Scrivere di Valeria Parrella, giovane scrittrice napoletana, classe 1974, significa aprire le porte del carcere dei ricordi ad Antonio, rigattiere di Valle della Lucania, con il suo deposito di stracci e ferraglia in cortile, i dieci cani che lasciava scorazzare liberamente per il cortile, i fuochi artificiali e lo champagne offerto a tutti per festeggiare gli scudetti del Napoli, la gigantografia di Maradona sul furgone che nessuno capì come potesse circolare per quanto fosse marcio; i discorsi di mio padre sulla bellezza del golfo di Napoli, sulle serate interminabili trascorse in quella città negli anni '60, sul suo desiderio di tornarci una volta andato in pensione; di C., un'amica originaria di Portici, uno dei quartieri più famosi di Napoli, con la vita in frantumi, il cappio della disgrazia legato al collo ma con il sorriso duro e la sincerità di chi affronta le giornate a viso aperto (i suoi messaggi per invitarmi a bere un vero caffè)ed è tra gli spruzzi gelidi sollevati da quei passi che nuota "Per grazia ricevuta" seconda raccolta di racconti della scrittrice partenopea ("La corsa", "Siddarta", "L'amico immaginario", "p.g.r.", i racconti contenuti), che segue la precedente raccolta "Mosca più balena"(Minimum Fax, 2003, tra i quali eccelleva il racconto "Il passaggio"), che aveva suscitato unanimi consensi sul suo talento.
Con la sua nuova opera Valeria Parrella libera i suoi racconti dai cliché più facili che appesantiscono l'immaginario della sua città, mantenendone però inalterati i colori, le tensioni, le antiche e moderne contraddizioni, le speranze, il multiculturalismo millenario che arriva fino a coloro che vengono additati come clandestini, permettendo una lettura universale, che a un lettore come il sottoscritto, abitante della fredda e sterile Brianza, offre la possibilità di sognare in maniera ancora più intensa quelle vie mai percorse. Dolore e riscatto, vita che non si ferma di fronte alla sventura, alle difficoltà, all'assassinio, come nel primo racconto "La corsa", con una donna che perso il marito trova la forza di rialzarsi, di scendere in strada rischiando la pelle (lo spaccio di droga, legami indissolubili) e non importa cosa fa per cavarsela perché Anna è vita che brucia senza argini; ed ancora "Siddharta", coi suoi scantinati di libri contraffatti (l'amica C. mi portava dopo i suoi viaggi dai parenti napoletani videocassette e cd di qualunque genere le chiedessi, fra i quali ricordo NINO D'ANGELO ne "Il ragazzo della curva B"), ragazzi disillusi (il sogno della chitarra seppellito nel cassetto), diplomi e lauree che non valgono nulla, la polizia che chiude un occhio conscia dell'inutilità della repressione; i sogni della donne uscite da un film francese de "L'amico immaginario", con le madri lontane anni luce dalla Sophia Loren di "Ieri, oggi e domani", che viaggiano attraverso l'Europa per mostre, che si parlano via sms, mail che si incontrano negli aeroporti; i quartieri degradati dove vive gente qualunque che si arrangia come può di "p.G.R" aperto da questa frase: "Poi, da un giorno il contrabbando è finito", che accende la mia immaginazione sui palazzi abusivi ("Le mani sulla città" di Francesco Rosi), sull'ipocrisia dei vari amministratori, presentatori televisivi, dei soliti Massimo Ranieri o Pino Daniele, le canzoni di 100 anni fa, su una città che volutamente viene tenuta sotto naftalina ma che conserva comunque quella dolcezza insopprimibile con la quale si chiude la raccolta:
"Sì, invece, perché no? Sì: Gianni mi parla piano nell'orecchio, mi stringe forte un polso e mi accompagna nella discesa. Subito dopo ci tiriamo il sacco a pelo addosso e ci addormentiamo, senza avere nemmeno un posto per fare pipì".
Sono racconti questi che ti obbligano ad una costante attenzione per non perdere nemmeno una briciola, la frase prosciugata da ogni inutile grasso, la ridondanza gettata nel cestino, un tatuaggio sulla pelle come gli occhi chiusi di C. sulle mie braccia strette intorno a lei, l'ultima volta all'ospedale.
