Pavese Cesare

Dialoghi con Leucò

Autore: 
Pavese Cesare

UOMINI E DÈI.

 

ISSONE: E che cosa è mutato, Nefele, sui monti?
LA NUBE: Né il sole né l’acqua, Issione. La sorte dell’uomo, è mutata. Ci sono dei mostri. Un limite è posto a voi uomini. L’acqua, il vento, la rupe e la nuvola non sono più cosa vostra, non potete più stringerli a voi generando e vivendo. Altre mani ormai tengono il mondo. C’è una legge, Issione.

ISSIONE: Quale legge?

LA NUBE: Già lo sai. La tua sorte, il limite…”

(Cesare Pavese, “Dialoghi con Leucò”, dialogo “La nube”).

 

L’amore, la morte, l’immortalità, la poesia dell’istante, la natura degli Dèi e l’origine degli uomini: tematiche interpretate e affrontate con eleganza e passione da Cesare Pavese in questo libro, adottando una sublime lingua letteraria, spurgata dagli ossessivi stilemi e dai ripetitivi dettami del realismo e ubriacata da un erudito, ma certamente grottesco, ritorno alla classicità.

Stupisce e frastorna, considerando la produzione dell’autore, la pubblicazione di un libro del genere: alieno ed estraneo alle consuete ambientazioni, antitetico rispetto alle istanze ideologiche, atipico e demodé nella struttura.

Non è forse solo una stravaganza, o un divertissement erudito, la scelta di Pavese di collocare in atmosfera perlopiù mitologica o letterario-mitologica i ventisei dialoghi che compongono questo libro: dialoghi legati fondamentalmente all’epoca dell’abbandono degli dei dal mondo degli uomini, e incisivamente giocati sul tema della morte, della vita, della ricerca di una congetturata origine.  

Lo scrittore, probabilmente, intendeva con questo escamotage comunicare una particolare (altrimenti impronunciabile?)visione dello spirito del suo tempo: traslandolo in un passato addirittura mitologico, poteva più liberamente esternare il proprio malessere e la propria insofferenza per le artefatte pseudo-epiche coeve. In seconda battuta, si riscontra una volontà provocatoria, quasi a voler rimarcare il (potenziale)eclettismo dello scrittore, a voler ribadire il rifiuto di etichette immutabili.

 

C’è poesia e sentimento; c’è l’annuncio della dannazione, nel vagheggiare la morte e nella progressiva coscienza della superbia e della caducità dell’umanità; c’è abbandono al sogno, e polemica religiosa(dialogo “Il mistero”, protagonisti Dioniso e Demetra); e ancora, riflessione sulla sensualità, e sulla natura della passione. In più di qualche passo, ho avuto la sensazione che echeggiasse la lezione stilistica e – in generale – estetica del Leopardi delle “Operette morali”; ma non posso parlare di analogie, né di similarità; al limite, di una generica (preziosa o pretenziosa?) affinità formale.

 

Amori perduti, divinità perdute, distacco tra amanti e distacco tra uomini e dei: l’anima del libro è in questo suo cristallizzare l’istante, o la fase, del passaggio tra uno status, una condizione, e un’altra condizione e un diverso status. L’amarezza e la lucidità dell’artista piemontese si sposano con una singolare capacità di chiosare ridondanze e aulicismi con frasi immediate, graffianti, dal tono definitivo e apodittico. Ad esempio, “Meglio soffrire che non essere esistito”, dirà Patroclo ad Achille; Achille concluderà: “Solamente gli dèi sanno il destino e vivono. Ma tu giochi al destino”.

 

Intendiamoci: questo libro non è un capolavoro, è un eserciziario di buon livello, al limite. Tuttavia, credo vi si annidi una segreta chiave d’accesso allo spirito di Pavese, e che converga una summa degli argomenti cari alla sua produzione scritta. Si intravede qualche leziosità e ci si scontra con qualche bizantinismo; niente di particolarmente offensivo per la suscettibilità del lettore, tuttavia sufficiente per impedire che l’opera possa definirsi “accessibile”. Pavese stesso sosteneva che questo libro fosse una sorta di suo capriccio: per il risvolto di sopracoperta della prima edizione del volume, nel 1947, aveva scritto: “Pavese si è ricordato di quand’era a scuola e di quel che leggeva(..). Ha smesso per un momento di credere che il suo totem e tabù, i suoi selvaggi, gli spiriti della vegetazione, l’assassinio rituale, la sfera mitica e il culto dei morti, fossero inutili bizzarrie e ha voluto cercare in essi il segreto di qualcosa che tutti ricordano, tutti ammirano un po’ straccamente e ci sbadigliano un sorriso”. E ne sono nati questi “Dialoghi con Leucò”.

