Oz Amos

Contro il fanatismo

Autore: 
Oz Amos


Università di Tubinga in Germania, 17, 21 e 22 gennaio 2002. Amos Oz tiene, nell'ateneo tedesco, tre interventi. Il saggio "Contro il fanatismo" non è che il frutto e il riassunto delle tre lezioni dello scrittore israeliano.
L'11 settembre del 2001, quindi solo quattro mesi prima, gli Stati Uniti hanno subito l'attacco terroristico più violento della loro storia. Il mondo conosce, come mai aveva fatto prima, l'estremismo islamico e il suo inquietante potere. Il fanatismo viene vissuto da tutti con profonda e giustificata angoscia. Ed è proprio del fanatismo, delle sue innumerevoli forme, delle possibili analisi e soluzioni che parla Amos Oz in questo libro: Un conto è dar la caccia a un manipolo di fanatici sui monti dell'Afghanistan o per i meandri di Gaza e Baghdad. Tutt'altra cosa è arginare, guarire dal fanatismo.
La prima lezione fa un po' da introduzione alle successive. Oz descrive, in maniera molto semplice ed aneddotistica, diversi momenti della sua infanzia e della sua adolescenza. Parla di Gerusalemme e, soprattutto, di come è divenuto uno scrittore. Israele non è un paese e nemmeno una nazione. E' una feroce, schiamazzante collezione di argomentazioni, un perpetuo seminario di strada. Insomma gli israeliani sono portati alla critica, alla discussione, al confronto su qualsiasi problema ed argomento. Quale substrato migliore per uno scrittore? Amoz Oz inizia a scrivere perché ama infilarsi nei panni di altra gente e spartire così sentimenti e pensieri. Il ruolo di uno scrittore, però, non è affatto facile quando a venti chilometri di distanza c'è chi si ammazza. Allora come portare avanti un mestiere apparentemente tanto fuori luogo? Con il compromesso. Un termine e un concetto che, come spiega lo scrittore, viene considerato, soprattutto dagli europei, nell'accezione più negativa: compromesso come mancanza di integrità o di onestà. Oz, invece, vede nel compromesso la strada più opportuna per risolvere i problemi: quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l'altra guancia a un avversario, un nemico, una sposa. Intendo incontrare l'altro più o meno a metà strada. Comunque non esistono compromessi felici...
Il fanatico non accetta compromessi. E qui prende il via la seconda lezione. Il fanatismo è più antico dell'Islam, del cristianesimo, dell'ebraismo, più antico di ogni stato o governo. In ogni essere umano si annida il germe del fanatismo che si concretizza, prima di tutto, nella mancanza di volontà di ascolto e poi nel ritenere il proprio punto di vista migliore di qualsiasi altro. Tra le forme più "facili" e meno pericolose di fanatismo c'è il conformismo, il bisogno di uniformarsi e di uniformare. Amos Oz dà poi un'interessante e generica definizione di fanatico: un individuo che vuole migliorare a tutti i costi chi gli sta vicino, educarlo, raddrizzarlo, piuttosto che lasciarlo vivere come sa e come vuole. Il fanatico sembra un grande altruista, vuole salvare il prossimo, affrancandolo dall'errore e dal peccato, indicandogli la strada della giustizia e della correttezza. Esattamente quello che ha tentato di fare Bin Laden. Colpire e punire l'Occidente, corrotto e corruttore, indicandogli quale siano i valori fondanti dell'esistenza che, per il terrorista, coincidono con quelli dell'integralismo islamico.
Il discorso poi si sposta sul conflitto tra israeliani e palestinesi: La lotta fra ebrei israeliani e arabi palestinesi non è di fatto una guerra di religione, benché fanatici su entrambi i fronti stiano tentando di renderla tale. Di fatto non è altro che un conflitto territoriale sulla dolente questione del "a chi appartiene questa terra?". E a questo conflitto, secondo Amos Oz comunque risolvibile, è dedicata la terza ed ultima lezione.
La storia e il destino dei palestinesi e degli israeliani sono molto più vicini e simili di quanto possa sembrare. Entrambi i popoli hanno subito violenze, sono stati cacciati, perseguitati, umiliati e costretti alla fuga. La Palestina è la terra dei palestinesi così come Israele è la terra degli israeliani. L'Europa ed altri paesi occidentali ritengono che il conflitto possa risolversi attraverso incontri che mirino a risolvere un "malinteso". Ma tra palestinesi e israeliani non c'è un malinteso: entrambi vogliono la stessa terra e la vogliono per dei motivi ugualmente validi e legittimi. Ed è questa la tragedia. Ciò di cui abbiamo bisogno è un doloroso compromesso. [...] Compromesso significa che il popolo palestinese non debba mai mettersi in ginocchio, e nemmeno debba farlo il popolo ebraico israeliano.
Uno degli elementi che rende ancora più drammatico il conflitto è il mancato riconoscimento del legame tra un popolo e la sua terra. Una mancanza che caratterizza sia israeliani che palestinesi. La tragedia di questo conflitto non si risolve con l'amore, ma con giustizia, buon senso e una buona dose di immaginazione: una capacità profonda di immaginare l'altro, talvolta di metterci nei panni degli altri. Abbiamo bisogno di un talento ragionevole per il compromesso...
Amos Oz è realistico: non si aspetta nessun colpo di fulmine tra Israele e Palestina. Quello che si aspetta, invece, è un equo divorzio, con tutte le sofferenze che, in ogni caso, un divorzio comporta: ognuno perde qualcosa.
A cosa si dovrebbe giungere? A due Stati. Solo quando tale spartizione sarà avvenuta, probabilmente israeliani e palestinesi potranno scavalcare serenamente il confine. Oz, inoltre, specifica che lo sforzo implica, da parte di Israele, un ritorno ad una posizione iniziale, per intenderci quella che precede il 1848; mentre la leadership palestinese, da parte sua, dovrebbe impegnarsi a riconoscere Israele come patria degli ebrei israeliani, un'ammissione che, fino ad ora, non è mai stata concessa.
Decisioni tormentate e complicate che tardano ad arrivare ma che sembrano le uniche possibili per raggiungere e garantire la pace in questi territori.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE


