Pamuk Orhan

La casa del silenzio

Autore: 
Pamuk Orhan

La casa del silenzio (Sessiz ev), è il secondo romanzo del premio Nobel per la Letteratura 2006, Orhan Pamuk. Ho conosciuto questo scrittore attraverso i suoi articoli scritti per il quotidiano La Repubblica, e poi leggendo quella sorta di guida, storico-culturale, nonché autobiografica, sulla meravigliosa città del Bosforo che è Istanbul: i ricordi e la città (İstanbul: Hatıralar ve Şehir). Pur non essendo un capolavoro, La casa del silenzio credo possa aiutare il lettore a rendersi conto dello spessore della scrittura di Pamuk; una scrittura che non si esaurisce mai in sé stessa e che riamane sempre agganciata alla realtà o, con una parola più impegnativa, alla Storia. Non starò qui a render conto della trama del libro, anche perché l'intreccio dei fatti sarebbe agilmente riassumibile in poche battute, poiché in questo romanzo ciò che conta non è tanto quello che succede, quanto le motivazioni, le idee, l'elaborazione del vissuto che i personaggi presentano.

Arriviamo così a dover menzionare una particolarità stilistica del romanzo, che appare decisamente efficace per lo scopo che l'autore si è prefisso; ci si accorge felicemente di come Pamuk sia uno scrittore capace di adeguare la forma narrativa all'intento contenutistico di partenza, uno scrittore perciò “letterario”, padre di una scrittura meditata: a narrare la storia, attraverso trentadue capitoli non molto lunghi, sono cinque voci diverse, le voci di cinque personaggi che si muovono all'interno della rete di eventi che il romanzo presenta e contemporaneamente la raccontano, dandoci anche la possibilità di misurare il divario fra il loro sentire e la realtà precisa dei fatti. Questo sviluppo “corale” della narrazione è efficacissimo nell'esprimere lo scontro sociale ed ideologico che Pamuk vuole presentarci; nelle diverse fisionomie delle voci, lo scrittore riesce ad incarnare diverse visioni della vita, della storia e della politica, effettivamente vive nella Turchia degli anni Sessanta e Settanta, ma anche in quella attuale. Voci che si contrastano, che non si accordano, che si accavallano, voci, a mio avviso, “storiche”.
 
