Ahi, l’amore, che brutta bestia, che suadente angelo, “che roba” insomma, quello che volente o nolente ci si deve avere a che fare a meno che non ci rassegna a spingersi e piangere dicendo “è tutta colpa degli altri”. E poi, sia detto per inciso, non si parla qui dell’amore quello apparentemente terso e puro che si vive in epoche post adolescenziali anche di ritorno, ma quello serio, per così dire, quello impegnato, quello che veramente o la va o la spacca, quello che insomma può decidere sul serio una vita, non una stagione, una esuberanza ormonale, un. Quando poi il giorno dopo tutto ricominci come se niente fosse ed invece tutto è. Qui ci si gioca un essere, un apparire, un volere, un potere. E magari, anche se il sole tramonta, è bellissimo poterselo godere. Conoscevo Amos Oz, l’autore di questo romanzo, per pura casualità, un libro recapitato per sbaglio, “La scatola nera”, che lessi per curiosità e gratitudine all’anonimo postatore che errò indirizzo (anzi, per dirla fra noi, a chi andava e magari perché?). Rimasi abbastanza affascinato dallo stile (pur parlandosi sempre di traduzione da lingua straniera) e dalla facilità con cui questo scrittore, uomo, indagava sentimenti femminili e maschili con sapiente sagacia, a mio modesto parere, non con la solita rozza, facile, archetipica superficialità. Non che l’uomo bruto e nudo sia sostanzialmente non degno di mettersi in parola, ma pur sempre appare limitato, come lo sono le donne. Ma quel romanzo mi lasciò un segno, anche per come riusciva a calare il lettore in un realtà così lontana ma nello stesso tempo mass-mediatica del Kibbutz, la casa colonica (nel senso di colonialismo) israeliana, ubicata in territori arabi o ex arabi o insomma. Disponibile a rettifiche, ove necessario, ma allora quella lettura fu intrigante.
Ma torniamo al nostro, di romanzo. Una splendida, vigorosa, efficace narrazione. Fatta di capitoli alterni, dove uno dei componenti la coppia prende la parola, non sempre in maniera matematica, talvolta seguono impressioni dell’uno o dell’altra, tutto per il rendere la vicenda romanzata e non semplicemente telenovelica o egocentrica.Theo è uomo dall’affermazione ultra-individualista, famoso nel suo paese e anche altrove, buon architetto, “ammanicato”, che poi però ha scelto lo sdegnoso silenzio e l’appartarsi e l’appartamento, trombato come altri e non solo nel senso volgare e di uso comune, destinato a pantofolaio, semplicemente nessuno gli dà e lui non si dà non sopportando più certi meccanismi di potere, non per questo decidendo che la sua sia incompetenza in materia. Cova le braci dei suoi sogni distrutti dai venti della politica e della disillusione, si avvicina o supera quell’età che prima o poi, dio volendo, ci tocca a tutti ed insomma, fa abbastanza autocritica ma non troppa, in fondo, anche se a volte nel modo sbagliato, ama. E’ ancora affascinante, potrebbe avere ancora la conquista nel senso più volgare inteso, è ancora noto, però è sostanzialmente “stufato”, si vede che ha una certa stanchezza e soprattutto, gli piace la donna accanto, fattore fondamentale per. Detto fra noi ha talvolta la fascinosa e decrepita capacità di rompere i coglioni,scusate la parola, ma insomma. Capita. Poi si riprende. E’ come l’amore, quello vero, una sorta di tartaruga più friabile e meno gusciosa ma pur sempre retrattile e restraibile ove fosse possibile.
Noa invece, più giovane e ancora bella ma ancora impegnata però, ancora forse, sarebbe perfetta come una dea se non fosse che qualche dubbio affiora, anche se le rughe non sono così sempre impietose Dati i tanti volgari, concupiscenti ed inutili pretendenti alle grazie, è una donna fatta, insicura delle sue sicurezze e sicura delle sue insicurezze. Non una donna perfetta, quelle stanno nei film e nei blog delle ragazzette adolescenti, bella ed emotivamente attiva, certamente non ancora una di quelle preda di sintomi post adolescenziali o tardo senili, seppur acclarati e comprensibili. Può fare tutto, Noa, che, come nel corso del romanzo si dice, non dà noia, ma Theo a volte scuote la testa e non dorme eppure la ama o la cerca. Noa a volte lo ama ed a volte vorrebbe non amarlo ma poi alla fine. Magnifico, come raccontato, veri, come di rado capita o dovrebbe capitare. Noa ha una caparbia ed affascinante lungimiranza emotiva ma talvolta difetta nelle pratiche sottese come nei lavori a lei affidati cui Theo scuote la testa e le loro rimostranze si concentrano su questi continui alterchi comunque sviati ma veri, una dinamica di coppia che funziona, credo, solo se sesso e maturata comprensione intervengono a medicare le ferite nell’orgoglio che un medico alquanto immaginario ma a cui credo potrebbe definire insanabili.