 

Pavese ha ideato e composto il libro nell’arco di due anni, 1945 e 1947, tra Roma, Milano e Torino. Il più antico dei dialoghi, “Le streghe”, è stato intrapreso nel dicembre del 1945; l’ultimo, “Gli uomini”, è stato concluso nel marzo del 1947. D’atmosfera crepuscolare e argomento estremamente vario, il libro costituisce, come si accennava, una felice divagazione dal realismo caro all’autore.

I protagonisti dei dialoghi sono fondamentalmente, ma non esclusivamente, divinità e semidivinità della mitologia greca; c’è, ad esempio, un dialogo sulle muse tra Esiodo e Mnemòsine, uno sulla morte tra Saffo e la ninfa Britomarti, uno sul signore d’Arcadia, Licaone, tenuto da due semplici cacciatori. L’eroina eponima del libro, la ninfa Leucotea, tebana, sorella della madre di Dioniso, appare in due dialoghi: “Le streghe”, con Circe e “La vigna”, con Ariadne. La scelta del nome dell’opera sembra derivi da un sottile omaggio sentimentale dell’autore: innamorato di Bianca, ne tradusse il nome in greco. Il titolo, altrimenti, avrebbe dovuto essere il più attinente “Uomini e dèi”: mi riferisco a quanto suggerisce l’edizione consultata nell’appendice filologica, riportando il titolo di una minuta di frontespizio cancellata e sostituita con il nome definitivo.

 

“IPPÒLOCO: Anche lui fu crudele, dunque.
SARPEDONTE: Era giusto e pietoso. Uccideva Chimere. E adesso che è vecchio e stanco, gli dèi l'abbandonano”.

 (Cesare Pavese, “Dialoghi con Leucò”, dialogo “La Chimera”).

 

(uccidere Chimere). (abbandonati dagli dèi). (crudeli e pietosi. Umani).

  

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

 

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, Cuneo, 1908-Torino, 1950). Romanziere, poeta, saggista e traduttore italiano.

Dottore in Lettere nel 1930 con una tesi “Sulla interpretazione della poesia di Walt Whitman”, fu tra i fondatori, nel 1933, della casa editrice Einaudi.

 

Cesare Pavese, “Dialoghi con Leucò”, Einaudi, Torino, 1968. L’edizione dispone di un eccellente apparato filologico.

Prima edizione: Cesare Pavese, “Dialoghi con Leucò”, Einaudi, Torino, 1947.

 

Suggerisco, come lettura integrativa e sostegno volto a migliorare l’accessibilità e la comprensione dei dialoghi, un buon dizionario mitologico: io adotto da anni l’ottimo “Mythos”.

Ferdinando Palazzi, “Mythos”, Bruno Mondadori, Milano, 1990.


 

Lankelot, G.F., aprile del 2003. Prime pubb: Ciao.it, Lankelot.com

 

Ad una lamentosa e velleitaria signora. Grazie, sempre.

Anche nel 2006.

ISBN/EAN: 
9788806185596

Commenti

?IPPÒLOCO: Anche lui fu crudele, dunque.
SARPEDONTE: Era giusto e pietoso. Uccideva Chimere. E adesso che è vecchio e che è stanco, gli dèi l?abbandonano?.
(Cesare Pavese, ?Dialoghi con Leucò?, dialogo ?La Chimera?).

