Paris Renzo

Ragazzi a vita e altre storie di poeti

Autore: 
Paris Renzo
"Ragazzi a vita" è un viaggio nella poesia, intriso di dolorosa nostalgia per quelle figure, note, meno note o semplicemente sconosciute che hanno lasciato una traccia ancora viva nella memoria di Renzo Paris.
È un omaggio che si dipana su tredici racconti, di diversa ampiezza, alcuni brevi, altri ricchi di dettagli, che intrecciano testimonianze dirette alla fantasia di scrittura. Il filo conduttore trae origine dall’ispirazione poetica e nella diffusione di essa. E l’autore finisce per farsi egli stesso poeta, intervallando i suoi versi alla prosa, donando una scrittura della memoria nella consapevolezza di chi sa di aver perso momenti irripetibili.
Paris si avvia al ricordo in una soleggiata giornata estiva romana in cui annusando l’aria arriva a percepire l’odore del mare. In una giornata di strade solitarie in cui il tempo pare essersi fermato, il pensiero s’illumina, la mente si rischiara ed i dettagli quotidiani si trasfigurano in immagini malinconiche.
Paris scrive di luoghi e di persone, di strade e di quartieri, diversi, vicini e lontani, riuscendo a superare i confini nazionali per girovagare tra gli odori dell’India, per poi tornare nella multicolore ed inquieta stazione centrale romana. Tutti sono incatenati ad un percorso comune, poeti ma anche fotografi e registi che hanno fatto della poesia una missione di vita.
Non c’è un legame storico tra eventi e personaggi che delinea tra le pagine; si va per fotogrammi, come se quel girovagare per le strade assolate di Roma gli avesse riportato alla mente la schiera dei ragazzi a vita che le avevano animate, vissute, e poi abbandonate.
La successione è in un flashback di vite avvinghiate al pericolo, alla follia, all’instabilità, alla solitudine ed al vagabondaggio in perfetto stile bohémien. È il disordine che regna nelle loro esistenze, quel disordine dettato da una sensibilità fragile, dall’inadeguatezza del loro essere che si sottrae alla loro unicità. 
Incontra e narra la storia della poetessa Amelia Rosselli, di cui ricorda la dolorosa e folle esperienza di vita e di morte. Amelia aveva frequenti vuoti di memoria e temeva la solitudine che combatteva facendosi ricoverare in ospedale. Per trovare pace chiacchierava con le infermiere aspettando il momento successivo ed inesorabile dell’elettroshock e dei farmaci. Paris ha per la poetessa perduta parole di un rimpianto affettuosamente amoroso, composto e puro di un ammiratore sincero della sua bellezza umana e per cui aveva scritto questi versi “Per l’ignara annunciatrice era solo/un volo all’ingiù, il tuo/ che invece era per risalire/ fiammeggiante Sibilla di Via del Corallo” (pag.26).
Tra le pagine più intense inserisce il poeta Dario Bellezza, negli ultimi momenti, quasi irriconoscibile per la malattia che lo devastava da dieci anni e curato ormai dalla sorella Gloria, dagli amici Antonio e Maurizio (in cui dovremmo riconoscere Antonio Veneziani e Maurizio Gregorini). Tutti lo avevano abbandonato, anche per l’irrazionale paura di una trasmissione via telefono. Aveva paura del dolore il poeta, non amava così tanto la vita da poter accettare qualsiasi terapia. No, Dario Bellezza aveva rifiutato l’accanimento terapeutico scegliendo strade alternative, sperimentali che lo avevano comunque massacrato nel fisico.  
 
Paris riconosce di non averlo visto molto negli ultimi anni, ma grazie all’amico Antonio entrambi erano messi in condizione di sapere tutto ciò che accadeva all’altro. Ricorda che dopo l’ultima visita si era messo a girovagare su un autobus per le strade di Roma, rendendosi conto che stava semplicemente girovagando per i luoghi che li avevano visti crescere, in un percorso a ritroso della loro amicizia. Riesce a sentire ancora la voce di Dario che declama i versi della sua prima poesia, quel Dario di cui vede l’immagine accanto allo stipite della sua porta, come era solito fare prima di entrare in salotto. Era sereno ma sarebbe stata anche l’ultima volta che quel “ragazzo a vita” gli avrebbe fatto visita: “Dunque sei morto/poi mi sei apparso/assorto nella luce della finestra/ e adesso già ti allontani provando/ la seconda morte e poi la terza./ Verrà forse una vita nuova/ed io sono ancora vivo./ Ma per quanto?” (pag.59).
Viene poi il momento di Pier Paolo Pasolini inserito con il pretesto di un viaggio in India insieme ad un gruppo di persone tra cui Valerio Magrelli e Nico (Naldini?) per presentare una serata dedicata al poeta presso l’Istituto Culturale Italiano a Nuova Delhi. Durante il volo ricordano la descrizione esilarante di un viaggio di Manganelli in Asia, ma anche “L’Odore dell’India” di Pasolini e “Un’idea dell’India” di Moravia. Paris riprende le poesie che gli aveva dedicato in tempi diversi  “a forza di piangere su Pasolini ne abbiamo perso l’identità. Il poeta si è frantumato in milioni di rivoli, in cerimonie che non hanno sempre l’aura poetica” (pag. 79). In India venne proiettato “Accattone” con un pubblico in religioso silenzio. La sala era affollata, probabilmente perché le ambientazioni povere del film ricordavano quelle dell’India, ma alla conferenza successiva non si presentò nessun giornalista indiano. Il viaggio è anche l’occasione per introdurre una raccolta successiva dell’autore Paris, “Cattivi soggetti”. Rientra dal viaggio sentendo l’amaro in bocca. No, lui non avrebbe scritto “L’odore dell’India” né “Un’idea dell’India”. Semmai “Il rumore dell’India”, il “dolce rumore dell’India”.
 
