Patrik Ourednik (Praga, 1957) è un letterato massimalista, caratterizzato da uno stile a un tempo elegante e messianico: noi italiani dobbiamo l’incontro con la sua opera alle benemerite duepunti edizioni di Palermo, che già avevano pubblicato un paio d’anni fa l’inatteso e tagliente “Europeana. Breve storia del XX secolo”. Ne conservo un ricordo folgorante, per via del respiro della scrittura e dell’intelligenza polemica di questo talentuoso sanguemisto franco-ceko. Che della sua scrittura, in questo “Istante propizio, 1855”, rivela qui l’essenza:
“Non mi sottraggo alla scrittura; non ho che farmene della letteratura. La scrittura è verità, la letteratura è menzogna. Chi scrive sonda le sue reni e trova le sue parole; chi fa letteratura, le impila. Questo permette di professare impunemente la menzogna, di non reagire. Niente per lo scrittore è più infido della scrittura, e per schivarla si rifugia nella letteratura, moltiplicando gli intrecci e imbrogliandosi nelle sue pieghe e nei suoi merletti. Le parole gli sono indifferenti come i mattoni lo sono per il muratore, i personaggi non sono per lui altro che recipienti vuoti nei quali riversa false passioni e sentimenti idioti” (p. 12)
Cominciate a prendere confidenza con questi toni e con questo stile, per prepararvi ad “Europeana”, qualora non abbiate avuto la fortuna di leggerlo. Sappiate che assieme a quel piccolo capolavoro v’attende questo notevole romanzo breve (“esercizio di stile” nella quarta firmata Paolo Nori) d’argomento anarchico e ambientazione ottocentesca: un’opera strutturata in una prima parte di altissimo livello – una lettera dal sapore del manifesto, datata 1902 – e in una seconda meno felice, frammentaria e paradossalmente quasi didascalica: diari dell’avventura di questi coloni europei (italiani, slavi ancora “schiavi” e tedeschi poveri) in viaggio per incarnare utopia, comunità della fratellanza da fondare in Brasile. I diari del 1855 sono la cronaca d’una sconfitta annunciata, per incomprensioni e frustrazioni e invidie e prepotenze: la sconfitta è quella della sperimentazione d’un’esistenza comunitaria al di là delle leggi e delle gerarchie, non quella dell’anarchia. I presupposti del viaggio li ritroviamo chiaramente espressi nella parte prima dell’opera:
“Sì, ero impaziente di trasformare i miei pensieri in azioni, per dar forma a una parola apparsa di recente: il socialismo. Non come lo intendono oggi i comunisti, ma come il riflesso della sua origine – socius, alleato, associato, compagno con cui affrontare lo stesso destino. Anarchia nei rapporti umani, amore come espressione di un fatto sociale, abolizione della gerarchia, negazione di Dio, libertà per ciascuno, destino comune – ecco il socialismo” (p. 22).
Sia chiaro quindi che Ourednik non fa nessuna confusione tra anarchia e comunismo; piuttosto, nel suo “Istante propizio” le distanze tra socialismi sognati s’evidenziano senza nessuna acredine, con chiarezza e puntualità; l’io narrante è, d’altra parte, nemico dei rivoluzionari e dei ribelli omicidi: rifiuta i dogmatici e chi “odia per amore dell’umanità” – in questo frangente, il riferimento ai compagni è piuttosto limpido. Da un cittadino ceko non possiamo non attenderci una rivendicazione della giustizia e della verità come questa: le vessazioni comuniste sovietiche non sono state dimenticate e non possono essere perdonate. Non avrebbe senso, nemmeno significato.
Il narratore traccia una rotta. La rotta è una e una soltanto.
“Esiste un solo modo di creare una società, non egualitaria ma fraterna: unirsi a chi condivide le stesse idee e costruire volontariamente un mondo nuovo lontano dal vecchio, un mondo senza passato e senza odio; e allora – forse! – grazie alla sua sola esistenza, al suo pacifismo, alla sua dignità, questo mondo si espanderà lentamente sugli altri” (p. 14).
