Paris Renzo

Romanzi di culto

Autore: 
Paris Renzo

“Romanzi di culto. Sulla nuova tribù dei narratori e sui loro biechi recensori”, saggio breve di Renzo Paris, è un libro che nel 2009 va necessariamente letto in due maniere; la prima, onesta e generosa, dimentica di parte degli esempi che qui si andavano proponendo, da Brizzi alla Tamaro, come esempi di letteratura nuova: quindici anni dopo possiamo dire che i loro oppositori avessero, a suo tempo, relativamente o pienamente ragione. Si trattava di narrativa giovanilista sciatta e pop in un caso e romanticona dozzinale e artificiosa nell'altro. Facile accorgersene e argomentare in proposito: quindi, glissiamo. La seconda, critica ed empatica, è una lettura sensibile nei confronti della visione, dei consigli e delle rotte principe tracciate dall'artista di Celano. Potrebbero essere parte dello Zeitgeist: Zeitgeist descrivono e nominano. Scopriamo come.

Il letterato abruzzese prende atto dell'esistenza di una terza generazione di scrittori che vive da sola, senza la compagnia dei critici; è avvenuta una “vertiginosa scollatura tra critici e romanzieri”, che va necessariamente ricomposta: “qualcuno” - avverte Paris - “dovrà pure cominciare a non avere false reverenze, inutili rispetti. Nel passato, nei momenti di vuoto, sono stati proprio gli scrittori a provare a riempirli (…). Da Baudelaire in poi, un autore che si rispetti non può non dirsi anche critico” (p. 7).

Sono i giovani narratori che rischiano, altrimenti, d'essere sepolti dall'odio senile dei critici: non esiste una nuova generazione di critici di livello, a parlare delle nuove leve è sempre la vecchissima guardia. Rischio non da poco. Culicchia diceva che i suoi coetanei erano “più soli, anche più individualisti (…) più nascosti” (pp. 15-16). Paris non crede che i modelli dei nuovi narratori siano o possano essere Celati, Calvino, Gadda e Arbasino: sente che la linea vincente non sia quella delle avanguardie, ma quella della Realtà: da Italo Svevo a Luigi Pirandello ad Alberto Moravia (p. 38), ecco la linea del sentimento della realtà, della ritrovata pietas (p. 50).

Il letterato sale in cattedra spiegando che non ha senso imitare i classici: ha senso ascoltarli. Perché è l'antico che informa il romanzo, la poesia: è determinante la lingua dei classici, quella dell'anima, e non la struttura dei classici. Del resto, “Il mondo non è un disegno progettato a tavolino. Il romanzo ha a che fare con la vocazione, l'anima, e l'anima non è strutturalista né decostruzionista, né pragmatista alla Rorty. È pericoloso come una vera poesia, tocca dentro, è una forma di preghiera, di liberazione” (pp. 94-95).

Ancora: “Il romanzo è tutto ciò che 'ditta dentro', libertà allo stato puro, è fuoco acceso, cenere riarsa, parola dimenticata, voce chiara, trasalimento, vocazione, ha a che fare con l'inconscio, è difficile controllarlo, godimento e piacere, illusione e morte, tutto fuorché progettino, operazione linguistica, funzionale, dove tutto è assicurato e calcolato” (p. 95). Il romanzo, dice Paris, è “un orologio matto” che funziona proprio al contrario di quanto vorremmo. Nessuno ha intenzione di riparare questo orologio. Niente affatto.

Questa di Paris è la poesia del romanzo; e la dichiarazione di intenti di un letterato che vuole accompagnare la nuova generazione di artisti a una coscienza nuova di sé, del tempo, della necessità della scrittura. Saggia e coraggiosa presa di posizione.

***

Sempre in quel periodo, secondo Siciliano, gli scrittori migliori degli anni Ottanta si trovavano “tutti apparentati nell'evocazione e nella rappresentazione di un comune bisogno di purezza e di innocenza” (p. 79: tra loro, Albinati, Veronesi, Lodoli, Fortunato). Vassalli rimarcava, invece, che la critica dormisse ancora un sonno medievale, ritrovandosi a fronteggiare l'ostilità di Giovanardi (“dimostrami che in questa annata la narrativa italiana è stata ricca, memorabile, eccezionale...”); La Porta sosteneva che i nuovi narratori mescolassero “Il giovane Holden” allo “Jacopo Ortis”, “impasticciando liberamente” e che Brizzi ricordasse più “il rugiadoso ed effusivo Palandri che l'ironico e sbracato Tondelli” (p. 17). Palandri? Quello di “Boccalone”, ex caso letterario del 1977, praticamente rimosso da tutta la nuova generazione. Sarà una coincidenza...

