All'indomani della fondazione della Repubblica di Turchia, nell'autunno del 1923, il fautore principale della guerra di indipendenza e padre della repubblica, Mustafa Kemal Atatürk, fra le numerose riforme di stampo occidentalista, previde anche delle riforme che potremmo definire “sartoriali”. I fez e le vecchie divise ottomane furono messe da parte a favore di abiti “ufficiali” all'europea, ma soprattutto fu impedito alle donne di indossare il tradizionale velo in luoghi pubblici come università, municipi o tribunali. Da quel momento il velo sul capo delle donne, cessando di essere un normale capo di abbigliamento, assurse al rango di simbolo politico, tuttora attuale e significativo. Risale infatti a pochi anni fa (febbraio 2008) il tentativo di cancellazione del divieto, durato solo pochi mesi, da parte del AKP, il ruling party di stampo islamico moderato. Nel giugno dello stesso 2008, la corte costituzionale ha bocciato la riforma e ripristinato il divieto. È da qui che prende spunto Neve, il penultimo romanzo di O.Pamuk. Il più “realista”, schietto e scorrevole tra i suoi romanzi da me letti sino ad ora.
Siamo negli anni '90, il divieto è vigente. Un poeta di Istanbul di nome Ka, esiliato per motivi politici e dunque residente da anni a Francoforte, torna nella sua città per il funerale della madre. All'estremo opposto della Turchia però, nella città di Kars, sta avendo luogo un fenomeno molto particolare. Alcune studentesse musulmane, stanche di dover mostrare i propri capelli o di dover indossare parrucche, per protesta si suicidano. Il poeta Ka viene mandato da uno dei principali quotidiani turchi, ad osservare da vicino quanto accade. Per di più una vecchia fiamma d'università del protagonista vive ora in quella città. È così che Ka sbarca a Kars, dove inizia sin da subito a cadere molta neve (in turco Kar). Antica capitale di regni cristiani armeni, poi sede di emiri turchi, poi conquista della Russia, in seguito luogo di frizione fra Turchia e Armenia, poi addirittura città natale della nonna di Bob Dylan, Kars è una delle tante città dell'est turco in cui le contraddizioni del paese si concretizzano più facilmente in scontri sociali. Ka vi arriva come un borghese dei quartieri alti di Istanbul, istruito d'Occidente. La neve che cade isola la città e costringe Ka a rimanervi, dando modo a Pamuk di costruire questo suo esperimento di Turchia “in vitro”.
Un rettore di università che proibisce alle ragazze di indossare il velo viene ucciso sotto gli occhi del protagonista. La sua testimonianza è preziosa per più di una fazione ed è così che inizia una sorta di peregrinazione “epica” di Ka presso tutte le parti politiche che si scontrano in città: presso i giovani studenti islamici capitanati dalla misteriosa figura di Blu, presso un aspirante sindaco del partito islamico, presso la polizia, i servizi segreti, presso normali studentesse velate. La sua aura di neutralità, i suoi contatti giornalistici con Istanbul e con la Germania, la sua confusione spirituale e sentimentale, rendono Ka una pedina appetibile per tutti, ma allo stesso tempo destano sospetto: è guardato come un ateo dai religiosi e come uno in preda a crisi religiose dai laicisti. In più va aggiunto che la neve continua riesce a risuscitare l'ispirazione assopita del poeta, il quale preso da veri e propri raptus compositivi, ricomincia a scrivere. E come se non bastasse si innamora. La situazione però precipita.
Per la seconda sera in cui Ka si trova a Kars, è previsto un grande spettacolo al Teatro Nazionale. È uno spettacolo dal sapore educativo, propagandistico e nazionalista messo su dal famoso attore Sunay. Lo spettacolo si trasforma in un colpo si stato (limitato a Kars) organizzato dalla compagnia teatrale aiutata da alcuni ufficiali deviati dell'esercito nazionale. Ciò che intendono fare è ripristinare l'autorità dello Stato, minacciata dai suicidi delle studentesse, dai fondamentalisti islamici e dai nazionalisti curdi. Il colpo di Stato regge finché la neve tiene isolata la città e finché il libro non si avvia al suo epilogo.