Valeria Parrella è un'autrice semplice nella sua complessità, dotata di un talento "per grazia ricevuto, che in poco più di 102 pagine, trasmette emozioni vere, scrivendo di ciò che conosce e di ciò che sogna, e pur facendo parte di mondi e stili diversi, non posso fare a meno di pensare a "Breece D'J Pancake" e al suo "Trilobiti", (una raccolta di racconti del 1977, uscito per ISBN EDIZIONI) per come questi due libri si distendono fra le pieghe dei luoghi dove gli autori sono cresciuti, scavando storie, l'una nella classicità, nelle vicende di una città stupenda, l'altro fra le colline e le pianure millenarie di un'America sconosciuta, decadente, solitaria e nel marciume di un panorama italiano alla ricerca dell'ultimo caso letterario, PER GRAZIA RICEVUTA riesce, danzando sulle punte, nell'ardua impresa di mettere a nudo il sudore della passione che riempie le giornate.
INTERVISTA A VALERIA PARRELLA
A) Mi piacerebbe partire dall'ultimo evento che ti vede coinvolta, il premio Strega (vinto da Maurizio Maggiani) , dove sei entrata nella cinquina finalista col tuo ultimo libro PER GRAZIA RICEVUTA. Cosa ne pensi dei premi? Si dice che non vengano premiati i libri, ma i blocchi editoriali. È davvero importante vincere dei premi? Gratificante?
V) Non è gratificante per lo scrittore, ma per la casa editrice che quando è piccina come minimumfax ha una vetrina importante.
A) Dopo MOSCA PIÙ BALENA, PER GRAZIA RICEVUTA, un altro titolo particolare. Cosa ci vuoi rivelare a proposito?
V) É uno splendido gruppo musicale. E un'espressione usata male.
A) La donna in copertina coi capelli a tentacoli, sembra il ritratto di uno dei tuoi personaggi femminili, sensibili,affascinanti, nascosti dietro gli occhiali da sole,sfuggenti, indifesi, lontane dagli stereotipi. Quanto c'è di te in loro?
V) Ma niente. Io sono barbosissima, legata alla casa, ai ruoli. Insicura, dolorante. Sennò mica mi creerei degli alter ego.
A) I tuoi quattro nuovi racconti, pur nella drammaticità degli eventi (Anna che perde il marito, lo spaccio di droga, rapporti in crisi, la povertà), sembrano non perdere mai fiducia. C'è sempre speranza nelle tue pagine.
V) La speranza non so, la vita: continua. Io scrivo racconti anche per non dare una fine vera alle storie.
A) Napoli: una città dalle mille contraddizioni, che si tende a mantenere nello stereotipo (pizza, Maradona, Pulcinella). Come la vivi e come incide sulla tua scrittura? E' una città che personalmente mi trasmette emozioni dure. Mi dicono che sia una sorta di magica droga mentre qui al nord è tutto così più freddo, rigido, ordinato nella sua metodicità di comportamenti.
V) Ehi, lascia stare Diego! Insomma, vienici e vedi: io non ne so parlare, ci sto dentro fino al collo.
A) Nei tuoi racconti ritrovo il sapore antico della scrittura elegante, lontana dalle volgarità (hai vinto il premio dedicato ad Amelia Rosselli) e la modernità di un linguaggio prosciugato, nervoso. Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Come è nato il tuo amore per la scrittura ? E si sta modificando il tuo modo di scrivere?
V) Questa storia dei riferimenti letterari è falsa. Uno legge, poi cammina, poi gli vengono idee, poi le scrive. Io scrivo da tantissimo tempo, più o meno dalle scuole elementari. Il mio modo di scrivere cambia con me.
A) "L'amico immaginato" ha gran un finale, con l'embrione di vita ingrandito. Una donna che sembra il ritratto di mia sorella. Una donna che più si emancipa e più vive di solitudine e ho subito pensato al recente referendum...tu cosa ne pensi?
V) Non è messa male e tu sei simpatico assai. Dunque vincere il referendum era una prova di civiltà democrazia e liberi principi. La prova non è riuscita, infatti.