Le sue sono “memorie di uno sconosciuto” spedite all’amata, parole scritte da chi è convinto che vita e opera siano una cosa sola: questo il viatico. “La mia opera, per quanto maldestra, imperfetta, caduca, era necessaria; dunque la mia vita non fu vana” (p. 10). Sognava comprensione senza parole, con il solo sguardo: questo il futuro vagheggiato, quello dell’adesione empatica, della fine delle menzogne e degli inganni, delle leggi e degli Stati, dei matrimoni e della proprietà privata: questo il senso della sua vita, fondare un tempo che non vuole incarnarsi ancora – questo il senso del suo memoriale, lasciare tracce del viaggio, dello sbarco e delle fortune di quei coloni.
Cantando del giorno in cui le donne saranno libere, e non condannate a mascolinizzarsi dalla pretesa d’un’assurda e insensata uguaglianza: come in questo magnifico passo:
“No – non diamo l’uguaglianza alle donne, diamo loro la libertà. Il giorno in cui la donna diventerà libera sarà l’alba di una rivoluzione di cui non possiamo affatto valutare le conseguenze. La libertà della donna segna la fine della religione di cui è l’adepta più fervente, nell’asservimento. La libertà della donna segna la fine della società in cui il forte opprime il debole, la fine della prostituzione, fisica o morale, la fine della violenza. La libertà della donna è l’annuncio di una nuova umanità, il primo passo verso la vittoria dell’umano sull’uomo” (pp. 25-26).
Cento pagine mantenendo questo stile e questa intensità avrebbero significato capolavoro assoluto; il genio si concentra sino al termine della prima parte, lasciando un nuovo segno nello spirito e nella memoria dei lettori. Il resto è un divertissement, un esercizio di stile e un’illustrazione forse non più necessaria d’un romanzo che amavamo immaginare di vivere, forse sbagliando.
Ciò non toglie che siamo dalle parti dell’opera d’arte destinata a rimanere nel tempo; perché al di là del tempo, per la libertà e per la giustizia e l’umanità sembra scrivere questo artista, e per loro soltanto. Questo suo stirneriano amore per la libertà è formidabile: la sua iconoclastia e la sua purezza cristallina non potranno non sedurvi.
Istantaneamente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Patrik Ourednik (Praga, Rep. Ceca, 1957), scrittore, traduttore, linguista e scacchista ceko, sanguemisto. Vive a Parigi – esule volontario – dal 1984.
Patrik Ourednik, “Istante propizio, 1855”, duepunti Edizioni, Palermo 2007.
Traduzione di Elena Paul e Patrik Ourednik.
Prima edizione: “Prihodna chvile, 1855”, Rep. Ceca, 2006.
Approfondimento in rete: Rassegna stampa di “Europeana”, pubblicato da duepunti nel 2006 / Bibliomonde / Complete Review
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2007
“Perché solo chi abbia vissuto la propria vita può instillarla nelle parole. Ho vissuto questo e quello e ho trovato il senso della mia vita, e ne ho anche conosciuto i limiti; ma i limiti variano; il senso è eterno” (P. Ourednik).
Commenti
?Perché solo chi abbia vissuto la propria vita può instillarla nelle parole. Ho vissuto questo e quello e ho trovato il senso della mia vita, e ne ho anche conosciuto i limiti; ma i limiti variano; il senso è eterno? (P. Ourednik).
prima impressione: dev'essere stato uno che osava pensare in grande e sognava molto, bisogna vedere come e se ha tradotto in realtà, ma mi sembra che sia finita in sconfitta. Ciò significa che qualcosa non ha funzionato, purtroppo e bisognava "riassestare il tiro."Ma non smettere, ovviamente.
Osa, e pensa in grande e sogna molto. Contemporaneo vivente;)
Il suo personaggio è un sogno che non si spegne.