(uccidere Chimere). (abbandonati dagli dèi). (crudeli e pietosi. Umani). (capito? ti ricordi? mi ricordo. capito).

ummm. mi sono iscritto per lasciare un commento qui. "stupisce e frastorna", scrivi. ma è una prima sensazione. c'è la seconda, credo, più fruttuosa. ti colpisce, e dopo realizzi. Nei Dialoghi c'è Pavese, o i dialoghi sono Pavese, forse più che altre sue opere. Sono imperfetti perché l'uomo è imperfetto, perché allenta il controllo solito sulla propria scrittura. Sembra più libero, nei Dialoghi. E tutto qua, per adesso. ciao!-)

Ave, anonimo. Ho trovato il tuo commento in moderazione, è on line da questo momento:). Non so ancora con chi ho il piacere - subito dopo le presentazioni discorreremo del tuo commento.

(e volentieri, anche).

ehm. pensavo non venisse anonimo. loggato e tutto quanto, non dovrebbe comparire il nome? ora compare? mi trovi anche su bs (non sull'ultimo numero, che ci sei te. basta come presentazione? dimmi te. non sono bravo in certe cose). domani torno. ora nanna. per quanto riguarda i Dialoghi. Li ho letti un po' di tempo fa. Ma sono di quelle cose che lì per lì non ti rendi bene conto, e neppure dopo, però ti lasciano quella sensazione, la percezione di una...intuizione, che lavora dentro di te. quando scrivi "credo vi si annidi una segreta chiave di accesso..." ecco, sì. quello è il punto. nell'imperfezione si rivela l'autore. e Pavese lo sapeva, quanto valeva questo lavoro, e lo mette nero su bianco, lo citi "Pavese si è ricordato...", ma Pavese, nei suoi romanzi, non si è mai scordato "di quand'era a scuola...", ma era come volesse. Pavese è un autore che magari qualcuno chiamerebbe maledetto, e non sono capace di scriverne, ci sono troppo legato (e sono legato a molte persone, e cose) e magari è meglio se ci penso ancora un po', a tutta questa faccenda. grazie.

Ora sì. E dal prossimo i tuoi vanno automaticamente on line, tutti.

(passo per aggiungere: saluti e omaggi a bs tutta, semper)

(naturalmente rimango in attesa della fine delle tue riflessioni in proposito. Quindi, della tua scrittura dedicata). (piacere, e benvenuto tra noi).

Grazie. Piacere mio.
Ti sembra che abbia un senso quel che ho scritto? che mi sto rendendo sempre più conto che la lettura ha effetti a lungo termine. quando leggi puoi avere delle intuizioni, mi sembra, ma queste ti si sveleranno solo più tardi, piano piano, come una coscienza che cresce. di un libro ho scritto una cosa, subito dopo averlo finito di leggere, e sapevo che non era tutto, ma in quel momento non vedevo bene cos'altro c'era, e volevo far sapere ad altri che per me era un gran libro. ora, con calma, sto cominciando a vederlo. e mentre lo vedo, cerco di capire esattamente se la direzione è giusta prendendo dei riferimenti (in questo caso notizie su internet). per dire. vabbè, notte. mi dilungo sempre troppo (impressione di).
Grazie davvero.

Sì, aveva senso. E ho capito fondamentale che stai per scriverne qualcosa, dopo lenta interiorizzazione; e che saremo, a dio piacendo, tra i primi a leggere. Corretto? Aspetto:)

L'ho ripreso in mano. La mia edizione è più recente, del 1999, ed ha un'introduzione di Sergio Givone. L'ho letta adesso, non so se l'avevo già letta a suo tempo, un anno e poco più fa (mentre l'ho comprato nell'estate 2004) non mi ricordo di averla letta, ma chissà. Per dirti che è un'introduzione fatta veramente molto bene, e che merita di essere letta perché dona molti spunti. Magari la prendi in biblioteca, o anche in libreria e la leggi sul momento (sono un dieci pagine). il libro di cui parlavo nel commento sopra è un altro, Il signore della fattoria di Tristan Egolf. Su Pavese? magari ci provo. si starà a vedere. ciao.

