Paris Renzo

Filo da torcere

Autore: 
Paris Renzo

“Sono giorni che passeggio per Roma con l'aria sfranta. Mi fermo sotto i platani del Tevere. Guardo dalla spalletta dei ponti, con gli occhi forati, l'acqua scura. Sotto i rami che mi sembrano più scoloriti del solito, come se avessero le febbri malariche, sono in attesa di una donna che non mi pare di aver conosciuto mai...” (Incipit “Filo da torcere”).

Colloquio con l'analista: incontrato previo “itinerario contorto”, e opportuna selezione tra un collega (pariolino) e l'altro (inculatore di diciottenni: p. 18), in attesa adesso di una “sentenza finale”, di un epilogo a quella che il narratore percepisce come “una sfida” (p. 15). L'anonimo narratore si chiede se davvero è un perfetto cliente: se deve piangere per diventarlo. Ha paura di non saper fare niente (p. 43). Vive una crisi di identità terribile, irrimediabile.

Si apre totalmente: parte da qualche memoria d'infanzia (cercando di ammettere di aver voluto esibire la propria sessualità a sua madre; di aver sognato d'essere uomo e donna, di voler coincidere con sua madre), e da domande nebulose (“Se quando mangio, mangio mia madre, quando fumo, che cosa fumo?”, p. 24) per poi baloccarsi nel suo disorientamento:

“E intanto, quanto porto di scarpe? E quanto di collo, di camicia? Qual è la misura esatta delle mie mutande? Mi chiedo, allarmato, quanto sono alto. Nemmeno tanto ho accertato. Che cosa ho rimosso se perfino le sigarette che anniento una dietro l'altra, nemmeno fossi una canna fumaria, potrebbero essere di qualsiasi marca? (…) Come per il cibo e le persone, non vedo la sigaretta che sto disintegrando” (p. 27). In compenso, sente che finirà con misurarsi il pene, ogni giorno, per vedere se cresce (“anche se ormai so di certo che non matura più”, p. 35).

E poi avanti, per taglienti giudizi sui genitori (“le famiglie democristiane, alla prima occasione, sanno essere anche razziste”, p. 59), rivalità col padre, angoscia per una possibile omosessualità repressa (preferisce dirsi “lesbica”), triste costatazione dell'attivismo politico dei terroristi extraparlamentari (“per dio, siamo un Paese che ha 3mila prigionieri politici. Aumenteranno”, p. 68) e infine spunta una prima neo-coscienza plausibile: “scopo soltanto per analizzarmi”, p.110, pronunciata non appena è avvenuto il felice incontro con Siria. Siria che è femmina assoluta, voglia di vivere e di sentire piacere, di darsi con la massima partecipazione, di sottrarre il maschio alla tirannide materna. Siria è una di quelle creature che una volta incontrate lasciano il segno, e vanno possedute a oltranza, a qualsiasi ora, rifiutando l'esistenza di tutto il resto. È una per cui è normale perdere la testa. Sarebbe innaturale il contrario.

Intanto, la Roma sta per diventare grande – sta per vincere lo scudetto, manca poco. Il narratore s'avvicina alla stessa grandezza: la maturità. Si concede ancora un incidente o due: come qualche bacio con l'amico Gianni, che ha appena scoperto la triste e gioiosa dipendenza dal Brown Sugar. “Siamo due zitelle in cerca di primi grandi amori e stiamo sfiorendo”, dice Gianni. Come a dire: vivamus, mea Lesbia, ac amemus. Più tardi, mentre il narratore va per le strade confondendosi coi tifosi della Roma, ululanti di gioia, affronta una crisi di pianto. A casa, Siria gli offre il culo. È un culo stupendo. Come resistere? Che senso ha ricordare proprio quel culo dopo un episodio del genere? Forse è una pacificazione, o forse la risposta a un dubbio. La donna è tutto.

La dolorosa autoanalisi – il dottore compare solo, e tutto simbolico, nelle ultime battute; prima come muto testimone dei monologhi del narratore, infine come possibile compagno della madre vedova, sulla spiaggia dei nudisti di Ostia – non conosce termine, e sprofonda pagina dopo pagina sino all'allegorica immersione in un mare che sembra proprio liquido amniotico. Alle spalle l'assente e ormai sepolto spettro paterno, ben viva l'icona di carne e nutrimento materna, presente e sfuggente la Siria che completava e pacificava (potenzialmente, almeno) l'abnorme e sacrosanto desiderio del protagonista, ricoverato per una prima overdose l'amico Gianni, l'io narrante s'appresta a vivere un equilibrio nuovo. Lo scavo ha avuto senso se ha dimostrato all'artista che non deve mutare niente: che può giocare a cambiare i personaggi e i ruoli nel suo microcosmo, ma che infine deve semplicemente vivere, creare e irregolarmente sacrificarsi in qualche lavoro pesante, quando si sente annebbiato o stracarico; deve svuotarsi di tutta questa incredibile energia vitale, amando la sua donna e la pagina bianca, accettando la deliziosa inviolabilità della sua creatrice e di certe norme. È proprio titillando il confine, forzandolo ma non violandolo, che nasce fantasia e immaginazione nuova. Questo è quanto. In principio è un fiume che scorre, infine è il mare.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Renzo Paris (Celano, 1944), romanziere, poeta, saggista e traduttore italiano. Professore di Letteratura Francese all’Università di Viterbo; ha insegnato a Salerno. Ha collaborato o collabora, sin dagli anni Settanta, con “Repubblica”, “Manifesto”, “Nuovi Argomenti”, “Pulp”.