Non mi sottraggo alla scrittura; non ho che farmene della letteratura. La scrittura è verità, la letteratura è menzogna" mi inchino e sottoscrivo nonchè quoto
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"I diari del 1855 sono la cronaca d?una sconfitta annunciata, per incomprensioni e frustrazioni e invidie e prepotenze: la sconfitta è quella della sperimentazione d?un?esistenza comunitaria al di là delle leggi e delle gerarchie, non quella dell?anarchia." ho una cosetta su Sacco e Vanzetti poco nota, anche se divulga fatti
ormai noti fatta da Dos Passos. So che siamo in altro contesto ma pur sempre nella galassia anarchia, ma potrebbe essere interessante,avrei bisogno di qualche notizia "particolare" sull'autore americano e non so come fare, su internet non trovo nulla ( eventualmente è roba da mail)
****
Spesso commento qualche cosa di degnamente particolare, su internet, quale spacciatore offri "roba" al recensore. Invece stavolta chiedo quale è il l"ibraio" di Franchi. Pare un commento fuori luogo, ma ha i suoi perché. Davvero.
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"Questo suo stirneriano amore per la libertà è formidabile: la sua iconoclastia e la sua purezza cristallina non potranno non sedurvi.
Istantaneamente." >> Capisco che io degli anarchici mi son fatto un'idea principalmente con l'Orwell della catalogna ed il conseguente film di Loach di un decennio fa. Però questo Stirner credo debba leggerlo ed "eventualmente" questo libro. Con calma e senza fretta.
"ho una cosetta su Sacco e Vanzetti poco nota, anche se divulga fatti
ormai noti fatta da Dos Passos"
> Notevole. Posso provare a fare qualche ricerca via web, coordiniamoci via mail.
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I miei pusher sono diversi; a volte sono direttamente gli editori, a volte gli uffici stampa, a volte amici autori, a volte lettori forti, altre sono io che vado a stanarmi cose che mi hanno colpito oppure arretrati storici - miei o ereditati da mio padre.
In questo caso è stato l'ufficio stampa a segnalarmi l'opera, ho accolto con entusiasmo;).
Ah. Il pusher segreto per altre opere è TILOPA. Ovviamente.
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Sai che manca la Catalogna di Orwell?
(Stirner lo amerai)
6. (1) sì ne ho bisogno, poi ne parliamo
(2) era un modo di dire, immagino che lo sai :). Però volevo stimolare.
(3) "Catalogna" letto in biblioteca, devo acquisire copia. Però forse potrebbe essere interessante. Anche in base ai miei appunti su Patuasso e la "sua" guerra di Spagna. E poi Stirner. Insomma, un bel gomitolo :)
"Esiste un solo modo di creare una società, non egualitaria ma fraterna: unirsi a chi condivide le stesse idee e costruire volontariamente un mondo nuovo lontano dal vecchio, un mondo senza passato e senza odio; e allora ? forse! ? grazie alla sua sola esistenza, al suo pacifismo, alla sua dignità, questo mondo si espanderà lentamente sugli altri? (p. 14).
Mi ricorda un po' La Città del Sole di Campanella.
7. ehm... patuasso m'è uscito per sbaglio, Petacco dicevo, scusatemi. Vado sui ceci
6,1. A tua totale disposizione. Anche carnale. :)
6,2. E' una domanda buona e giusta.
6,3. Quel gomitolo ci piace eccome.
Red,
"La Città del Sole" di Campanella da queste parti manca. Ci pensi tu? E' un'opera fondamentale...
Non son degno. E' troppo per me
Tentiamo. Io dico che è nelle tue corde.
Forza.
Se provo magari prima di postarlo te lo faccio leggere. Speriamo bene!
E' una grande pagina.
Non si può non scorgere simmetria, non si può non notare una certa affinità.
"parole scritte da chi è convinto che vita e opera siano una cosa sola: questo il viatico. ?La mia opera, per quanto maldestra, imperfetta, caduca, era necessaria; dunque la mia vita non fu vana? (p. 10). Sognava comprensione senza parole, con il solo sguardo: questo il futuro vagheggiato, quello dell?adesione empatica, della fine delle menzogne e degli inganni".
