Ortalli Massimo

Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re

Autore: 
Ortalli Massimo

“Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio!” (Gaetano Bresci)

“Monza, 30 luglio 1900. Ieri alle ore 21.30 il Re, accogliendo l’invito del Comitato del Concorso provinciale ginnastico apertosi il 29 corrente, si recava alla Palestra, accolto dalle autorità e dalla popolazione acclamante; alle 22.30, finita la premiazione e mentre il Re stava per uscire dalla Palestra in carrozza scoperta, furono improvvisamente sparati quattro colpi di rivoltella da un individuo che venne arrestato e a tempo sottratto dal furore popolare. Il Re venne colpito da tre proiettili, uno dei quali toccò il cuore; giunse a palazzo esamine. Il regicida si qualifica per Bresci Gaetano fu Gaspare e fu Maddalena Gobbi, nato a Prato il 10 novembre 1869, tessitore in seta. Si dice anarchico e proveniente dall’America ed afferma di non aver complici e di aver commesso l’esecrando delitto in odio alla istituzione che il Re rappresenta. Sarebbe qui giunto il 27 luglio da Milano, ove si trovava da alcuni giorni.”

Fu questo il resoconto ufficiale del regicidio diramato dall’agenzia Stefani in occasione dell’uccisione di re Umberto per mano dell’anarchico Gaetano Bresci alla cui figura e fatti annessi dedica la sua attenzione il libro di Massimo Ortalli, firma storica di “A/Rivista Anarchica”, “Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re”, con la trascurabile (due pagine e poco più) e non necessaria, a mio avviso, presentazione di Ascanio Celestini.

Un volume di facile lettura che ha il pregio di raccontare uno degli episodi senza dubbio decisivi ma spesso dimenticati della storia del nostro paese e non solo (ci si ricorda del re francese decapitato, un po' meno di Umberto). Agile e di facile lettura perché pur essendo evidente la provenienza dell’autore, non scivola nel facile plauso del gesto e ricostruisce in brevi capitoli non solo il fatto ma anche quel periodo storico e più in generale il movimento anarchico di allora. Un gesto quello di Bresci che segna la fine, se non marginali episodi, della stagione della propaganda col fatto che contraddistinse la fine del Diciannovesimo Secolo con l’uccisione di re, presidenti, regine, principesse e attentati dinamitardi. Sono dieci i capitoli che costituiscono questo libro nei quali l’autore snocciola vari aspetti di quella vicenda, restituendoci un Gaetano Bresci nella sua interezza, un pratese nato nel 1869 che si è trasferito negli Stati Uniti per continuare a svolgere la sua professione di tessitore. La sua è una militanza che gli è costata giorni di reclusione nelle galere italiane ma è una persona posata, amante della vita,della fotografia, quasi un damerino, non certo un pazzo furioso come fu dipinto dalla stampa e durante il processo. Massimo Ortalli ci ricorda che le motivazioni che spinsero Bresci a compiere quel gesto vanno ricercati oltre che nella sua ideologia anarchica anche nel contesto storico italiano, in particolare quello crispino, caratterizzato da una fortissima repressione verso tutti gli oppositori e che vide il culmine nella repressione attuata a Milano coi cannoni da Bava Beccaris nel 1898 con 40 morti e centinaia di feriti ed arresti. Un gesto di vendetta che ha il sapore della ricerca di giustizia. Un uomo, Bresci, inserito nel movimento anarchico di cui l’autore ci offre una ricostruzione puntigliosa e attenta non solo di quello italiano ma anche internazionale (riviste, personaggi, spunti teorici) con le varie reazioni di fronte al gesto (di maggior plauso all’estero e di freddezza in Italia). Da non dimenticare anche ciò che successe a Bresci una volta condannato all’ergastolo dopo un processo sommario ovvero un suicidio per impiccagione decisamente dubbio e che ormai viene considerato come un omicidio, avvenuto nel carcere dell’isola di Santo Stefano nel 1901.

Ortalli nelle pagine finali si spinge ad una considerazione che merita di essere dibattuta o quantomeno considerata, ovvero che l’azione individuale di Bresci ebbe delle concrete conseguenze sulla vita del Paese. Ortalli sposa la tesi che quel gesto isolato segnò una svolta decisiva sia per il movimento anarchico, che ne uscì indebolito e ancora più messo all’indice, ma anche per la casa Savoia che si vide colpita al cuore e che da quel momento cominciò la sua decadenza ma anche perché il portato di quel gesto, almeno ad un livello minimo, comportò una maggiore attenzione nei confronti delle tematiche sociali e un ripensamento della democrazia parlamentare. Una tesi tutta da valutare e che ammetto non mi convince appieno ma che andrebbe approfondita e studiata in tutte le sue sfumature.

Ciò che invece di questo testo mi ha maggiormente interessato sono invece i documenti dell’epoca: “La difesa di Gaetano Bresci davanti alla Corte D’Assise di Milano da parte dell’avvocato Merlino” e due testi inclusi nella parte finale firmati da due storici anarchici,"Bresci e Savoia. Il Regicidio" di Amilcare Cipriani e "La tragedia Monza" di Errico Malatesta, che seppur invecchiati nel linguaggio rimangono documenti di grande importanza e soprattutto grondanti di una speranza di libertà non ancora raggiunta.

Edizione esaminata e brevi note:

Massimo Ortalli, editorialista e saggista. Da tempo impegnato nello studio dei movimenti libertari, è una delle firme storiche di “A/Rivista Anarchica”: periodico nato nel 1971 nell’ambito della mobilitazione seguita alla strage di piazza Fontana e alla morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli. Ortalli è anche tra i responsabili dell’archivio della Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.).

Massimo Ortalli, "Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re", Nova Delphi Libri, Roma, 2011. Collana Ithaca. Con la presentazione di Ascanio Celestini.

Andrea Consonni, giugno 2011

ISBN/EAN: 
9788890514999

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