Patti Ercole

La cugina

Autore: 
Patti Ercole

Enzo e Agata sono cugini adolescenti che giocano spesso insieme nelle assolate e floride campagne della provincia catanese. I loro istinti li avvicinano finendo per formarli sessualmente pur conservando il tepore dell’innocenza: “Agata sedette vicino a lui. Mentre le figure dei dannati danteschi passavano sotto i loro occhi Enzo sentiva la spalla della cugina contro la sua e i capelli neri di lei che gli facevano il solletico sulla guancia. La ragazza accavallò la gamba. Adesso Enzo sentiva contro la sua la coscia calda della cugina attraverso il vestitino. La ragazza portava calzini corti che finivano sopra la caviglia, nella pelle ruvida e un po’ screpolata delle gambe c’erano alcuni lividi e graffi fatti dai gatti, da qualche filo di ferro o rampicante nel giardino; e su uno stinco c’era un cerotto roseo per metà staccato che copriva un graffio più profondo o qualche taglietto. Si levava dalle vesti di Agata un odore mescolato come di foglie di gelsomino pestate, di inchiostro e di sapone disinfettante, un odore di aula scolastica e di infermeria, che Enzo respirava con gusto“ (pag.10).

Si rincontreranno anni dopo, quando Agata sarà sposata al barone Ninì che con la sua sapiente malizia aveva conquistato in età infantile. Lei ed Enzo riprenderanno gli incontri di allora, anche sotto gli occhi del marito, senza destar sospetti, guidati dalla pazienza e dalla consapevolezza di non aver alcuna voglia di deviare le loro tranquille e già precostituite esistenze.

Appartengono entrambi a due famiglie borghesi legate indissolubilmente alla terra siciliana. Agata, con il matrimonio, aveva avuto la possibilità di cambiare stato sociale senza, tuttavia, rinunciare al suo amore clandestino con il cugino. Enzo, cresciuto nell’ombra di un ricordo amoroso d’infanzia e poi dai trastulli erotici con la cugina, non si era mai sposato. 

Ercole Patti registra una provincia pigra e sensuale, tra l’ambientazione borghese e quella terrigna della campagna siciliana. Sono Enzo ed Agata a rappresentarne i mutamenti, in compagnia di giovani amici affannati a trastullarsi con amanti, nei bordelli cittadini, tra le mura domestiche e poi avviati a crescere nelle professioni regalate loro da esigenti famiglie.

Sono pagine dense di avvenimenti, slegate le une alle altre, private di una trama che possa sviluppare le avventure di un’epoca. Eppure, senza rendersene conto, si riesce a seguire il flusso dell’abbandono sensuale, tracciando una via sotterranea, nascosta, incastrata tra di loro e che sa narrare oltre, della vita e della morte che rincorre, pagina dopo pagina, il lettore.

Ed è così che su questo romanzo è possibile rilevare due aspetti che si pongono in antitesi, se non fosse che entrambi si presentano come aspetti indissolubili nell’esperienza letteraria de “La cugina”.

Il primo è quello sensuale, o meglio erotico, che emerge con prepotenza dalla penna dello scrittore, rivelandosi affine a quell’esperienza cinematografica tanto di moda negli anni ’70 e che non gli fu affatto sconosciuta (il film uscì nel 1974 con la regia di Aldo Lado). Ed è su questo aspetto che Patti potrebbe essere accostato ad un altro conterraneo, quale è Vitaliano Brancati che continuo a preferirgli per la caratterizzazione dei personaggi incasellati in una profonda critica sociale. L’unico termine di paragone, tuttavia, è limitato alla lettura di quest’unica opera di Patti che si pone, non per tematica ma per stile, un unicum nella sua produzione.

