Palahniuk Chuck

Cavie

Autore: 
Palahniuk Chuck

Primo libro che leggo di Palahniuk, e. Un romanzo a racconti. E poesie. Un narratore ignoto. Un ritiro per scrittori. Tre mesi per un capolavoro. Storie. Sono storie.
Devo ammetterlo, ero curiosissimo di leggere qualcosa dello scrittore di Fight Club, di cui ho visto solo il film (ma sono curiosissimo di troppi autori, probabilmente), ed ho cominciato da questo semplicemente perché mi è stato regalato. Lettura notturna da letto, per me.

Ho avuto una serie di impressioni altalenanti, nel procedere in queste storie, come poche volte mi è capitato. Il fatto è che in certi momenti Palahniuk scrive...come secondo me si deve scrivere, mentre in altri si lascia andare all'eccesso in un modo che, a mio parere, non rende giustizia ai suoi momenti più alti. Ma partiamo.

I personaggi. I personaggi sono caricature, sono parodie di modelli umani. Loro stessi si danno nomignoli che accentuano questa caratteristica. San Vuotabudella. Miss America. Agente Lingualunga. Conte della Calunnia. Sorella Vigilante. Camerata Stizza. E così via.

<<Abbiamo deciso di chiamarci....Etichette stupide. Nomi creati per libera/ associazione./ Un po' come – quand'eri piccolo – ti inventavi i nomi delle piante/ e degli animali che popolano il tuo mondo....Chiamavi i collie: Lassie./ Ma anche adesso, quando chiami qualcuno “il tizio/ senza una gamba”....nomi basati sui nostri racconti. I nomi/ che ci siamo dati a vicenda,/ basati sulle nostre vite invece che sulle nostre famiglie....sui nostri peccati, invece che sulle nostre professioni....sulle nostre colpe e sui nostri delitti...>> .

Il libro si apre così come avete letto, dopo una citazione di Poe, una poesia in cui si rende conto dei nomi dei personaggi, della situazione...una vera e propria introduzione.
Critica: non è un po' facile fare così? Cominciare mettendo le mani avanti sulla possibilità di trovare dei “nomi stupidi” per i personaggi? Ci viene spiegato come e per quali motivi se li sono dati. Così, magari, nessuno arriva in fondo e pensa “Io mica l'ho capito perché quei nomi lì”. Ammetto che non mi è piaciuta molto, questa cosa. Avrei preferito scoprirla nella lettura dei racconti, delle poesie, della narrazione della convivenza.

Vado avanti.

La situazione. La situazione, devo dire, è intrigante. Un ritiro di tre mesi per scrittori. Va detto che, ehm, esistono. Ad esempio qui: http://www.santamaddalena.org/home.htm

Ma ce ne sono anche altri, in USA. Ovviamente non sono come quelli descritti dal nostro autore. Eh. La situazione mi intrigava perché ho partecipato ad un corso di scrittura, che non è una cosa simile, ma ci sono comunque persone che sono lì per scrivere delle cose. Vabbé.

Vivranno per tre mesi tutti insieme. Non si conoscono. Non sanno dove andranno. Vogliono solo andare. Ma sono veramente scrittori, o sono persone che vorrebbero esserlo?

Nel posto in cui andranno, lo scopriranno. Doveva essere una fuga, una svolta, un modo di ricominciare, per ognuno di loro. Ma una volta soli, non ci saranno che loro stessi. Era ciò che vivevano “prima” la fuga. Adesso non possono più scappare, devono fare i conti con la propria identità e con tutto ciò che li ha spinti fino a lì. Come un contrappasso dell'american dream. All'inizio sembra la loro possibilità nel paese delle possibilità. Ma.

