Paasilinna Arto

Prigionieri del paradiso

Autore: 
Paasilinna Arto

Barzelletta. Cosa ci fanno quattordici infermiere svedesi, dieci ostetriche finlandesi, due medici norvegesi, un medico finlandese, un pilota inglese, uno steward inglese, due hostess inglesi, due copiloti inglesi, dieci tagliaboschi finlandesi, due tecnici forestali finlandesi, due ingegneri forestali finlandesi e un giornalista finlandese su un’isola deserta? Si salvano. Dopo nove mesi. Come? Disegnando col fuoco sulla nuda terra e facendosi notare da un satellite. In effetti la battuta non è delle migliori, ma se la espandiamo in forma di romanzo e mettiamo al timone Paasilinna Arto, maestro dello humour finnico e signor narratore, allora le cose cambiano, e si sghignazza. Più che nel finale, in corso d’opera.

Paratiisisaaren vangit è il secondo romanzo di Paasilinna, pubblicato in patria nel 1974, ovvero vent’anni dopo Il signore delle mosche di Golding e trenta prima di Lost. Questo per sgombrare il campo da ogni possibile smorfia nei confronti del topos “isola deserta” in chiave, diciamo così, realitoide. L’anno della prima pubblicazione dell’opera è fondamentale anche per collocarla nell’ampio spettro della bibliografia paasilinniana. Finora (fine 2009), l’autore ha dato alle stampe trentacinque romanzi – di fatto uno all’anno – e Prigionieri del paradiso è il suo pargolo numero due, venuto al mondo un anno prima del celebre L’anno della lepre. Questo significa che Paratiisisaaren vangit è un Paasilinna della prima ora, cronologicamente lontano da titoli come Il miglior amico dell’orso o Piccoli suicidi tra amici, risalenti agli anni Novanta. Iperborea, editore in pectore di tutta la produzione di Arto (il quale non cederebbe i diritti a nessun altro, in Italia), sta scandagliando la sua bibliografia con tutta calma e dimostra di prediligere uno zig zag temporale alla traduzione pedissequa e cronologica dei tanti libri firmati Paasilinna. Una strategia resa vincente dall’omogeneità qualitativa dei suoi romanzi e dalla loro splendida solitudine: ognuno funziona per conto proprio, anche se gli ingredienti son sempre gli stessi. Un po’ come i film di Woody Allen. E infatti il protagonista senza nome di Prigionieri del paradiso si definisce così: “Sono un giornalista. Il classico tipo finlandese: educazione mediocre, ambizioni limitate, una giacca lisa e un carattere grigio. Ho superato la trentina. Sono un individuo di una banalità disarmante e la cosa spesso mi irrita” (pag. 9). Una descrizione che sembra l’autoritratto di Paasilinna al tempo di stendere la trama di Prigionieri del paradiso.

Il protagonista ci parla in prima persona e si fa portavoce della vita selvaggia in cui incappano i ventisei uomini e le ventidue donne in volo verso il sud est asiatico su un Trident prenotato dall’ONU. A scrollare il giornalista dal suo grigiore è un cataclisma fantozziano: l’aereo ammara alla meno peggio su una barriera corallina e i quarantotto cristiani superstiti ricominciano da zero su un’isoletta al largo della Melanesia, appena oltre il Tropico del Cancro. Nonostante il meteo ingrato, il mare burrascoso, il sole a perpendicolo e i serpentelli verdi che amano acciambellarsi sui corpi dei naufraghi nottetempo, la natura indifferente non è nulla in confronto alla crudeltà demente dell’uomo – e la peggior scoperta che fanno i nostri cari sopravissuti è che la loro isola, non proprio deserta, è ubicata nel bel mezzo di una zona di guerra. Ciò non impedisce a Paasilinna di trattare il dramma con un umorismo degno di Buster Keaton e di attrezzare il manipolo di protagonisti di un’immancabile sauna finlandese, di un frigo, di una distilleria e di un consultorio per diffusione metodi contraccettivi (le spirali non mancano, visto che l’aereo ne stava portando vagonate in India). Il tutto allestito secondo la simpatica lex sed lex degli scout. Ah, dimenticavo un cannone della seconda guerra mondiale che i nostri scoprono nella boscaglia e fanno cannoneggiare in preda a un entusiasmo etilico.