A) Non c'è nulla di superfluo, di forzato, di esagerato nei tuoi racconti. Cosa pensi del panorama letterario italiano? Per quanto mi riguarda, le varie antologie, interventi, non hanno dato una gran prova di salute.
V) Non sono proprio preparatissima sugli italiani viventi e poi, finisce che compro libri di cui ho sentito o letto qualcosa che mi ha incuriosito di partenza, non li trovo quasi mai deludenti del tutto.
A) Nei tuoi racconti parli di esistenze vissute sul filo fra legalità e illegalità, passato e futuro, fedeltà e tradimento, il lavoro nero. E 'quello che ricevi dalla tua osservazione del mondo?
V) Già.
A) Ascolti musica mentre scrivi?
V) Mai.
A) Siddharta lo odi davvero? Io sì.
V) Io no.
A) Quale può essere il contributo di uno scrittore alla società?
V) Non deve necessariamente esserci un contributo che vada al di là del far leggere. Nel caso mio mi piace parlare di quello che vedo quindi è una "registrazione".
A) Su Il Venerdì di Repubblica, Letizia Muratori si considera "Anti Melissa P.", con tutto quello che può voler dire. Cosa ne pensi di questi casi editoriali che possono andare da Klito di Giuseppe Carlotti fino ad Alessandro Piperno, con dei libri che diventano dei totem al di là del loro reale valore?
V) Il reale valore di un libro lo fanno anche le vendite: magari calcolate su cento anni e non su due.
A) Progetti per il futuro?
V) Certo, ma mica te li dico.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:
Valeria Parrella è nata nel 1974 e vive a Napoli. Ha pubblicato mosca più balena (minimum fax 2003, Premio Campiello Opera Prima), Per grazia ricevuta (minimum fax 2005, finalista Premio Strega, Premio Renato Fucini, Premio Zerilli-Marimò), Il verdetto (Bompiani 2007) e Lo spazio bianco (Einaudi 2008).
Recensione apparsa il 3 luglio 2005, ora riveduta e corretta.
Commenti
Devo aggiungere che il mio giudizio è molto cambiato. le due prime raccolte di racconti continuo a salvarle e ad apprezzarle. il resto invece proprio no. la sua ultima opera, Lo spazio bianco, è un romanzo ed è veramente brutto. semplicistico, senza idee, molto ridondante e secondo me anche molto furbo, per il tema. la maternità etc etc.
Anche intervista!!!
UAU! sìsì.
Ma "L'amico immaginato", appunto con l'embrione di cui parli, non ti sembra in parte anticipazione de "Lo spazio bianco"?
non so, ipotizzo senza aver letto i suoi libri, solo da quel che ne hai scritto tu e che ho letto in giro.
Ottimo recupero, Andrea...
grazie di cuore.
sì, è l'anticipazione di quel libro. ma i presupposti a me sembravano altro. qualcosa di più complesso e serio
"e pur facendo parte di mondi e stili diversi, non posso fare a meno di pensare a "Breece D?J Pancake" e al suo "Trilobiti", (una raccolta di racconti del 1977, uscito per ISBN EDIZIONI) per come questi due libri si distendono fra le pieghe dei luoghi dove gli autori sono cresciuti, scavando storie, l?una nella classicità, nelle vicende di una città stupenda, l?altro fra le colline e le pianure millenarie di un?America sconosciuta, decadente, solitaria e nel marciume di un panorama italiano "
> OT. Amici, vi sembrerà incredibile ma nessuno ha ancora scritto di "Trilobiti" di Pancake. Si direbbe una condivisione necessaria. Chi se la sente, tra voi?
SOT Non avendolo letto...ahahah!! A proposito, qualcuno ha mai letto Richard Powers? All'inizio uscito da noi con Bollati Boringhieri, ora con Fanucci e Mondadori...ne ho sentito bene....chi sa.
mai coverto, pal.
trilobiti è un gran bel libro. grande.
powers invece è un po' troppo pesante per me.
Il paese credo si chiami Vallo della Lucania, non Valle.
10. Scrivi tu di "Trilobiti", And?
sì. promesso. basta che il pc resti acceso.
[parrella, ferroni] opera
[parrella, ferroni] opera nominata tra i commenti, in questa discussione: http://www.lankelot.eu/letteratura/schmitt-eric-emmanuel-concerto-memori...