Un viaggio che, fin dall'inizio, va verso gli abissi. Non c'è da indorare la pillola, certo. A volte però viene da chiedersi se, togliendo il piede dall'eccesso ad ogni costo, il risultato non sarebbe stato migliore. Anche nel senso di una critica nei confronti della società, dei modelli che propone, dei modi in cui funziona << “La civiltà funziona sempre meglio” dice Sorella Vigilante, infilandosi il coltello sotto un'altra unghia, “quando abbiamo un uomo nero” >> (p. 237).

Ci sono racconti che, a me, sono piaciuti molto, come La scatola degli incubi. Altri, meno. Ma i gusti sono gusti.

I personaggi gareggiano e si coalizzano e inventano sottotrame alla loro storia pur di non scrivere. Diventa una sorta di reality show. Estremo. Come un Grande Fratello dell'orrore. Noi, nella realtà, per ora, siamo ancora un po' lontani, ma basteranno altri pochi anni di sesso e violenza, e più o meno ci siamo. La cosa è spaventosa. Il fatto è che Palahniuk ha scelto personaggi da cui ti aspetteresti ciò che poi fanno. Man mano che andavo avanti nella lettura non mi meravigliavo più di niente. Anzi. A volte mi è capitato di spingermi oltre e dire, dopo, “E basta?”

C'è chi dirà, “Hai visto com'è bravo l'autore, che ti fa capire come le cose si insinuano piano piano dentro di te? Ti ha spinto ad immaginare cose che prima non credevi”. Da un lato, questo è vero. Da un altro, però, si può sempre dire che “Certo. Ma il romanzo è dannatamente finto. I personaggi sono così irreali. Si schiacciano fin dall'inizio sotto il nome che si danno, e si seppelliscono. Nella realtà, questa cosa è impossibile”. E l'altra persona continuerà “Ma vedi, l'ha fatto per renderlo evidente. Perché fosse più visibile”. “E io sono cieco?”

Ci sarà chi si fermerà allo splatter, chi ci rifletterà sopra, chi gli farà schifo e chi ne sarà esaltato, chiaro.

A me è sembrata una operazione troppo (troppo) costruita per catturare l'attenzione del lettore con particolari crudi, splatter, stomacovoltanti, e farlo riflettere sulla condizione umana in questo dannatissimo mondo. Va bene. Non ho niente in contrario. Diciamo che Palahniuk usa le stesse armi della società che critica per rivoltargliele contro (Il confine è labile, e la costruzione resa evidente, se lo marchia di più, lo rende anche più debole, secondo me). D'altronde il romanzo è meta-romanzo e riflessione sulla scrittura e sulla società esplicitata dai protagonisti. E i protagonisti sono i personaggi della loro storia. Quella che venderanno una volta usciti. Chi vivrà.

<< In questo mondo fluido e mutevole in cui ciascuno ha ragione e ogni idea è giusta nel momento in cui viene messa in pratica, direbbe il signor Witthier, l'unica cosa sicura è ciò che si promette >> (p. 68).

<< Ci sono storie, direbbe il signor Witthier, che quando le racconti si consumano. Altre storie, invece, consumano te>> (p. 300).

<< Cancelliamo il nostro passato con il presente, confidando nella speranza che il momento successivo sarà ancora più triste, orribile o tragico. Sempre più spesso, abbiamo bisogno che accada qualcosa di peggio >> (p. 184).

<< Noi, poveri e innocenti e affamati e intrappolati qui, ma che malgrado tutto preghiamo per l'anima del nostro demone. Poi una dissolvenza con sfocatura, e quindi la pubblicità.

Questa è una scena da film campione d'incassi. Una scena in cui ogni secondo grida Nomination agli Emmy >> (p. 131).

<< Più che aver salvato il mondo, ci siamo preservati un pubblico [...] Il nostro bacino di consumatori >> (p. 414).

