Esce il nuovo libro di Chuck “Fight Club” Palahniuk. Ne parla la stampa. Ne parlano le riviste specializzate. Ma soprattutto ne parlano i fan. The Cult, il culto, come si fa chiamare la comunità mondiale devota a Palahniuk come ad un messia. E come dare loro torto. Lo scrittore di Portland è diventato autore di culto riuscendo comunque ad essere best-seller in decine di paesi. Grazie a romanzi feroci, pregni di un’umanità così umana da risultare quasi sgradevole, che hanno reso in pochi anni Palahniuk una voce rispettata e venerata. Una volta si diceva che se Douglas Coupland – quello di Generazione X, per intenderci – piace agli yuppies, Palahniuk allora piace ai freaks, i fricchettoni, gli emarginati, gli anarchici e gli anticonformisti in generale. Fa riflettere tuttavia il fatto che lo scrittore è per tutti i profani “quello di Fight Club”. Ma non il film. Il romanzo. Potere della celluloide.
La critica – specialmente quella europea – sembra comunque aver già deciso da che parte stare. Parliamo quindi del nuovo libro.
“Le nostre vite si fondano su delle storie. Storie che parlano dell’essere irlandesi o neri. Di lavorare duro o farsi di eroina. Di essere maschi o femmine. E per tutta l’esistenza andiamo in cerca di prove – fatti concreti e idee – che diano un fondamento alla nostra storia. Da scrittore, non fai che riconoscere questo elemento della natura umana. Ogni volta che crei un personaggio, guardi il mondo con i suoi occhi, cercando dettagli che fanno di quella realtà l’unica vera realtà.”
L’introduzione è a dir poco fastidiosa. Palahniuk sembra voler giustificare quello che verrà. Il libro è una raccolta di saggi, saggi scritti alla Palahniuk, naturalmente, già pubblicati negli Stati Uniti su testate del calibro di Playboy e NEST. Il mondo visto attraverso Chuck Palahniuk, potrebbe essere il sottotitolo.
Il lettore coscienzioso – e cosciente – si pone immediatamente alcune domande fondamentali. Ne avevamo veramente bisogno? Se sì, questo bisogno necessita una definizione accurata? E’ un bisogno dipendenza? Oppure un bisogno capriccioso? Siamo forse vittima dell’ennesima diabolica operazione di marketing? Anche l’anticonformista Palahniuk è crollato a seguito di incredibili pressioni commerciali?
Accantoniamo per un momento il lettore cosciente per leggere i titoli di alcuni dei saggi in questione:
Il festival del Testicolo - Una lattina di carne umana - La carne si produce qui - Perché non si muove - Accompagnatore - Lip Enhancer - Premi di consolazione
D’accordo: Palahniuk è famoso per i suoi contenuti forti e le storie non adatte agli stomaci deboli. Forse, in una società che cerca ossessivamente nuovi modi sempre più violenti per emozionarsi, questa è stata proprio la sua carta vincente. Qualcuno l’ha nominata hyper-fiction, qualcun altro real-novel. In realtà è un opinabile gusto per il gore, lo splatter e per il trash. Decadente, direbbe qualcuno. Pulp, qualcun altro. Saggi che parlano di lotta libera in America, di gente che si fa spaccare determinate ossa in determinati momenti di determinati incontri (“La carne si produce qui”); festival porno in una qualche sperduta cittadina del Midwest (“Il festival del Testicolo”); una serie di interviste a rockstar e celebrità varie, compreso l'american gothic Marilyn Manson che si scopre chiromante (“Leggersi le carte”); irruzioni tra i cunicoli di un sottomarino americano (“Una lattina di carne umana”). La lista delle atrocità è lunga.
Il purista, l’uomo di lettere, si chiederà: è Letteratura questa? Ma mandiamo a letto anche il nostro purista: Palahniuk non è effettivamente materia per lui.
Si parlava di operazione commerciale. Già dal titolo originale, Stranger than fiction – il titolo italiano è molto più furbetto, chiaro riferimento alle scimmie spaziali di Fight Club -, Palahniuk dichiara i suoi intenti. Che succede quando la realtà supera la fantasia? La raccolta mira a stupire il lettore. Ma a differenza dell’usuale romanzo di Palahniuk, che gioca sui continui rimandi e su diversi spunti centrali ridondanti e che riesce ad essere avvincente, in questo caso è la noia a far da padrona. Leggere per trenta pagine di trucchi edili per costruire le mura di un castello non è proprio il massimo. Neanche scorazzare a zonzo per la casa di Juliette Lewis per ben quattordici pagine. E nemmeno essere spettatore di un demolition derby di mietitrebbia. Noia. No. Come operazione commerciale non ci siamo proprio. Non mancano articoli – non riesco proprio a chiamarli saggi – interessanti, almeno a sfondo sociologico (“La scimmia pensa, la scimmia fa”; “Adesso ricordo…”).
