Pamuk Orhan

Altri colori. Vita, arte, libri e città

Autore: 
Pamuk Orhan

La definizione che ci verrebbe più istintiva è quella di miscellanea, nonostante l'opinione dell'autore secondo la quale “l'opera è plasmata come una sequenza coerente di frammenti autobiografici, di memorie, di meditazioni”. Per i neofiti potrebbe essere un ottimo strumento di accesso al mondo letterario di Pamuk, mentre per gli appassionati è il modo migliore per chiarirsi carattere, idee e posizione (politica e letteraria) dell'autore. Altri colori ovvero, lo spettro cromatico dell'uomo/autore Orhan Pamuk. Vi ritroviamo dentro svariate tipologie di scritti: brevi racconti, articoli apparsi su riviste e quotidiani, discorsi pubblici, frammenti di diario, divertissments letterari, cronache, prefazioni alle edizioni turche di classici mondiali della letteratura e interviste, che coprono nell'insieme un arco di tempo di vent'anni, dal 1986 al 2006.

Alla lettura dei primi pezzi (raggruppati sotto la dicitura La vita e suoi tormenti) si rimane un po' spiazzati, per non dire delusi o annoiati: ci troviamo di fronte alcuni brani di vita privata dello scrittore, il suo rapporto col padre, la felicità semplice che sa regalargli sua figlia, le sue fisime notturne, vacue e paranoiche, la difficoltà di smettere di fumare, i dilettanteschi disegni posti a margine degli articoli. Toccante lo scritto intitolato Mio padre, nel quale si giunge alla conclusione che “la morte di ogni uomo comincia con quella di suo padre.”, vivaci alcuni momenti di vita quotidiana con la figlia Rüya, curiose alcune osservazioni sui gabbiani, ma in generale sono scritti che lasciano il tempo che trovano. Poi il tono si fa più enciclopedico: veniamo a scoprire la rilevanza dei barbieri per la società ottomana; il perenne succedersi di incendi, demolizioni e ricostruzione della metropoli (con una malinconia che ci ricorda Baudelaire, “la forme d'une ville change plus vite, hélas!, que le coeur d'un mortel”) fa luce su alcune dinamiche storiche poiché “dietro le grandi demolizioni non c'era la volontà di costruire ampi viali come a Parigi, ma il risentimento dei nuovi arrivati contro la città e la cultura antica, il rancore nei confronti dell'intero passato, il desiderio della Repubblica di dimenticare la struttura cristiana e cosmopolita della città, lascito dei bizantini o degli stessi ottomani.” Si getta uno sguardo storico sull'abitudine degli istambulioti di trascorrere l'estate alle isole dei Principi, precedentemente luogo di confino ed esilio. Infine una sorta di breve reportage ci narra del disastro del terremoto del 1999 in cui morirono 17.000 persone, e l'articolo successivo illustra la contorta psicologia degli abitanti di una città che, in bilico sulla sua faglia, aspetta consapevolmente il disastro che la annienti: l'angoscia del terremoto ad Istanbul.

Subito dopo si entra in una delle parti più interessanti del libro, chiamata: Libri e letture. Si raccolgono qui le prefazioni o le recensioni riguardanti gli scrittori amati da Pamuk, o alcune riflessioni apparse su riviste di settore: ripassiamo, con lo sguardo dello scrittore turco, Stendhal, Sterne, Hugo, Nabokov, Camus, Bernhard, Vargas Llosa, Rushdie, Le mille e una notte, e soprattutto, lo scrittore con cui più di tutti Pamuk tenta una sovrapposizione, stilistica e biografica, Dostoevskij. Tre sono gli articoli che riguardano lo scrittore russo: Memorie dal sottosuolo, I demoni e I fratelli Karamazov. In merito al primo di questi tre: “Non potevo fare a meno di identificarmi in un altro giovane che, come me, si era sottratto alla società per rifugiarsi in se stesso...e si considerava estraniato dalla vita del suo paese, essendo avvelenato dai libri occidentali, e pensava che l'eccesso di consapevolezza fosse una malattia[...]Posso ormai dire con tranquillità qual è per me il vero tema di questo libro, e ciò che gli dà energia: l'invidia, l'orgoglio e la rabbia di non essere europei."

L'identificazione tra Dostoevskij, i suoi personaggi e Pamuk è strutturata sull'opposizione al modo ottuso e miope del loro paese di appropriarsi della cultura europea, senza capacità critica, cancellando con un colpo di spugna il passato, e riducendosi così a vivere “con la facile gioia che questo pensiero di seconda mano induce nelle persone.” L'immedesimazione continua parlando de I demoni definiti “uno dei dieci libri più sconvolgenti che l'essere umano abbia potuto concepire”: “Mentre leggevo I demoni immerso nei miei primi entusiasmi della militanza a sinistra, mi era parso di essermi imbattuto non tanto in una storia ambientata nella Russia di un secolo prima, bensì nel racconto di una Turchia annaspante e soffocata in una politica radicale imperniata sul terrore”. Pamuk, rifacendosi a Dostoevskij, dà vita a questa nuova figura di scrittore “laterale”, che vive fuori dal centro della letteratura occidentale, alimentato e formato da essa, ma condannato a vederlesi estraneo, periferico, costretto da una sua zavorra locale, vittima spontanea della colonizzazione letteraria occidentale. Dostoevskij sarebbe il modello elettivo di questo tipo di scrittore e i suoi personaggi ne sono la determinazione romanzesca, come Ivan dei Karamazov: “In ogni ragazzo proveniente da un paese extra-europeo, povero, arrabbiato, moralista, con la testa assorta nelle astrazioni e nelle lettere, c'è qualcosa di Ivan”. Si legga allora il capitolo Mario Vargas Llosa e la letteratura del Terzo Mondo, e si pensi al lavoro di intellettuali come Edward Said.