C'è poco da aggiungere. La purezza di quest'utopia arriva ad essere commovente.
14. Andrà bene. Vedrai.
15. Così è.
10.
6.1 stiamo diventando hardcore, da qualche tempo :)
ahahah
Dimenticavo.
Che gran titolo. Istante Propizio.
Approvo molto la scelta di riportare parecchi stralci dell'opera (un po' come ho fatto io con Militia di Léon Degrelle). Sono parole di fuoco e meritano di essere portate ad evidenza senza troppe interpretazioni soggettive. Non conoscevo Ourednik prima di adesso, ma gli stralci che lasci mi mettono seria curiosità.
Mi sembra che il pensiero politico di Ourednik più che nella tradizione anarchica abbia attinto a piene mani in quella del socialismo utopistico, romantico e premarxista ed in particolare dalle idee del Saint-Simon.
Gian Paolo Grattarola
La sua insofferenza verso ogni forma gerarchica nasce a mio avviso dal fatto di essere cresciuto in un paese vessato da un regime dittatoriale. Sarebbe opportuno sapere a qual'età si è rifugiato in Francia per poter comprendere per quale ragione il suo percorso formativo non abbia tenuto conto dell'eventuale esperienza democratica.
Gian Paolo Grattarola
"Non mi sottraggo alla scrittura; non ho che farmene della letteratura. La scrittura è verità, la letteratura è menzogna."
E' una tesi molto ardita che forse meriterebbe una maggiore argomentazione. Quale tradizione intende prendere in esame per poter affermare questa idea ? Quella francese o russa dell'Ottocento? Oppure quella americana del Novecento ? O addirittura intende accomunarle tutte in un giuduzio tranchant e disinvolto ?
Gian Paolo Grattarola
c"ostruire volontariamente un mondo nuovo lontano dal vecchio, un mondo senza passato".
Come si può costruire il futuro prescindendo dalle radici culturali del nostro passato ??
Gian Paolo Grattarola
"Sarebbe opportuno sapere a qual?età si è rifugiato in Francia per poter comprendere per quale ragione il suo percorso formativo non abbia tenuto conto dell?eventuale esperienza democratica."
> Anni Ottanta, prima dei trenta. Ma è sanguemisto, da quel che le fonti riportano, franco-ceko.
23. Il giudizio è tranchant e disinvolto, immagino. Netto e universale. E' massimalista, si sente.
24. Per gli anarchici è fondamentale immaginare un mondo estraneo alle leggi. Utopia delle utopie. Quello è il passato da cancellare: il passato della proprietà privata, del possesso degli esseri umani, delle leggi scritte per mantenere le oligarchie al potere; di certe dinamiche di disuguaglianza(non solo differenze) tra i sessi.
Tutto molto letterario, a mio avviso, e fertile di slanci empatici e onirici. Nobile.
26,23 Il giudizio è tranchant, massimalista quanto vuoi. Ma è necessario scendere nel dettaglio e circostanziare affermazioni così ardite e disinvolte. Altrimenti si rischia di abbaiare alla luna.
26,24 E' una forma di anarchismo che non conosco : utopistica e sradicata da ogni connotazione storica e sociale. I miei studi si sono fermati alla tradizione ottocentesca di Bakunin.
Gian Paolo Grattarola
27. Ma assolutamente no, non in Letteratura. In un saggio o in un trattato volentieri. Questa non è scienza, e non è retorica: è espressione. L'arte non dev'essere persuasiva, dev'essere suggestiva.
26. Non lontano da Stirner. Padre di pensieri fertili e solari.
Le didascalie lasciamole alle accademie.
28. Tu vorresti dire che il lettore debba bere qualunque affermazione senza che questa sia supprtata da spiegazioni convincenti ?
Non ho mai letto Stirner e qui non ti posso seguire.
Gian Paolo Grattarola
Mai bere:). A noi piacciono gli apoti.
Ricordarsi la differenza tra generi sì.
