“Strategia di contenimento” è una raccolta poetica che vive nella forma scritta attuale la sua seconda vita, la prima essendosi svolta oralmente attraverso varie letture pubbliche.
Il testo è suddiviso in quattro sezioni di poesie più una breve prosa all’inizio della seconda sezione. L’entroterra dal quale le liriche di Orrico sembrano scaturire è quello di un contesto lavorativo impiegatizio – in ogni caso del terziario – come attestano alcuni termini ricorrenti: terzo livello, orari, intervalli e pause pranzo, riunioni, colloqui di lavoro, pensione (“E comunque non è colpa di nessuno / Se io, conosciuta l’età del bisogno, / non avrò mai diritto a una pensione” (p. 31), clienti, polizze assicurative, carriera, concorsi, cassieri.
Un ambiente non privo di alienazione: “Sai quando entri non sai quando esci / la giornata intera nel terziario sviluppo…” (p. 17) e che risulta decisamente stretto al narrante, è tutto un contesto che tende a legarlo e a impastoiarlo in una quotidianità spesso grigia, abitudinaria e, caricando un po’ i termini, a volte castrante.
Le liriche paiono dunque oscillare tra due poli: l’uno è appunto quello della quotidianità, l’altro è una sorta di magma ribollente, non privo di una sua violenza: “…custodisco in pieno / petto una belva lucidissima e magra” (p. 37).
Oggettivazione del magma è la ricorrente immagine del sangue, che scorre e ogni tanto trabocca, macchia le lenzuola o trapela nelle attività usuali: “è una riunione che gronda sangue” (p. 18); “scivolare sul sangue in una fuga / ineccepibile” (p. 20) – si mescola e confonde allo smalto per unghie in una mistione di naturale e artificiale. Un grumo di sangue, nascosto sotto la vita impiegatizia, trapela attraverso le parole.
Oltre al sangue, che antropologicamente è un elemento sacrale, compaiono in Orrico termini del linguaggio rituale totalmente decontestualizzati: “eucarestia della buona / volontà” , “litanie dei doveri”, “rosario di insulti”, “miraggio del nuovo regno”. Vi è poi il simpatico edicolante-confessore nel suo “gusciolumaca”, alcune signore ex-catechiste osservate alla fermata dell’autobus. È come se queste vestigia di un patrimonio culturale fluttuassero come spettri in tutt’altra realtà, forse in memoria di ciò che avevano rappresentato nel passato. Ora sono parole-simulacro, applicate anch’esse al quotidiano, abbassate dagli altari, modificate nel loro significato.
In questo tipo di realtà l’io fatica ad essere sé stesso “Il saluto del vicino di casa arrivava / provvidenziale, dopo dovevo guardarmi / a lungo allo specchio e alla fine / riconoscermi” (p. 28), non si riconosce e lo stato di confusione e disorientamento viene chiaramente denunciato nell’unica prosa.(p. 28), non si riconosce e lo stato di confusione e disorientamento viene chiaramente denunciato nell’unica prosa.
Ecco allora che in tale frantumazione “la vita è così: un continuo fare a meno / del necessario, un continuo su e giù / di cose spaiate, inavvicinabili” (p. 24), la memoria acquista un valore importante, non va abbandonata, è quel che ci permette di riunire i vari frammenti dell’io, che rischia di perdersi ed estraniarsi del tutto nel quotidiano, fatto di gesti slegati, nei quali si fatica a trovare un’armonia unificante.(p. 24), la memoria acquista un valore importante, non va abbandonata, è quel che ci permette di riunire i vari frammenti dell’io, che rischia di perdersi ed estraniarsi del tutto nel quotidiano, fatto di gesti slegati, nei quali si fatica a trovare un’armonia unificante.
“Il tempo trascorso è una / domanda di troppo” (p. 45).
Domande invece se ne pone l’io narrante, volto ad esplorare le parti meno evidenti di sé. “Io, / al contrario, me la cavo bene nello / smantellamento di me stesso: mi era / chiaro quello spazio inesplorato all’estrema / periferia dell’occhio…” (p. 53).(p. 53).
L’io si cerca dentro gli occhi, negli angoli ciechi, non assicura però di ritrovare certezze, i punti di riferimento sono assai vaghi, rimangono almeno le buone intenzioni.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Fabio Orrico (Rimini, 1974). Ha pubblicato la raccolta poetica “L’angolo” (2000) e la silloge di venti poesie sullo spaesamento nel volume collettivo “Nei denti!” (2002). Nel 1990 ha fondato con alcuni amici la rivista on-line “Scrittinediti”, della quale è redattore. Ha collaborato come editor ad alcune case editrici riminesi e occasionalmente scrive di cinema e letteratura per giornali e riviste locali.
Fabio Orrico, “Strategia di contenimento”, Giulio Perrone Editore, Roma 2005.
Prefazione di Mariacarmela Leto.
Marina Monego, giugno 2005
Commenti
?Strategia di contenimento? è una raccolta poetica che vive nella forma scritta attuale la sua seconda vita, la prima essendosi svolta oralmente attraverso varie letture pubbliche.
> Fabio Orrico. E con questo dovrei aver finito definitivamente.
grazie Marina!
Fabio (e compagnia) è nuovamente on line qui:
http://www.scrittinediti.it/blog/
ogni migliore auspicio ai ragazzi di ScrittInediti
gf