In questo quadro di scontro sociale ha luogo la travagliata storia d'amore di Ka ed Ipek, ha luogo la frettolosa ed inspirata composizione di un libro di poesie. Fino ad una conclusione triste, cui non accenniamo per non rovinare il gusto ai curiosi. Qualcosa di strano però succede nello scorrere delle pagine. La voce del narratore inizia a farsi sempre più presente, interviene, giustifica ciò che racconta sulla base di documenti e testimonianze. Poco dopo la metà delle pagine, ci racconta della morte di Ka, avvenuta a Francoforte, anni dopo i fatti contenuti nel libro. La voce del narratore ci fa capire che il suo incarico è quello di ricostruire i giorni del suo amico Ka a Kars, e se possibile di ritrovare le poesie da lui scritte e raggruppate sotto il titolo Neve. Pian piano insomma la voce narrante si conquista il ruolo di protagonista ed infine scopriamo che è la voce di un romanziere di Istanbul, di nome Orhan, autore del Libro Nero; scopriamo insomma che, per la prima volta nei suoi romanzi, è Pamuk stesso a dichiararsi come narratore, seppur fittizio.
Lasciando la trama ai lettori, l'operazione di Pamuk va analizzata criticamente: ciò che lo scrittore fa è in buona sostanza mettere il dito in una delle ferite aperte del suo paese. I fatti che vediamo svolgersi a Kars rappresentano in piccolo ciò che potrebbe succedere nell'intero paese, che di colpi di stato ne ha già visti tre (tre e mezzo secondo alcuni storici); del resto risale a pochi mesi fa la notizia di arresti di massa di esponenti dell'esercito, della stampa, della magistratura che, secondo le dichiarazioni del governo, stavano preparando un colpo di stato kemalista. Pamuk dunque presenta una delle eventualità plausibili della contemporanea storia della Turchia e per farlo la ambienta in una cittadina “arretrata” e per di più separata dal mondo da un velo di neve. Affrontando però la realtà sociale avverte la paura di cadere in una delle sue principali fobie letterarie, quella cioè di essere un piatto realista come gli scrittori turchi della generazione a lui precedente (come dall'autore stesso dichiarato in alcune sue interviste). Per evitare questo rischio, ricorre alla lezione del post-moderno, ad autori come Calvino o Borges, e quindi il gioco si complica. Lo scrittore Pamuk immagina che lui stesso si affatichi a ricostruire a posteriori la vicenda di un suo amico della borghesia di Istanbul sbarcato a Kars, presentandoci uno dei suoi soliti protagonisti maschili un po' sognanti, disorientati, facili all'amore, problematici, qui preda di dubbi religiosi, in cui non è difficile vedere un precipitato autobiografico. Lo scorrere dei fatti è inframezzato dagli interventi del narratore documentato, che già sa tutto; i piani temporali si mescolano, i protagonisti si sovrappongono. L'ispirazione del poeta Ka serve in quanto è veicolo delle accensioni liriche di Pamuk stesso sollecitato dalla neve. Il viaggio verso Kars e ritorno è triplice: c'è quello del personaggio Ka, quello del personaggio narratore Orhan, e quello di Pamuk stesso che, stando ai suoi diari, si recò spesso nella cittadina mentre scriveva il romanzo.
Messa così sembrerebbe una fatica immane a leggersi. Invece il gioco di matriosche questa volta riesce e risulta più scorrevole e godibile delle complicate alternanze di narratori dei romanzi precedenti. L'ambientazione colpisce, la trama, per quanto alcuni passaggi risultino macchinosi, risulta avvincente soprattutto grazie alla storia d'amore fallimentare, il tema sociale è pregnante e schietto. In alcuni dialoghi di Ka con i vari personaggi politici in gioco, si traducono idee e posizioni reali e vive, e la copertura della finzione del romanzo da a queste idee quella franchezza che non possono avere fra la patina mediatica del politically correct.
Il 12 settembre prossimo, non a caso nel giorno dell'anniversario del colpo di stato del 1980, l'elettorato turco andrà alle urne per un referendum riguardante l'approvazione della riforma costituzionale proposta dall'attuale governo. I contenuti di tale riforma non sono lontani da alcuni tentativi di delegittimazione delle istituzioni di garanzia che vediamo da anni in Italia. In più però in Turchia vanno a convogliare nel voto alcuni ormai secolari conflitti che sgorgano dalla traumatica nascita della Repubblica, non riassumibili nella dicotomia tradizionalisti-occidentalisti. Il lettore occidentale può capire qualcosa di più di questi travagli attraverso la lettura di Neve, a patto di voler sopportare il consueto autobiografismo romanzesco di Pamuk.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE: Neve, Enaudi Torino 2007. Traduzione Marta Bartolini e Şemsa Gezgin. Pamuk è scrittore e giornalista turco tradotto e conosciuto ormai in tutto il mondo, vincitore del Nobel per la letteratura nel 2006. Mentre la sua fama si va consolidando all'estero in patria vive alcuni problemi a causa del risentimento suscitato da alcune sue dichiarazioni rilasciate ad un quotidiano svizzero, in merito al massacro degli armeni del 1915 e alla questione curda.
http://www.orhanpamuk.net/
PAMUK in LANKELOT: qui
Francesco
Commenti
[pamuk-neve] nuovo articolo
[pamuk-neve] nuovo articolo di francesco! Buona lettura.
