Palahniuk Chuck

Cavie

Autore: 
Palahniuk Chuck

Cosa succede quando un gruppo di completi sconosciuti aderisce ad un annuncio misterioso che dice "Ritiro per scrittori"? "Abbandona per tre mesi la solita vita per scrivere il tuo capolavoro!" Abbandonare ogni persona che ti trattiene dal diventare l'eroe che meriti di essere. You've got to leave all far behind. Per diventare una celebrità, per bucare lo schermo e sedere accanto all'ereditiera scosciata di turno. Per entrare di diritto nel caldo ed accogliente utero catodico. To live your life as never before. Per farlo devi separarti da tutto quello che ti lega alla tua personale ed immeritata condizione di insuccesso, di non-notorietà. Brucia tutti ponti, quindi. Fine. Adesso decidi cosa mettere dentro all'unica valigia che ti è concesso portare alla regia che vedrà partorirti il tuo masterpiece, il romanzo, la sceneggiatura, le poesie che sogni di scrivere. Take all the time you need. Vitto e alloggio sono assicurati. O questo è quello che tu credi. La copagnia? Artisti, come te. Possono capirti, ne può nascere anche un bel confronto di idee, costruttivo ed epico. In fondo, hanno il tuo stesso interesse. Ma anche le tue debolezze. E quella cosa che sta nascosta tra le pieghe più irraggiungibili dell'essere: l'animo umano.

STOP. Ci troviamo di fronte al miglior romanzo di Chuck Palahniuk, autore cult di Fight Club e di un pugno di libri "altri" che seguirono il fortunato romanzo e la sua trasposizione cinematografica ad opera di David "Se7en" Fincher. Cavie, banale traduzione di Haunted, rappresenta l'opera più completa e sfaccettata dell'universo Palahniuk. Nonché la più ambiziosa: ventitrè racconti, ventuno poesie e diciannove personaggi che si diramano fino a formare un imponente vortice narrativo, un potentissimo intreccio di storie. Unico denominatore comune: la corruttibilità e - per dirla alla Lansdale - il lato oscuro dell'anima. 

VINCITORI O VINTI NON IMPORTA

I personaggi di Cavie hanno tutti una storia da raccontare. Sono i personaggi ideali, perfetti per un romanzo di Palahniuk. C'è il Conte della calunnia, che ha venduto l'anima per due soldi all'ingranaggio del giornalismo di sensazione; c'è Miss America, stereotipo perfetto della pin-up determinata ed arrivista; c'è lo Chef assassino, pulpeggiante quanto basta da risultare perfettamente godibile ma mai irritante; il Duca dei vandali, ultimissimo enfant terrible della pittura contemporanea; c'è il Reverendo SenzaDio, vero insospettabile motore del terrorismo anarchico e unico possibile erede del Tyler Durden del Club della lotta.

E c'è poi l'ospite, il misterioso padrone di casa, Brandon Whittier. Come anfitrione non è granchè, si puntualizzi: muore un paio di volte, altrettante diventa carceriere e altrettante recita come martire. Ma non è importante. In una satira ai reality show accade lo stesso che nei reality show - e questo è chiaro - : l'anarchia, il caos e l'istinto di sopravvivenza, sono queste le nuove leggi, le uniche regole da seguire per uscirne vivi. Perchè è un attimo, giusto una sfumatura, e il desiderio si tramuta in ossessione, la tolleranza diventa indifferenza, fino ai limiti estremi, fino alle conseguenze più sanguinarie.

Quando i protagonisti si rendono conto che non è così facile. Quando si sceglie la via più breve e violenta per surclassare la concorrenza. Quando il cinismo spinge gli ospiti all'interno una spirale di brutalità e sadomasochismo. Quando i mediocri si rendo conto d'essere tali. Si schiude il bossolo del buonismo. Si scioglie l'indecisione dei falsi sorrisi. Le maschere si sbriciolano. Quello che resta è l'essenza dell'uomo, secondo Chuck Palahniuk. E la sua è una visione profondamente pessimista.

