Pamuk Orhan

Il mio nome è Rosso

Autore: 
Pamuk Orhan

Questa volta, secondo me, ci siamo. La critica ha giustamente dichiarato che Il mio nome è Rosso è il capolavoro di Orhan Pamuk. Poco importa se tanto basti o meno all'assegnazione di un Nobel, o se sia un capolavoro in assoluto. Quello che conta è che questa volta ci troviamo davanti ad un gran libro, ad un congegno che funziona: complesso, equilibrato, efficace.

Intendiamoci: qui c'è tutto Pamuk, prendere o lasciare. C'è la sua prolissità, ci sono i suoi giochi letterari che potrebbero venir tacciati di intellettualismo, le tematiche ricorrenti e onnipresenti in ogni suo libro, c'è la sua scrittura poco gratificante. Questa volta però il risultato è pieno. Grazie a questo libro, Pamuk si afferma sulla scena letteraria internazionale (perché a quella egli aspira, quella è il suo referente) come uno scrittore di peso, con tutti i suoi difetti. E lo fa intessendo un ampio arazzo storico, fitto di particolari e complesso nel disegno globale. Il fatto che la nostra sensibilità post-moderna sia lontana dal gusto laborioso dell'arazzo, secondo me, non deve impedirci di rendere merito alla fatica dell'artista.

Quanto alla trama, qui su Lankelot, c'è la scheda di Monnalisa che la riassume molto bene, quindi non mi ci dilungherò e cercherò di nominare solo gli elementi utili alla riflessione. Siamo ad Istanbul, alla fine del sedicesimo secolo. L'impero Ottomano è accerchiato, sia geograficamente che culturalmente, dall'Europa, ad ovest, e dall'impero Persiano, ad est. Esso sta nel mezzo, è il territorio del conflitto. Il tema del conflitto è l'arte della miniatura e, per esteso, il valore dell'immagine. Il filo conduttore della narrazione è “giallo”, è la ricerca dell'assassino. Il contenuto del libro è il movente dell'omicidio, la motivazione culturale che fa si che esso si verifichi. Nel mezzo, una storia d'amore. Nero Effendi, dopo dodici anni di peregrinazioni come calligrafo al servizio di vari signori, torna ad Istanbul, ancora innamorato della sua bella cugina Şeküre. Il padre di Şeküre, Zio Effendi, lo accoglie di nuovo in casa e lo mette a parte del suo prestigioso incarico: per ordine del Sultano ed aiutato dai migliori miniaturisti della città, sta componendo un libro da regalare al Doge veneziano, in modo da suscitare in lui il rispetto ed il timore dell'impero del Sultano. Qualcosa però non fila liscio. I metodi usati da Zio Effendi si scontrano con tradizioni artistiche radicate e con le credenze integraliste del predicatore di una setta religiosa. Uno dei collaboratori di Zio Effendi, il doratore Raffinato Effendi, viene ucciso. Poco dopo anche Zio viene ucciso. Nero sposa Şeküre, facendosi carico dei figli da lei avuti in un precedente matrimonio, Orhan e Şevket, ma prima di lasciarsi possedere la donna si fa promettere da Nero che troverà l'assassino di suo padre e del doratore. L'autore dei delitti non può che celarsi fra gli altri tre miniaturisti che collaborano al libro, Cicogna, Farfalla e Oliva. Dopo complesse indagini svolte sullo stile dei tre autori Nero riuscirà a trovare l'assassino e a recuperare un misterioso disegno scomparso.

Questa la fabula. L'intreccio è molto più complesso. La narrazione infatti è condotta da ben venti voci diverse che si alternano sulla pagina lungo i cinquantanove capitoli del libro. Ogni volta il punto di vista cambia ed i fatti vengono ricostruiti attraverso la ricomposizione dei vari frammenti di realtà che ogni voce narrante possiede. Il libro si apre appunto con la notizia del primo omicidio, dataci dalla vittima stessa, nel capitolo intitolato Io sono il morto. Il giallo, come si avverte palesemente, è più uno strumento che un fine ed è lo stesso autore a dichiararlo altrove:

Alle ultime battute ho ben percepito quanto fosse inutile e forzato quell'intreccio «poliziesco», da giallo: ma era troppo tardi ormai per rimediare. [...]Ecco dunque calcata a forza dentro le fragili esistenze dei miei poveri artisti una logica politico-poliziesca che serve a rendere la lettura del romanzo agevole e avvincente. Chiedo loro venia.