Chi legge narrativa sa di non leggere un manuale o un trattato.
Chi legge reportage non s'attende romanzi.
Chi legge un saggio sull'anarchia non s'aspetta fiction.
E così via. I generi servono a mantenere le distanze, e a rispettare i codici. Non voglio un romanzo che mi convinca d'un'idea, voglio idee e voglio emozioni e voglio al limite buone trasfigurazioni. Non voglio verità. Fuggo dagli esseri umani che gridano verità. Mi spaventano a morte.
La verità la lascio volentieri alle ideologie e ai dogmi.
Sono creatura letteraria, a un passo da essere uomo di fumo come l'amico di Palazzeschi:)
31. Nemmeno io voglio delle verità servite su di un vassoio d'argento. Inseguo solo dei dubbi. Tuttavia pretendo molto dalle persone e mi aspetto che se dicono che il romanzo non è verità, motivino ciò che dicano e lo inquadrino in un contesto ben definito. Altrimenti ogni libro può risultare solo interessante o disinteressante. Tutto qui.
Gian Paolo Grattarola
32. Sarebbe fondamentale che restasse quel che è.
Scrive Ourednik: "Non mi sottraggo alla scrittura; non ho che farmene della letteratura. La scrittura è verità, la letteratura è menzogna"
> e ho il sospetto che abbia già spiegato tutto qui. Se avesse voluto scrivere un trattato sull'anarchia non l'avrebbe intitolato "istante propizio", e avrebbe magari accluso una bibliografia scientifica. Evitando la commistione tra lettera e diari - che pongono, come sai, problemi legati alla credibilità dell'io narrante, etc - e via dicendo.
Io non lo avrei letto, temo.
Così sì. Ho letto e meditato. E se voglio tornare alla filosofia posso, con questo buon auspicio.
E quindi chiuderei con le parole del caro Arbasino, quando era SuperEliogabalo e cantava la follia, la frattura, la parola poetica:
per richiamarci alla libertà nelle arti, e all'orgoglio della differenza.
?Abbiamo deciso di separarci definitivamente dalla Scienza, e di congedarvi una volta per sempre, perché abbiamo concluso che se una casa piena di gadgets ci pare ridicola, una nazione piena di macchine ci sprofonda nel tedio, nel fastidio, nel lutto. Ci interessa pochissimo un?attitudine dello spirito noiosamente applicata a rimestare soltanto le quantità della realtà superficiale misurabili col regolo calcolatore e col mesto da sarta, lasciando perdere stoltamente tutto il resto, cioè l?Altro, che è di più. E non ci importa niente una specie di progresso che rimena unicamente la vecchia solfa dell?aggeggino che si perfeziona sì collaudandolo tecnologicamente con altri due milioni di aggeggini sull?astronave corazzata, però servirà in seguito a sconfinate applicazioni ecumeniche nella merceologia pacifica, negli apparecchietti per asciugare le calze a rete o raffreddare il ketchup tiepido o ritagliare i ravanelli in esagoni. Non mi sento competitivo coi giapponesi. Sull?astronave andateci voi ? io no ? e i vostri transistor metteteveli tutti nel dietro. Per attraversare i problemi veri, i problemi seri, io salgo sulla mia Gaia Scienza, sulla mia Differenza, non come un Disperato o un Disilluso a pesca di Rivelazioni, ma come Super-Aquarius Super-Star Super-Sex attraverso le strutture del discorso e del pensiero molto molto sopra il piccolo mondo moderno della Scienza, molto molto sotto il piccolo mondo antico della Storia, molto molto oltre les liaisons dangereuses della Ragione e le baruffe chiozzotte della Sociologia, tutto tutto al di fuori dei presuntuosi presepi di quell?Illuminismo che è davvero la minore età dell?uomo, e insomma bisogna uscirne al più presto, e all?intelletto intollerabile sostituire l?aberrazione e l?immaginazione, la frattura, la scissura, lo scarto rispetto alla norma, l?afasia, la follia. Cioè, la parola poetica?.
È vangelo!