"LO SPETTRO COMPLETO DELLE EMOZIONI UMANE"

L'autore dice: "Volevo dipingere uno spettro completo delle emozioni umane, in tutta la sua complessità. E volevo emulare quelle raccolte di racconti che hanno reso famoso Edgar Allan Poe". Naturalmente non è questo il nome - nè la situazione narrativa - che viene inizialmente in mente. Come esplicitamente è indicato in Cavie, la storia si rifà maggiormente a modelli classici, il Decamerone e i Racconti di Canterbury su tutti. Ma è un'altra la situazione che Cavie vuole porre come paragone: quel leggendario incontro di talenti che, nel 1816, ebbe luogo a Villa Diodati, nei pressi di Ginevra. Mary Godwin Wollstonecraft, il marito Percy Bysshe Shelley, Lord Byron e John William Polidori si trovarono in una situazione non troppo diversa da quella descritta da Palahniuk. I risultati? Frankenstein di Mary Shelley - dal marito Percy - e Il Vampiro di Polidori, ovvero due capolavori della letteratura gotico-orrorifica. (Siamo sicuri che la presenza del lago di Ginevra non fu l'unica ragione della differenza degli esiti della permanenza). Ancora una volta l'occhio - e la penna - dello scrittore è impietoso: Palahniuk è un americano, vive nello stato di Washington; non ha mai simpatizzato per il mandato Bush ma (non) l'ha fatto con discrezione; è gay; ha un passato da camionista e da culturista; non ha mai tentato di scindere la vita privata dalla materia trattata nei romanzi, ma NON è Bret Easton Ellis. Sa di cosa parla quando getta fango sul Sogno americano.

Al contrario di Lord Byron e soci gli ospiti del signor Whittier non riescono a sfruttare l'occasione. Certo, la loro non è Villa Diodati. I diciannove personaggi si ritrovano infatti a convivere in un grande multisala abbandonato. Outside our rooms, our backstage dressing rooms, the hallway is dark. Beyond that, the stage and auditorium are dark. Pitch-dark exept the ghost light. E' buio dappertutto. E' buio perchè così hanno scelto gli artisti per diventare martiri, per diventare vittime di un carnefice che in realtà non esiste. O meglio, esiste ed è all'esterno. E' presente in tutte le case ed è uno schermo rettangolare che soffre di una logorrea cronica. Ed i protagonisti ne sono schiavi, succubi degli standard crudeli ed impietosi di un'America che ha già dato tutto senza dare niente. Ma l'esempio è quello. E' così che il romanzo si inoltra in territorio ostile, splatter, in cui il delirio diventa assoluto regista. Inizia una gara giocata a colpi di mutilazioni autoinflitte che non sfigurerebbero nella Justine sadiana; ricostruzioni di quanto avvenuto nella prigione, di ciò che si pensa diventerà un blockbuster milionario o un'autobiografia da urlo; "storie d'amore" combinate ad hoc perchè: "Non hai scelta, se vuoi essere amata devi far finta".

Ecco. Come in tutti i romanzi di Palahniuk si parla di gente che vuole essere amata. Persone che compiono gesti assurdi per riuscire ad avere un contatto con un mondo altrettanto assurdo. In Fight Club c'era Tyler Durden che si faceva spaccare le ossa organizzando scontri di lotta clandestini. In Soffocare il protagonista rischiava di rimanere soffocato pur di farsi salvare la vita da ignari passanti. In Cavie ci sono queste aspiranti star, una specie di Chorus Line satirico. Amélie Nothomb, in Acido Solforico, aveva già puntato il dito contro il sistema dei mass media. Ma nel suo penultimo libro analizzava i rapporti - patologici, certo - tra lo show ed il suo pubblico. Palahniuk fa molto di più: fa sparire il pubblico (ma non l'influenza dello star system). Considerevole il fatto che i personaggi - che alla fine della storia appaiono in numero quasi dimezzato, a riprova che solo i più forti (leggasi i più spregiudicati)sopravvivono - non riescono neanche a sentire il calore dei riflettori sulla pelle. Come anche considerevole è il tema dell'ultimo racconto, Obsoleto, la fantascienza. E' forse il racconto più pessimista, quasi un testamento apocalittico di ciò che verrà. Fidarsi di Palahniuk?                                 

 

EDIZIONI ESAMINATE

Cavie, Collana Strade Blu, Edizioni Mondadori, 2005

Hunted, Vintage Books, London 2005

NOTE

L'edizione Mondadori, traduzione di Matteo Colombo e Giuseppe Iacobaci, è di un superficialità DISARMANTE. A partire dai soprannomi dei protagonisti, fino a vere e proprie sviste linguistiche, il percorso di traduzione procede a balzi irregolari. Inspiegabilmente, ancora una volta, l'editore italiano si dimostra impreciso e per nulla professionale. Il consiglio è quello di leggere the novel in lingua originale. L'edizione Vintage è ottima ed economica.