E poi l’immagine fugace, appena abbozzata, di un Ovidio Bompressi poeta, conosciuto prima, discusso dopo con Moravia. Non riusciva a capire Paris, non riusciva a costruire una verità dei fatti, ricordava solo una persona triste:  “gli parlai della trasparenza della poesia, della leggerezza dei versi, del moralismo a volte necessario al poeta. Parlammo di amici comuni. Fece le scale dinoccolato, con aria introversa, a suo modo un poeta della vita. Era triste, solitario…” (pag. 40).
Tra i racconti, quelli sui personaggi sconosciuti, intensa è la storia di Tipu immigrato del Bangladesh che si muove tra mille mestieri, sfruttato ed intermediario nel giro della prostituzione che sa riscattare giorni di dolore offrendosi spesso come vittima sacrificale al posto delle ragazze.
Sono vite alla deriva quelle che racconta, sbandati e deviati, come la storia dell’imbalsamatore di animali che sogna di realizzare una grandiosa opera fatta di carne umana. Paris riesce a fornire una via di fuga dalla distorsione omicida. Salva i suoi eroi dai mostri. Così Tipu uccide lo sfruttatore, salvando la ragazza russa di cui si è innamorato, così Giulio pianta nella gola dell’imbalsamatore un coltello prima che tutto sia perduto.
E poi lo spazio dedicato all’amico giapponese, quello dell’Istituto di Cultura Giapponese per cui prestava di tanto in tanto opera di traduzione e di correzione di depliant ed opuscoli informativi, tra una lezione e l’altra d’italiano alla famiglia, moglie e figlia. L’atteggiamento di Paris è disorientato davanti al cerimoniale, al linguaggio in cui la doppia L è sostituita da una R o da quei ninnoli di arredamento che sembrano giocattoli. Si finisce anche per scoprire che il poeta giapponese di cui gli si chiede una collaborazione per la traduzione altri non è che lo stesso padrone di casa (cfr “La croce tatuata”). E lui scappa, avendo l’immagine della madre davanti, con la tovaglia a quadri che lo aspetta con un piatto fumante per cena.
 
La chiusura lascia spazio alla morte di Federico Fellini e a quei giornalisti che hanno perso la romantica verve della dolce vita per far posto agli avvoltoi che attendono che il regista poeta si spenga. Ed è così che può concludere con queste parole: “la natura è cattiva, fa morire anche i poeti, quelli che appartengono alla generazione della vita” (pag. 118). 
 
Ho lasciato Sandro Penna a Prima Porta,
a Casarsa Pier Paolo Pasolini;
Elsa e Alberto al Verano, qua vicino,
e Dario e Amelia al Cimitero degli Inglesi.
Scrittori e poeti hanno raggiunto la verde vallata dell’Amore
lasciando in pegno a Renzo Paris la loro affilata lingua della vita.
E io fino a quando, nel ricordo vivrò?
Fino a quando potrò dire di averli conosciuti?
(Testamento nuovo – Renzo Paris) 
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Renzo Paris (Celano, 1944), romanziere, poeta, saggista e traduttore italiano. Professore di Letteratura Francese all’Università di Viterbo.
 
 
Movida,  20 maggio 2009.
 
                                  
  
ISBN/EAN: 
9788871681825

Commenti

Neo MOVIDA!

Non ho trovato la copertina del libro...ho preferito quindi optare per due fotografie, a memoria dei due racconti sicuramente più intensi della raccolta.

E finalmente si è risolto il dubbio sul poeta giapponese del Novecento che doveva tradurre :)

Franchi: io credo che questo libro era esattamente per te.

Prossima Fiera... non mi sfuggirà:).
Momento che vengo a leggerti:)

(capito. Altro libro di intensità omicida. Me ne nutrirò).

Paris precisa che Bellezza rimaneva sempre legato a Monteverde.

E' un quartiere incantato, c'è poco da fare. Quanto mi piacerebbe poter restare a lavorare da queste parti. C'è un'altra aria...

siamo a due libri dalla fine dello speciale PARIS!
Complimenti a tutti.

Dev'essere un gran libro.
Di "Cattivi soggetti", riuscirò a scrivere prima o poi.
Tu e Franco avete fatto proprio un bel lavoro su Paris, complimenti!

9.Sai che ho scoperto che ci sono altre opere sue in giro? Non facilmente reperibili. Sto indagando sulle biblioteche, così eventualmente potremmo attivare un prestito interbibliotecario. La stanza, ad esempio l'ho trovata a Bologna,ma disponibile solo per consultazione interna.

10. Sì, è un gran bella raccolta. Soprattutto perché si vede chiaramente che molti racconti gli sono venuti direttamente dal cuore.

Roberta di MARCOS Y MARCOS ha

Roberta di MARCOS Y MARCOS ha avuto la gentilezza di scansionarci la copertina. E' unica in internet, siamo i primi. Spero porti fortuna a questo vecchio libro.

Evviva Marcos Y Marcos!

Evviva Marcos Y Marcos!

yupppiiii....ricordo di aver

yupppiiii....ricordo di aver girato mezzo web....una gran cosa, grazie Roberta! è una bella copertina.