Paris Renzo

La croce tatuata

Autore: 
Paris Renzo

 “Il corpo disteso di mia madre galleggia di nuovo sopra la mia testa, nello studio. Non ha più il letto che lo sosteneva. È avvolto da un lenzuolo bianco, di cui un pizzo scende da un lato. Sembra fasciata come una mummia bambina” (pag.61).

Uno scrittore che torna all’origine, nella terra–madre che lo ha visto nascere, crescere nella curiosità dell’infanzia, tra le macerie del terremoto, tra le miserie della guerra, diventare ragazzo sradicato dalla certezza primordiale e poi uomo, in una città piena di luci, di colori, di vita frenetica, assente, borghese.

Un figlio che torna al rifugio della casa-madre e ripercorre i tortuosi sentieri della memoria, in un vibrante moto di flashback, fino all’oggi, quando si ritrova in mezzo a scorpioni, ai fantasmi di bambine che spariscono tra le vie, di vecchine che sembrano spezzare il legame tra presente e passato, ridefinendone i contorni, e sopra ogni cosa “Lei”, che lo ha marchiato a sangue come quei tatuaggi religiosi che s’era fatta fare per un voto.  Capitoli brevi, brevissimi, pagine e pagine vergate da una scrittura medianica assorbono il flusso di pensieri dello scrittore – protagonista – figlio di “Colei” che ancora tutto vede, figlio di “Colei” che è chiusa in “una bara di zinco”, cui lui vorrebbe attaccarsi e non lasciare mai, sprofondando per sempre, insieme, nelle viscere della terra: un ritorno al nulla, a quello che non c’era, alle origini della vita, all’utero materno. Un libro difficile, complesso nel mistero che lega la figura del figlio alla madre e della madre al figlio. Viscerale, inquieto, ribelle, sovrappone piani di lettura in una dimensione in cui le nebbie si diradano per gettare uno sguardo profondo nel loro rapporto. Con un linguaggio diretto il figlio si rivolge alla figura della madre, in un "attacco proustiano" come lo definisce, attraversandone i momenti biografici che l’hanno vista viva, uncinata carnalmente all’urgenza primaria: istantanee di vita che sono altro dalla semplice e schietta biografia/autobiografia.  Lo spirito della madre aleggia tra le travi del tetto, si fa farfalla, resta ferma, si appisola, osserva perplessa. Lei sa che sta scrivendo la loro storia  e pare inquietarsi. Sono i fantasmi della mente, dei ricordi della madre che gli restano appiccicati sulla pelle, il cui odore è già stato assimilato dalle narici per sempre: “accovacciata come un serpente nel mio cervello, formando un anello perfetto. Sei nascosta dentro di me, madre. Sei stata tu la prima tentazione”  (pag.208). L’atavica memoria si squarcia di tanto in tanto per tornare alla luce del presente, un risveglio immediato per quella voce dall’esterno (la moglie al mare con i figli) che pare una nota stonata, fastidiosa che lo strattona, riportandolo alla realtà. 

È l’arcano che si dipana lungo una prosa evocativa, istintiva che non ti abbandona fino all’ultimo grido di rabbia e dolore in cui rivela a se stesso che la madre, mito assoluto, lo ha nutrito di “carne” ma non d’amore: “ti disse che lei non ti aveva mai abbracciato, ma che avrebbe tanto voluto, solo che era fatta così, le dolevano le braccia quando si trattava di consolarti (pag.190). No, non ricordava di aver mai ricevuto un abbraccio e la vede, infine, come la responsabile della sua inettitudine e degli istinti di rivolta che lo avevano liberato da quell’intreccio di religiosità superstiziosa della madre per diventare prima  “agnostico”, più che ateo e poi “comunista”: tu eri il simbolo della mia ideologia estremista…A ben vedere avevo semplicemente cambiato occhiali. A quelli religiosi avevo preferito quelli marxisti” (pag. 186).   Ma la rivelazione, per lui, è successiva. Non si ferma nell’abbracciare l’una o l’altra ideologia, da cui non trae alcun conforto. Non c’è in lui alcuna profonda convinzione ideologica, solo confuse e smarrite cognizioni che lo vedono inevitabilmente in contrasto con la madre. Lei, donna del popolo a Celano, religiosa priva della conoscenza del distinguo tra la magia e la preghiera e che, anzi si serve di un mago di paese per leggere il futuro si sente svenire dalla reazione del figlio che strappa dal collo la catenina della comunione; lei, donna borghese a Roma, che risparmia su tutto pur di godersi la bella casa cittadina, non regge agli ideali politici che si insinuano nella mente del figlio.

Tutto, purché ci sia una reazione, un’emozione materna.  L’istinto di ribellione si fa più alto, più puro e trova l’abbraccio consolatorio nell’arte, nella letteratura, nella scrittura che lo porta ad una vera e propria liberazione dall’ossessione della madre per allontanarlo “dalla sua impraticabile realtà”. Ed è qui che si rivela distante da quelle esplicite e care citazioni di Moravia (Agostino), Morante (La Storia) e poi Gadda (La cognizione del dolore).  In particolar modo nel romanzo di Moravia, Agostino aveva vissuto un trauma nella scoperta della vita con quell’idea di mamma – mamma che diventa, all’improvviso carnale, donna desiderata dagli uomini e per lui ormai detestabile. Ne “La croce tatuata”, senza scomodare troppe teorie freudiane, la scoperta del bambino verso la sensualità è immediata e associata inevitabilmente al contatto materno. E la sua rivolta è più matura, progressiva, lenta che trova sfogo catartico nell’arte e infine liberazione nella scrittura del libro stesso.  Questo libro è punto di partenza, o di approdo finale, importante per scoprire una parte di Paris scrittore-uomo, attraverso un intenso e onirico percorso dell’esistenza, delle sue scelte, del passaggio di un’epoca, la sua, dalla Celano nostalgica alla Roma del futuro. Elisa, la madre si è ormai allontanata. Elisa, la nipote, è la scoperta della gioia di ciò che sarà. 