Per chi abbia a cuore i rimandi intertestuali, dichiariamo subito che un tale tipo di operazione narrativa non è farina del sacco di Pamuk e citiamo, come molti hanno fatto, Il nome della rosa. Ma la tecnica narrativa dello scrittore turco è completamente diversa da quella di Eco, e proviene interamente dalla sua officina. Se nello studio di un autore, come diceva qualcuno, ciò che ci piace trovare è una coerente evoluzione che conduca ad un momento di maturità globale e riassuntivo, possiamo rallegrarci di vedere in questo romanzo l'equilibrio letterario fra tutte le tecniche narrative sperimentate in precedenza dall'autore. La narrazione “corale” che passa sulle bocche dei vari personaggi Pamuk l'aveva già sperimentata ne La casa del silenzio. L'ambientazione storica all'altezza del sedicesimo secolo la ritroviamo ne Il castello bianco. Il plot di indagine sulla falsariga del giallo struttura invece tanto Il libro nero quanto La nuova vita.

Per quanto riguarda il giallo, abbiamo detto. Resta da valutare la veste storica in cui Pamuk cala i fatti; sono ancora le parole dell'autore a giustificare e ad illuminare il senso di questa operazione:

Scrivere romanzi in una società come la nostra, dalla democrazia dimezzata, piena di fastidiose interdizioni, significa in un certo senso indossare i panni del..cantastorie. Al di là dei divieti politici, molte altre realtà, quali i tabù, le relazioni famigliari, le proibizioni religiose e lo stato, esercitano pressioni sullo scrittore. In questo senso il romanzo storico è una sorta di desiderio di travestirsi, di indossare panni non propri.

È proprio grazie a questo “travestimento” storico che l'autore riesce ad affrontare questioni vive, attive nell'attualità e non sempre affrontabili di petto, soprattutto nel suo paese:

Tutti i miei libri sono stati costruiti sulla commistione di metodi, maniere, usi e storia di Oriente e Occidente....mi aggiro e oscillo fra due mondi. I conservatori e i fondamentalisti religiosi, così a disagio con l'Occidente, e i modernizzatori filo-occidentali che rifuggono la tradizione, non potranno mai comprendere come ci riesco.

