Palahniuk Chuck

Fight Club

Autore: 
Palahniuk Chuck

NICHILISMO E AUTODISTRUZIONE.

 

Un giorno sarei morto senza una cicatrice addosso e avrei lasciato un gran bell’appartamento e una gran bella macchina. Molto, molto belli, fino al formarsi di un nuovo velo di polvere o fino all’arrivo di un nuovo proprietario. Non c’è niente di statico. Persino la Gioconda se ne va a pezzi. Da quando c’è il fight club posso far dondolare metà dei denti che ho in bocca.

Forse l’automiglioramento non è la risposta.

Tyler non ha mai conosciuto suo padre.

Forse la risposta è l’autodistruzione”.

(Chuck Palahniuk, “Fight Club”, capitolo 6).    

 

Opera prima di Chuck Palahniuk, “Fight Club” ha rappresentato un caso letterario negli Stati Uniti non tanto per questioni stilistiche (la prosa di Palahniuk si contraddistingue per povertà lessicale, ripetitività e adesione al parlato), quanto per l’imponente carica di autodistruttività e di disperazione che permea la narrazione. La vicenda del luciferino narratore dagli infiniti pseudonimi e della sua seconda personalità, progressivamente cosciente di sé, saldamente vincolata al nome di Tyler Durden, spaventa, spazientisce e soffoca. È un professionista che d’un tratto, in piena crisi esistenziale, vittima d’una insonnia devastante, si ritrova a frequentare gruppi di sostegno di malati terminali per riuscire a sentirsi vivo; per qualche tempo riesce a sfuggire al suo malessere, fin quando l’incontro con un’altra giovane impostora, la dark lady Marla Singer, non lo costringe a rinunciare a buona parte delle sue frequentazioni.

Le apparizioni della sua metà oscura, Tyler Durden, si fanno poco a poco più fitte; lui, Tyler e Marla vanno a costituire, nella sua povera mente disorientata, una sorta di triangolo in cui il narratore desidera e ha bisogno di Tyler, Tyler è innamorato di Marla, Marla è innamorata del narratore.

 

Al principio della narrazione, Tyler punta una pistola in bocca al narratore.

“Non moriremo sul serio”, dice. “Saremo leggenda, non invecchieremo”.

Si trovano sul ciglio del tetto d’un palazzo di oltre centonovanta piani, il Parker-Morris Building, in attesa che le cariche esplosive sgretolino l’edificio e lo facciano precipitare sul Museo Nazionale, autentico obbiettivo di Tyler.

Tyler appartiene a una nuova razza. Questi sono i prodromi di un nuovo mondo. “Quella gente antica è morta”, giura.

Negli ultimi tre minuti che lo separano dal probabile epilogo della sua esistenza, il narratore ricorda la sua storia.

 

Il narratore riconosce Tyler come un individuo capace soltanto di lavorare di notte “per via della sua natura”; all’opposto, egli sente di essere in grado di lavorare soltanto di giorno. Questa distinzione riporta naturalmente al romanzo-matrice sui disturbi di personalità, “Il dottor Jekyll e mr. Hyde” di Robert Louis Stevenson(e per intenderci, neppure la sua reincarnazione postmoderna e fumettistico-cinematografica, Hulk, sembrava originariamente differenziarsi da questa netta divaricazione). 

Mentre il narratore è un professionista di discreto successo, borghese dai cento vezzi e dai mille conformismi, già preda di accessi irresistibili di edonismo e raptus d’acquisto modaiolo iperconsumistico, il suo alter ego lavora come proiezionista nei cinema e come cameriere negli alberghi di lusso.

La guerriglia sociale di Tyler ha inizio sin d’allora: “modifica”(con le proprie risorse naturali, per così dire) i pasti e “integra” nelle pellicole frammenti di immagini pornografiche.

Il narratore vive in un’abitazione che sembra incarnare l’archetipo del catalogo Ikea. Lusso “minimalista” e moda pura. Tyler vive in una casa diroccata e fatiscente, senza serrature, nella zona industriale della città. Vicino alla casa c’è una grande officina meccanica chiusa.

Infine, il narratore è certamente affascinato e attratto da Marla, ma sembra evitare qualsiasi contatto; Tyler, invece, la trova irresistibile e i due passano parecchio tempo assieme.