33. I tratti politici sono noiosi ne convengo. Ma quella frase Gianfranco non credi onestamente che meriterebbe una maggiore siegazione ? Non rischia secondo te di risuonare così come uno slogan ? Lo dico senza volerne sminuire il contributo suggestivo.
Vedi io per natura cerco sempre di andare a fondo cercando di capire il pensiero di chi scrive. E' solo una forma di curiosità artistica bada bene, non vi è alcuna presunzione morale o polica.
Gian Paolo Grattarola
Non so, non vedo slogan in Letteratura. Quella parola suona proprio fuori posto, da queste parti. Ci sono aforismi; toni apodittici; sentenze; mai slogan. Quella parola americana viene dalla decadenza della comunicazione odierna, non dalle arti.
Cerco immagini, stati d'animo, suggestioni, reminiscenze. Soprattutto, cerco menzogne affascinanti e prospettive atipiche e nuove. E ogni tanto mi diverto a riconoscermi in qualcosa.
L'approccio della Tintinno-Tuffo lo ricordo vagamente, e l'ho trovato sempre formidabile come innesco letterario...
ma il pensiero di chi scrive sogno di sfiorarlo. Come quando parlo con qualcuno. Non voglio possederlo, mi basta rinnovarlo e alterarlo in me. Non mi interessa la verità, te l'ho detto - non la nostra di esseri umani, dico. E' misera e cambia troppo spesso.
(a latere: magari, quando approccerai il testo, troverai risposte diverse dalle mie, riconoscendo all'autore tutta una serie di equilibrate argomentazioni che, da questi miei empatici excerpta, non possono che dissolversi nel nulla. Sono solo un recensore... e mi diverto a evidenziare i fuochi, e ad animare fuochi fatui:) )
http://www.youtube.com/watch?v=aSKxXu05aOE
EMPIRE
Too much information
Well I said you're good for nothing
Come on to the back
I said your needles count for something
Guess I'd better sell you now
Guess I'll bet I'll be around
Singing for your questions
But you've stolen all of my answers
Too much entertainment drove
and thats not all the colour
Tell me that you've seen a ghost
I'll tell you what to fear the most
Stop!
I said it's happening again!
We're all wasting away!
We're all wasting away!
Too much information
Well I said you're good for nothing
Stitch your part of counterfeit
I said you are far out here
Taking at the roads
Where you're taken for the simple codes
Swimming with the fishes
While the serpent waves his tongue
With a belly full of splinters
Now you see that I'm the one
Tell me that you've seen a ghost
I'll tell you what to fear the most
Stop!
I said it's happening again!
We're all wasting away!
We're all wasting away!
http://www.youtube.com/watch?v=r4qgcqCI5Dg
Stai sempre a cantà!
(che tu sia spensierato?)
sempre. musica in testa anche di prima mattina:)
36 e 37. Caro Gianfranco, a questo punto mi hai incuriosito e non potrò fare a meno di acquistare il libro. Inoltre per avere un quadro completo non mi dispiacerebbe conoscere un testo di Stirner.
Hai un titolo da consigliarmi ?
Chiudo dicendoti che io sono persona più interessata ai dubbi che non alle certezze. Cercare la verità è come fare giustizia e fare denaro tutte cose che detesto in assoluto poichè assolutamente ingannevoli. Per questo motivo non ho mai giurato su nessuna scuola filosofica e nemmeno su nessun partito politico. Nullius addictus iurare in verba magistri (come ci consigliava il buon Orazio nelle Epistole). Tuttavia cerco disperatamente di addentrarmi oltre ogni formula, o frase scritta cercando le ragioni che danno loro vita per poterle apprezzare o disapprovare sulla base di una matura consapevolezza.
Questo sono io e spero non me ne vogliate se qualche volta il mio atteggiamento potrà risultare eccessivamente laico.