Grande intagliatore di caratteri – uno per tutti: la tremenda ostetrica svedese che di cognome fa Sigurd – Paasilinna spiazza il lettore a poche pagine dalla risoluzione del plot, evocando un socialismo dal volto umano che i protagonisti sarebbero riusciti ad applicare sull’isola dopo tanto penare, battendo ai punti il loro antenato Robinson Crusoe. Lo spiega Reeves quando in risposta alla domanda “ma Crusoe era socialista?”: “A suo modo. Con Venerdì condivise i beni e le sue capacità. Ma si comportava come il padrone dell’isola e Venerdì non era solo il suo compagno, era anche un suo servo. Robinson aveva una concezione un po’ feudale delle relazioni umane. Ma quando era arrivato sull’isola era solo. Venerdì l’aveva raggiunto in seguito. Loro formavano una famiglia, noi una tribù. Se un giorno Robinson capitasse dalle nostre parti non gli andrebbe così bene. Qui non c’è un Venerdì e non potrebbe fare il capo”. “L’ostetrica”, rincara il giornalista, “lo manderebbe subito a lavorare” (pag. 171). Nel complesso, Paratiisisaaren vangit si iscrive efficacemente nella graffa delle opere che hanno rielaborato e smontato il mito-Crusoe, dal film Tu imagines Robinson (1967) di Jean-Daniel Pollet al Foe (1985) di John Maxwell Coetzee.

Paasilinna lavora su due piani: da un lato smorza i toni e la butta sul ridere, dall’altro cerca di dimostrare che la Natura ha sempre ragione e che ci converrebbe tornare nelle sue braccia, e alle sue condizioni. Una gara dura! Tant’è che una volta “salvati” da una nave occidentale, tutti i naufraghi ripristinano la vita di sempre e solo uno di loro tornerà sull’isola, castaway per scelta e per sempre. Gli altri, protagonista compreso, si rituffano nel grigiore di una vita “futile e spensierata”. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta, Arto Paasilinna è nato a Kittilä nel 1942. Autore culto in Finlandia, è molto anche all’estero per il travolgente humour e la capacità di raccontare ridendo anche le storie più tragiche. Dopo L’anno della lepre, che ha superato le centomila copie in Italia, Iperborea ha pubblicato altri otto romanzi, tra cui Il miglior amico dell’orso.

“Prigionieri del paradiso”, Iperborea, Milano, 2009.

Traduzione di Marcello Ganassini

“Paratiisisaaren vangit”, Helsinki, 1974.

Simone Buttazzi, dicembre 2009.

ISBN/EAN: 
ISBN 978-88-7091-177-0

Commenti

SIMONE BUTTAZZI torna tra

SIMONE BUTTAZZI torna tra noi!

ecce la tua nuova

ecce la tua nuova scheda

http://www.lankelot.eu/autori/simonebuttazzi

che emossion:)

ecco, ho reso i tag più

ecco, ho reso i tag più rubicondi e ricchi e navigabili:)

grande! Bentornato Sim! Con

grande! Bentornato Sim!

Con mozilla vedo la rece con due caratteri diversi, Verdana i primi 10 righi, Times tutto il resto.

 

il pannello di controllo di

il pannello di controllo di lankeù 3.0 è potentissimo e complesso! qua bisogna mettere su una Frattocchie lankelota per imparare l'arte.

ahahaha:)))

ahahaha:)))

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 ma le notifiche in mail dei commenti o delle risposte sul forum? sono attivabili?

credo solo per il forum. Qui

credo solo per il forum. Qui c'è il solito feed da registrare, eventualmente. Per monitorare i commenti: http://www.lankelot.eu/archivio-commenti.html l'arma è questa. non fallisce

Splendidissima recensione

Splendidissima recensione (perfetto equilibrio tra trama che non viene assolutamente svelata ma i cui accenni generano curiosità e critica puntuale del contesto), "à la Franchi" ma naturalmente anche tua.