La raccolta è divisa in tre parti, tre diverse categorie: Insieme –saggi su argomenti diversi che hanno come tema centrale il weird, il bizzarro; Ritratti – interviste “d’autore”; Personale – storie che offrono largo spazio alle esperienze biografiche dell’autore. L’ultima sezione è sicuramente la più interessante, proprio perché la più personale.
Per comprendere il realismo di Palahniuk è necessario spiegare il suo atteggiamento nei confronti della materia. Palahniuk è stato camionista, culturista, ha fatto apprendistato presso un obitorio legale, ha frequentato corsi di rieducazione sessuale. E chissà che altro. Sicuramente è un tipo da portare fuori a cena solo per ascoltare qualche aneddoto spassoso. A Palaniuk è dunque del tutto estranea la nozione di memoria filtrata. E, considerato la predilezione per i temi forti – viscerali -, lo scrittore non sembra essere interessato ad un approccio di questo genere. Ma l’introduzione della raccolta è molto esplicativa a riguardo. David Sedaris, Jonathan Lethem, Craig Clevenger dipingono. Palahniuk fotografa senza censura – né buon gusto.
Si fatica a comprendere le ragioni di un guazzabuglio di questo calibro, un pastiche di bizzarrie e curiosità dal mondo. Gli aneddoti di Palahniuk – che non nasconde di essere un raccoglitore di dati più che un romanziere – sono funzionali sui romanzi, hanno una loro razionalità perché innestati in una trama originale. Ma sulla breve distanza non funzionano e la raccolta non è altro che una serie di dati e spunti inutilizzati. Palahniuk ne avrebbe ricavato almeno quattro romanzi. Siamo stati fortunati? Dipende dai punti di vista. Ciò che può far ben sperare è che la pubblicazione della maggior parte dei saggi risale a diversi anni fa. Speriamo che il buon Chuck sia rinsavito col tempo.
Nel caso vogliate gettare un’occhiata disillusa sull’America “popolare” contemporanea, il libro può essere interessante. Sarebbe come accendere l’orgogliosa tv americana da trecento canali. Vi sentireste come quei ragazzini obesi maniaci dei videogiochi che ridono troppo e senza motivo. Lo stereotipo dell’imbecille. Proprio come gli stereotipi di cui parla ostinatamente Palahniuk. Se voleste conoscere il vero Palahniuk, lo scrittore, comprate Survivor.
Edizione esaminata
La scimmia pensa, la scimmia fa – Edizioni Mondatori, collana Strade Blu, 2006
Traduzione di Giuseppe Iacobaci
BIBLIOGRAFIA (italiana)
Survivor (1999, Mondadori) Invisibile monsters (2000, Mondadori) Soffocare (2002, Mondadori) Fight Club (2003, Mondadori) Ninna Nanna (2003, Mondadori) Portland Souvenir (2004, PBO-Mondadori) Diary (2004, Mondadori) Cavie (2005, Mondadori)
PER APPROFONDIRE
www.chuckpalahniuk.com
Sito Ufficiale
PALAHNIUK in LANKELOT:
Commenti
Un nuovo Palahniuk! Fantastico. 'spetta che vado oltre la prima riga e vedo di nutrirmi delle tue suggestioni...
"La critica ? specialmente quella europea ? sembra comunque aver già deciso da che parte stare. Parliamo quindi del nuovo libro." > ottima osservazione (ma andrebbe approfondita, almeno in sede di commenti).
"Il purista, l?uomo di lettere, si chiederà: è Letteratura questa? Ma mandiamo a letto anche il nostro purista: Palahniuk non è effettivamente materia per lui."
> avrai grandi sorprese dai "puristi" negli anni a venire, se questo è quel che ti attendi dai puristi della lingua letteraria. Aspetta e vedrai.
