Da diverso tempo, ad intervalli più o meno lunghi e di volta in volta in un crescendo di ansia ed allarme, si torna a parlare della scomparsa del libro cartaceo, messo in disuso da quello elettronico – l’E-book, secondo l’oramai invasiva e inevitabile terminologia inglese – dall’iPad e da altri diabolici supporti d’alta tecnologia, presenti sul mercato o di futura produzione.
Dissertazioni a ruota libera che potremmo agevolmente suddividere in due diverse scuole di pensiero: da una parte gli entusiasti estimatori di una lettura fredda , come può senz’altro essere definita quella offerta dallo schermo di un computer o da una tavoletta digitale; dall’altra quelli che ritengono il libro di carta insostituibile, destinato, se non proprio all’immortalità, almeno ad una lunga, lunghissima convivenza parallela con quello elettronico. Personalmente, da addetto ai lavori ogni giorno a stretto contatto con questi silenziosi e fedeli compagni di viaggio, aderisco volentieri, sia pure con moderato ottimismo, alla seconda categoria di tali “profeti” del destino del libro, e dunque credo che ci attendano almeno venti, forse trent’anni di convivenza più o meno pacifica dei due modi di leggere, per quanto agli antipodi l’uno dall’altro, poi, come usa dire, chi vivrà vedrà. In questo arco di tempo, e sia pure con difficoltà sempre nuove e perennemente in agguato, spero di poter continuare a svolgere il mio lavoro di libraio antiquario così come l’ho inteso finora: con entusiasmo, sacrificio, ansia di conoscenza e con quell’indispensabile parte di salutare follia che rende possibile una cauta fiducia nel destino di questa temeraria e fantastica professione. Professione che ritengo comunque destinata ad assumere un sempre maggiore prestigio, con la progressiva, inevitabile diffusione dell’E-book e suoi omologhi.
Al libro cartaceo, infatti, sono legati e lo saranno sempre, riti, odori, situazioni, sentimenti, stati d’animo, emozioni ed avventure che nessun espediente di lettura fredda sarà mai in grado di mettere in scena ed offrirci: beni preziosi e sempre più ricercati.Citerò un esempio: tempo addietro, nella rubrica di Corrado Augias su la Repubblica, un lettore parlava della copia di un libro a cui teneva moltissimo, legata ad un’intensa storia d’amore: ebbene questa copia, lasciata incautamente sulla spiaggia, vicinissima al mare, era stata lambita dalle onde che le avevano lasciato tra le pagine un intenso sentore di salsedine che riaffiorava, con il suo carico di memoria di quella lontana estate di passione, ogni volta che il libro veniva aperto: la specifica copia di quel libro era dunque diventata unica e insostituibile, testimone di una storia comunque importante, a prescindere da come – in un addio o in un’unione duratura e felice – sia poi finita. Ogni libraio che si occupi come me in maniera mai superficiale di libri esauriti e dimenticati nel tempo, potrebbe riferire dozzine di storie e aneddoti come questo: i libri, infatti, possiedono indiscutibilmente un’anima, vivono di vita propria, possono essere capricciosi o benevoli, nascondersi o farsi trovare, essere più o meno complici ma raramente ostili. I vecchi libri portano con sé e trasmettono, a chi sa percepirle, tracce di antiche vicende, trascorsi amori su cui gli stessi protagonisti hanno steso – per sopraggiunta morte, abbandono o eccesso di vecchiezza – un invalicabile velo di oblio e disconoscenza; le loro pagine spesso nascondono biglietti di viaggio per le più disparate destinazioni, scontrini di supermercato e di bilance pubbliche, santini, fiori essiccati, lettere, cartoline con auguri pasquali e natalizi, dediche appassionate o banalissime, fotografie utilizzate a mò di segna pagina ed altro ancora. Sembrano, talvolta, venirci incontro per moto proprio, scelgono loro, parrebbe, se appartenerci o meno, come guidati da misteriose alchimie, imprevisti percorsi, depistaggi, intrecci inestricabili di coincidenze: mi è capitato di cercare forsennatamente un libro per anni, invano; poi, quando già mi ero arreso per sfinimento fisico e psicologico, ne ho trovate addirittura tre o quattro copie nel giro di una settimana.
A proposito di fotografie, poi, tempo addietro ne rinvenni una in bianco e nero sul cui retro era indicata solo una data, 20 dicembre 1960; ritraeva una coppia di giovani appoggiati al davanzale di un terrazzo: lui aveva un’aria estasiata dietro spesse lenti da miope con montatura, presumo, di tartaruga; lei, un pò più distante, con un bel vestitino a pois, sorrideva appena, un sorriso come a mezz’asta, in bilico se abortire o aprirsi ad una più decisa, cristallina risata. Ebbene mi sono chiesto: Chi erano quei due? Quale storia li univa? Si amavano? Si erano appena detti addio? Spesso ho fantasticato sulle tracce dei precedenti possessori di libri poi capitati nelle mie amorevoli mani di entusiasta libraio; nello specifico caso di quei giovani sconosciuti del 1960, mi è piaciuto immaginare un futuro d’amore e di felicità, per un’immediata, istintiva simpatia nei loro confronti, dettata da un significativo particolare: quella foto era custodita in una bella edizione de "Prima che il gallo canti" di Cesare Pavese, scrittore da me amatissimo.