[pamuk] sono 8 le schede
[pamuk] sono 8 le schede dedicate ai suoi libri, sin qua, su lanke. Queste: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Pamuk+Orhan
[neve] francesco, intanto
[neve] francesco, intanto grazie per tutto il lavoro che stai dedicando a Pamuk, e per la puntuale, generosa condivisione delle tue letture con tutti noi, su Lanke - inclusi i sempre troppi visitatori silenziosi. Sto leggendo con vivo interesse il tuo articolo. C'è una notizia - tra le molte che non conoscevo - che più di molte altre mi ha impressionato. Questa: "Alcune studentesse musulmane, stanche di dover mostrare i propri capelli o di dover indossare parrucche, per protesta si suicidano."
> Sei riuscito a studiare il fenomeno, a capire se e quanto è stato circoscritto, come sia nato e via dicendo? Se non ricordo male - dovrei tornare a Durkheim - per il Corano il suicidio è un atto inaccettabile...
[neve] ecco durkheim: "Le
[neve] ecco durkheim: "Le società maomettane non proibiscono meno energicamente il suicidio: “L’uomo”, dice Maometto, “non muore che per volontà di Dio, in base al libro che fissa il termine della sua vita”. “Quando il termine sarà arrivato, essi non sapranno né ritardarlo, né avanzarlo d'un solo istante”. “Noi abbiamo decretato che la morte vi colpisca a turno e nessuno potrebbe prevalere su di noi”. Nulla, infatti, è più contrario del suicidio allo spirito generale della società maomettana: in quanto la virtù messa al di sopra di tutte le altre è l’assoluta sottomissione alla volontà divina, la docile rassegnazione “che fa sopportare tutto con pazienza”. Atto d'insubordinazione e di rivolta, il suicidio non poteva dunque essere guardato che come una grave mancanza al dovere fondamentale".
Ne scrivevo, anni fa, qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/durkheim-sociologia-del-suicidio.html
[turchia] scrivi, "Il 12
[turchia] scrivi, "Il 12 settembre prossimo, non a caso nel giorno dell'anniversario del colpo di stato del 1980, l'elettorato turco andrà alle urne per un referendum riguardante l'approvazione della riforma costituzionale proposta dall'attuale governo. I contenuti di tale riforma non sono lontani da alcuni tentativi di delegittimazione delle istituzioni di garanzia che vediamo da anni in Italia. In più però in Turchia vanno a convogliare nel voto alcuni ormai secolari conflitti che sgorgano dalla traumatica nascita dell Repubblica, non riassumibili nella dicotomia tradizionalisti-occidentalisti."
> Non sapevo neanche questo. Stavolta però avremo un reporter d'eccezione: potrai raccontarci tutto tu. Ci conto. Cerco intanto di reperire copia del libro, "Neve" voglio studiarlo per bene. Grazie, davvero un articolo fantastico.
[francesco] applausi,
[francesco] applausi, veramente. Gran bel pezzo.
(Pamuk) Innanzitutto
(Pamuk) Innanzitutto Gianfranco, grazie a te per l'attenzione!
Come hai perfettamente notato tu il suicidio è atto intollerabile e peccaminoso per la religione islamica, in quanto l'uomo è "capolavoro di Allah" e non ha nessuna autorità di deturpare volontariamente questo capolavoro. (Il paragrafo di Durkheim, che non conosscevo, illumina! Grazie!) Altro discorso invece andrebbe fatto per l'atto kamikaze, che trova delle giustificazioni.
Proprio la contraddizione fra il suicidio, contrario alla religione, ed il tentativo estremo di protesta contro le restrizioni "statali" nei confronti dei costumi religiosi, è la felice scelta tematica di Pamuk, ed alcuni dialoghi del libro si addentrano nella questione e la sviscerano. Forse nel pezzo ho sottolineato poco la questione, ma le cose da dire sui libri sono sempre più di quelle che una recensione può contenere.