"il titolo italiano è molto più furbetto, chiaro riferimento alle scimmie spaziali di Fight Club -"
E non solo. Nirvana: "Monkey see Monkey Do". Ma altro non è che una sorta di proverbio;)
"Sarebbe come accendere l?orgogliosa tv americana da trecento canali. Vi sentireste come quei ragazzini obesi maniaci dei videogiochi che ridono troppo e senza motivo. Lo stereotipo dell?imbecille. Proprio come gli stereotipi di cui parla ostinatamente Palahniuk. Se voleste conoscere il vero Palahniuk, lo scrittore, comprate Survivor".
Ecco. Io sono rimasto fermo - e uncinato - a FC. Quindi tu scriverai di Survivor. Vero? Vero.
?Il purista, l?uomo di lettere, si chiederà: è Letteratura questa? Ma mandiamo a letto anche il nostro purista: Palahniuk non è effettivamente materia per lui.?
> avrai grandi sorprese dai ?puristi? negli anni a venire, se questo è quel che ti attendi dai puristi della lingua letteraria. Aspetta e vedrai
Me lo auguro! Comunque parlavo del purista "fanatico", che non vede mezze misure né contaminazioni. Un altro stereotipo, l'ennesimo del pezzo.
Survivor è il libro più politico di Palahniuk - e secondo me anche il più divertente. Scriverò qualcosa. ;-)
http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0385517874/officchuckpalaha/
Questo è invece il suo ultimissimo lavoro, ancora in fase di pubblicazione negli States.
Titolo: "RANT"
?il titolo italiano è molto più furbetto, chiaro riferimento alle scimmie spaziali di Fight Club -?
"E non solo. Nirvana: ?Monkey see Monkey Do?. Ma altro non è che una sorta di proverbio;) "
"STAY AWAY" di Nevermind?
stayyyy...stay awayyyyy..
"Ninna nanna". Mi ha lasciato tra il compiaciuto e il perplesso. Forse devo. Rileggerlo magari in Fight club. Debbo dire anche che il quasi coevo Lansdale mi invece folgorato e ammaliato. Non sono simili, sia chiaro. Ma contemporanei, questo sì.
Lansdale è tosto e simpatico. E non ha le pretese di accusa sociale di Palahniuk. "Booba-o-tep" di Lansdale è spassoso.
Baol, com'è l'ultimo?
Niente ultimo. Ti dico, è un amore recente, recentissimo, come la Nothomb. Ho letto solo il "La notte del Drive-in" (o come si chiama) e "Mambo degli orsi". Ne ho un terzo in lista,"Freddo a luglio" che pensavo di passare anche qui, una volta digerito
- Segnalazione per gli amanti del Chuck -
Su www.chuckpalahniuk.net un racconto inedito di Mr Fight Club:
"Mr. Elegant"
Oh, questo dovrebbe essere "Stranger than fiction", vero? Lo prenderò, voglio vedere come è tradotto!
L'ho letto in Americano tempo fa, ma non capisco perché qui in Italia vi fate domanda come "è letteratura questa?"
Ho visto che qui da voi si può essere solo scrittori o se no giornalisti, con poche possibilià di "passare" dall'altro lato, da noi invece il nonfiction (come si dice? "saggistica"?) non lo fa solo "bruno vespa" ma anche Chuck Palahniuk!! :-) Quindi mi spiace ma NO, sono "racconti" ma non è "narrativa", lo dice lui stesso nel prologue!! E non è una colpa da giustificare, è solo un altro tipo di scrittura!
marziab
(Non Fiction: Saggistica, Trattatistica, Manualistica).
*
Bruno Vespa equivale a un Horrible Monster. Creatura catodica (televisiva), legata al Vaticano e alla Democrazia Cristiana, renitente all'intelligenza e alla critica, è resistente ai cambi di potere al vertice dello Stato. Non è altro che un pessimo giornalista televisivo che pubblica libri (bisognerebbe appurare: scritti da chi?) per le edizioni del signor Berlusconi: "Mondadori".
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"Narrativa" > in italiano, la categoria racchiude romanzi (novel), racconti (short stories) e prose.
("Non Fiction" is an illusion. Basically).
uh. beh. Marzia, molti scrittori italiani scrivono su giornali. (e molti giornalisti scrivono romanzi, o raccolgono loro articoli in volume...etc etc). ma i loro pezzi non vengono di solito raccolti. però di Tabucchi e Eco sono usciti loro volumi proprio lo scorso anno.che non ho letto. ma ho letto invece Considera l'aragosta di Wallace. e vedo ora che non ci sono pezzi su Wallace, qua dentro, bisognerà rimediare, credo. ciao!!!