Il cuore pulsante del libro non è dunque nel giallo o nell'ambientazione storica, è altrove. Esso è nell'analisi appunto di questa commistione. Il mio nome è Rosso è una miniatura narrativa dedicata all'arte della miniatura, scelta come lavagna luminosa su cui possano mettersi in evidenza i diversi caratteri di Occidente e Oriente, colti nel loro rapporto con l'immagine. L'assenza di prospettiva, di ombre, di profondità nell'arte della miniatura orientale colloca l'immagine nella sfera delle pure idee. La cecità è vista come stadio estatico del miniaturista che, libero dalle influenze terrene, può rappresentare senza interferenze il punto di vista divino. Non dev'esserci traccia di stile personale. L'immagine islamica è contemplazione: La miniatura è il silenzio della mente, la musica dell'occhio. Laddove l'immagine europea è legata alla realtà, è interpretazione soggettiva di essa, è concretizzazione individuale, e perciò stilizzata e firmata, di qualcosa che sia precipitato dal luogo delle idee astratte: Se, come gli infedeli, avessi creduto che Cristo il profeta fosse allo stesso tempo Allah -Allah non voglia!- allora avrei capito che Allah si sarebbe potuto vedere nel mondo, anzi, che sarebbe apparso nell'uomo, avrei accettato di fare ritratti agli uomini e di appenderli al muro.
Se un miniaturista disegna seguendo le regole della prospettiva e del naturalismo, si mette dal punto di vista di osservazione dell'umano e può far si che una moschea sullo sfondo sia in termini assoluti più piccola di un cane o di un insetto disegnato in primo piano. Ma questa non è la prospettiva di Dio, il quale mette sulla scala gerarchica la moschea in cima ed il cane in fondo. L'uomo si appropria di un suo specifico punto di osservazione e detta, a seconda di questo, la sua personale gerarchia dell'esistente. Nel mondo musulmano ciò è impensabile. Ma lo era anche nel Medioevo cristiano. A ben guardare Pamuk, nel momento in cui mostra questo scarto fra Oriente e Occidente, ci dice qualcosa anche su un passaggio storico fondamentale interno all'Occidente stesso: ed è appunto la nascita della prospettiva, il dissiparsi della sottomissione intellettuale medievale e tolemaica, e la nascita dell'epoca dell'arte rinascimentale, nella quale in un certo senso siamo ancora compresi. Così facendo l'autore segnala anche un certo “medioevo” islamico che è, come negarlo, di fortissima attualità. Ecco, è questa la differenza oserei dire antropologica (almeno di antropologia culturale) che separa i due mondi, è essa che mette in moto il meccanismo narrativo. Più che un romanzo dunque potremmo dire di trovarci davanti ad una dotta discussione su un tema ben determinato, che si traveste da romanzo.
 
Forse c'è di più però. Nel modo in cui la forma del romanzo rispecchia e rappresenta il tema che sviluppa, la miniatura appunto, amplia il discorso alla letteratura stessa. Dando voce a vari personaggi e ad elementi come un Cavallo, un Cane, la Morte, Satana, Due dervisci etc. il libro viene a rappresentare una sorta di miniatura letteraria in cui i vari elementi e punti di vista si giustappongono e prendono senso solo nella globalità del disegno e del suo intento comunicativo. Raccontando una infinità di storie che scaturiscono una dall'altra, la scrittura fa sì che l'attenzione del lettore si perda, come l'occhio di chi osserva la miniatura può perdersi per lungo tempo nella contemplazione di un singolo dettaglio. Si impone dunque, almeno così mi pare di vedere, una riflessione meta-letteraria, che fa del tema della miniatura una metonimia dell'arte tutta intera, una riflessione globalmente estetica.
 
A supportarci in questa idea, è anche il gioco che Orhan Pamuk instaura fra la sua biografia e la vicenda fittizia del libro. Va detto infatti che il nome della bella Şeküre è il nome reale della madre di Pamuk, ed i nomi dei suoi due figli, Orhan e Şevket, corrispondono ai nomi dello scrittore e di suo fratello. Nell'ultimo capitolo, allorché Şeküre dichiara che l'intero libro è stato messo insieme da suo figlio, ci mette in guardia in questo modo con l'ultima frase:
Mi raccomando non credete a Orhan. Perché non ci sono bugie che non inventerebbe per rendere più bella la sua storia e fare in modo di essere creduto.
 
Mi fermo qui e chiedo venia della prolissità della scheda (non sia che stia iniziando a farmi influenzare dallo stile di Pamuk!) anche se molte cose andrebbero discusse con più calma. A darci il senso globale dell'intento del romanzo, più di tante parole, è forse la citazione posta in epigrafe, estratta dal Corano:

Ad Allah appartengono l'Oriente e l'Occidente. Allah ci protegga dai desideri di colui che è puro e non si è mescolato.
 
Lo sforzo della mescolanza, intellettuale e non, è la missione di noi lettori.

EDIZIONE CONSULTATA: Einaudi, Torino 2001. Prima in Iletisim Yayinlari, Istanbul, 1998.

Pamuk O. è lo scrittore turco più noto nel mondo e più tradotto al momento. Giornalista e docente presso università americane. Nel 2006 gli è stato assegnato il premio Noble per la Letteratura, anche a seguito di problemi giuridici che alcune sue dichiarazioni politiche gli hanno creato in patria.  

