle feste, e un’altra scritta tra le righe: capitolo dopo capitolo, incontriamo subito dopo il titolo un paragrafo corsivato, tendenzialmente alieno dal contesto della successiva narrazione se non per non immediata, indiretta e occasionale analogia; quasi a voler suggerire la possibilità di scrivere un libro a due voci – l’incoscienza e il difficoltoso e frammentario cammino del ritorno alla luce, in lentissimo divenire, inaugurano in poche e singhiozzanti battute ogni “festa”; l’antica immaturità e – se vogliamo – la primitiva innocenza del personaggio e la sconclusionata e agiatissima esistenza del suo ambiente nel resto del libro. Fino al momento in cui il doloroso cammino dell’incosciente può convergere con la puntuale trascrizione della memoria del passato: il dodicesimo “capitolo” è l’ultima apparizione del corsivo.
Si doveva valicare la linea d’ombra: la vita ha spezzato il ritmo naturale di questa transizione, perché al termine del racconto ad Enrico, convalescente, non rimane che osservare, in poche battute, d’essere – come dire – infestato.
Rimasto solo, si volta attorno e osserva: “Quando escono rimango, per un attimo, a scrutare i regali disseminati sul pavimento. Non vedo alcuna gioia in quei pacchi. Sento solo un’ombra che m’invade. Parla e la sua voce non è né dolce, né rabbiosa. È una voce comune e capisco che ha ragione. Non dice cose importanti ma i suoi modi sono convincenti. Così convincenti da far rabbrividire una bestia. Allora le chiedo di lasciarmi in pace, ma è già troppo fedele”.
S’annuncia un’esistenza di dannazione e di rimpianto: dell’amore perduto, della responsabilità d’una morte. Per negligenza.
“La negligenza” è la storia di Enrico, diciottenne figlio d’un pittore, liceale che “scribacchia”, integrato nell’ambiente dell’aristocrazia piemontese, e di Franz, il “signore delle feste” (I, 10), il più vecchio del gruppo, già alla guida d’una Bentley: Enrico vede in lui la “sensualità e la severità di un Dio” (III,33) e tende a emularlo. Franz insegna che la melodia più soave è quella delle caviglie di Marinella, la sua ragazza. Enrico se ne accorge non appena la incontra.
Marinella appare, dapprincipio, in una stanza immersa nell’ombra (I, 15): come se fosse stata sempre ad attendere Enrico, non appena scambiano qualche battuta si spoglia – poi precipita in un torpore che pare dettato non tanto da un’alterazione del suo stato, quanto da una provvisoria cessazione della sua natura simbolica. È creatura d’ombra, appare come spettro, è sensuale e seducente e poi – terminato l’incantesimo – si dissolve.
Non ha più i genitori, racconterà Enrico: è “orfana meravigliosa”.
Più avanti, nella sua seconda epifania, investe di luce Enrico: il brillante che pende dal suo collo sembra “una scheggia di ghiaccio, come i suoi occhi”: poco dopo, mentre vaga per un parco, pensando a lei vede la luna luccicare “tra i platani come una camicia damascata”.
È nel linguaggio che Marinella si rivela terrena: mai nella percezione di Enrico, mai nelle sue azioni. Quando lei lascia intendere che non ha più interesse per Franz (III,31) Enrico si trova a fissare “i suoi occhi celesti, umidi, le labbra screpolate e la tiara che luccicava sulla fronte bianca”. Ancora una volta, la sua natura simbolica è evidenziata dalla luce.
L’assenza di Marinella è un assedio – e tormenta, e lacera. Enrico gioca ad inventarla, allora, a ricordarla e a trasfigurarla nei suoi scritti. “Mi sedetti a cavalcioni sul davanzale e scrissi due pagine. Mentre il piede penzolava leggere, i caratteri si allineavano piano. Perché non aveva chiamato? Prima di addormentarmi, toccai le lenzuola cercando le sue mani”.
Il primo bacio – quel che Enrico stava perdendo per distrazione, e per confusione erotica (poco prima aveva stretto a sé Elena, che giudicava “animale felice e indifeso” e in suo potere: III, 39) determina una scazzottata tra lui e Franz. Emulare il modello non significa sostituirsi al modello: è la prima rottura dell’equilibrio nell’ambiente. Marinella lascerà Enrico prima delle vacanze.