Tyler è l’incarnazione dell’identità mancata del narratore. Tyler è l’adesione totalizzante agli istinti e ai desideri che il narratore ha rifiutato.

Tyler è estremo, il narratore è tendenzialmente compromissorio.

 

Fin quando avviene uno strano “incidente”: la casa del narratore esplode per una misteriosa “fuga di gas”, e a lui non rimane che lo stretto necessario. Ovviamente, chiama subito il suo nuovo amico Tyler, e chiede ospitalità.

Si incontrano, Tyler accetta. Ma ad una condizione.

Che il narratore colpisca Tyler con un cazzotto. Più forte che può.

Così, all’esterno di un bar, si apre il primo fight club.

Un uomo si pesta da solo.

È il primo atto di una nuova organizzazione, anche se è difficile immaginarlo, al momento. Qualche curioso propone di unirsi al pestaggio, e in un breve lasso di tempo individui di ogni ceto sociale(e non “giovani ricchi, sani e delusi” come stranamente scrive la Pivano nella postfazione, mistificando completamente lo spirito dell’opera)si radunano negli scantinati di un bar, tra sabato notte e domenica mattina, per picchiarsi.

La prima regola è che non si parla del Fight Club.

Rispettiamola.

 

Dal “Fight Club” al “Progetto Mayhem” il passo sarà breve. Dall’autodistruzione al desiderio di distruzione delle fondamenta del sistema. Dovremmo dedurne che la denuncia del narratore è che il terribile malessere esistenziale di un individuo perfettamente integrato nel sistema è figlio dell’ipocrisia e della falsità del sistema stesso: e che dunque, la soluzione ulteriore, almeno posposta l’autodistruzione, è la lotta al sistema. Ad ogni livello. 

 

Tematiche complesse: scissione della personalità, amicizia, amore (è proprio Marla a guidare il narratore, che chiama stranamente “Tyler” pur avendo verificato, lei sola, il suo vero nome sui documenti, alla coscienza d’avere una personalità multipla), autodistruzione, opposizione tra individuo e sistema.

Non solo, però. Colpevolmente trascureremmo un elemento non marginale.

Il romanzo è narrato in prima persona. Il narratore è un autentico bugiardo.

Non conosciamo neppure il suo vero nome. Sappiamo soltanto che ha sempre mentito. Ad ogni comunità di sostegno dava un nome differente. Neppure Marla, fin quasi all’epilogo della vicenda, può dirsi certa della sua identità.

Il narratore mentisce alla polizia, che lo interroga a proposito dell’incidente nel suo appartamento, mentisce e omette particolari non irrilevanti ai lettori, mentisce alle comunità di sostegno, mentisce a Marla, mentisce addirittura a Tyler Durden, cadendo nello spergiuro (per tre volte aveva promesso di non parlarne mai).

In altre parole: la storia può essere giudicata come il (tetro) delirio d’un bugiardo. Crollando ogni credibilità del narratore, viene a cadere ogni possibilità d’ulteriore analisi.

 

In Europa, la pubblicazione del libro è stata successiva alla fortunata trasposizione cinematografica di David Fincher. Fondamentalmente, si tratta di una fedele traduzione filmica. Censura più rilevante: un omicidio commesso dal narratore-Tyler, Marla testimone. Alterazione più significativa: mentre nel libro si vuole distruggere, nelle prime battute, il Museo Nazionale, nel film l’obbiettivo è formato dai palazzi del potere economico. Per “la rivoluzione”.

 

E infine mi domando una cosa. Tutti mi chiedono se conosco Tyler Durden…

 

Il disastro è un aspetto naturale della mia evoluzione sulla via verso la tragedia e la dissoluzione. (…)

Sto sciogliendo i miei legami con il potere fisico e gli oggetti terreni, perché solo distruggendo me stesso posso scoprire il più elevato potere del mio spirito.(…)

Il liberatore che distrugge la mia proprietà sta lottando per salvare il mio spirito. L’insegnante che sgombra tutti i possessi dal mio sentiero mi renderà libero”.

(Chuck Palahniuk, “Fight Club”, capitolo 14)

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Chuck Palahniuk (Pasco, Washington, 1962), romanziere americano.

Si è laureato in giornalismo nell’Università dell’Oregon, vive a Portland.