Amos Oz nasce a Gerusalemme nel 1939. Adolescente ha vissuto per un certo periodo in un kibbutz ed ha poi deciso di studiare letteratura e filosogia presso l'Università Ebraica di Gerusalemme. Scrittore di romanzi e di saggi, ma anche giornalista ed autore di libri per bambini. Il suo primo romanzo (La terra dello sciacallo) viene pubblicato nel 1966. Ha ricevuto il premio francese Prix Femina e nel 1992 il Frankfurt Peace Prize. Vive nella città di Arad. Insegna letteratura presso l'Università Ben Gurion del Negev. E' uno degli scrittori israeliani più popolari e tradotti al mondo.

Amos Oz, "Contro il fanatismo", Feltrinelli, Milano, 2004. Traduzione di Elena Loewenthal.

 

ISBN/EAN: 
9788807840425

Commenti

Neo MONNA!

"L?11 settembre del 2001, quindi solo quattro mesi prima, gli Stati Uniti hanno subito l?attacco terroristico più violento della loro storia. Il mondo conosce, come mai aveva fatto prima, l?estremismo islamico e il suo inquietante potere. Il fanatismo viene vissuto da tutti con profonda e giustificata angoscia. "

> L'unico dato di fatto incontrovertibile dell'11 settembre è la morte di 2,998 (esclusi i 19 attentatori, inclusi 24 dispersi) cittadini. Io sto aspettando, come tutti credo, che la verità venga a galla in tutti i suoi aspetti, superando i sospetti e le rivendicazioni, illuminate le zone d'ombra.

http://en.wikipedia.org/wiki/September_11_attacks mi sembra pagina molto aggiornata.

"Amos Oz dà poi un?interessante e generica definizione di fanatico: un individuo che vuole migliorare a tutti i costi chi gli sta vicino, educarlo, raddrizzarlo, piuttosto che lasciarlo vivere come sa e come vuole. Il fanatico sembra un grande altruista, vuole salvare il prossimo, affrancandolo dall?errore e dal peccato, indicandogli la strada della giustizia e della correttezza. Esattamente quello che ha tentato di fare Bin Laden. Colpire e punire l?Occidente, corrotto e corruttore, indicandogli quale siano i valori fondanti dell?esistenza che, per il terrorista, coincidono con quelli dell?integralismo islamico."