Mi riconosci? Ti domando. Non mi rispondi. Sono tuo figlio Renzo, ho qualche anno anch’io, annuso la mia vecchiaia. La mia ricchezza, quella che ho guadagnato, è di natura spirituale” (pag.226). 
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE 
 Renzo Paris (Celano, 1944), romanziere, poeta, saggista e traduttore italiano. Professore di Letteratura Francese all’Università di Viterbo. 
 
Renzo Paris, La croce tatuata”, Fazi, Roma, 2005. Progetto grafico di copertina di Maurizio Ceccato. 
 
PARIS in LANKELOT:



 
 Movida,  3 aprile 2009.

ISBN/EAN: 
9788881125913

Commenti

"Non appartengo a nessuna religione, madre.
L'unica fede che ho provato nella mia vita, è una forma di superstizione per le parole, come una protesi, una stampella..."

"Lo spirito della madre aleggia tra le travi del tetto, si fa farfalla, resta ferma, si appisola, osserva perplessa. Lei sa che sta scrivendo la loro storia e pare inquietarsi"...

...viene citata "la stanza"

http://www.lankelot.eu/index.php/2009/03/19/veneziani-antonio-renzo-paris/

Oltre ai libri citati direttamente da Paris (libri di cui parlava alla madre)...aggiungerei "Nostalgia della madre" di Tanizaki, letteratura a cui Paris non appare estraneo, tra l'altro.

Una madre che non abbraccia, eppure ossessiona.
Una madre affettivamente distante e forse proprio per questo così potente, così determinante nelle scelte del figlio che non è difficile riconoscere come messaggi rivolti a lei, ribellioni al proprio sentire e al dolore per la sua estraneità.

Non dev'essere lettura semplice, non lo è mai quando si incontrano le pagine urgenti di chi fa della letteratura la propria catarsi.

No, non è una lettura semplice...ma divora...e dilania ed, infine, si sorride.

E' un libro importante per chi si accosta alla scrittura di Paris. Come ho scritto a Franco, non ho al momento altri paragoni, ma questo libro me lo porterò nel cuore.

E' stata una scelta istintiva...ed alla fine si è rivelata indovinata, in tutto...

Sai, ad un certo punto scrive di aver lavoato nell'Istituto di cultura giapponese e gli era stata proposta la traduzione di un poeta dei primi del Novecento. Muoio di curiosità sul punto.

Ed Elisa...è il nome di mia madre.

Ci sono libri che combaciano perfettamente col nostro sentire. Capita molto di rado, e diventano preziosi e indimenticabili.

Intanto mi congratulo per lo splendido articolo:)

"Un libro difficile, complesso nel mistero che lega la figura del figlio alla madre e della madre al figlio. Viscerale, inquieto, ribelle, sovrappone piani di lettura in una dimensione in cui le nebbie si diradano per gettare uno sguardo profondo nel loro rapporto.
Con un linguaggio diretto il figlio si rivolge alla figura della madre, in un "attacco proustiano" come lo definisce, attraversandone i momenti biografici che l?hanno vista viva, uncinata carnalmente all?urgenza primaria: istantanee di vita che sono altro dalla semplice e schietta biografia/autobiografia."

> Bellissimo passo (e puro Paris...)

"Ed è qui che si rivela distante da quelle esplicite e care citazioni di Moravia (Agostino), Morante (La Storia) e poi Gadda (La cognizione del dolore).
In particolar modo nel romanzo di Moravia, Agostino aveva vissuto un trauma nella scoperta della vita con quell?idea di mamma ? mamma che diventa, all?improvviso carnale, donna desiderata dagli uomini e per lui ormai detestabile"

> Integrazione. Nel corso di qualche letterario colloquio, l'autore mi ha confermato la predilezione per "Agostino", al di là dei più prevedibili "Indifferenti" e "La noia". Direi che ci siamo, decisamente:)

"Questo libro è punto di partenza, o di approdo finale, importante per scoprire una parte di Paris scrittore-uomo, attraverso un intenso ed onirico percorso dell?esistenza, delle sue scelte, del passaggio di un?epoca, la sua, dalla Celano nostalgica alla Roma del futuro."

> Non mancherà tra le mie prossime letture autunnali. Assieme all'altro pezzo della trilogia marsicana, il primo (secondo). Grazie a questa tua ottima introduzione sarò pienamente preparato a un libro intenso e difficile, umanissimo - al solito. Grazie Movi!

8. :)

9. Ho una particolare affezione per Agostino, anche se non mi ci riconosco. E' grazie a quel libro e non a Gli indifferenti che ho iniziato a leggere Moravia.

10. Dal canto mio, approfondirò anche io sul resto della produzione, anche se credo proprio di aver fatto la scelta giusta a partire da qui.