BIBLIOGRAFIA (italiana)

Survivor (1999, Mondadori) Invisibile monsters (2000, Mondadori) Soffocare (2002, Mondadori) Fight Club (2003, Mondadori) Ninna Nanna (2003, Mondadori) Portland Souvenir (2004, PBO-Mondadori) Diary (2004, Mondadori) Cavie (2005, Mondadori)

PER APPROFONDIRE

www.chuckpalahniuk.net     (sito ufficiale)

ISBN/EAN: 
9788804561514

Commenti

Questo è l'ultimo vero Palahniuk.

"Quello che resta è l?essenza dell?uomo, secondo Chuck Palahniuk. E la sua è una visione profondamente pessimista".

Sì - e a monte c'è un'ambizione più oscura ancora; quella di vedere la scrittura come medium per una fama fatta di apparizioni televisive, ereditiere e popolarità, come scrivi nelle prime righe. Vado avanti...

Fidiamoci di Palahniuk, qualcosa dovrà mutare (e il pubblico non ha più nessun senso da un pezzo, da quando abbiamo capito che non tutto può circolare; o meglio, che circola davvero e dappertutto solo quel che appartiene a determinati gruppi industriali - e politici - o che a quelli rimanda più o meno direttamente).

Il fatto che il pubblico sparisce non influisce minimamente sulla partita. Il gioco rimane sempre lo stesso perchè siamo talmente abituati a seguire certe regole che non c'è più bisogno che qualcuno rimanga a ricordarcele.

Nella mia modesta opinione, questo qui è un libro pessimo -l'ho letto in americano un anno prima, ed era già una delusione -per me "Lullaby" o "Choke" era un capolavoro!
In fatti, non posso giudicare fino in fondo l'italiano anche se ho letto dozzine e dozzine di libri nella vostra splendida lingua, ma non vedo un problema di traduzione qui... mi sembra tutto molto buono! Io capisco che un fan necessita di giustificazioni al suo idolo per considerarlo "infallibile", ma ci vuole obiettività e in originale questo è un libro come dite voi, "scritto con mano sinistra" (e non nel senso che fa paura!), sopra tutto quella sorta di cornice "decameronesca" fatta per trasformare in un romanzo una raccolta di racconti che realmente è altalenante (qua ottima, là è pessima).
Il problema invece è Palahniuk: i nomi dei protagonisti a un statunitense suonano molto stupidi già nell'originale! Quei nomignoli fanno congelare il sangue (e non per il terrore) e i traduttori hanno sicuramente tenuto lo spirito stupidissimo dell'originale! Ti dico, "Sister Vigilante", "Saint Gut-Free", "Lady Baglady"! Ma renditi conto!!!! Io li trovo veramente ridicoli e assurdi e tutto questo è indegno di Palahniuk, come se volesse prenderti in giro e non penso che puoi tradurli seriamente, perché sono... stupidi!
Un libro da dimenticare aspettando un nuovo romanzo che arriverà chissà quando... forse è il momento di crisi per Chuck? Comunque complimenti per la recensione molto acuta anche se la pensiamo diversamente. :-)
Marzia

p.s.: piccola correzione! il titolo è hAunted... "hunted" vuol dire "andare a caccia"! A proposito! Scusa il mio italiano poco fluido. In fatti, studio la vostra lingua da molto anni e sono laureata e specializzata in italiano ma ho scritto un po' velocemente! Scusa!

(ciao Marzia, benvenuta su Lankelot. Il tuo italiano è notevole, tutto risulta estremamente chiaro, fluido e comprensibile).

Grazie!!

5. stavolta la testimonianza madrelingua mi pare preziosa e invero molto interessante. Brava Marzia (sì, italiano fluido, quasi meglio del mio)

5. Il libro in questione è una satira, nè più nè meno, di certi costumi americicani diventati pericolosamente "culturali". O meglio, il genere è quella tanto declamata "black novel".

E' assolutamente ovvio che un attacco alla superficialità debba muoversi in questo modo. Mi spiego. Palahniuk è chiaramente polemico: i suoi personaggi sono nell'ordine frustrati, ipocriti, superficiali, frustrati ancora e perdenti. I soprannomi che a te sembrano così "stupidi" se li danno a vicenda proprio questi personaggi. Non è Palahniuk che parla, bensì le sue marionette.

Sai cosa trovo strano? Il fatto che si cerchi la pretestuosità in un romanzo di racconti e NON in una raccolti di masturbazioni mentali degne dell'automobile-club come "La scimmia..."

(l'automobile club in effetti poteva essere editore adatto della "Scimmia" :) )