Pavia Archie R.

Ricordo di Elvira Sellerio

Autore: 
Pavia Archie R.

Ho conosciuto Elvira Sellerio nell’estate del 1986, a Palermo, in un grande ed elegante appartamento all’interno 1 di via Siracusa n. 50, mitico indirizzo della sua casa editrice.

Avevo appuntamento con lei per intervistarla in merito alla piccola e media editoria italiana, per un’inchiesta da pubblicare sulla rivista della Lega delle Cooperative, a cui allora collaboravo. Quasi sotto l’influsso di imprevedibili sintonie umane ed intellettuali, ci ritrovammo subito reciprocamente simpatici, ed a ragione di ciò quel primo e unico nostro incontro è rimasto per me indimenticabile, pervaso come fu da afflati profondi, sotterranee intese e sottile umorismo.
 
Parlammo di libri e di scrittori, certo, ma anche di vita vissuta, problemi ed affanni quotidiani, cinema ed altre passioni condivise: dopo più di un’ora di gradevolissima conversazione a tutto campo, ne ricavai la magnifica impressione - conservata integra negli anni e come cristallizzata in un vago alone di leggenda - di trovarmi di fronte ad una donna fragile e granitica al tempo stesso, determinata nelle proprie scelte, sicura di sé e con una chiara visione di quelli che sarebbero stati i proponimenti e gli obiettivi futuri della sua azienda editoriale, in quel tempo ancora in fase di crescita ma già ben nota ed apprezzata nell’ambiente.
 
Ricordo anche, meno volentieri, le numerose sigarette che accese e consumò durante l’intervista: un’abitudine, un vizio, come riferirono i giornali annunciandone la morte - sopravvenuta nella sua città il 3 agosto dello scorso anno - da cui non aveva potuto o voluto evidentemente affrancarsi, e che di certo ha contribuito non poco ad aggravarne lo stato di salute. In quella lontana estate siciliana, coltivavo ancora l’ambizione di entrare a far parte dell’elitaria schiera dei suoi autori, e dunque, incoraggiato anche dal clima amichevole che avvertii intorno, le parlai del racconto a cui allora stavo lavorando e che, in seguito, ultimato e su suo invito, le inviai in lettura. Non ricevetti mai il conforto di un giudizio, o almeno di un’opinione, positiva o negativa che fosse.
Insieme alla lettera con cui Elvira mi ringraziò per l’intervista, poi regolarmente pubblicata, conservo gli affettuosi biglietti d’auguri pasquali e natalizi che ci scambiammo per anni, fino a quando, come talvolta accade, senza apparente motivo, anche quell’esiguo contatto epistolare s’interruppe e fu solo silenzio - ma non indifferenza, mai, da parte mia - sulle nostre rispettive storie.
 
Mi rifeci vivo con lei solo nel 1999, in occasione dell’uscita, presso un piccolo editore romano, delle mie Lettere all’alba, di cui subito le feci avere una copia: si trattava d’una raccolta di poesie che, tra le altre dedicatorie, comprendeva anche quella riguardante in prima persona proprio lei, Elvira Sellerio: versi di convinta ammirazione, ma anche pervasi di toni affettuosamente polemici per quel remoto giudizio tanto atteso e mai giunto.
 
Rispose a giro di posta, con il garbo di sempre, commossa e felice per il nuovo inatteso incontro; puntualizzando però che mi sbagliavo, che era invece da sempre sua abitudine leggere tutto ciò che le veniva proposto, che di certo c’era stato un disguido e comunque, se ne avevo, le rispedissi comunque altri testi. Cosa che feci ben presto, restando però anche in quell’occasione, e con grande tristezza e disincanto, senza un suo concreto pronunciamento sulla qualità dei miei racconti.
 
Un altro decennio e più è trascorso da allora e non s’è mai appurato, né vale più farlo oramai, se risposte davvero vi furono e andarono smarrite, o se Elvira Sellerio, semplicemente e per ben due volte, mi aveva mentito, per evitare a se stessa, magari, l’imbarazzo di un parere poco lusinghiero e a me la dolorosa ferita di una disillusione circa il mio presunto talento letterario.
Adesso che ho smesso di credere in un luminoso futuro di scrittore professionista; offeso, come tutti, dagli anni che passano impietosi e con la consapevolezza, triste ma dignitosa, di non poter più comparire tra gli autori della sua gloriosa collana in piccolo formato con le copertine blu, mi ha fatto piacere discorrere di Elvira Sellerio dalla scrivania di questa mia libreria antiquaria che di sicuro le sarebbe piaciuta, e rievocare il mio incontro con lei e ciò che ne è seguito: ovunque tu sia finita abbiti il mio saluto e il mio rimpianto, cara, elegante e indimenticabile grande signora dell’editoria italiana del Novecento e del Duemila.
 
BREVI NOTE
 
Elvira Giorgianni (Palermo, 18 maggio 1936 – Palermo, 3 agosto 2010) in Sellerio è stata un'editrice italiana. Nel 1970 ha fondato con il marito, il fotografo Enzo Sellerio, la casa editrice che porta il loro nome.
 
Archie R. Pavia
ISBN/EAN: 
000

Commenti

[elvira sellerio] Ho

[elvira sellerio] Ho conosciuto Elvira Sellerio nell’estate del 1986, a Palermo, in un grande ed elegante appartamento all’interno 1 di via Siracusa n. 50, mitico indirizzo della sua casa editrice.

Avevo appuntamento con lei per intervistarla in merito alla piccola e media editoria italiana...

[archie pavia] pagine di e su

[archie pavia] pagine di e su archie pavia: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Pavia+Archie+R.

grazie per questo contributo al capitano del vascello di carta "900 di carta".

[elvira sellerio] aggiungo,

[elvira sellerio] aggiungo, qui in coda, il link alla pagina apparsa, per tempo, sul Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cultura/10_agosto_03/elvira-sellerio-morta_8d6bd6...

[elvira sellerio] ho caricato

[elvira sellerio] ho caricato un altro ritratto: pardon, l'altro era caduto assieme al server, complice una scelta sciagurata dei tecnici. Ora ci siamo.