Questo per dire che i libri possono tessere anche ideali rapporti di complicità e affinità culturali tra persone che non si sono mai incontrate e mai si incontreranno. Inutile forse precisare che quel libro l’ho poi tenuto con me, insieme alla foto gelosamente custodita tra le sue pagine per tanti anni. Tra gli altri non pochi libri da cui non ho avuto cuore di separarmi, voglio ricordare anche la prima edizione di "Rimini", di Pier Vittorio Tondelli: me la ritrovai tra le mani al mercatino di piazza Borghese, proprio il giorno successivo alla morte di quel giovane, bravo e sfortunato scrittore. Si trattava di un esemplare “allo stato di nuovo”, come diciamo nel nostro gergo di bibliofili, impreziosito ulteriormente da una bella e lunga dedica dell’autore a Pasquale Festa Campanile. Che dire? Intesi quella coincidenza (ma lo fu poi davvero?) come un segno del destino, un messaggio che Tondelli aveva voluto inviarmi per il tramite di quel (casuale?) ritrovamento del suo romanzo più famoso. Può anche accadere che i libri difendano, proteggano e in qualche maniera decidano di aiutare chi ha dato prova di rispettarli ed amarli: un giorno non ritrovai più sullo scaffale un volume di una certa rarità e pregio, di un valore, diciamo, intorno alle centomila delle lire allora in corso; ebbene il giorno seguente, nella confusione domenicale di Porta Portese, acquistata presso un rigattiere occasionale una vecchia, sdrucita copia de Il vecchio e il mare di Hemingway, vi rinvenni all’interno, ben ripiegate al centro del volume, quasi fossero in una specie di cassaforte di carta, alcune banconote, che mi ripagarono, con gli interessi, del furto appena subito. Ancora una storia, per concludere: tra i miei primi clienti ci fu un giovane ferrarese, appassionato di un autore poco conosciuto da noi, per quanto italianissimo e di grande talento: Carlo Coccioli. Fui incaricato di recuperare tutte le prime edizioni di questo scrittore, comprese quelle in lingua francese e spagnola, visto che da decenni si era trasferito in Messico: una ricerca complessa e suo modo affascinante, che portai a termine, tra non poche difficoltà, nel giro di circa un anno. Quel giovane ebbe poi modo di raggiungere Coccioli nella sua nuova patria - dove era, neanche a dirlo, famosissimo e tenuto nella massima considerazione – da cui rientrò portando in valigia per me, con tanto di lunga,
bellissima dedica al volenteroso libraio italiano, un volumetto che riportava, con riproduzione delle copertine e schede esplicative d’ogni singola opera nelle diverse edizioni, l’intera bibliografia di quell’autore, di cui ero nel frattempo divenuto a mia volta grande estimatore. Carlo Coccioli è morto oramai da qualche anno, quando già avevo del tutto perso di vista il giovane ferrarese che me l’aveva fatto conoscere, ma quel volumetto è conservato ancora con cura nella mia biblioteca, a testimonianza di come i libri possano creare, come nel caso della coppia pavesiana di cui prima narravo, intese intellettuali di grande valore e coinvolgimento.
Tutto questo, e chi sa quanti altri riti e piccoli, grandi miracoli legati all’universo librario, è destinato ad andare irrimediabilmente perduto con il sopravvenire d’una sempre più invadente e fredda tecnologia applicata alla solitaria e paziente arte di leggere: a mio vedere non sarà, in termini di emozioni, contatti umani e poesia, una perdita di poco conto; ed è per questo che, da libraio sensibile, senz’altro più sognatore che commerciante, continuerò a fare la mia modesta parte per rimandarne fino all’estremo limite l’ultimo respiro.
Archie R. Pavia
Per approfondire... ARCHIE PAVIA in Lankelot:
Commenti
[della sparizione del libro
[della sparizione del libro cartaceo] Da diverso tempo, ad intervalli più o meno lunghi e di volta in volta in un crescendo di ansia ed allarme, si torna a parlare della scomparsa del libro cartaceo, messo in disuso da quello elettronico – l’E-book, secondo l’oramai invasiva e inevitabile terminologia inglese – dall’iPad e da altri diabolici supporti d’alta tecnologia, presenti sul mercato o di futura produzione.
Dissertazioni a ruota libera che potremmo agevolmente suddividere in due diverse scuole di pensiero: da una parte gli entusiasti estimatori di una lettura fredda , come può senz’altro essere definita quella offerta dallo schermo di un computer o da una tavoletta digitale; dall’altra quelli che ritengono il libro di carta insostituibile, destinato, se non proprio all’immortalità, almeno ad una lunga, lunghissima convivenza parallela con quello elettronico...