 

Chuck Palahniuk,“Fight Club”, Mondadori, Milano, 2003.

Traduzione di Tullio Dobner.

Postfazione di Fernanda Pivano.

 

Il libro è strutturato in trenta capitoli, numerati progressivamente, sprovvisti di titolo. Prima edizione: “Fight Club”, 1996.

Nel 1996, Palahniuk scrisse un racconto chiamato “Project Mayhem” che costituisce il nucleo centrale del futuro “Fight Club”. La leggenda vuole che il romanzo sia stato ultimato in tre mesi.

PALAHNIUK in LANKELOT:

 

Lankelot, Franchi. Agosto 2003. Prima pubblicazione: lankelot.com

 

A te, Chevalier.

ISBN/EAN: 
9788804508359

Commenti

Devo rileggere il libro ma ti segnalo che la mia edizione è del settembre '99 con introduzione della Pivano, editore Edimar, in copertina, neanche a farlo a posta, la saponetta.

Bah, il film è del '99 dopotutto e la saponetta potrebbe essere, anche se è giallo miele, quella del film. Il libro è stato finito di stampare nel '99 ma mi pare di capire che avessero i diritti dal '98, e se il film è del '99 probabilmente nel '98 era già in conclusione e l'editore aveva fiutato l'affare (evidentemente fallito visto che il libro l'ho trovato da Mel Bookstore tra l'usato).

Ha una fascetta rossa veramente orribile in simil cartoncino con la scritta 'da questo libro...' e una foto di Pitt presa da un qualche film tipo 'the mexican' o giù di lì. La foto non è monocromatica nera.

L'editore forse defunse, non ha il sito (o almeno nelle prime pagine di Google non compare) e questo è quello che ho trovato:

http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000294.html

.
Quest'altro sito, la cui attendibilità però non conosco, dice che è del '96 l'edizione italiana, stesso anno però della prima edizione americana, strana 'sta cosa:

http://digilander.libero.it/confratchianti/libri_palahniuk-fight.htm
.

Qualcuno vuole aggiungere altro, sciogliere qualche nebbia?

Dov'è il mio commento?!?!? Che scatole... lo riassemblo più tardi, nel caso qualcuno lo trovasse mi segnali dove l'ho postato, grazie (sempre che l'abbia postato... ODDIO M'ERO ADDORMENTATO! Sarà successo qualcosa a qualcuno?).

Già letta, in passato. Segnalo solo un particolare, di cui non sono sicurissimo al cento per cento, ma quanto basta per postare. "Fight Club" è il secondo romanzo di Chuck. Il primo "Invisible monster" è stato pubblico dopo, ma composto prima. Chuck lo inviò a tantissime case editrici americane che, con cura, lo rimandarono al mittente con un giudizio impietoso (tipo: "mi dispiace signore, ma il suo testo è una cazza immonda", cose così). Chuck scrisse allora Fight Club, come risposta, un sorta di esorcismo a tutto il sistema. Io sapevo questa bella favoleta, sulla sua attendibilità totale, non so. E comunque "Invisible monster" è una cazzata, mi ha annoiato da morire. Meglio Fight Club, appunto.

(sempre grande penna sui libri, lankelot)