Tuttavia abbiamo in comune l'amore per la cultura, per la ricerca e l'avversione (mi pare di comprendere) per le intrusioni dell'inglese nella lingua italiana, che io difendo da sempre strenuamente. Sono uomo rivolto al passato e non adoro le esemplificazioni di un presente che avverto mediocre ed inadeguato alla nostra sete di humanitas.
Con sincera onestà
Gian Paolo Grattarola
Onesto amico,
ecce Stirner:
www.lankelot.eu/index.php/2006/09/23/stirner-lunico-e-la-sua-proprieta/
(grazie per questo tuo bellissimo commento 43, tanto bello che non rispondo. E' bello e lo conserverò nel mio cuore, punto. Grazie)
http://blog.libero.it/rizoma/4949178.html
ONORE ALLE EDIZIONI DUEPUNTI!
www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2484.0
MOLTI ANNI FA, avevano fiutato UN FUTURO NOBEL: non ancora Ourednik..
LE CLEZIO!
www.duepuntiedizioni.it/page/autori/index.htm
Qui su Lankelot sosteniamo da anni le DUEPUNTI.
E poi non dite che non ho naso!;).
patrik ourednik in italia ? ottobre 2009
padova - 7 ottobre
ore 17,00 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell?Università di Padova (p.zza Capitanato, 7)
Lezione aperta al pubblico dal titolo: Europeana. Incontro con Patrik Ourednik.
Interventi di Alessandro Catalano (Università di Padova), Marika Piva (Università di Padova), in collaborazione con Nube (Nuova Biblioteca Europea).
perugia - 9 ottobre
ore 18,30 presso la Sala Binni della Biblioteca Augusta di Perugia (via delle Prome)
La verità dell?epoca? Incontro con Patrik Ourednik nell?ambito del Premio Insula europea, evento inserito nel cartellone di ?Ottobre piovono libri?.
Interventi di Carlo Pulsoni (Università degli Studi di Perugia), Alessandro Catalana (Università di Padova), Marika Piva (Università di Padova), Maurizio Tarantino (Direttore delle Biblioteche comunali di Perugia).
AUTORE DI CULTO
Patrik Ourednik (Praga 1957), scrittore eclettico, traduttore, linguista, redattore di enciclopedie ed esperto di scacchi, ha lasciato la Cecoslovacchia nel 1984 per stabilirsi, esule volontario, a Parigi. Ha tradotto in ceco opere di Beckett, Vian, Queneau, Jarry e Rabelais e dal ceco al francese autori come Hrabal, Holub e Grusa. Per :duepunti edizioni ha pubblicato Europeana. Breve storia del XX secolo (2005), definito dal New York Times «Un giro frenetico attraverso le assurdità e gli orrori del secolo appena trascorso», e Istante propizio, 1855 (2007)
estratti
«Ma se un?opinione vale l?altra, in base a cosa si prenderanno le decisioni? Perfino l?idea che debba essere la maggioranza a decidere, c?è stato pur bisogno che un sapiente o un filosofo la inventasse, e il primo che ci ha pensato, all?inizio è stato anche il solo».
Istante propizio, 1855
«Gli americani che nel 1944sbarcarono in Normandia erano dei ragazzoni ben piantati che misuravano in media m 1,73 e se li si fosse potuti sistemare uno con le piante dei piedi contro il cranio dell?altro avrebbero misurato 38 chilometri. I tedeschi erano anche loro dei ragazzoni ben piantati ma lo erano soprattutto i tiratori senegalesi della Prima Guerra Mondiale che misuravano m 1,76 e venivano mandati in prima linea perché i tedeschi fossero presi dal panico».
Europeana. Breve storia del XX secolo
Con osservanza
Giuseppe Schifani
resp. rapporti con la stampa
:duepunti edizioni
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:duepunti srl
via Siracusa 35 - 90141 Palermo | tel. +39 091 7300553 | fax +39 091 6258614 | www.duepuntiedizioni.it | info@duepunti.org
[ourednik] un nuovo libro
[ourednik] un nuovo libro fresco di stampa per i :duepunti,
http://www.duepuntiedizioni.it/libri_press/ourednik-oggi-e-dopodomani/