Patti non ha dato spessore ai suoi protagonisti, a partire da Enzo ed Agata, collocati in cima alla lista di tutta una serie variegata di soggetti che si pongono di fatto come loro satelliti. Lo scrittore ha preferito immergere tutti in una particolare atmosfera che pone in evidenza il secondo aspetto, più sotterraneo, più sottile, più interessante delle loro avventure: il tempo. È la dimensione temporale la vera protagonista delle pagine semplici e dirette di Patti. In quell’intrecciare sprazzi d’antan, tra musiche e riviste d’epoca, nominate qua e là con disincantato interesse, ha saputo ricostruire il lungo percorso dell’esistenza di quei giovani e, quindi, nel complesso della provincia siciliana che cambia con il mutare delle stagioni. Ed è attraverso le rare visite di Agata, di cui viene descritto il mutare d’abito, di profumo, di trucco, di rughe accompagnate alla pelle sempre più avvizzita che si riesce a seguire il tempo che passa, mentre di Enzo sapremo soltanto che è rimasto pressoché uguale, con i capelli castano chiaro saldamente attaccati alle tempie, lievemente appesantito, ma con la forte impressione dell’osservatore quietamente distaccato che sfoglia l’album dei ricordi di famiglia.  

È nel mese di novembre che Enzo sente l’avvicinarsi della fine della vita e con essa l’esigenza di tornare alla terra, a quella campagna che gli regalava i momenti più autentici ed intensi: “l’aria dell’autunno sembrava ristagnare sulle vigne e sulle case che fiancheggiavano la strada. C’era intorno, sulle cose, sui palmenti e sulle masserie come un incanto fermo; gli alberi stavano immobili in quell’aria, immersi in una dolcezza così intensa che dispiaceva proprio dovere un giorno morire e non vedere mai più quello spettacolo” (pag. 152).

Ed è al mese di novembre che poi Patti dedicherà quello che viene considerato il suo capolavoro, “Un bellissimo novembre”, a cui forse bisognerà accostarsi prima o poi, senza dimenticare “la cugina” che di fatto non può che considerarsi opera semplicemente minore.

E poi il tempo ritorna, con immagini che rievocano altre memorie, quelle dell’infanzia. È il ciclo della vita che alla fine si compie, ancora e ancora. 

Edizione esaminata e brevi note 

Ercole Patti (Catania, 16 febbraio 1903 – Roma 15 novembre 1976), scrittore e giornalista italiano.

Ercole Patti, “La cugina”, Bompiani, Milano, 1977, pag. 210.

Edizione originale: 1965.

Movida, 18 agosto 2009.



ISBN/EAN: 
9788886081795

Commenti

come il cinema può rovinare un romanzo...:)

Quando si dice il destino: una settimana fa ho conosciuto un suo parente, in un contesto poco allegro - l'allegria è arrivata ritrovandoci a parlare di Patti. Papà ne aveva letti quattro, tra cui questo, ce li ho di là in biblioteca.

"Ed è su questo aspetto che Patti potrebbe essere accostato ad un altro conterraneo, quale è Vitaliano Brancati che continuo a preferirgli per la caratterizzazione dei personaggi incasellati in una profonda critica sociale."

> Penso tu abbia ragione. Da quanto ho capito, il Patti era un borghesone, comodone e amante della bella vita:).

"Ed è al mese di novembre che poi Patti dedicherà quello che viene considerato il suo capolavoro, ?Un bellissimo novembre?, a cui forse bisognerà accostarsi prima o poi, senza dimenticare ?la cugina? che di fatto non può che considerarsi opera semplicemente minore."

> Magari il prossimo anno scatta lo speciale. Ho istintiva simpatia per quest'uomo e per la sua scrittura:)

Bella scheda, come sempre. Danke Movi:)

(aggiorno qui http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2963.0 l'elenco degli autori da discutere per speciali 2010 e 2011)

in effetti suscita simpatia (che abbia amato la bella vita si nota). Non è autore difficile, la sua scrittura è fluida, semplice e godibile.

Grazie per averlo presentato a tutti, Movi. Un ottimo inizio;)

Mi è del tutto ignoto. Ma a questo punto aspetto le tue pagine successive.