Insisto sulla bontà del pezzo e non mi capita di frequente. Nonostante non conosca l'autore (di più il genere, dal Signore delle mosche a Lost, passando per Cast away) e di Iperborea abbia vanamente cercato l'intera bibliografia "adulta" di Tove Jansson (cioè i racconti e i romanzi esclusa la produzione del mondo fatato e indimenticabile dei troll Mumin). Insomma, sarà da esplorare anche P., a quanto pare!

parti da "L'anno della

parti da "L'anno della lepre", è formidabile (grottesco che nessuno tra noi ne abbia scritto: possibile?)

Evviva il mare!

Evviva il mare!

Grande Simone!! Che bello

Grande Simone!! Che bello tornare a leggerti, le tue pagine hanno un brio fuori dal comune. Bentornato!

Grande pezzo... "Nel

Grande pezzo... "Nel complesso, Paratiisisaaren vangit si iscrive efficacemente nella graffa delle opere che hanno rielaborato e smontato il mito-Crusoe, dal film Tu imagines Robinson (1967) di Jean-Daniel Pollet al Foe (1985) di John Maxwell Coetzee."

> Non mi sfuggirà:). Ottime anche le contstualizzazioni sia editoriali che autoriali. Magistrale, il Butt:)

Un bentornato a Simone anche

Un bentornato a Simone anche da parte mia. Neanche a farlo apposta, giusto in tempo per - eventualmente, se ha visto il film - polemizzare sul mio nuovo pezzo ("Altromondo") ;) 

grazie a tutt* del bentornato

grazie a tutt* del bentornato e degli apprezzamenti. paasilinna, e più di lui il catalogo iperborea nel suo complesso, valgono bene una messa di testa a posto dopo troppo tempo di naufragio in rete.

un saluto speciale a Federico, col quale - ufficiosamente e a pelle - mi sono rappacificato a Roma all'inizio di questo mese (la fiera ha consentito una reunion lankelottiana coi controcoglioni: rivedere Marco, Antonio e Ian è stato commovente). prometto, a me in primis, di mantenere i toni nell'alveo della civiltà e di evitare punzecchiature - soprattutto quelle più idiote, di natura politica. del resto siamo ormai nei nuovi anni Dieci ed è necessario ragionare con categorie costruttive e contemporanee. guardando avanti.

Grazie Simone, e quando puoi

Grazie Simone, e quando puoi fammi sapere che ne pensi di Mysterious Skin. Ad ogni modo, é davvero un piacere tornare a leggerti qui su Lankelot.

Tornando all'autore. Ho letto

Tornando all'autore. Ho letto anch'io L'anno della lepre, e lo trovai davvero interessante e originale.

Ehilà, bentornato, Simone!

Ehilà, bentornato, Simone! Sono molto contenta di ritrovarti e ancora di più con questa bella recensione. Dell'autore in questione avevo visto in libreria L'anno della lepre e mi pareva simpatico in effetti, come al solito poi non ho avuto più modo di tornarci. Lo terrò presente da ora in poi.


Fantastico riaverti nel sito, davvero :)

uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuhhh

uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuhhhhhh ma questo è un grande ritornoooooo...


ora ho ospiti, più tardi torno con più calma...ma ciaoooooooooooooooo!!!!

 ciao Marina, ciao Movida.

 ciao Marina, ciao Movida. [lacrimoni agli occhi]

:D sono proprio contenta

:D


sono proprio contenta sai...e ora non te ne vai più!!!!

obbedisco!

obbedisco!

oggi è veramente natale, per

oggi è veramente natale, per me:)

"dal film Tu imagines

"dal film Tu imagines Robinson (1967) di Jean-Daniel Pollet al Foe (1985) di John Maxwell Coetzee."

> sbaglio o ci mancano entrambi?

Degni dei desiderata? http://www.lankelot.eu/desiderata.html