Enrico viaggerà, nel corso dell’estate, in America: incontrando riflessi di Marinella in ogni donna, amandone qualcuna e insistendo nel tentativo di farla aderire al suo spettro, alla donna apparsa nell’ombra. Il divino simulacro dell’eterno femminino ripudia la realtà: l’accecato vagheggia e agogna, e se possiede non trova senso – la sua natura è l’incompiutezza, la sua condizione è la tensione. Quando avrà Marinella (XI, 121) penserà “La desideravo tanto che non riuscivo a toccarla. Mi sembrava di aver aspettato tutta la vita e un senso di rabbia, di impotenza si mescolava alla gioia”. Impotenza?
Questa parola non costituisce una scelta “pacifica”, per così dire: l’ultimo pensiero dell’amante passionale, a un passo dall’ultima conquista, non è “l’impotenza”: rabbia e gioia sì, ma impotenza – perché mai? L’idea s’incarna e s’offre all’amante del sogno – s’impadronisce della realtà: il ricercatore, a quel punto, non ha più senso, né natura. A un tratto, Enrico sente d’avere la febbre: beve qualcosa, poi porta in giro in macchina Marinella. Sente smarrita la lucidità, percepisce che sta perdendo il controllo: tuttavia continua a guidare.
È negligenza l’incidente che uccide Marinella e trascina in coma Enrico, o è l’incapacità dell’idealista di accettare la felicità? È l’ultima e inconscia rivolta dell’aeternus puer, che vede pregiudicata la sua natura da una trasformazione, oppure l’incapacità di vivere l’amore senza avvertire l’oberante presenza della morte?
Sta di fatto che al negligente assassino rimane un’ombra dentro. E Franz, ultima apparizione dell’alterità, piange il compagno e rivale sul suo letto d’ospedale. Ha il “viso stravolto dal male”: ma è rabbia e disperazione e risentimento al contempo. E percezione d’un addio all’innocenza, e lamento di chi vede un amico dannato in eterno. Ora sì – penseremmo all’impotenza.
Ora che è apparso ciò che è irreversibile – il più spietato nemico, la morte.
Non ho nominato altri personaggi, pure marginali, come Coso, il buffone del gruppo, cleptomane e ridanciano; Davide, che conta due papi e uno zar tra gli antenati, e sembra gongolare dell’inerzia; Luca, figlio d’un macellaio, che per poter essere parte di quell’ambiente ha venduto il suo corpo tempo prima; ho solo alluso ad Elena, figuretta che pare spesso funzionale alla narrazione come “doppio” terreno e affatto simbolico di Marinella. Ho preferito concentrare l’analisi, in queste brevi pagine, sulle figure portanti del libro: pur riconoscendo a Pellegrini il talento del romanziere burattinaio, capace di tenere tante vite sullo stesso filo e di diversificarle e di animarle, ammetto che il fascino tenebroso della vicenda di Enrico e Marinella schiaccia il resto della narrazione.
Concludo. Dopo aver ultimato la seconda lettura del libro, a distanza di sette anni, ho avvertito la sensazione di allora: il desiderio di poter leggere ogni altra opera d’un autore così intelligente e talentuoso. Pellegrini, che aveva esordito nel 1991 con l’ormai irreperibile “Cuor di panna (e i suoi amici)”, non ha più pubblicato narrativa. Almeno: questo posso concludere dopo numerose ricerche in rete e una incomprensibile damnatio memoriae sulla stampa nazionale. Non so se lo scrittore abbia avuto difficoltà editoriali o abbia smarrito l’ispirazione: soltanto, sento di poter affermare che “La negligenza” sia uno dei migliori romanzi degli anni Novanta, e che davvero ogni lettore dovrebbe fare carte false per poter leggere un altro libro del genere.
Nel decennio macchiato dai conati dei sedicenti cannibali e intossicato dalle imbrattate carte nei più goffi stili liberi, questo romanzo va salutato come un diamante. Difficile non amarlo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Enrico Pellegrini (Torino, 1971), romanziere italiano.
Enrico Pellegrini, “La negligenza”, Marsilio, Venezia, 1997.
Lankelot Franchi. Febbraio 2004
Prima pubblicazione: Lankelot.com
Commenti
beh, dimenticato? Nessuno ne ha più saputo niente?
Sia. A me era piaciuto parecchio.
mai saputo niente di Pellegrini se non dalle tue parole appassionate.
"È nel linguaggio che Marinella si rivela terrena: mai nella percezione di Enrico, mai nelle sue azioni." Una strana figura femminile....
*
"È negligenza l?incidente che uccide Marinella e trascina in coma Enrico, o è l?incapacità dell?idealista di accettare la felicità? È l?ultima e inconscia rivolta dell?aeternus puer, che vede pregiudicata la sua natura da una trasformazione, oppure l?incapacità di vivere l?amore senza avvertire l?oberante presenza della morte?"
preferirei pensare a negligenza piuttosto che alle altre ipotesi, che mi sembrano spaventose.
