La Nuova Vita è il quinto romanzo scritto da Orhan Pamuk, il quarto tradotto in italiano, dato che il suo primo Cevdet Bey ve Oğulları (Il Signor Cevdet e i suoi figli) non è ancora stato declinato secondo il nostro idioma. Dopo La casa del silenzio, Il castello bianco e Il libro nero (che scandivano, secondo modalità e strutture diverse, delle tematiche fondamentali ricorrenti), spinti anche dall'allusione del titolo, ci si aspetterebbe di imbattersi in qualcosa di nuovo, ma diciamo subito che niente che possa dirsi tale risplende sotto il sole pamukiano.
La nuova vita assomiglia in maniera un po' imbarazzante al precedente Il libro nero, e assieme ad esso, che ne aveva decretato il grande successo internazionale, sull'onda delle entusiaste recensioni di John Updike sul New Yorker, contribuisce ad affermare lo scrittore turco sulla scena letteraria, con una grande riuscita di vendite.
Vediamo subito di che si tratta entrando nel vivo citando la prima efficacissima frase del libro, che ci lasciava sperare che il nostro scrittore fosse riuscito a mettere da parte quella sua caratteristica prolissità a favore di un stile più conciso ed energico; speranze ahimè deluse dalle pagine successive:
Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò.
Si sente immediatamente un'eco d'attacco kafkiano, ma, per noi italiani ancora più forte, risuona l'eco di quel libro incipitario della nostra letteratura che non a caso porta lo stesso nome del libro di Pamuk: la Vita Nova (o Nuova, a seconda delle preferenze filologiche) di Dante Alighieri. Cito a mo' di ripasso:
In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova
una rubrica la quale dice: "Incipit vita nova".
Osman, studente presso la Istanbul Teknik Universitesi, un bel giorno trova su una bancarella di libri usati un volume visto poco prima in mano ad una ragazza molto carina. Lo compra, lo legge avidamente e la sua vita cambia...la narrazione ha inizio. Dal libro sembra sprigionarsi un'energia misteriosa, una luce che avvolge il lettore e lo trascina verso un mondo diverso, lontano dalla quotidianità che lentamente inizia a perdere di significato e lucentezza, di fronte al fascino del libro.
Osman rintraccia la ragazza, che si chiama Canan, la conosce, la bacia, se ne innamora, ma poco dopo fa anche la conoscenza del suo ragazzo, Mehmet, che sembra detentore del mistero del libro e che sembra sapere come si possa raggiungere il mondo del libro, la nuova vita a cui esso allude. Poi Mehmet improvvisamente scompare ed Osman e Canan iniziano la loro assurda ricerca. Lasciano Istanbul e aggirandosi per l'Anatolia salgono e scendono in continuazione da pullman diversi, vivendo praticamente nei pullman stessi, seguendo quei segni che conducono laddove si ha accesso alla Nuova Vita. Scampano ad incidenti mortali, assumono le identità delle vittime degli incidenti; si infilano fra le trame del Grande Complotto, che lotta contro la spersonalizzazione della nazione. Trovano il padre di Mehmet, oppositore strenuo del complotto, che crede suo figlio morto; Osman si sostituisce a Mehmet nell'affetto del padre. Poi Osman lascia Canan, prosegue la ricerca da solo ed infine trova Mehmet, col quale ha un definitivo confronto.
A questi fatti, che non vogliamo snocciolare nei dettagli per non frustrare la curiosità di chi vuole leggere il libro, segue una coda in cui il narratore protagonista Osman trae le fila della sua esperienza e ci narra, nelle ultime pagine del libro, il momento supremo a cui il libro intendeva condurlo, la soglia insomma della sua Nuova Vita.