PAMUK in Lankelot

Per approfondire: http://www.orhanpamuk.net/

ISBN/EAN: 
978-88-06-18197-0

Commenti

[pamuk] nuovo articolo

[pamuk] nuovo articolo di Francesco!

[pamuk] oh, ecco,

[pamuk] oh, ecco, finalmente:) "Intendiamoci: qui c'è tutto Pamuk, prendere o lasciare. C'è la sua prolissità, ci sono i suoi giochi letterari che potrebbero venir tacciati di intellettualismo, le tematiche ricorrenti e onnipresenti in ogni suo libro, c'è la sua scrittura poco gratificante. Questa volta però il risultato è pieno. Grazie a questo libro, Pamuk si afferma sulla scena letteraria internazionale (perché a quella egli aspira, quella è il suo referente) come uno scrittore di peso, con tutti i suoi difetti. E lo fa intessendo un ampio arazzo storico, fitto di particolari e complesso nel disegno globale."

> Immagino che tutti stessimo aspettando di leggere questa tua scheda. Giustifica tutto il lavoro che hai fatto sin qua:). Bene.

[pamuk] molto buono questo

[pamuk] molto buono questo passo, soprattutto per i neofiti: "La narrazione “corale” che passa sulle bocche dei vari personaggi Pamuk l'aveva già sperimentata ne La casa del silenzio. L'ambientazione storica all'altezza del sedicesimo secolo la ritroviamo ne Il castello bianco. Il plot di indagine sulla falsariga del giallo struttura invece tanto Il libro nero quanto La nuova vita."

> Vale da guida:).

[pamuk] stai mostrando sempre

[pamuk] stai mostrando sempre più personalità, e stai trovando un tuo stile per scrivere di libri. Ti assicuro: pienamente riconoscibile. E questa è sempre la cosa più difficile da guadagnare. Molto onorato di averti tra noi. Avanti così.

[Pamuk] Io l'ho trovato un

[Pamuk] Io l'ho trovato un libro lentissimo e prolisso ma come scrivi tu, Prendere o lasciare. Il solo suo romanzo che sono riuscito a terminare con soddisfazione è stato Neve. Mi piacerebbe vederlo recensito. 

4- Grazie Gianfranco, faccio

4- Grazie Gianfranco, faccio del mio meglio, per conciliare obiettivita' e passione. Ci sto prendendo gusto. Grazie del sostegno!


5- And la lentezza e' sıcuramente una delle caratteristiche di Pamuk. A volte puo' diventare una risorsa, piu' spesso e' una zavorra, soprattutto per chi legge.  Sono contento che hai trovato NEVE pıu' scorrevole, dato che e' il prossimo libro che andro' a leggere. Ne riparleremo qui ;)

 [Pamuk] Allora aspetto. A me

 [Pamuk] Allora aspetto. A me sono piaciuti tantissimo l'ambientazione e il tema in Neve.

[francesco] ma grazie a te, e

[francesco] ma grazie a te, e grazie ancora per aver aderito a Lankelot con tanto entusiasmo e tante idee. Molto orgogliosi di averti tra noi.

(Pamuk-Teatro):Da Il mio Nome

(Pamuk-Teatro):Da Il mio Nome è Rosso è stato tratto uno spettacolo teatrale che sta andando in giro per l'Europa (balcanica per ora) e che arriverà in Italia. Regia di Martin Kocovski. La tournée è iniziata in Macedonia; prossima tappa Sarajevo. Fonte:   http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=0810170753360-2010-08-11

 

[pamuk-teatro] ottima

[pamuk-teatro] ottima integrazione, Franz:). Grazie per la segnalazione.

[il mio nome è rosso] ripresa

[il mio nome è rosso] ripresa e segnalata qui: http://www.yorickeditore.it/wp/il-mio-nome-e-rosso-di-orhan-pamuk-einaud...