La negligenza..
Eh questo è uno di quei titoli che catturano l'attenzione e incollano gli occhi al libro.
Ora leggo...
"incapacità dell?idealista di accettare la felicità"
Su questa frase ci sarebbe da pensare giorni interi...
Trovato nel catalogo della biblioteca. Domani passo a prenderlo.
Ci vorrebbero giornate infinite per seguire tutti i bei consigli che si ricavano dalle pagine di lankelot.eu, ma a questo va data la precedenza. Fosse solo per la tua righe conclusive "Nel decennio macchiato dai conati dei sedicenti cannibali e intossicato dalle imbrattate carte nei più goffi stili liberi, questo romanzo va salutato come un diamante. Difficile non amarlo".
Non potrà non lasciarvi qualcosa. Di vivo. Ripeto, non capisco che fine abbia fatto e non riesco a capacitarmi di come sia sparito nel nulla (o forse sì).
Che presentazione suggestiva, Franco. Mi hai fatto venir voglia di comprare il libro, pur non conoscendo l'autore in questione.
Ricevuto oggi il libro. Bella anche la veste grafica, con la copertina nera e la carta della giusta porosità.
Prezzo: 3,88. Svalutazione dell'arte.
Magari è un buon segno;)
Ho cercato in giro il libro, ma risulta fuori catalogo. Dove l'hai trovato a 3,88 ?
Su ibs, Federico.
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=HYQX0FXTLA5DM
Letto d'un fiato la sera prima di partire per Trieste.
Hai assolutamente ragione, Franco. Difficile non amarlo.
E il cerchio che si chiude con quei paragrafi in corsivo ad aprire di volta in volta i capitoli, per farsi poi epilogo in qualche modo annunciato, eppure inatteso. Perfetto!
Adoro le architetture, specchi di dicotomie. Peccato davvero sia caduto il silenzio su questo autore.
(non poteva non piacerti. Scrivine anche tu, quando potrai, adesso;) )
(Uhmm, preferisco non scriverne. Non avrei nulla da aggiungere a quanto letto qui)
Pondera & valuta;) Sì che c'è qualcosa di diverso. Lo stile!
L'ho comprato anche io;)
Sembra nuovamente fuori catalogo.
Questo era l'isbn indicato da Angela:
ISBN 9788845240911
e questo il codice Ean dell'edizione Marsilio:
9788831765732
No fun my babe no fun
No fun my babe no fun
No fun to hang around
Feeling that same old way
No fun to hang around
Freaked out for another day
No fun my babe no fun
No fun my babe no fun
No fun to be around
Walking by myself
No fun to be alone
In love with nobody else
Well maybe go out maybe stay home
Maybe call Mom on the telephone
Well come on, well come on,
Well come on..........
IGGY & THE STOOGES. No Fun.
http://www.youtube.com/watch?v=BLCQU8iKalA
ENRICO PELLEGRINI NON UNO SCRITTOREEEEEEEE........ MA UN VERO E' PROPRIO ASSASSINOOOOOOOOOO....! ASSASSINOOOOOOOOOOOOO.......! HAI UCCISO 2 GIOVANISSIME RAGAZZE.......BASTARDO ! PERCHE' NON SCRIVI QUESTO SUL TUO LIBRO... CHE IL PAPI TI HA PAGATO PURE GLI AVVOCATI PER CHIUDERE IL PROCESSO SENZA NESSUNA PENA PER TE...! LA CAUSA ERA GIA' TERMINATA PRIMA CHE ARRIVASSERO I PARENTI DELLE VITTIME ! RICORDA CHE TUTTO TORNA PRIMA O POI. NON TI DIMENTICHIAMO BUTTATELO IL LIBRO E NON CERCATELO PIU' DARETE SOLO DEI SOLDI AD UN ASSASSINO.
Ahahahahah! Che bello. Un matto.
21. "Negligente", volendo giudicare credibile il tuo commento dovrei chiederti di presentarti con nome, cognome e città di provenienza: la mia mail è pubblica, franchi@lankelot.eu - il tono del commento, va da sé, giustifica la mia richiesta.
Altrimenti, quel commento dura poco. Mi spiace.
Per arpaeolia: prima di dare del MATTO ad una persona,perchè non ti informi a riguardo.Ti piacerebbe qualora ne avessi una,vedere tua sorella uccisa da un diciottenne ubriaco in contromano in uno dei corsi più grossi di torino...?