Su questa trama, Pamuk declina i suoi affezionatissimi temi: il doppio, inteso come scivolamento di una personalità in un'altra; tema che prelude a quello più ampio del complesso rapporto fra Occidente ed Oriente, nella problematica personalità del soggetto collettivo Turchia; l'allusione continua, ed in fin dei conti un po' snervante, a realtà altre, a dimensioni che si schiudono varcando la soglia del reale, “altrove” che sembrano avere sia una valenza mistica, sia una valenza concretamente storica. Come accadeva ne Il libro nero, tutto ciò avviene lungo l'asse della ricerca di qualcuno scomparso, di un personaggio che, per la sua stessa assenza, è in grado di attivare nella scrittura la premonizione dell'altrove, lo schiudersi confuso di una porta da cui filtri la luce di un altro mondo. Il conflitto di identità tutto turco, che sorge sul campo di battaglia dello scontro fra il crollo una civiltà secolare e tradizionalista come quella dell'impero Ottomano e l'aprirsi a dinamiche globali, e dunque capitalistiche, della Repubblica Turca, che inizia ad assumere comportamenti e merci dettati dai modelli americani prima che europei, come al solito non manca. Anzi forse in questo libro assume toni più chiari, si palesa con più schiettezza e minore allusività. Il cinema ancora sembra essere l'emblema di questo processo. Ma soprattutto qui è il libro letto da Osman da Canan e da Mehmet che si fa carico di spingere verso la Nuova Vita che viene da Occidente, verso una sorta di rivoluzione antropologica che non può che essere vissuta come conflitto, scontro, sangue: metafora dominante del libro è appunto l'incidente stradale dei pullman, inteso come soglia critica da cui scaturiscano nuove realtà, nuove persone, nuove identità.
Se la tematica di fondo è la stessa, la struttura di questo romanzo è piuttosto diversa rispetto a Il Libro nero. Manca una scansione rigida dei capitoli, mancano le parti in cui la voce narrante lascia spazio ad altre voci: il racconto è sempre in prima persona, come al solito distratto da dettagli, ma qui poco propenso a divagazioni. Le pagine sono circa la metà del libro precedente. Manca poi a livello strutturale, quel continuo dialogo con la letteratura universale, che ne Il Libro nero si sostanziava di onnipresenti epigrafi; lo ritroviamo svolto esplicitamente nel penultimo capitolo del libro, laddove più Pamuk stesso che l'io narrante rintraccia le fonti (Dante, Rilke, Verne e molti altri) di quel libro magico scritto, come si viene a sapere, dallo zio di Osman, autore di fumetti “occidentali” per bambini e impiegato della società delle Ferrovie, simbolo di strumento modernizzante e progressista, da contrapporre agli autobus.
Non so se si possa criticare l'attaccamento di uno scrittore a dei suoi temi prediletti, elaborati di volta in volta seguendo trame e personaggi diversi, utilizzando strutture narrative ogni volta variate. Ogni lettore decide se criticare o meno, a seconda del suo grado di affinità con i temi proposti. Per me, che al momento vivo in Turchia, vale la pena di sopportare ciò che convince di meno di questo scrittore: ovvero il suo “scarso” (se possiamo permetterci di dirlo) talento letterario, la sua opaca capacità di invenzione linguistica e figurale, la sua moscia vena poetica.
I temi che in ogni romanzo svolge, oltre ad avere, a mio avviso, un certo rilievo globale, sembrano essere una vera e propria rassegna della complicata mentalità turca, sospesa fra passato e futuro, fra culture diverse ed ambizioni opposte, tribolata da problemi non risolti. Per una nazione come questa, che sembra abituata a mettere la polvere sotto il tappeto, avere uno scrittore che dia trasfigurazione letteraria e risonanza mondiale ai suoi intimi complessi è quantomeno positivo.
L'auspicio è ovviamente quello di poter leggere altri scrittori turchi in traduzione italiana!
BREVI NOTE
Orhan Pamuk è il più noto scrittore turco vivente, vincitore del Nobel per la Letteratura nel 2006. E' stato giornalista e docente universitario. Controversa la sua fama in patria per alcune sue dichiarazioni riguardanti il massacro degli armeni e la gestione del problema curdo. In Italia i suoi libri vengono tradotti e pubblicati da Einaudi e in precedenza da Frassinelli.
L'edizione da noi letta è quella della Einaudi 2008. Il libro era stato già pubblicato nel 2000 presso Einaudi e originariamente presso Iletisim Yayincilik, Istanbul, 1994.