Di norma, tra "giornalista" e "scrittore" dovrebbe passare uno strapiombo: quello che divide "scrivente di mestiere" da "scrittore". Purtroppo, la decadenza dell'italia ha contribuito a una - come dire - "semplificazione" e "assimilazione progressiva" dei ruoli. Poche le eccezioni che meritano la confusione. Eccessive le assimilazioni, e del tutto ingiustificate.
Uno è il "giornalese", altro la lingua letteraria. Tanto per dirne una...
(all'opposto: le difficoltà di sopravvivenza di altri scrittori impone loro la trasformazione in "giornalisti". Altra fonte di equivoci)
Equivoci? Ma non capisco.
Secondo me il problema è che in Italia avete forse poca stima dei giornalisti in generale (e in fatti ho nominato apposta Bruno Vespa che io odio odio odio ma era per provocare!)...
Non vedo un bisogno di "separazione delle carriere" e di mantenersi "puri", mi sembra un problema falso! Io do il benvenuto agli scrittori giornalisti e viceversa..
Ma forse il problema è linguistico! In Americano la separazione tra fiction>invenzione e nonfiction>fact>realtà concreta non offre appigli per le sfumature mentre voi quando dite "narrare" dite tutto quel che può essere raccontato, quindi per voi anche un reportage giornalistico può essere "narrativo", mentre per noi dire che una storia al telegiornale è "fiction" sarebbe quasi offensivo come dire che è una falsità! Forse proprio per questo poi stranemente non ci stupiamo molto quando uno che fa fiction passa a raccontare fatti reali... però noi notiamo meglio la differenza e ci accorgiamo che succede spesso e non ci scandalizziamo!
O forse avete qualche illusione eccessiva sulla purezza degli scrittori (vs. "impurezza" dei giornalisti) come se quello là non fosse un lavoro. Secondo me molti scrittori (anche molti italiani) sono più "mestieranti" di giornalisti e di converso avete persone bravissime e pulite come quelli di Report o Saviano l'autore di "Gomorra" (bellissimo, lo sto leggendo!)... ecco, Saviano è un esempio perfetto! Puro giornalismo ma fatto con grandissima scrittura! Perché mettere i paletti? Però non è sicuramente "fiction"...
Voglio dire, quando leggo cose piu o meno come "tranquilli compratelo perché anche questa è narrativa" sembra quasi che si vuole a tutti i costi far diventare un ottimo libro di nonfiction qualcosa che non è! Ma questo NON è un romanzo e NON una raccolta di racconti... e a mio avviso è splendido così (molto meglio di "Cavie" che voleva essere entrambe cose)! Il mondo è bello perché è "permeabile" e niente è puro e classificabile!!!
La purezza viene dall'onestà nel fare bene il proprio lavoro di muratore raccontatore di storie o scopritore di verità! Qui Palahniuk fa quest'ultima cosa ed è innegabile- ma tutto questo discorso Palahniuk lo fa molto chiaramente e forse è proprio l'intero senso di questo libro.. ricordate? Alone and crowd, Fact and Fiction... comunque ho curiosità di comprarlo e leggere come è reso in italiano!
marzia
Forse l'equivoco grande che voi americani non potete sciogliere è tutto qui: "Non Fiction> Fact > Realtà" - magari fosse così semplice. E chi può arrogarsi il diritto di definire la realtà e la verità con tanta precisione e tanta chiarezza? La realtà non è inequivocabile, la verità non è inequivocabile.
Tutte le storie del telegiornale sono fiction, a ben guardare.
Si tratta di interpretazioni di notizie: non di notizie nude e crude.
Ogni aggettivo - ogni nome - è una responsabilità etica ed estetica; a volte è una dichiarazione politica. Pensaci su.
This is Real.
Quanto all'onestà di chi deve scrivere perché stipendiato da un editore... avrei valanghe di appunti da muovere. Ma lasciamo stare. Non so se a tutti è chiaro cosa significhi apparire in televisione per 3 minuti nel prime time. Figuriamoci decidere l'agenda setting delle notizie. O spacciare per "non fiction" notizie amene come le "killing bees". O il rischio "anthrax". Io la chiamerei Fiction.