Renzo Paris, “Filo da torcere”, Feltrinelli, Milano, 1982. Collana I Narratori di Feltrinelli. Gli Italiani, 278.

Approfondimento in Lankelot:

Veneziani Antonio - Renzo Paris di franchi

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2009.

ISBN/EAN: 
000

Commenti

?Sono giorni che passeggio per Roma con l?aria sfranta. Mi fermo sotto i platani del Tevere. Guardo dalla spalletta dei ponti, con gli occhi forati, l?acqua scura. Sotto i rami che mi sembrano più scoloriti del solito, come se avessero le febbri malariche, sono in attesa di una donna che non mi pare di aver conosciuto mai?? (Incipit ?Filo da torcere?)....

La tua pagina ha il merito di rendere accessibile il significato e il valore di un libro che io ho trovato difficile. Per la natura stessa degli argomenti che tratta e per lo stile che Paris sceglie di dare alla sua autoanalisi. Filo da torcere mi è sembrato titolo adattissimo, da più punti di vista, anche nei confronti del lettore. Perchè non è lettura agevole. Per me non lo è stata. Gioca molto l'immediatezza della prima persona che si rivela senza filtri, in tutti i suoi dubbi e le sue elucubrazioni. All'inizio ho fatto fatica a stargli dietro. E' un fiume che scorre, hai ragione, e la corrente è forte. Disorienta. Travolge e fonde in poche righe madre, padre, sessualità, identità, amicizia e rapporto a due. La scelta del Dottore con tanto di maiuscola mi ha fatto inevitabilmente pensare a Svevo e anche qui è di certo un espediente per una sorta di confessione, per uno scavo interiore senza premeditazione, senza alcun rigore scientifico. Un flusso di coscienza impietoso, nel senso che scortica con cattiveria la percezione che Paris ha di sè stesso senza nascondere nulla, anzi rendendo in maniera limpida la confusione e lo smarrimento che lo pervadono, alimentandone le ossessioni.
Leggevo pensando che si tratta di un libro del 1982, eppure è attualissimo anche per il linguaggio che utilizza. Immediato, scarno, privo di ridondanze o descrizioni sterili. Paris non racconta, ci cala direttamente nella sua realtà, in quella ricerca disperata dell'equilibrio che sembra non riuscire a raggiungere nè in casa, nè sradicato dalla famiglia, tra le braccia della donna che crede di amare ma che si limita a possedere. E' crudelmente sincera la concezione dei rapporti affettivi, in questo libro: tutti fallimentari, non ultimo quello con lo psicanalista. Nell'abbandono al mare e al silenzio assoluto in chiusura, poi, non ho potuto evitare di leggervi un richiamo alla tematica del suicidio. Ma forse mi sbaglio.

Ci sono dei frammenti che mi si sono impressi dentro e difficilmente scorderò.

"Tu hai voluto abbandonare tutto per via delle tue idee, ma le idee non sono la vita, spesso vanno contro di te."

"Che ne sa lei di guasti che ci sono tra la mia testa e la mia, per così dire, testa di cazzo?"

"Lo so è difficile mantenere la promessa di stare in silenzio. Infatti anche rifiutandosi di parlare, come si può smettere di pensare. E soprattutto di ascoltare quella voce che infila una dietro l'altra le parole, quella voce che h inutilmente finora cercato di stanare."

"(La mia mente) occupandosi di altro sottrae all'attenzione visiva le cose del mondo. Anzi, meglio, è la frase, non la mente, a cancellare del tutto. Ogni parola, mentre mi autoanalizzo, si spezza e si ricompone in altre parole. La frase stessa non è isolata; mosra forti connessure con le altre frasi. Divento così il guardiano delle mie frsi. A forza di "vedere" le frasi e dunque di farle esistere, non "vedo" il mondo che mi circonda".

Grazie per averne scritto e grazie per avermi indotta a leggere Paris.

5, grazie a te per aver condiviso le letture (e ora aspettiamo le tue schede;) ).

4. bellissimi, questi frammenti. Davvero molto diretti e intensi.

3. E' un'altra recensione, questo commento:). Ottimo. Sì, oltre a Svevo pensavo sinceramente al Morselli di "Dissipatio", che probabilmente l'autore aveva bene in testa nei primi Ottanta, scrivendo questo libro. Ho avuto la sensazione che questo analista invisibile fosse parente del buon dottore dell'ultimo uomo rimasto sulla terra. E quella tua intuizione del suicidio - diversa dalla mia percezione del ritorno nel liquido amniotico - conferma e corrobora. Domanderemo all'autore:)

7- Beh, era il minimo. Almeno il commento dovevo lasciarlo.
Quanto al suicidio, magari sono io che interpreto sempre in chiave pessimista.
Però sono ugualmente curiosa di sapere come risponderà Paris. Poter interpellare gli autori è il vantaggio della letteratura contemporanea :).

Adesso sto leggendo "Cattivi soggetti", ma approfitterò della fiera a Torino, per prendere "La vita personale".

Allora ci vedremo a TO!
Spero di essere meno disastrato dello scorso anno, a un certo punto non ci capivo niente:)

:)E Torino sia. Voglio vedere lo stand Castelvecchi, preso d'assalto per le richieste di Monteverde!!

ahah:). seee.
Sarà fort apache, proprio:))).
Almeno ci rivediamo in tanti, ecco.

Ottimo, non vedo l'ora.

"irregolarmanete">guarda che c'é un refusetto.
Curioso libro e analisi spietata.....

Corretto. Grazie, Marina.

13, danke Marina!