BREVI NOTE

Renzo Paris (Celano, 1944), romanziere, poeta, saggista e traduttore italiano. Professore di Letteratura Francese all’Università di Viterbo.

Renzo Paris, “Romanzi di culto. Sulla nuova tribù dei narratori e sui loro biechi recensori”, Castelvecchi, Roma 1995.

Approfondimento in Lankelot:

Veneziani Antonio - Renzo Paris di franchi

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2009.

ISBN/EAN: 
9788886232463

Commenti

Il letterato abruzzese prende atto dell?esistenza di una terza generazione di scrittori che vive da sola, senza la compagnia dei critici; è avvenuta una ?vertiginosa scollatura tra critici e romanzieri?, che va necessariamente ricomposta: ?qualcuno? - avverte Paris - ?dovrà pure cominciare a non avere false reverenze, inutili rispetti. Nel passato, nei momenti di vuoto, sono stati proprio gli scrittori a provare a riempirli (?). Da Baudelaire in poi, un autore che si rispetti non può non dirsi anche critico? (p. 7).

Per seguire lo speciale, in progress:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2779.0

Il titolo mi incuriosiva (e mi chiedevo se avrebbe stravolto l'impaginazione, infatti l'hai tagliato). Lo vedevo adatto a te.
Puttosto...la posizione sui classici mi ricorda molto quella di Kawabata nei riguardi della rivitalizzazione della letteratura giapponese.

(in realtà il titolo è questo. Il sottotitolo, un classico dei saggi Castelvecchi, serve solo per parlarne:) ).

(Potente questo parallelismo Kawabata-Paris. Fertile...)

3. Tra l'altro credo il libro sia irreperibile. E' sicuramente fuori catalogo...

"Il romanzo ha a che fare con la vocazione, l?anima, e l?anima non è strutturalista né decostruzionista, né pragmatista alla Rorty. È pericoloso come una vera poesia, tocca dentro, è una forma di preghiera, di liberazione?.

Questo frammento è bellissimo.

Scorrendo i titoli in biblioteca, ho trovato "Scrittori di classe : il mito del proletario nel romanzo italiano" che non compare nella lista dello speciale.

Ho appena finito "Filo da torcere", aspetto di leggere la tua pagina in merito.

Se ne scrivi tu, non ne scrivo io:)
Mi fa piacere commentare.
Vuoi che aggiunga "Scrittori di classe" allo speciale?
dimmi dimmi

l'ho visto in biblioteca infatti...ne ho trovati altri due di titoli di Paris (li prendo al prossimo giro)

olè!
Poi dimmi che aggiorno l'elenco del lavoro in itinere...
(entro domani a pranzo faccio "Squatter", e "La casa in comune")

La tua pagina sarebbe di altro livello, non facciamo torto a Paris. Io poi vengo a commentarti. Non è un libro facile.
Prova ad aggiungere anche "Scrittori di classe", lo faccio tirar giù dalla torre dove confinano i libri meno richiesti della biblioteca e provo a leggerlo.

ok;) (ma sono convinto che il tuo articolo sarebbe magnifico. Pensaci)

(Lascerò un magnifico commento, promesso! :) )

(10.Scrittori di classe è già tra i titoli disponibili al di fuori della Torre, Angela...è stata Angela a far prelevare dalla "torre" i due libri su Moravia che poi mi ha portato. Credo che le tue richieste abbiano movimentato, e non poco, l'archivio Paris. :))
8.Gli altri due titoli sono Ragazzi a vita e Cronache francesi, quest'ultimo scritto con Le Clézio, ma solo se non ne scrivi già tu, Franco. Non so come mai... ma nei prossimi mesi sarò impegnata nella rilettura di Moravia, che come sai avevo sospeso per eccesso di "dolore")

13, 10, stupenda questa cosa:).
13, 8: li aggiungo nella lista a firma Movida. Provvedo;).
(quanto a Moravia, attendiamo tutti con gioia)

(io comunque voto per avere anche 2 o 3 schede dello stesso libro: a volte può essere importante:)
scappo a cena fuori, buona serata)

(e buon PARIS!)

Questo lo compro dopo Pasqua. Di sicuro!

Non era lui che scrisse un bellissimo saggio su Pulp circa la figura del critico letterario contemporaneo?

18, probabile... so che collabora con Pulp. Probabile...
17, se riesci a rimediarlo - è dura, è fuori catalogo: biblioteca o bancarelle, temo - vedrai che, a dispetto degli anni passati, ti piacerà;)

19. L'ho fiutato in biblioteca, mi pare...

buono allora;)