“Domani è un altro giorno e il mare non scappa”.
Scappa la vita, però, portandosi dietro pensieri e domande ricorrenti. Quelle taciute e che si rivelano fondamentali quando ormai non è più possibile dar loro voce, quelle rimaste senza risposta e fisse nella mente a pungolarci con i se impotenti degli atti mancati.
E allora Conoscere una donna è titolo paradossale, contraddetto dall’intero romanzo che ne racconta l’impossibilità.
Amos Oz sceglie una storia che è viaggio a ritroso privo di approdo, in cui la narrazione sembra procedere senza meta alcuna, in un rimuginare solitario che non svela e non spiega, contorcendosi in un groviglio di flashback cui il protagonista ritorna ciclicamente con l’ossessione di chi ricorda per capire.
La morte di Ivria spalanca un baratro sotto i piedi di Yoel che scopre un’estranea nella donna che aveva sposato, perché viversi accanto non significa conoscersi. Ed è constatazione amara che punisce e disorienta e mortifica arrivando sarcasticamente a ridicolizzare quella flemma, quella lucidità e quell’acutezza dello sguardo, ferri del mestiere di chi per anni era stato “un agente segreto. Una spia. Un assassino autorizzato dalla Bibbia”.
La memoria diventa terreno d’indagine, mentre la quotidianità si svuota di senso, risolvendosi nella ripetitività di gesti pigri e lenti a punteggiare uno stanco sopravviversi. Le tisane mute al tavolo della cucina con la figlia immersa nel suo immancabile libro, le uscite in barca con Arik, i piccoli lavori di irrigazione e potatura nel giardino di casa, le commedie in cassetta viste dai vicini, le notti con Annmary, sono solo ingranaggi di una routine che scandisce il vuoto amplificando lo smarrimento.
Yoel ripensa ad Ivria, alle sue abitudini, alle sue frasi, alle liti, alle accuse che lo volevano responsabile del male di Neta, al loro amore a fasi alterne come la luna: crescente di passione quando, estranei, la prima volta si erano amati fino a farsi male, calante a seguito di silenzi e ombre e assenze.
Ripensa al suo “ti capisco” rimasto sterile di confronto e finisce col chiedersi che cosa avesse voluto dire. Che cosa avesse capito. “Quanto si assomigliassero, e quanto fossero diversi i segreti della gente”. Tuttavia Ivria resta per lui un mistero e benchè “la domanda su cosa sapessero veramente le persone l’una dell’altra, e in particolare le persone vicine, fosse stata sempre importante per lui, è adesso che diventa urgente”.
Gli anni di appostamenti e di interrogatori si rivelano inutili a capire l’essenza della donna che ha scelto come sposa ed è il vuoto generato dalla scomparsa a porre l’accento sulla distanza incolmabile verso colei che avrebbe invece dovuto essergli più prossima di chiunque altro. Amos Oz sembra schernirlo col suo curriculum da spia, quasi a sottolineare che conoscere intimamente sia missione più ardua che operare in qualità agente dei servizi segreti israeliani in lungo e in largo per cinque continenti, tra nomi in codice, trattative riservate e attentati da sventare.
Ancora una volta, quindi, l’autore ci consegna personaggi fragili, spigolosi, deboli. Resi perfettamente nella loro complessità di esseri umani in bilico tra giusto e sbagliato, passato e presente, consapevolezza e assoluta ignoranza, aspirazioni e cruda realtà. Ancora una volta il fascino delle sue donne passa per l’ambiguità, il segreto, l’inaccesibilità dei loro sentimenti. E il romanzo è lente d’ingrandimento sulle contraddizioni volontarie e non del vivere stesso. Senza un ritmo cadenzato che scandisca la narrazione, senza una vera e propria trama nell’accezione classica del termine. Le pagine si perdono nel gorgo dell’autoanalisi di Yoel e non c’è punto d’arrivo. Rispecchiano la frammentarietà dei suoi ricordi e il disorientamento di una ricerca che non consegna verità.