E poi Andrea ha mantenuto la promessa:
http://www.lankelot.eu/?p=1443

Hey...oooh...
Sheets of empty canvas
Untouched sheets of clay
Were laid spread out before me
As her body once did
All five horizons
Revolved around her soul
As the earth to the sun
Now the air I tasted and breathed
Has taken a turn
Ooh and all I taught her was everything
Ooh I know she gave me all that she wore
And now my bitter hands
Chafe beneath the clouds
Of what was everything
Oh the pictures have
All been washed in black
Tattooed everything
I take a walk outside
I'm surrounded by
Some kids at play
I can feel their laughter
So why do I sear
Oh, and twisted thoughts that spin
Round my head
I'm spinning
Oh, I'm spinning
How quick the sun can, drop away...
And now my bitter hands
Cradle broken glass
Of what was everything
All the pictures had
All been washed in black
Tattooed everything
All the love gone bad
Turned my world to black
Tattooed all I see
All that I am
All I'll be...
Yeah
Uh huh...uh huh...ooh...
I know someday you'll have a beautiful life
I know you'll be a sun
In somebody else's sky
But why
Why
Why can't it be
Why can't it be mine
(not sure?)
mm-hmm no yeah no
mm mmmm no nonono yeah yeah
we-
we belong
we belong together
together
oooh ooh

we-
we belong
we belong together
oh yeah

PEARL JAM. Black

www.youtube.com/watch?v=AFVlJAi3Cso

To see you when I wake up
Is a gift I didn't think could be real.
To know that you feel the same as I do
Is a three-fold, Utopian dream.

You do something to me that I can't explain.
So would I be out of line if I said "I miss you"?

I see your picture.
I smell your skin on
The empty pillow next to mine.
You have only been gone ten days,
But already I'm wasting away.
I know I'll see you again
Whether far or soon.
But I need you to know that I care,
And I miss you.

INCUBUS - I MISS YOU

http://www.youtube.com/watch?v=mO1S1Yq-u2U

Curiosissimo di leggerlo...

Merita.

And so it is
Just like you said it would be
Life goes easy on me
Most of the time
And so it is
The shorter story
No love, no glory
No hero in her sky

I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes...

And so it is
Just like you said it should be
We'll both forget the breeze
Most of the time
And so it is
The colder water
The blower's daughter
The pupil in denial

I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes...

Did I say that I loathe you?
Did I say that I want to
Leave it all behind?

I can't take my mind off of you
I can't take my mind off you
I can't take my mind off of you
I can't take my mind off you
I can't take my mind off you
I can't take my mind...
My mind...my mind...
'Til I find somebody new

DAMIEN RICE. Blower's Daughter
http://it.youtube.com/watch?v=UHPTHP4dihA

http://www.youtube.com/watch?v=x0dMBqtGtOU

If blood will flow when fresh and steel are one
Drying in the colour of the evening sun
Tomorrows rain will wash the stains away
But something in our minds will always stay
Perhaps this final act was meant
To clinch a lifetimes argument
That nothing comes from violence and nothing ever could
For all those born beneath an angry star
Lest we forget how fragile we are

On and on the rain will fall
Like tears from a star like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are how fragile we are

On and on the rain will fall
Like tears from a star like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are how fragile we are
How fragile we are how fragile we are

STING. Fragile
http://www.youtube.com/watch?v=x0dMBqtGtOU

e me ne accorgo solo ora! i nostri due pezzi su questo libro sono quasi opposti in certi punti! ahahah! che bello.
entro questo fine settimana spero di far arrivare qua un paio di cose, ed a te quel famoso pezzo;-)
notte.
grande canzone fragile.

E oltretutto ci stanno i tuoi primi storici commenti, qui;).
Daje che aspettiamo le chicche entro venerdì! (io parto nel pomeriggio e poi, torino inclusa, torno lunedì...)

Ho amato questo libro. Attorno a "L'inconsolabile" è nata la mia tesi. Come ha scritto Eugenio Corsini, "Non sapremmo trovare in altre pagine di Pavese, neppure in quelle più vive e sofferte del Diario, tanta accorata ?autobiografia? quanto in questa dolente raffigurazione di Orfeo e del suo destino". Incrociando alcune pagine del Diario e il testo deL'Inconsolabile, più volte, mentre scrivevo, dovevo fermarmi per trattenere l'emozione.

(scrivine anche qui.)

Ecco, gianfranco. Capita a proposito. Quando scrivi, dimentica di più. (-: ahah!