Marzia, il fatto è che la situazione italiana non è paragonabile a quella americana, per quanto riguarda il mercato editoriale.
Parlare di fiction-nonfiction in Usa e parlarne in questo paese, è per forza di cose diverso. Non è questione di dire giornalista vs. scrittore, o cose del genere. Piuttosto si fa riferimento a modi diversi, dati da una storia profondamente differente, di intendere la scrittura. Anche di intendere il giornalismo. Detto questo, assumersi la responsabilità di scrivere, che sia un racconto o un articolo di giornale o saggi su taluni aspetti della società in cui si vive, vuol dire assumersi la responsabilità di proporre una personale visione del mondo, la responsabilità di scelta delle parole che si usano, per cui la realtà non può essere resa in maniera oggettiva, ma sempre attraverso il filtro personale delle parole utilizzate per descriverla, interpretarla. Per fare un esempio, di fronte alla costruzione di un'imponente edificio nella mia città, posso scrivere che..."questa amministrazione aveva promesso di dire basta alla speculazione edilizia, mentre avalla la costruzione" oppure "secondo le disposizioni prese dalla precedente amministrazione, l'edificio sarà costruito...la presente amministrazione non potendo rescindere il contratto...etc". Il fatto che presento è lo stesso. Tu che mi leggi, non essendo in possesso di tutte le informazioni, non sai se il primo caso o il secondo sono veritieri, e basi il tuo giudizio sulla fiducia che mi accordi. Fiducia che io scriva in modo responsabile. Ma io la posso tradire la tua fiducia. Nel momento in cui presento le notizie in modo irresponsabile. Perfino quando sposto l'attenzione di chi mi legge da un fatto (importante per la società) ad un altro fatto (anche questo vero, ma la cui importanza, rispetto all'altro, è relativa). Esempio: si sta discutendo in Parlamento una riforma che va a toccare interessi di alcune categorie di lavoratori. La stampa e i media ne parlano, le parti sociali interessate intervengono in maniera pesante. Ma c'è un omicidio da qualche parte nel paese. Se ne dà notizia. Ma non solo. Ci si mette a fare trasmissioni su trasmissioni, resoconti su resoconti su questo omicidio. Nel frattempo, in Parlamento...e il cittadino quasi non se n'è accorto, preso com'è dall'altro fatto.
Ma la domanda ora è: com'è che mi sono messo a fare questo discorso? grazie marzia;-)
e quando lo hai letto in italiano, ne scrivi qualcosa, sulle differenze che hai riscontrato con l'originale? magari salta fuori qualcosaltro di interessante!
ciao.
andrea
well, delizia delle delizie, ottimo dibattito.
Leggo con comodo e mi inserisco nei commenti. Non mi abbandonate ora :-).
15. e 16. 18. 19. Quoto il curatissimo intervento. Sottoscrivo se ce ne fosse bisogno, ma non credo, so che si parlava dell'arcinoto. Qui collimiamo come due proiettili sparati sull'obiettivo
17. Mi manca Wallace, anche a me. E qualche underground. Poi di americana contemporanea ho comunqe una cornice, se non un quadro :-)
26. almeno te hai un quadro. io letture sporadiche. per Wallace vedrò di scrivere qualcosa su quel che ho letto di suo (ma ad esempio de La ragazza con i capelli strani ho l'ed. einaudi, in cui mancano...un paio? di racconti rispetto alla MF) solo che sia le raccolte di rac, che Considera l'aragosta non sono letture di due giorni fa. però vedo che posso fare.
20. ciao Marzia, you are welcome. Poiché richiamo qualche intervento sopra non è necessario che evidenzi che il senso della replica fatta a te lo condivido. L'Italia , come struttura e sovrastruttura vuole (e non voglio fare il marxista), presenta delle abnormi anomalie, tutte genetiche e generalizzanti.Indi per cui Andrea nel commento 23. parla di cose che accadono sul serio.