Perché “il cuore – dice Geremia nel versetto 17,9 – è ingannevole più di ogni altra cosa e inutilmente maligno; chi lo conoscerà?”
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Amos Oz è nato a Gerusalemme nel 1939. A quindici anni, è andato a vivere in un kibbutz. Ha studiato filosofia e letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è stato visiting fellow all’Università di Oxford, author-in-residence all’Università Ebraica e writer-in-residence al Colorado College.
È stato nominato Officer of Arts and Letters of France.
Autore di narrativa per bambini e adulti, saggista, è stato tradotto in molte lingue e si è conquistato una fama internazionale. Ha ricevuto il premio francese Prix Femina, il Frankfurt Peace Prize nel 1992 e i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004.
Commenti
Quarto contributo all'archivio Amos Oz: sempre a firma Angela Migliore.
Buona lettura!
OT: There are currently 2,851 posts and 36,583 comments.
In questo momento, siamo oltre il muro dei 2850 articoli; 1810 dei quali d'argomento letterario. Grazie a tutti.
Non ti sfugge proprio niente, eh?
Ma di quante ore è fatta la tua giornata???
:))).
La domenica posso fare questi numeri;).
"Ancora una volta, quindi, l?autore ci consegna personaggi fragili, spigolosi, deboli. Resi perfettamente nella loro complessità di esseri umani in bilico tra giusto e sbagliato, passato e presente, consapevolezza e assoluta ignoranza, aspirazioni e cruda realtà. Ancora una volta il fascino delle sue donne passa per l?ambiguità, il segreto, l?inaccesibilità dei loro sentimenti."
> Forse anche Marina scriverà di OZ... gira voce...
(bello questo passo)
Bene!! Allora aspettiamo la pagina di Marina, così l'archivio Oz cresce!!
ehehe! sicuramente sì, ma non so quando, come al solito si è creato un ingorgo librario e in questo momento un testo è passato in pole position a sorpresa :)
curiosità!
Sentiamo, sentiamo!!
Qual è il titolo di Oz che è stato scavalcato?
E qual è il libro ora in pole??
Sono tutti regali: allora Oz, Una storia d'amore e di tenebra, ma ha preso il sopravvento Enzo Bianchi, Il pane di ieri.
Una storia d'amore e di tenebra è un bel libro, non il più bello di quelli che ho letto a firma Oz, ma sicuramente un bel libro. Speravo in un titolo nuovo da scoprire attraverso la tua pagina, ma sono ugualmente curiosa di leggere la tua opinione su questo.
Enzo Bianchi mi è del tutto ignoto, invece. Mi affido a te :)
Di Enzo Bianchi da Bose Marina aveva scritto, nel vecio Lanke. Chissà se recupera qualcosa...
Che memoria che hai!!
Io a stento ricordo come mi chiamo....
E' il priore di Bose. Tra le anime di queste ottime edizioni:
http://www.qiqajon.it/
Di solito il Priore scrive di spiritualità, è la prima volta che va verso la "narrativa", è un libro che parte da ricordi, ma con molto altro dentro. In ogni caso stavolta ha pubblicato per Einaudi (non so i motivi, ma non pubblica tutto con Qiqajon, forse la distribuzione o forse è richiesto....). In ogni caso recensire Bianchi è un po' come recensire Magris, se si pensa a quale vasta cultura possiede ci si spaventa, per cui è possibile che me ne stia buonina e zitta stavolta.
Gf: tu sei per i recuperi totali ehehehehe! Insomma la scrittura è come il maiale: non se ne butta via niente? :) Proverò a vedere.....
16. esatto;)
15. naaa.
solita impeccabile ed elegante recensione per un autore che voglio assolutamente approfondire. Ho appena finito "Non dire notte" che uno dei più bei romanzi letti da me incentrati su una storia d'amore in una coppia di mezza età. Coinvolgente, vero