Splendido romanzo, denso e non certo scorrevole come si usa nel senso del termine, ma non cervellotico, nemmeno atavico o pensante o pesante. Bello, ma solo per chi ha vissuto o vivrà situazioni analoghe o paradossalmente completamente diverse forse, perché il bello della Letteratura vera è quello di raffigurare, più o meno con compostezza, non solo la nostra vita ma mondi eventualmente paralleli ed abitabili, che potrebbero essere di ognuno di noi anche se magari in un certo momento, ad una determinata occasione. Certi mondi non sono di nessuno, come le terre di mezzo di un fu Tolkien, sì, quello de Il Signore degli anelli. Straconsigliato a chi gli va e anche a chi non gli va ma ha il coraggio di non voler leggere sempre la solita solfa autoreferenziale in cui si rispecchia. Qui ci si critica, ci si conquista, ci si perde ma poi, quando succede quella cosa innegabile e indefinibile di nome amore, ci si ama. E lo si fa con maturo ed inconsapevole contrasto, come nella migliore tradizione di quello che dura e non si scioglie. Senza scegliere ma scegliendo, lei è la mia donna, lui il mio uomo. E’ dura, si sa, ma insomma, mica pretenderete che siano sempre rose e fiori, questo è un giardino che va innaffiato da un sapiente giardiniere anche dell’intelligenza, oltre che del sentimento. Se la terra conquistata vale la pena, bisogna solo curare le radici. Non so se ricordate "Quel che resta del giorno", un da me apprezzatissimo film di Ivory che parla di amore in quel caso non consumato, come questo sole di oggi, che mentre scrivo si fa attendere. Mai pensare che la luce si spenga prima di illuminare. In certi casi, ovvio.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Amos Oz (Gerusalemme 1939). Scrittore, israeliano
Amos Oz, "Non dire notte", Feltrinelli, Milano, 2008. Traduzione di Elena Loewenthal. Collana: Universale Economica Feltrinelli
Prima edizione: “Al taghidi Layla”, 1994.
Oz su Lankelot.eu:
Baol70 per Lankelot.eu 28 aprile 2009. Recensione strutturata su opinione già pubblicata sul sito Ciao.it nell’anno 2009 a cura del medesimo autore
Commenti
uno dei più belli, diciamo empatici ecco, letti adesso
Questo mi manca, prima o poi...
"Splendido romanzo, denso e non certo scorrevole come si usa nel senso del termine, ma non cervellotico, nemmeno atavico o pensante o pesante. Bello, ma chi ha vissuto o vivrà situazioni analoghe o paradossalmente completamente diverse, perché il bello della Letteratura vera è quella di raffigurare, più o meno con compostezza non è la nostra vita (ahi che brutto, ancora uno specchio), ma mondi eventualmente paralleli ma abitabili, che potrebbero essere di ognuno di noi anche se magari in un certo momento, ad una certa lettura."
Riguarda un attimo il periodo che ti ho riportato, io ho perso il filo, forse manca qualcosa.
2. direi che era sostanzialmente sconclusionato, credo che ora fili meglio. Chiedo venia e ti ringrazio. Attenta come sempre e preziosa. Grazie!
:) Grazie a te, Paolo.
E' sempre bello leggerti.
Citi Il Signore degli anelli e Quel che resta del giorno, ovvero il mio libro e il mio film preferiti: potrei fermarmi qui e dire che sono d'accordo con tutto quello che dici.
Ma non è vero.
Perché questo Amos Oz non l'ho letto.
Ho letto la scatola nera (ma allora i libri che non arrivano vanno da qualcun altro: grazie caro, sono consolata sinceramente e spero che i miei pacchi scomparsi abbiano allietato altri occhi, altre menti, chissà...): ne avevo scritto da qualche parte, c'era qualcosa che non mi convinceva del tutto. E così ho evitato gli altri Oz. Magari ho fatto male e magari no.
Poi scrivi
"Bello, ma solo per chi ha vissuto o vivrà situazioni analoghe o paradossalmente completamente diverse forse, perché il bello della Letteratura vera è quello di raffigurare, più o meno con compostezza, non solo la nostra vita ma mondi eventualmente paralleli ed abitabili, che potrebbero essere di ognuno di noi anche se magari in un certo momento, ad una determinata occasione. "
e dico: forse hai ragione e questo libro non è per me.
Vedi? Alla fine sono d'accordo.
Ovvio, hai citato Tolkien e Ivory...
Scherzi del correttore:
"Detto fra noi ha talvolta la fascinosa e decrepita capacità di rompere i ciglioni,scusate la parola"
> beh. ;)
(bella scheda, ba'!)
6. certo che ciglioni...
5 citazioni strumentali spero, che non volevano confronti assolutamente improponibili. Diciamo congrui allo sviluppo della pagina. Rimane il fatto che il romanzo come si vede m'ha "preso"
copertina+archivio OZ
copertina+archivio OZ aggiornato!