***
Quello che non trovo esplicato qui (e ci stava bene, i suppose) è dirsi che tutto ciò è anche colpa nostra. Non singolarmente mia, di Gianfranco o di Andrea, intesi. Di un sistema che abbiamo comunque davanti, certo che combattiamo (Anche grazie a Lankelot) ma senza tanto tempo a disposizione, magari, parlo per me. Qui non si tratta di fare nessuna rivoluzione e tantomeno inneggiare a qualche stramorto ideale politico. Qui si tratterebbe di prendere atto di certe politiche che si riflettono anche nell'arte e combatterle senza fare inutili sceneggiate ( che si vedono ovunque, false). Sarebbe carino fare una lotta al canone Rai, ai finanziamenti pubblici a giornali di partito, alle quote che attualmente regolano e dominano il mercato pubblicitario per permettere uno sviluppo serio e moderno della letteratura, oggi. Altro che cazzate del ceto medio in piazza, il forum di Caserta e tutto il triste spettacolo quotidiano che credo voi già sappiate. Io credo (e sento che lo credete anche voi, anche se con soluzioni differenti magari) che scrivere abbia ancora spazio. Daje, attendo risposte, siete in gamba e con molta forza, ditemi.In ogni caso, un saluto
27. beh aspetto che mi dici allora. Dicevo una cornice, non un quadro :-)
Io credo che i guasti siano a monte, ma ve ne parlerò tra qualche mese, quando finirò quel che sto ideando. In ogni caso, pure se nominerò perfettamente quel monte, non servirà a molto - almeno: non nell'immediato. Credo che per cambiare le cose serva la scrittura ma serva anche la fame. E tra gli italiani e la fame passa fortunatamente ancora un tir. Certo, si potrebbe fare qualcosa per evitare che quel tir diventi una y 10.
In ogni caso: giudico Palahniuk un incrocio tra una simpatica sega intellettual-ludica e un mestierante degno della scrittura di genere, ma questo penso sia chiaro a chiunque legga.
E' proprio industriale e contemporaneo, per capirci. E chissà cosa avrà mai letto in vita sua, questo scrivente dalle trame originali, e dalla produzione fitta fitta fitta. Divinare le sue letture non dovrebbe essere difficile.
Ha indovinato una trama e una serie di concetti, e ha avuto la fortuna di vederli tradotti in un gran film. La Letteratura è Altrove. Questo per restare in tema.
Spero parli presto del suo cognome in -hiuk, così poco wasp e così famigliare per gli europei dell'Est.
A proposito di giornalismo e di fiction (cioè, non sto dicendo che...): qualcuno ha letto l'utlima fatica di Travaglio? "La scomparsa dei fatti: si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni".
Stralcio:
"Il sistema più semplice per cancellare i fatti è ? molto banalmente ? quello di non parlarne. Ignorarli. E sostituirli con altri della stessa specie e della stessa importanza, usati come diversivi, come coprenti. Non sempre, però, i fatti sostitutivi sono disponibili quando occorrono: in questo caso, non resta che inventarne qualcuno di sana pianta, oppure gonfiarne uno già esistente, ma di poco conto."
Per saperne di più:
http://www.wuz.it/Articolo/tabid/77/id/616/Default.aspx
Però poi sarebbe bello leggerlo e dirci cosa ne pensiamo...
32. visto travaglio dalla dandini, ma non ho letto il suo libro. però interessante. e se capita, guardate V for Vendetta...interessante...
30. fortunatamente? non so. la fame non è negativa. e in italia la fame ha portato a risultati notevoli. penso a Goldoni, che scriveva per fame. anche Pirandello e il suo fu mattia, non mi sembra fosse nato per qualcosa di diverso. però forse non capisco quello che vuoi dire, dove vuoi arrivare, per cui sto andando da tutt'altra parte.
Scusate la momentanea assenza - computer fottuto.
Dico la mia, volete?
14. Marzia, benvenuta. Da autore del pezzo in questione ti posso dire che amo Palahniuk, grande osservatore e gran senso della narrazione (minimalista). Sì, questo è "Stranger than fiction". Non ho letto l'originale in inglese. Non critico il Palahniuk giornalista o il saggista, perchè Palahniuk NON è né l'uno né l'altro. Critico solo la scelta (editoriale, sicuramente) di pubblicare un libro che pur parlando di fenomeni culturali e folkloristici, non fa altro che citare e ricitare il suo autore. L'autoreferenzialità al suo massimo. In questo libro Palahniuk è macchietta di se stesso.
Wallace è un ottimo saggista. Tradotto dal conoscente Christian Raimo (il figliol prodigo della Minimum Fax).
Palahniuk -- Cognome polacco preso dai nonni, se non sbaglio. Si pronuncia PO-LA-NIK. Dalla bocca stessa dello scrittore.