Da questo fattore scatenante Pamuk compone quella che potremmo definire un' "analisi narrativa" delle ideologie che si scontrano in Turchia: vedi per esempio il fondamentalismo islamico contro un laicismo estremo ed esasperato, un occidentalismo smanioso (che è ingrediente fondamentale a partire dalla nascita della Repubblica turca) di contro ad un radicamento orientale ed islamico di larghi strati della popolazione, in primo luogo le fasce più povere; una cultura d'elite "posticcia" (perchè mutuata dall'Occidente), di contro ad una cultura rurale, orale e secolare depositata dalla numerosissime etnie che hanno vissuto per secoli in Anatolia. In generale si può dire che questi siano gli assi portanti della riflessione di Pamuk. In questo romanzo riesce a presentarli con più chiarezza, dando meno spazio ai suoi giochi letterari.
Per quanto riguarda il
Per quanto riguarda il fenomeno reale del suicidio delle ragazze velate, non mi risulta si sia più verificato, almeno non ultimamente, anche perchè, dopo decenni, la Turchia è governata da uomini sposati con donne velate, ed insomma fautori di un islam moderato, che nei confronti dei dettami fondativi della Repubblica Turca hanno un che di revisionista e populista. A protestare e a sentirsi trascurati, in questi ultimi anni, casomai sono il laicisti, nella maggior parte dei casi di sinistra. Certo il dibattito sul velo è capace ancora di accendere gli animi, di scatenare proteste e di bloccare università. Concettualmente è paragonabile alla questione italiana sul crocifisso nelle scuole, ma la portata che assume in Turchia ha tutt'altre proporzioni.
(Pamuk) Infine mi fa piacere
(Pamuk) Infine mi fa piacere che ti sia venuta voglia di prendere in mano il libro, aspetto tue annotazioni, se non un tuo articolo!
Per il referendum di settembre, dall'importanza non certo trascurabile per il futuro di questo paese, cercherò di tenervi aggiornati, magari con un articolo interamente dedicato ad esso!
Torno a studiare! Un caro saluto a te e ai lettori silenziosi ;)
(Pamuk) Riservo a quando avrò
(Pamuk) Riservo a quando avrò più tempo la soddisfazione della mia curiosità nei confronti del tuo articolo (saggio?) su Durkheim!
[velo in turchia]
[velo in turchia] integrazione molto chiara:). Grazie. Vedrò di puntare agenzie di stampa adatte, in redazione, nelle settimane a venire. So dove portarle, nel caso;)
[neve, pamuk] ti dico, sin
[neve, pamuk] ti dico, sin qua - tra tutte le tue schede pamukidi - questa è quella che più mi ha impressionato. Probabilmente è per via del taglio ultramassimalista dell'opera, e per tutti i contrasti interni all'essenza del popolo turco che così bene hai sintetizzato e restituito. L'ultima parte di questo tuo commento è sintesi chiara e fascinosa di qualcosa che adesso comincio a intravedere, e che immagino tu stia osservando giorno per giorno. Un contrasto culturale così forte non può che dare vita a grande letteratura. Fai bene a scandagliarla, gli elementi per il capolavoro ci stanno tutti. Fa che un letterato dubiti della sua identità etnica, e delle sue appartenenze, e che possa esistere lo spiraglio d'un equilibrio futuro... ed ecco che nascono posizionamenti e radicamenti e contorsioni assai fertili:).
(Pamuk): "Fa che un letterato
(Pamuk): "Fa che un letterato dubiti della sua identità etnica, e delle sue appartenenze, e che possa esistere lo spiraglio d'un equilibrio futuro... ed ecco che nascono posizionamenti e radicamenti e contorsioni assai fertili:)."
Magistrale....e dunque..buona serata magister!
[pamuk] buona serata anche a
[pamuk] buona serata anche a te, magister franz. Cura ut valeas.
[Neve-Pamuk] Aspettavo la tua
[Neve-Pamuk] Aspettavo la tua recensione e ti rivolgo i miei complimenti per come hai reso in maniera molto chiara i vari livelli del romanzo. Il solo che mi abbia davvero convinto dell'autore in questione, forse anche per il tema che mi interessa molto. E certamente con la Turchia bisognerà confrontarsi nei prossimi anni, per la questione dell'ingresso nella UE ma anche per le questioni relative al medio-oriente: quali saranno i rapporti fra Turchia-Irak e le popolazioni curde del nord-iraq? E anche per alcune ultime mosse di politica internazionale: la questione israeliana e i rapporti usa-turchia-iran che in queste settimane stanno vivendo momenti cruciali.
(Neve): And posso dire di
(Neve): And posso dire di essere daccordo con te, Neve mi è sembrato il romanzo più riuscito di Pamuk, anche se Il mio nome è Rosso, non mi è dispiaciuto, soprattutto per il tema; altro conto è lo stile di scrittura di Pamuk che a volte mi ammorba.