Piccoli brani sparsi. Per rendere solo una vaga idea. Palahniuk dà l'impressione di essere un ottimo scrittore, ma in questa prova, a mio parere, funziona a corrente alternata. La narrazione delle vicende nel ritiro, continuamente interrotta dai racconti degli stessi personaggi e dalle poesie, non riesce ad essere forte come vorrebbe. La discesa diventa una discesa a stazioni (gironi infernali?) ma. Non so, in me qualcosa ha stonato. Forse, alla fine, più nell'organizzazione del materiale. Non so davvero. Mentre leggevo, alcune volte mi è sembrato davvero, semplicemente, senza spiegazione, brutto, ed altre invece mi ha toccato. Per me, quindi, un libro a metà riuscito.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Traduzione di Matteo Colombo e Giuseppe Iacobaci

Cavie, Piccola biblioteca Oscar Mondadori 2006

Palahniuk in Lankelot:

ISBN/EAN: 
9788804544388

Commenti

sembra a posto. se c'è qualcosa dite. il mio primo palah.
notte a tutti.

"La discesa diventa una discesa a stazioni (gironi infernali?) ma. Non so, in me qualcosa ha stonato. Forse, alla fine, più nell?organizzazione del materiale. Non so davvero. Mentre leggevo, alcune volte mi è sembrato davvero, semplicemente, senza spiegazione, brutto, ed altre invece mi ha toccato."

> Hai provato a (ri)leggere, adesso, il vecchio articolo di Paolo - e i relativi commenti, ad esempio di Marzia? Stavolta il confronto è tutto vostro.
Non ho letto tutto Palahniuk, solo "Invisible monsters" e "Fight Club" e altro a pezzi. I due che ho letto sono notevoli. Hai pienamente colto la strategia dell'anabasi, intanto;).

Il titolo originale è molto più evocativo. "Haunted".
www.randomhouse.com/doubleday/palahniuk/haunted/index.html
- sito ufficiale.

Qui: Blackmailmag
www.blackmailmag.com/chuck_palahniuk_cavie.htm

Qui: notizie tratte dal sito di CP

www.chuckpalahniuk.net/books/haunted/haunted

Wiki en integra: "According to comments at a 2005 appearance in Miami, Florida, Palahniuk listened to "Bela Lugosi's Dead" by Bauhaus for "inspiration" while writing Haunted."

Undead, undead, undead...

ho letto il pezzo di paolo prima di scrivere questo, e relativi commenti. "Haunted", sì. C'è questa atmosfera zombiana, sì. Sarà che a me non piace l'horror, o forse, semplicemente, non mi piacciono le strategie narrative che in questo libro Palahniuk applica. Per me è un romanzo che in certi punti ha lasciato un'impressione notevole, ed in altri per niente. Sarà stata anche la modalità di lettura notturna, a letto, leggendo magari poche pagine alla volta, che ha fatto sì che impiegassi abbastanza tempo. Sai, se lasci passare del tempo tra un racconto che ti è parso sul momento appena discreto, prima di continuare a leggere, e magari trovare un brano che ti colpisce, è come se il giudizio si sedimentasse ed alla fine fosse più forte. Ti dico, se leggi, consecutivamente, due racconti, uno brutto e uno bello (si fa per dire), il bello molto probabilmente ti fa dimenticare un po' il brutto di quello prima. Se leggi un libro in un giorno ti darà un'impressione diversa che se lo fai in più tempo, secondo me. Non dico che cambi del tutto il tuo metro di giudizio, si è sempre capaci di porre distinzioni, ma in qualche modo tendi a far prevalere cose diverse. Anche solo dovute al tuo stato d'animo momentaneo. D'altronde, si dice anche che si conosce davvero solo al secondo sguardo. Quante volte un film visto la prima volta ti ha fatto certe impressioni, e visto la seconda sei riuscito a coglierne più aspetti? Sono cose banali, queste. Può cambiare il nostro gusto nel tempo, no?
Comunque, per me ora è così. Magari altri libri suoi mi piaceranno di più, quando mi capiterà di leggerli.

