Orths Markus

Sala professori

Autore: 
Orths Markus
Certo è strano: quando si va a scuola, la scuola non la si sopporta, eppure, a distanza di anni, gli anni della scuola si ricordano sempre con tanta tenerezza e nostalgia e i ricordi della scuola sono sempre quelli più nitidi e ricorrenti.
Sarà pure che la scuola è un comun denominatore per tutti. Fatto sta che quasi ogni prodotto dell’ingegno (libro, film, serie televisiva) ambientato tra i banchi e le pagelle riscuote costantemente un grande successo, almeno in Italia (Io speriamo che me la cavo, i libri di Domenico Starnone, I ragazzi della 3ª C, i neonati Liceali, il verdoniano Compagni di scuola e giù, giù fino al libro Cuore).
Ospite recente delle librerie d’Italia è un libriccino Voland, candidato ad infoltire le fila di quei prodotti di argomento scolastico/studentesco destinati ad imprimersi nell’immaginario collettivo: Sala professori di Markus Orths.
Nell’opera di questa promessa della narrativa tedesca la scuola viene raccontata non, come la maggior parte delle volte, dalla parte degli studenti, ma da quella dei docenti. Anzi, per la precisione, di un docente alle prime armi, ma talmente alle prime armi che per evitare di perdere la chiamata del primo incarico si chiude in casa per tre settimane vietando a tutti quelli che lo conoscono di cercarlo, al solo fine di non tenere il telefono occupato.
 
La vicenda si svolge in Germania, ma una Germania molto più rigida di quella dei luoghi comuni. Il rapporto tra i professori è di competizione, ma una competizione molto più agguerrita di quella che si potrebbe immaginare. La burocrazia poi è radicata in tutto il sistema scolastico, ma talmente radicata che la volontà di scalfirla produce solo il rumore fastidioso delle unghie in arrampicata sullo specchio o – meglio – del gesso passato sulla lavagna. Insomma: quella che l’autore racconta è una scuola da incubo, ma un incubo talmente assurdo che alla fine ci scappa pure la risata.
Nell’Istituto ERG di Göppingen c’è tutto quello che mai si vorrebbe incontrare in una scuola: un preside despota che indaga sulla vita privata dei professori; docenti sospettosi che non parlano mai con chiarezza; bidelli e segretari legati a procedure inveterate come cozze allo scoglio e studenti saputelli che non solo riprendono i professori, ma si appuntano le imprecisioni per poi riferirle al preside Höllinger, sempre sicuro di poter “contare su un raffinatissimo sistema di spie e controspie all’interno del corpo insegnante”, p. 54.
 
Una cosa va detta: il libro è delizioso, ma se venderà – come auguro di cuore all’autore – dovrà gran parte del successo al titolo (traduzione esatta dell’originale Lehrerzimmer). Nella sua essenzialità quel titolo non è solo un titolo, è una promessa. La promessa di portarci dentro quel luogo che sempre, dalle medie al liceo, ci è stato precluso. Il luogo che ha custodito i nostri compiti in classe pre e post correzione, lì dove si è parlato di noi senza noi presenti, l’unica aula della scuola dove ci sarebbe veramente piaciuto essere, magari sotto le sembianze di mosca: la sala professori. Che già al solo sentirla nominare metteva soggezione.
 
Il libro inizia e si conclude con delle note della curatrice dell’opera, che avverte sulla diversità dell’assetto scolastico e del percorso professionale dei docenti rispetto all’Italia. Si comincia la lettura, dunque, piuttosto concentrati e dubbiosi sulla piena comprensione di un sistema così diverso dal nostro. Bastano però poche pagine per capire che non solo in Germania, ma probabilmente in qualsiasi parte del mondo, gira che ti rigira, la scuola è pur sempre e solo una cosa: un luogo in cui si giudica e si viene giudicati. A questo proposito indicativi sono alcuni passi del libro, talmente vicini a tutto quello che sentiamo dalle nostre parti, che, se non fosse per l’umorismo pungente che impronta il volume dall'inizio alla fine, potrebbero benissimo sembrare tratti da un libro di Paola Mastrocola.
L’intero sistema scolastico, spiegò, si fonda su quattro pilastri; paura, lagnanza, facciata e menzogna. La menzogna, ci teneva subito a dirlo, va interiorizzata, è l’essenza della scuola. Tutti a scuola mentono. Lui per primo, il preside”, p. 16. 
“[...] Avrebbe cominciato con una canzone di Britney Spears. Di Britney Spears? chiesi. Sono le cose che piacciono ai ragazzini, spiegò Josef, vanno matti per quella lì. La prima ora di lezione era la più importante di tutte, quella che decretava l’andamento dell’intero anno scolastico, lui si guardava bene dal cominciare con quella robaccia arida del libro di testo”, p. 33.
I genitori, si è detto al collegio, hanno ampiamente dimostrato come persino la più marginale delle questioni meriti una visita dall’avvocato. Alla comparsa della più piccola possibilità di contestazione, i genitori avrebbero esercitato i propri diritti per tutelare i figli da eventuali bocciature o maturità catastrofiche senza pensarci due volte”, p. 41.
 