Già con la Turchia ci sarà da confrontarsi, ma vista dal suo interno posso dire che è più che altro la Turchia a doversi confrontare con se stessa e raggiungere un livello di "criticità" e di democrazia che non ha (ma quale paese possiamo dire pienamente democratico al giorno d'oggi?). I temi sono esattamente quelli che hai ricordato tu, posso aggiungere la questione Cipro, che è di estrema delicatezza dato che crea frizioni con una nazione che è già membro dell'UE. Nel "problema" curdo mi ci tufferò completamente fra un mese per circa un annetto...ne riparleremo! Bisogna monitorare come si delineerà la questione ora che i Marines abbandonano l'Iraq, quale sarà la posizione della minoranza curda all'interno della nuova "democrazia d'esportazione" irakena. In merito la Turchia ha più che una voce in capitolo, direi un vocione! Forse è anche per questo che cerca di dare segnali di autonomismo in politica estera (vedi rapporti con l'Iran e Israele).
Certo è che, sia detto con un pò di trsitezza, leggendo i quotidiani turchi si ha l'impressione di stare al centro di dinamiche internazionali cruciali, mentre aprendo le pagine dei quotidiani nostrani non si assiste altro che ad un becero battibecco interno alla cosidetta casta. Mi sembra che siamo un paese sempre più confinato in se stesso, nella sua traballante e mai solidificata indentità. La nostra sola politica estera è prendere sole dalla Libia, figuriamoci!
[Neve] Sì, Francesco, la
[Neve] Sì, Francesco, la bellezza di questo libro è proprio quella di riuscire il senso di spaesamento della Turchia, dilaniato fra modernità e passato, fra religione e laicità.
Non dirlo a me, io amo leggere di questioni internazionali ma si fa molta fatica a trovarla sui giornali nostrani. Per quanto riguarda il futuro, ho come l'impressione che si riaprirà la questione curda, che hanno praticamente ricevuto dagli Usa la parte nord dell'Iraq, confinante proprio con la Turchia. Il futuro si prospetta non molto roseo per quei luoghi, anche perché non vedo politiche internazionali intenzionati per davvero ad occuparsene.
(NEVE) Già la questione
(NEVE) Già la questione curda, relativamente alla Turchia, è decisamente riaperta, dopo qualche anno di tregua. E' sul giornale tutti i giorni. Un passo importante sarà quello del referendum cui accennavo, poi certo la parte irakena. Da non dimenticare anche che la Turchia fra circa un anno voterà per il nuovo governo. Insomma, c'è molta carne al fuoco! E troppo fuoco!
(Neve-suicidio): Un rimando
(Neve-suicidio): Un rimando http://www.lankelot.eu/letteratura/barbagli-marzio-congedarsi-dal-mondo-...
(Neve-Velo):..e un articolo
(Neve-Velo):..e un articolo di oggi: http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=chps-headscarf-move-draws-diver...
(Velo-Turchi-Neve): Altro
(Velo-Turchi-Neve): Altro link interessante sull'argomento velo, condizione delle donne in Turchia, e ruolo di quest'ultima nello scenario internazionale; pubblicato dal Corriere della Sera. Ecco il link per i curiosi:
http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_25/Mian-la-carica-delle-neo-otto...
[pamuk] grazie per queste
[pamuk] grazie per queste nuove, ottime segnalazioni,Franz. Volo a leggere l'ultima!
(Pamuk-articoli): Figurarsi!
(Pamuk-articoli): Figurarsi! Piacere-dovere....e voglia di incrementare il dibattito ;)
(Referendum-Turchia): Per i
(Referendum-Turchia): Per i più curiosi e meticolosi qui c'è un articolo dettagliato e tecnico riguardo al referendum: http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=breaking-down-turkeys-referendum-2010-09-07
(Turchia-Velo): Ecco a che
(Turchia-Velo): Ecco a che punto è la lotta femminista in turchia: http://www.balcanicaucaso.org/ita/Tutte-le-notizie/Le-donne-turche-tifan...
[Ancora donne/Turchia]: Mi fa
[Ancora donne/Turchia]: Mi fa piacere segnalare questo bell articolo ancora sulle donne turche e in special modo su una di loro, in grado di unire i temi pricipali di questo paese: conflitto curdo-emarginazione-femminismo-armeni/H.Dink. Per chi volesse, buona lettura:
http://www.balcanicaucaso.org/aree/Turchia/Turchia-la-femminista-e-il-processo-kafkiano-89340
[donne, turchia]
[donne, turchia] preziosissimo. Continua a informarci, Franz.