Sulle modalità di lettura, posso dirti questo. La narrativa contemporanea, con poche eccezioni e senza distinzione tra le nazioni occidentali, gioca su un numero estremamente limitato di strutture e stili differenti; il lessico stesso, poche eccezioni a parte, sembra numerato. Leggere due volte un libro è diventato paradossale, perché il più delle volte ogni prima lettura è già una seconda.
E' per questo che personalmente nutro discreta fissa per chi inventa strutture o cerca stili diversi o altera il campo semantico di certe parole. Non ricordo da quanto tempo non leggo un libro per la seconda volta, e non è solo questione di voler conoscere, studiare e capire quanti più autori possibile, e quante più linee editoriali possibile. Il nodo è che - molto semplicemente - fatico a riconoscere il genio che merita due letture. Col tempo la lettura si fa ricerca di variazioni, anomalie, rarità; si fa gancio per letture sociologiche o simboliche, etc. Dammi una vera novità e te ne sarò grato.

E' solo l'anima dell'opera - lo spirito dell'autore - che può sovrastarti e infestarti. Struttura, stile e lessico non variano da tempo (ecco la linea dell'evoluzione)

uh. ordunque. io non sono in grado di dire, oggi, una vera novità. la posso dire per me, poi magari vado a leggermi la data di prima pubblicazione e scopro che era di trent'anni fa.
Comunque, credo che abbia sempre giocato su un numero molto limitato di strutture e stili. Credo, anzi, che questa sia una forza. Perché il grande scrittore si riconosce quando, all'interno della struttura e dello stile, riesce a superarli. C'è sempre un superamento dall'interno. L'autolimitazione è un modo per spingersi oltre. Per forzare le cose. Credo sia stato provato molto più di quanto io mai potrò sapere.
Il problema, oggi, a mio avviso, è:
come, di fronte alla sovrabbondanza di offerta che c'è oggi in giro, orientarsi? Di ogni libro è più o meno scritto, quando non eccezionale, quasi, e comunque commenti positivi. Di ogni libro qualcuno ha scritto note negative.
Alla fine, si può solo leggere quanto si può. E via.
Dopo questo di Palahniuk ho letto I nomi, di De Lillo. E mi è piaciuto immensamente di più. E Cortazar mi piace. E quello che sto leggendo adesso (un altro in contemporanea a Cortazar) lo preferisco.
Con Palah non mi sono trovato, pur riconoscendo che è un grande scrittore, qui il risultato è per me altalenante.

Noi dovremmo servire proprio a questo: orientare. Siamo lettori forti, ci siamo scelti - non è esatto dire che ci siamo incontrati - per confrontarci e decifrare qualcosa:).
Questo qualcosa è quel che merita di circolare o di essere letto, e per quali ragioni. E da chi. Nessuna pretesa di esaustività - d'altra parte non possono dichiararla nemmeno le riviste specialistiche - ma almeno allineamento su pochi criteri:
- possibilmente, piccola e media editoria di qualità.
- possibilmente, autori laterali, obliati, censurati, mai emersi, etc.
- possibilmente, scrittori capaci di innovazione (dove come quando perché, etc).

- tendenzialmente, andiamo a comparare;).

Una buona novità è Everett. Ma prima dobbiamo passare per Pynchon. Pynchon è la chiave. E riscoprire e interiorizzare Selby (restiamo sulla narrativa della nazione egemone).
Una novità di genere è Djerassi, con tutti i suoi limiti stilistici ha comunque creato una cosa nuova - ne scrivevo giorni fa.

Questo.

E forse Gaddis.

http://en.wikipedia.org/wiki/William_Gaddis

purtroppo non si trovano tutti i suoi libri. Le peripezie, che credo sia il suo primo, è in due volumi negli Oscar Mondadori, 15 euro.

pvt

Tornando alla struttura. (il resto, mail;) )
"Un romanzo a racconti."