Se in Italia dovremmo concedere più spazio a certi giornalisti - mi fa ribrezzo definirli così ma... - che già hanno grande indipendenza in tv, vedi Vespa o Fede o Ferrara, credo la letteratura si impiccherebbe per empatia subito dopo il giornalismo.
33. La fame is not so cool. :)
30. A monte? direi nell'anima. L'anima italiota. La storia ce lo insegna.
Fame? io direi che qui non abbiamo bisogno. Crediamo di non avere bisogno. Ma mala tempora currunt...
**
31. Non male come stroncatura. Ho letto solo "Ninna nanna", come dicevo, ma non mi ha entusiasmato. Non che debba sembra portare ad esempio Lansdale, beninteso. Però mi pare più completo, più nuovo, più un sacco. E non ha film cult tratti da suoi romanzi nel palmares....
***
L'Italia è piena di giornalisti. E abbonda di scrittori (???). Solo che non si legge informazione neanche a cercarla con lumicino e di letteratura, almeno mainstream, vi prego, non parliamo. Baol dixit...
la sensazione più insopportabile di questo libro (ed io sono amante dello scrittore) è il continuo ritornare (almeno nelle apgine finali) su fight club...personalmente mi interessava assai poco della sorella che desiderava conoscere brad pitt o altre stronzate del genere....forse la migliore è l'intervista a marilyn manson, ma anche lì nulla di speciale...sì, il libro sembra un continuo ripropore se stesso, veicolando, attraverso delle interviste o dei brevi articoli, suggestioni-pagine-personaggi-situazioni, già presenti nei suoi libri....
chissà il suo prossimo libro.
raimo-figliol prodigo che spero torni a casa e non scriva più nulla.
wallace, in considera l'aragosta, offre invece degli spunti molto interessanti...ma è il tempo è tiranno, in questa biblioteca...
36. assolutamente d'accordo, senza se nè ma.
uè, alla fine l'ho comprato:).
Ne parliamo presto (non lo schederò).
Già che c'ero, sempre nel piano "mi papperò tutto Palahniuk, nonostante Palahniuk", ho preso "Ninna nanna" e "Diary". Quelli magari ve li schedo. Quando non so, ma lo faccio.
Beh dai, questa è la tipica opera che viene assemblata sull'onda emotiva del successo. Raschiare il fondo del barile fino a che si possono guadagnare due lire.
Eccoci:
"Il libro è una raccolta di saggi, saggi scritti alla Palahniuk, naturalmente, già pubblicati negli Stati Uniti su testate del calibro di Playboy e NEST. Il mondo visto attraverso Chuck Palahniuk, potrebbe essere il sottotitolo. "
> Oppure: il mondo post Fight Club, o il mondo influenzato da FC. Autentico asse portante dell'opera (assieme a "ti presento Brad Pitt").
Scrivi: " Già dal titolo originale, Stranger than fiction ? il titolo italiano è molto più furbetto, chiaro riferimento alle scimmie spaziali di Fight Club -, Palahniuk dichiara i suoi intenti. Che succede quando la realtà supera la fantasia? "
> Il titolo originale andava mantenuto, temo:)
"Personale ? storie che offrono largo spazio alle esperienze biografiche dell?autore. L?ultima sezione è sicuramente la più interessante"
> accordo pieno.
"Nel caso vogliate gettare un?occhiata disillusa sull?America ?popolare? contemporanea, il libro può essere interessante. Sarebbe come accendere l?orgogliosa tv americana da trecento canali. Vi sentireste come quei ragazzini obesi maniaci dei videogiochi che ridono troppo e senza motivo. Lo stereotipo dell?imbecille. Proprio come gli stereotipi di cui parla ostinatamente Palahniuk. Se voleste conoscere il vero Palahniuk, lo scrittore, comprate Survivor"
> Bravo Paul. Gran bella scheda. Sai cosa mi ha colpito, di questo libro? Le riflessioni sulla distanza tra solitudine dello scrittore e costrizione al popolo e al contatto col resto del mondo del giornalista. Mi ha colpito scoprire che in Fight Club CP non s'era inventato niente, trasfigurando tutta una serie di esperienze sue e dei suoi amici. Mi ha colpito sentirlo povero e sfortunato e tutto a un tratto risorto. E' sicuramente il suo libro più diretto, più immediato, più privato. Peccato non sia un libro di narrativa. Sicuramente "by the fan, for the fans". Ma con un pizzico di qualcosa di diverso che per ora non ti so dire.