[atteso esordio] benvenuto al
[atteso esordio] benvenuto al grande Archie Pavia! Questa la sua scheda: http://www.lankelot.eu/autori/archie-pavia
e letto questo grande pezzo, cercate qualcosa ancora in questo ricco tag: LIBRERIE in lanke, http://www.lankelot.eu/librerie
[libro cartaceo] bellissimo
[libro cartaceo] bellissimo quanto scrivi qui, Archie:
"Al libro cartaceo, infatti, sono legati e lo saranno sempre, riti, odori, situazioni, sentimenti, stati d’animo, emozioni ed avventure che nessun espediente di lettura fredda sarà mai in grado di mettere in scena ed offrirci: beni preziosi e sempre più ricercati."
Commovente.
[la missione del libraio] e
[la missione del libraio] e un inchino per questa clausola:
"Tutto questo, e chi sa quanti altri riti e piccoli, grandi miracoli legati all’universo librario, è destinato ad andare irrimediabilmente perduto con il sopravvenire d’una sempre più invadente e fredda tecnologia applicata alla solitaria e paziente arte di leggere: a mio vedere non sarà, in termini di emozioni, contatti umani e poesia, una perdita di poco conto; ed è per questo che, da libraio sensibile, senz’altro più sognatore che commerciante, continuerò a fare la mia modesta parte per rimandarne fino all’estremo limite l’ultimo respiro."
> alla grande. Grazie, Archie.
[libro cartaceo - ebook] Un
[libro cartaceo - ebook] Un pezzo interessante, per me, che riguarda l'idea di un americano: prestare ebook nelle biblioteche per salvare il patrimonio librario. Non priva di scogli, ma. Qui: http://ehibook.corriere.it/2011/02/prestare_ebook_per_salvarei_li.html
[Pavia, Missione del libraio]
[Pavia, Missione del libraio] Da appartenente alla categoria di chi con i libri ci ha a che fare quotidianamente (sono una bibliotecaria) non posso che sottoscrivere questo bell'inno al libro. E da "dispensatrice" del contenuto dei libri e non solo della loro forma, forse posso fare qualche ulteriore riflessione.
Forse non tutti sanno che... un grave "collo di bottiglia" che attende anche noi nel futuro prossimo, riguardò attorno al XIII secolo il cambiamento decisivo di supporto scrittorio (prima c'erano stati le pietre, la cera, il legno, i papiri, in contemporanea e con buona sopravvivenza posteriore la pergamena) con l'avvento e la diffusione della carta derivata dalle fibre di un altra metria che si stava imponendo, il cotone. E il secondo, se vogliamo peggiore, fu nel XV secolo, l'avvento della stampa a caratteri mobili.
Questi colli di bottiglia riguardarono i supporti ma investirono i contenuti in modo drammatico. Si disse che la pergamena aveva una durata eccezionalmente più lunga della carta (questo è vero se pensiamo soprattutto alla carta moderna prodotta a partire dal 1830/1850: ad esempio abbiamo già perduto varie pubblicazioni di fine Ottocento e inizio Novecento - soprattutto periodiche - a causa della composizione povera della carta - letteralmente in briciole), si disse che la stampa era orrenda e Federico da Montefeltro rifiutava libri stampati nella sua biblioteca.
Il numero dei libri perduti a causa di questi cambiamenti è enorme, dato che nessuno ha mai pensato neppure nel passato di passare su carta o stampare tutto ciò che pre-esisteva.
Il libro elettronico tra l'altro rischia grandemente di più rispetto al libro cartaceo di diventare obsoleto in poco tempo, di non essere più leggibile, di non venire trasmesso e di perdersi inesorabilmente.
Quale sarà il futuro del libro? Non lo so, sinceramente la cosa mi preoccupa solo marginalmente. Quello che mi sta a cuore è che i contenuti non vadano perduti, che la conoscenza non debba venire limitata dal supporto.
Paradossalmente, per ragioni di copyright, si sta facendo un recupero eccezionale di libri ormai fuori stampa attraverso la loro digitalizzazione. Basta che gli si consenta di restare in vita (altrimenti è solo un'operazione inutile), carta o pixel va bene lo stesso :)
[Ebook] Sì, le biblioteche ci
[Ebook] Sì, le biblioteche ci stanno riflettendo seriamente. Ma non è una cosa facile.
Tuttavia una cosa è conservare e una cosa è diffondere il sapere. Sono piani diversi che richiedono molte risorse e che non avrebbe senso duplicare.
[Pavia]fantastico questo
[Pavia]fantastico questo articolo!!!!!
Io ammetto di essere d'accordo, a me piacciono i libri cartacei, ho un rapporto feticistico con i miei, ogni tanto li sposto, li sistemo, li spolvero, la mia libreria è disposta per affinità e con criteri che so solo io. Ultimamente per ragioni di spazio, ho dovuto fare adattamenti, ma io ce l'avrei in testa la disposizione ideale, per non parlare dei "desiderata" che sono sempre molti.
E-book: è freddo, è vero e poi lo schermo stanca di più la vista, magari nel futuro i giovani lo preferiranno, io continuo ad amare il libro in carta.
[pavia] bellissimo articolo
[pavia] bellissimo articolo Archie, complimenti. Presto verrò a fare un giro nella tua splendida libreria!
un saluto
francesco