> La definizione è interessante ma parziale. Nel senso che il fanatico può tranquillamente vivere e bearsi della sua "illuminazione", della sua "verità acquisita" e "incontrovertibile". Predicarla è secondario. Rivendicarla, è diverso. Che dici?
*
Quanto a Bin Laden, qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/Osama_bin_Laden quel che ne sappiamo.

ma qualcuno aggiunge dell'altro:
http://emperors-clothes.com/articles/jared/madein.htm

cfr., ad es., VOLLMAN sull'Afghanistan, quando era Paese amico degli USA...

"Amos Oz è realistico: non si aspetta nessun colpo di fulmine tra Israele e Palestina. Quello che si aspetta, invece, è un equo divorzio, con tutte le sofferenze che, in ogni caso, un divorzio comporta: ognuno perde qualcosa.
A cosa si dovrebbe giungere? A due Stati. Solo quando tale spartizione sarà avvenuta, probabilmente israeliani e palestinesi potranno scavalcare serenamente il confine."

> Possibile? Secondo me il boom demografico palestinese impedirà l'esistenza di due Stati separati.

(OT - in calce, ecce archivio OZ. Ave Monna!)

3. --> Un fanatico che si bea della sua posizione non è più un fanatico. Mancherebbe di un passaggio fondamentale, cioè il "proselitismo". Seguendo la logica di Oz, un fanatico si sforza in ogni modo di ricavare dagli altri quello che, a suo parere, è meglio per loro. Come potrebbe farlo se rimanesse in silenzio?

4. --> Credo che l'elemento demografico sia molto importante. E anche Oz ne tiene conto, anche se non l'ho specificato.

grazie, Monna.

E di cosa?

Sorrido... sono io che ringrazio te.

[ Amos Oz] Mentre

[ Amos Oz]


Mentre l'intellighentia israeliana, di cui il povero Oz fa parte, è ancora lì che si batte il petto per gli errori di Israele e domanda scusa al mondo, dalla parte palestinese non si sentono voci che siano altrettanto inclini al dialogo e a riconoscere a Israele qualche cosa, in primis il diritto di esistere.


Oz è generoso, vorrebbe dividere quel fazzoletto di terra che è Israele. Ma chi ci dice che poi i problemi saranno risolti? Che i fanatici dell'una e dell'altra parte non vorranno comunque il massimo risultato ottenibile? Per inciso: l'Italia ha giustamente perso una guerra che non doveva mai essere iniziata. Ha perso, di conseguenza, dei territori in Istria e Dalmazia. Ha accolto, non sempre a braccia aperte, profughi italiani che rischiavano la pelle ma che, in molti casi, vivevavo lì da generazioni. Anche gli italiani rimasti hanno perso possedimenti, terre, case, e non hanno per questo messo le bombe sugli autobus piene di bimbi sloveni o croati. Io non capisco perchè coloro i quali in Europa puntano il dito accusatorio contro Israele non riflettano sul fatto che certi territori Israele li ha vinti dopo essere stato attaccato nel 48, e dopo aver vinto la guerra dei sei giorni. E tuttavia gli stati arabi confinanti, pur sconfitti, non hanno certo fatto il massimo per risolvere il problema palestinese. Gli esodi di massa ci sono sempre stati da che mondo è mondo. Non so quanti tedeschi esistano ancora nella vecchia Koenisberg e nella Prussia orientale, tanto per fare un esempio. E questo anche tralasciando il fatto che sono stati gli stessi europei a fare a fettine gli ebrei nel corso dei secoli.


Lo stesso Oz ebbe una volta a dire in un'intervista che dagli europei accettava tutte le critiche per gli errori di Israele ma il "dito vittoriano alzato, in segno di riprovazione, quello no".


Vedo in buona sostanza pesi e misure diversi nel giudizio degli europei (o comunque occidentali) nei confronti di Israele, giudizi forse supportati da una buona dose di opportunismo essendo molto più facile gestire il rapporto con gente dotata di raziocinio piuttosto che con milioni di potenziali fanatici che occorre tenersi buoni.


La verità è che Israele è demograficamente spacciato, questa è la verità e per difenderlo non basterà avere i migliori arsenali del mondo. Questo gli israeliani lo sanno e per questo lotteranno fino alla fine perchè davvero non hanno altro posto dove andare.