> Che ne pensi di una cornice come questa, come soluzione?
www.lankelot.eu/index.php?tag=le-menzogne-della-notte

Profondamente amareggiato e deluso da Palahniuk. Dal titolo speravo ci spiegasse come far crescere in appartamento le docili cavie peruviane. E invece.

No, Palahniuk, questa non te la perdono. Hai gabbato me e tutti quelli che comprano il tuo libro con l'inganno. Vergogna, bellimbusto.

"Non c?è da indorare la pillola, certo"

Chi è che per mestiere si mette ad indorare le pillole?

C?è chi dirà, ?Hai visto com?è bravo l?autore, che ti fa capire come le cose si insinuano piano piano dentro di te? Ti ha spinto ad immaginare cose che prima non credevi?. Da un lato, questo è vero. Da un altro, però, si può sempre dire che ?Certo. Ma il romanzo è dannatamente finto. I personaggi sono così irreali. Si schiacciano fin dall?inizio sotto il nome che si danno, e si seppelliscono. Nella realtà, questa cosa è impossibile?. E l?altra persona continuerà ?Ma vedi, l?ha fatto per renderlo evidente. Perché fosse più visibile?. ?E io sono cieco??

Franchi, parlare da solo non fa mai bene. Pensa se qualcuno entrasse in mansarda e ti vedesse far così. Dai, su.

:).
Ma l'articolo è di Andrea Branco:)

ahahhaahah

Allora, faccio copia e incolla!

C’è chi dirà, “Hai visto com’è bravo l’autore, che ti fa capire come le cose si insinuano piano piano dentro di te? Ti ha spinto ad immaginare cose che prima non credevi”. Da un lato, questo è vero. Da un altro, però, si può sempre dire che “Certo. Ma il romanzo è dannatamente finto. I personaggi sono così irreali. Si schiacciano fin dall’inizio sotto il nome che si danno, e si seppelliscono. Nella realtà, questa cosa è impossibile”. E l’altra persona continuerà “Ma vedi, l’ha fatto per renderlo evidente. Perché fosse più visibile”. “E io sono cieco?”

Branco, quando lo vedi di’ a Franchi che parlare da solo non fa mai bene. Pensa se qualcuno entrasse nella sua mansarda e lo vedesse far così. Uniamoci per sconfiggere la sua lucidità.

C’è chi dirà, “Hai visto com’è bravo l’autore, che ti fa capire come le cose si insinuano piano piano dentro di te? Ti ha spinto ad immaginare cose che prima non credevi”. Da un lato, questo è vero. Da un altro, però, si può sempre dire che “Certo. Ma il romanzo è dannatamente finto. I personaggi sono così irreali. Si schiacciano fin dall’inizio sotto il nome che si danno, e si seppelliscono. Nella realtà, questa cosa è impossibile”. E l’altra persona continuerà “Ma vedi, l’ha fatto per renderlo evidente. Perché fosse più visibile”. “E io sono cieco?” Branco (piacere mio), quando lo vedi di' a Franchi che parlare da solo non fa mai bene. Pensa se qualcuno entrasse nella sua mansarda e lo vedesse far così. Uniamoci per sconfiggere la sua lucidità.

uh, non avevo letto i commenti di epic.
beh, si vede che sono riuscito a rendere esattamente ciò che ho provato leggendo Palahniuk!!!
quindi grazie epic (per mestiere ci sono molti -tutti?- che indorano le pillole, anche troppi;-)
questo romanzo per me è buono a metà.

Ho riletto questo mio pezzo dopo aver letto il tuo su Survivor. Può darsi che ti piaccia, Gianfranco. Questo libro, dico. Per me funziona a metà. E sebbene ci siano alcuni aspetti che, passato del tempo, ho compreso un po' di più, altri, beh. Ma a me non piace granché l'horror, lo splatter. E in questo romanzo per me ce n'è troppo, tutto qua.

volentieri, tornerò a parlartene...