?La verità è che tanto per cominciare non sono uno scienziato, e perdo terreno di giorno in giorno. Non sono uno stupido, ma ci sono vicino. Non si può vivere nel mondo di fuori per tutta la vita adulta senza afferrare il senso delle cose. Io so come funziona un apriscatole.
La parte più difficile dell?essere un leader religioso, una celebrità celebre, è il dover mettere a tacere le aspettative della gente.
Mi chiedono, so a cosa serve un asciugacapelli?
Secondo l?agente, il segreto per restare sempre al top è sembrare innocuo. Essere niente. Essere uno spazio vuoto che la gente possa riempire. Essere uno specchio. Sono la versione religioso di un vincitore alla lotteria. L?America è piena di gente ricca e famosa, ma si aspettano che io sia una certa rara combinazione: celebre e stupido, famoso e modesto, innocente e ricco. Uno vive la propria vita modesta, pensa la gente, la propria vita da Giovanna d?Arco, la propria vita da Vergine Mari a lavare i piatti, e un giorno uscirà il numero vincente.
Mi chiedono, so che cosa sia un chiropratico?
La gente è convinta che la santità sia qualcosa che capita, così per caso. Magari fosse così semplice. Come se si potesse essere come Lana Turner e venire scoperti un giorno in un negozio come è successo a lei. Forse nell?XI secolo si poteva ancora avere un atteggiamento così passivo. Al giorno d?oggi esiste il laser di superficie per rimuovere quelle linee sottili intorno alla bocca un attimo prima che tu vada in onda per registrare lo speciale di Natale. Abbiamo a disposizione peeling chimici. Dermoabrasione. Giovanna d?Arco la ebbe gratis, la dermoabrasione? (Survivors)
?questo libro mi ha suscitato incubi per la mia educazione in un collegio?riflessioni millenaristiche?culti religiosi?.truffe per appagare la sete umana?.anche da questo libro verrà tratto un probabile film?(in tv passano già i trailer de Il profumo?curioso di questa riduzione cinematografica..?anche in In Utero?.compare Suskind)? si raggiungono livelli assurdi?mai sazi sono gli uomini?basta leggere le dichiarazioni del vescovo di Bologna?colpito nell?intimo??.

Comm.1 : preziosa informazione che mi era del tutto oscura. Questa è un'integrazione davvero fondamentale. Grazie.

Comm.4: altra ottima integrazione. Questo è un esempio credibile del senso e dell'utilità dei commenti in calce ai testi. Grazie ragazzi.

comm 6: Andrea, scrivine qui. Sia di Suskind - che personalmente non ho amato se non per via della ripresa di Pennac - sia di Survivors. Aspettiamo le traduzioni cinematografiche per letture comparate, in seconda battuta.

Frà, giuro che il primo commento non era comparso la prima volta, tant'è che poi ho scritto il secondo. C'hai pensato tu (con calma, rispondi anche tra una settimana)?

Per Suskind lo sto leggendo adesso, mi sta piacendo ma spererei di commentare l'articolo di qualcun altro perché non me la sento di aumentare la confusione della mia scrivania già strabordante per cui... tifo anch'io per Andrea.
Suskind dove la ripreso Pennac (vale la pena di leggere oltre 'Signor Malaussenne' che è IL CAPOLAVORO PENNACCHIANO?).

(sono tornato on line a tempo pieno:) ).
*
Sì, c'ho pensato io. Era in approvazione perché conteneva due link (è una misura di sicurezza non superflua a ben guardare:) ).
*
"Come un romanzo", incipit.
http://www.lankelot.com/romanzi-recensione-pennac-come-un-romanzo.html - in attesa che Giambo ricominci a pubblicare anche qui...

...cercherà di rileggerlo ed estrarne qualcosa...

Così avviene. Esattamente per l'incipit. Ammesso che sia "cercherà" e non "cercherò", con riferimento al tuo commento. In quel caso, che dire: fantastico;)

...beh, andrea cercherà di spingere andrea....

;).

"Il narratore mentisce alla polizia, che lo interroga a proposito dell?incidente nel suo appartamento, mentisce e omette particolari non irrilevanti ai lettori, mentisce alle comunità di sostegno, mentisce a Marla, mentisce addirittura a Tyler Durden, cadendo nello spergiuro (per tre volte aveva promesso di non parlarne mai)."

Eh no! MENTE, non MENTISCE!
Franco, cosa mi combini?????

E' desueto, Sporetta, ma corretto. L'avevo notato anch'io. SI sa che Franco con la lingua italiana a volte fa il gigione. :)

Grazie per la precisazione allora: io ricordo di averlo messo in un temino in quarta elementare e di averci visto sotto un segnaccio rosso e un rimprovero dalla maestra...l'ho sempre detto che sono un genio incompreso! ;)

:)

mentire é un verbo tra i sovrabbondanti, ovvero è corretto dire sia "mente" che "mentisce" :)

(importante, in Letteratura, è mentire. Con coscienza)

(all'infinito)

23. beh allora lo fai apposta, sono il mio mito da un anno. Questi li so :D

Allora mettiamo su DEBASER. Ci sta tutto.

io conosco relativamente film e libro, ma non li ho. Però la canzone mi appartiene, nel mio piccolo

http://it.youtube.com/watch?v=BDcjemEqr1o

(where is my mind. pixies.)