Per franchi:il mio nome e cognome non te li posso dare per la privacy.Anche se penso che tu possa arrivarci da solo.
Comunque la mia provenienza come ho già scritto prima è torinese.
Sono il fratello di una delle vittime dell' incidente di cui lo STRONZO ha parlato nel suo libro.....se vorrai cancellare i miei commenti fallo pure..tanto sei uno dei tanti ipocriti che per difendere un riccone, passa sopra anche a fatti molto gravi....la nostra sofferenza non verra mai annullata da gente come voi...purtroppo...
Vedremo come agirà la tua coscienza.
un saluto da torino e da una stella che brilla nel cielo....!
Caro Negligente,
sinceramente non posso arrivare da solo al tuo nome e cognome; né, come potrai sospettare, potevo e posso sapere niente di un incidente avvenuto a Torino tanti anni fa, o della classe sociale (dell'estrazione sociale) di un autore che ho scoperto in libreria tanti anni fa, e che poi è sparito. Definirmi "uno dei tanti ipocriti che difende un riccone" è abbastanza ingeneroso, te ne renderai conto da solo, credo. Io parlo di Letteratura e non di vicende biografiche, che purtroppo non conosco e continuo a non conoscere. E non credevo fossero state fonte di ispirazione per il romanzo.
Ciò detto, mi dispiace davvero scoprire che dietro a questo libro c'è una tragedia, e che tua sorella se ne sia andata così. Più ancora, mi spiace che tu e l'autore non ne abbiate parlato prima e dopo la pubblicazione del romanzo. E che - da quanto vedo - non ci sia stato perdono, né comprensione per l'accaduto.
altro non so dire - documenti non ne ho, diversi da un romanzo e dai tuoi commenti.
salut
gf
(d'altra parte, se è vero tutto quel che è scritto, allora pensa: "S?annuncia un?esistenza di dannazione e di rimpianto: dell?amore perduto, della responsabilità d?una morte. Per negligenza". L'autore che ha scritto queste parole è un'anima che soffre, e si maledice ogni giorno. Perché non perdonarlo?)
OT - e pardon: aggiornato intanto l'indirizzo della pagina, che adesso appare per esteso; verificato il codice ean; ripristinata la copertina. Chiudo l'OT.
come si può perdonare un uomo che dopo un accaduto del genera scappa in america finanziato dal papà...senza neanche pagare per ciò che ha fatto???comunque apprezzo la risposta..grazie e scusa per le parole.. ma capirai perfettamente la rabbia che c'è dentro di noi...!
Io - l'avrai capito - non conosco personalmente Enrico Pellegrini, ho letto il suo romanzo quando avevo 19 anni e l'ho riletto, per scriverne, quando ne avevo 26, nel 2004. Non posso avere notizie diverse da quelle che ho letto e interiorizzato via romanzo. Mi sembrava un po' al limite che l'ispirazione fosse derivata da un dramma del genere: se è stato così, vedo soltanto tanto buio e tanto dolore per tutti. Per chi se ne è andato, per i parenti di chi ingiustamente ha perso la vita, per chi ne è responsabile e non credo vivrà bene, e non credo viva bene, ovunque sia.
Mi dai una notizia - ossia, che EP viva in America. Allora è quell'avvocato che ho trovato in Rete, studio a NY. Un emigrante. E' triste, credo. Ha perso, in quel caso, la sua terra, i suoi amici, tutto. Non so dirti, negligente. Non lo conosco, non ti-vi conosco. Mi spiace per tutti voi, solo questo, e spero che il tempo vi restituisca, se non la pace e la serenità, almeno la forza di parlarvi e di comprendervi. Cristianamente o meno. Il male va trasformato sempre in bene. Con disperata fiducia nel futuro.
Infatti la mia, è stata semplicemente una reazione istintiva di rabbia e nervosismo che quotidianamente ormai abbiamo dentro di noi.
Ci si chiede perchè il male avvolte sopravvive e il bene no? ! capisci che diverse e tante cose NON SONO GIUSTE in questa vita di m....! comunque si mia sorella ha perso la sua vita a soli 21 anni per colpa di quella merda e lui ora fà l'avvocato a NY ! bella la vita così? ha pure avuto un figlio/a ! mentre mia sorella non potrà riavere niente dalla vita.
Mi potresti gentilemnte dare il link di quel sito dove hai trovato info riguardo EP...
Felice di aver trovato una persona come te che ha capito e con cui è un piacere scriversi ti saluto e ci sentiamo presto.
D.
Quando vuoi:).
Se scrivi "enrico a pellegrini" su google trovi - alla quarta voce - la pagina della white & case. Si direbbe lui.