Per approfondire: http://www.orhanpamuk.net/
PAMUK in Lankelot
Commenti
(Pamuk) In prima. Aggiunti
(Pamuk) In prima. Aggiunti tags.
[pamuk] per approfondire...
[pamuk] per approfondire... http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Pamuk+Orhan
[pamuk] francesco, bella
[pamuk] francesco, bella scheda, come sempre:). Grazie per essere tra noi. Mi farebbe piacere trovarti attivo anche con commenti qua e là - sono convinto che migliorerebbe molto la tua dialettica coi ragazzi. Siamo tanti:)
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Quanto a Pamuk, come forse dovrei aver già scritto da qualche parte, personalmente non sono un suo grande ammiratore. Ho provato a leggere [ho letto] due suoi libri, l'ho trovato un manierista con poca personalità e nulla innovazione. Sembra, per capirci, indietro di un secolo e mezzo. L'unica ragione per leggerlo è, appunto, etnica. La curiosità etnica però non vale un Nobel. Quella è politica... Ogni volta che spunta fuori una nuova scheda di un suo romanzo mi metto là, con fiducia, in attesa di leggere ciò che m'aspetto: "libro capolavoro" o "libro miracoloso". Non succede mai. Non succederà mai. Pamuk è un narratore normale:). Però è turco. E oggi serve per avvicinarci a una nazione e a un popolo che conosciamo molto poco, può essere la porta per scoprirne altri. A questo, qui su Lanke, pensi tu (e grazie).
Ciao! Innanazitutto grazie
Ciao! Innanazitutto grazie per l'attenzione e per questo fantastico spazio che è Lankelot. Cerco di andare con ordine.
Come forse si sarà capito dalle schede, neanche io sono un entusiasta di Pamuk. Manierista come definizione non fa una piega. Aggiungerei che manca di schiettezza e di una pura vocazione letteraria. Allo stesso tempo però non manca di estro e intelligenza.
La questione Nobel è, come dici bene tu, meramente politica, e mi interessa poco. Del resto quale premio letterario non risponde a motivazioni politiche o commerciali?
Pur essendo alquanto sollevato al pensiero che mancano solo 3 libri, al termine di questa mia piccola "impresa" pamukiana, mi rendo conto che è uno scrittore che non può essere liquidato velocemente. Sono convinto che vada letto anche quello che non ci piace, anche quello che non prenderemmo mai a modello. Se non altro per capire e-contrario cosa ci serve, cosa cerchiamo nella letteratura. Non è un genio, ma non è neanche l'ultimo degli arrivati insomma.
Io non sono un orientalista, non ho studiato il turco, ho studiato letteratura italiana. Ma per motivi diversi mi sono ritrovato a contatto con questa cultura. Spulcio le librerie italiane in cerca di traduzioni di autori turchi (e ce ne sarebbero di grandi), ma purtroppo ritrovo solo Pamuk e tant'è, mi tappo il naso, leggo e cerco di capire perchè. Mi sembra allucinante che in Italia di Hikmet siano tradotte praticamente solo le poesie d'amore e non si approfondisca una figura letteraria tanto complessa e di tanta influenza per molti scrittori europei. Per ora posso dire che Pamuk è una finestra aperta sulla Turchia, ben aperta, per quanto "manierata" da vetrini multicolori, decorazioni, ghirigori old-fashioned!
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Raccolgo l'invito di partecipare più spesso con commenti alle schede degli altri. In realtà le leggo tutti i giorni, ma poi per un motivo o per un altro commento solo nel chiuso del mio cervello.
Ti posso annunciare che continuerò a tediarvi con gli ultimi tre libri (dio non voglia che ne pubblichi un altro a breve) del caro Pamuk, poi cercherò di passare ad altro!
[pamuk] ottime integrazioni e
[pamuk] ottime integrazioni e grande spirito, francesco. aspettiamo i prossimi pezzi, allora. Incluso Hikmet, immagino;).
(e poi, un giorno, troveremo su queste pagine un tuo reportage da istanbul. vero?)