EDIZIONE ESAMINATA
 
Markus Orths, Sala professori, Voland, Roma 2008, pp. 119.
 
BIOGRAFIA AUTORE
Nato a Viersen nel 1969, Markus Orths ha studiato filosofia, francese e inglese. È uno degli autori tedeschi più apprezzati da pubblico e critica e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio Moerser per la letteratura e il prestigioso Open Mike assegnato dalla città di Berlino ai giovani scrittori.
 
Paola Biribanti, Giugno 2008
 
 

ISBN/EAN: 
9788888700991

Commenti

Abassso la SQUOLA!

Mi sa che questo devo proprio leggerlo. La fobia del telefono occupato che possa ostacolare la chiamata per l'incarico, la conosco bene. Come pure i genitori sempre pronti a correre dall'avvocato, con la costante minaccia di denuncia. Ah la sala professori! E' un microcosmo molto più interessante nell'immaginario degli studenti, che nella realtà. Lo posso assicurare!

Per altro burocrazia e ricorsi degli studenti: è sputato al liceo italiano.
Annoto e leggerò.

Anche io lo acquisterò e lo leggerò. Ma malto più vorrei farlo leggere a mio figlio. Chissà che con questo pretesto riesca a fargli prendere confidenza con la lettura....

Ma anche i vostri figli disdegnano i libri oppure è solo il mio ?

Gian Paolo

Figlia e nipote di inseganti, la sala professori ce l'ho sempre avuta in casa... quando poi andavo nelle scuole dei miei, era uno dei luoghi che conoscevo, ovviamente, meglio.
Quella del mio liceo di baraccati era una stanza piccola, dove praticamente chiunque poteva entrare perché lì si teneva la cancelleria e il telefono e un abbozzo di biblioteca... una succursale della "bidelleria" che non esisteva e che con quella sala si confondeva.
A pranzo, per anni, ho sentito parlare delle discussioni che vi si tenevano dentro, non c'erano grandi differenze con gli uffici odierni, alla fin fine...

I genitori pronti a correre dall'avvocato sono quelli delle ultime generazioni.

Quando mia madre studiava non andava così. Un giorno l'insegnante di matematica, signorina acida e poco amante delle bellezze femminili, recise di netto la lunga treccia di mia madre.
Lei andò a casa piangendo e mio nonno, che era un pittore e non un insegnante, le disse seccamente: "Se lo ha fatto doveva avere i suoi buoni motivi".

Oggi ...avete presente?

Bella segnalazione, comunque!

A Gian Paolo: a parte l'indole personale, a mio avviso se molti giovani non leggono è perché a scuola si propongono loro letture assolutamente inadatte, pallosissime, e raramente si permette loro di scegliere, spulciare, annusare da soli quello che potrebbe interessarli.
Seguo alcuni ragazzi di scuola superiore piuttosto refrattari alla lettura. Ho ottenuto buoni risultati con il fantasy (quello meno raffinato!!!!) e qualcuno ha fatto il "salto" verso cose più impegnate.

Certo che se come successe a me a 15 anni ti propongono Pavese e Levi come obbligo estivo, insomma...

mi sembra che il libro porti un po' agli eccesssi...
la sala prof: è stato divertente il giorno in cui sono entrata, dall'altra parte della barricata ovviamente, in quella del mio liceo e ho trovato la mie prof d'Italiano e Inglese, che mi hanno guardato con occhi molto diversi. i discorsi: normali, non mi parvero niente di strano rispetto alla media.
Lettura dei ragazzi: da me va il fantasy, Tolkien oppure altre collane che adesso sono in gran voga. Però se i ragazzi non vanno oltre...bisogna pur fare qualche proposta, insomma per qualche classico devono passare. io capisco che mio figlio si rompa a leggere Cime tempestose a 17 anni o madame Bovary in francese, ma si è scelto un Liceo linguistico.....qualche competenza deve acquisirla

"?L?intero sistema scolastico, spiegò, si fonda su quattro pilastri; paura, lagnanza, facciata e menzogna. La menzogna, ci teneva subito a dirlo, va interiorizzata, è l?essenza della scuola. Tutti a scuola mentono. Lui per primo, il preside?"

> Non male:)))