La terza sezione del libro è "Politica, Europa e le difficoltà di essere se stessi". Qui troviamo parole di estrema chiarezza in merito a quanto dicevamo poco fa, accostando al tema letterario quello politico: “L'aspetto maniacale assunto dall'interesse rivolto all'Europa costituisce una tradizione secolare per quegli intellettuali che dell'Europa vivono sul ciglio. Se un rappresentante di tale tradizione reputa «offensivo» ...l'eccessivo anelito all'Europa, l'altra faccia lo reputa invece un approccio ineludibile e naturale. Lo scontro fra queste due visioni del problema ha fatto fiorire una ricca letteratura...ed è esattamente di questa specifica letteratura che io mi sento parte integrante.

In "Una lettura del Diario di Gide", Pamuk ha modo di presentare al lettore occidentale alcune figure letterarie turche che poi ritorneranno in "Istanbul" (Tanpınar, Yahya Kemal), e di analizzare quella sorta di complesso di inferiorità nei confronti dell'Europa che la Repubblica Turca ha sviluppato, anche grazie alle affermazioni degli scrittori europei come lo stesso Gide, che dopo il suo viaggio in Turchia dichiara: “A lungo ho creduto che esistesse più di una civiltà, più di una cultura, degne del nostro amore e della nostra lode. Adesso so ormai che la civiltà dell'Occidente non solo è la più bella, ma è altresì l'unica.” Affermazione ovviamente tagliata dalle fortunatissime edizioni turche del Diario di Gide. Leggiamo poi articoli sulla questione dell'ingresso in Europa della Turchia, articoli in difesa della libertà di stampa e di pensiero, così spesso minacciata in quel paese, articoli dei primi anni del nuovo millennio sulla questione dello scontro di civiltà. Interessante l'articolo intitolato "Il mio processo". Dopo aver ricordato come per altri scrittori in Turchia lo stesso tipo di processo sia finito malissimo (il riferimento è a Hrant Dink, ucciso nel 2007 a Istanbul da un nazionalista, fuori dalla redazione del suo giornale. Qualcosa su di lui è in arrivo per Lankelot), Pamuk ci conduce in quel nodo politico che fa sì che la sua reputazione in patria negli ultimi cinque o sei anni sia andata sempre più in declino; tutto nasce dal un'affermazione di Pamuk rilasciata ad un giornale svizzero: “Nel nostro paese sono stati uccisi trentamila curdi e un milione di armeni, e nessuno tranne me ha il coraggio di parlarne”. Da qui la violazione dell'articolo 301 (divieto di offendere la "turchità") ed il processo, poi la lapidazione mediatica per cui oggi è sempre più difficile trovare estimatori turchi di Pamuk, nonostante sia l'unico scrittore di quella nazione ad aver vinto il Nobel. Sembra che si venga costituendo uno strano paradosso per cui all'estero l'autore è stimato più per le sue idee che per i suoi romanzi, mentre in patria è considerato un ottimo scrittore, ma pochi lo leggono poiché infastiditi dalle sue dichiarazioni poco “nazionaliste”.

Mi sono dilungato e quindi mi fermo qui. Altro si trova in questo "Altri colori", come i pezzi di bravura accompagnati alle miniature persiane, o i contributi sui propri libri, o la bella intervista rilasciata ad Angel Gurrìa-Quintana per la «Paris Review», il discorso pronunciato al conferimento del Nobel nel 2006, le impressioni annotate nel suo primo viaggio a New York o il simpatico divertissment chiamato "Il significato" in cui è appunto il significato stesso, inteso come soggetto astratto, a prendere la parola e ad argomentare su se stesso. Ribadiamo: è una guida esauriente per chi voglia conoscere meglio Orhan Pamuk, prima o dopo averne letto i romanzi, o anche indipendentemente da essi.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

L'edizione da me letta è quella Einaudi del 2008-2010. La prima edizione è Istanbul 2007, col titolo Öteki renkler.

Pamuk Orhan è lo scrittore turco più letto e tradotto in tutto il mondo. Vicitore del premio Nobel nel 2006.

http://www.orhanpamuk.net/

PAMUK in LANKELOT: qui

ISBN/EAN: 
978-88-06-20177-7

Commenti

[pamuk] nuovo articolo di

[pamuk] nuovo articolo di francesco!

[pamuk] tutto pamuk in lanke,

[pamuk] c'è poco da

[pamuk] c'è poco da aggiungere: su OP hai fatto un lavoro fantastico.

(Altri colori): Ho apportato

(Altri colori): Ho apportato piccole modifiche-rettifiche e sistemato i corsivi.

(Altri colori):Ma perchè

(Altri colori):Ma perchè ricompare in prima??

[francesco] magia delle

[francesco] magia delle revisioni dei pezzi recentemente in prima:)

(PAMUK): In Turchia è da poco

(PAMUK): In Turchia è da poco uscito un libro dello stesso tipo (raccolta di scritti vari) dal titolo Manzaradan Parçalar (Brani di panorma). La traduzione in italiano dovrà attendere verosimilmente diversi anni. Ne ha dato conto anche Marco Ansaldo su LaRepubblica di domenica, pubblicando anche due brevi scritti tradotti da Barbara La Rosa Salim.