Ci troviamo a Tuzla, località balneare per la nuova borghesia di Istanbul, a pochi passi da Gebze, lungo l'autostrada Istanbul-Ankara. In una antica casa (la casa del silenzio) vive Fatma, anziana donna aristocratica, lamentosa e retriva; Fatma è accudita dal nano Recep, nato dall'amore extra-coniugale fra il marito di Fatma e la serva; un fratello di Recep, lo zoppo Ismail, anch'egli figlio dello stesso amore, vive in una piccola casa nelle vicinanze con suo figlio Hasan. Come Fatma e Recep, anche Hasan è una delle voci narranti che di volta in volta prende la parola; egli è uno sfaccendato studente che ha molto a cuore le questioni politiche, ed è iscritto in particolare al gruppo ultra-nazionalista ed anti-comunista dell'Ideale.
In questa situazione provinciale, durante l'estate sbarcano dalla metropoli centinaia e centinaia di bagnanti, fra cui i nipoti di Fatma: Faruk, Metin, e la giovane marxista Nilgün. La ragazza non prende mai la parola per narrare, così come fanno invece i suoi due fratelli: il grasso ed alcolizzato storico Faruk, appena abbandonato dalla moglie, ed il giovane Metin, studente modello che sogna di lasciare tutto per andare negli Stati Uniti. Attraverso le parole di Fatma, Recep, Hasan, Faurk e Metin, emerge la gustosa figura del marito di Fatma e quindi nonno dei tre nipoti, che è ormai deceduto: è Selâhattin, uomo che in gioventù fu vicino alla rivoluzione kemalista dei Giovani Turchi (la rivoluzione che dà alla luce la Repubblica Turca), ma che finisce poi nella sua casa di provincia a scrivere una monumentale enciclopedia sul sapere occidentale, cercando di opporre alle superstizioni religiose e tradizionali del proprio popolo, la razionalità cartesiana, illuminista e scientifica della cultura europea. Questo suo accalorato entusiasmo occidentalista è il simbolo di quella forte virata ad Ovest che Kemal Atatürk volle imprimere al suo paese agli inizi del '900; ma questo entusiasmo deve presto fare i conti con la realtà storica di un paese complesso; deve innanzitutto scontrarsi con il silenzio asfittico ed ottuso della moglie Fatma, incarnazione di una vecchia Turchia, legata alle tradizioni religiose, al timore di Dio, alla netta separazione di classe.
Nella dinamica fra Selâhattin e Fatma, si gioca il primo decisivo conflitto storico, progenitore dell'altro conflitto, quello che vede protagonisti i nipoti e che porterà al finale tragico. La spinta progressista dell'enciclopedico innamorato degli europei cozza contro lo spirito conservatore di Fatma, attenta conservatrice degli antichi oggetti familiari, chiusa nel suo silenzio che man mano avvolge tutta la casa; sarà proprio lei, alla morte di Selâhattin, a bruciare i numerosi fogli dell'enciclopedia, credendo così di purificare suo marito e la sua famiglia dal peccato, credendo di salvare il suo popolo dal male e dal demonio della conoscenza, della curiosità.
Ed è proprio sotto l'etichetta del male che i giovani turchi classificano i nuovi e disinibiti costumi della borghesia cittadina, è così che li bolla il nazionalista Hasan. Le cosce nude della bagnanti, i bikini, la musica americana, l'alcol, i festini: sono questi i segni del male per chi rimane legato alle vecchie tradizioni nazionali, per chi le sente minacciate, da un lato dal consumismo capitalismo e dall'altro dal penetrare dell'ideologia comunista.
È un conflitto sociale quello che ci viene proposto; conflitto contemporaneo generato, è questa la tesi di Pamuk, da un irrisolto conflitto storico, datosi agli inizi del Novecento, quando un secolare e mastodontico Impero crollava, dando alla luce e al caos una nuova e ridimensionata nazione, la Turchia. Ed è anche appunto il caos della Storia che queste cinque voci incarnano e vivono. A questo proposito, è significativo il personaggio di Faruk. Per lui, che di professione dovrebbe fare lo storico, la Storia si dà solo come caos; non riesce a trovare la chiave di lettura che dia un senso unitario alla miriade sterminata di fatterelli e di minimi eventi che disseppellisce dagli archivi di provincia. La storia Turca si dà come giustapposizione di infinite storie, numerose quanto sono numerose le persone; storie che cozzano fra di loro, che si scontrano, si feriscono, senza mai perdere tempo a cercare di capirsi, a cercare un terreno comune su cui costruire una rinnovata identità, una rinnovata coesione sociale. Ognuno cerca di costruire la sua identità, in maniera autonoma e stagna, non comunicante con l'altro.
I giovani Hasan, Metin e Nilgün, vivono secondo tre direttive di vita completamente diverse e l'intreccio delle loro esperienze non può portare ad altro che ad una tragica conclusione.Forse lo specchio dell'essenza del paese è proprio il nano Recep, ligio al suo lavoro, in cerca del minimo sindacale di calore umano, affaccendato, senza domande al presente od al futuro, tanto meno al passato; osserva tutto con gli occhi di ha già accettato tutto, senza sforzi, per naturale abitudine di figlio dell'uomo; è forse appunto una Turchia nana, che porta avanti le sue minime faccende quotidiane, quella che esce fuori dal libro di Pamuk.
L'autore non giudica, non sembra schierarsi, sfuma la sua personalità in un sottile velo di nostalgia, di razionale e lucida tristezza; il suo è un affresco polifonico e corale, che vive non solo della somma delle voci narranti, ma soprattutto del loro prodotto contraddittorio; in ogni voce forse può ritrovarsi la personalità dell'autore, una sua vena di pensiero; ad ogni voce egli sembra opporre una critica silenziosa: tranne forse alla voce schietta del nano. Il nano poi è una risultanza strana: è figlio illegittimo del darwinista Selâhattin (ovvero del medico entusiasta dell'Europa e dell'Ovest) avuto con una serva, ed il suo nanismo è dovuto alle botte che la matrigna Fatma violentemente gli diede quando era piccolo (e così l'ottusità tradizionalistica viene a castrare, a molestare e a stroncare il futuro di Recep, e con esso forse della Turchia intera, che dopo Ataturk si ritrova come figlia illegittima di una volontà occidentalista e di una energia popolare intrinseca, martoriata però, e comunque ancora vincolata al passato, dal peso conservatore di una certa etica.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Orhan Pamuk (Istanbul, 7 giugno 1952) è uno scrittore turco, il primo della sua nazione a vincere il Premio Nobel, nel 2006. Conosciuto più che altro per i romanzi Il mio nome è rosso e Neve, e per il recente Il museo dell'innocenza.
In patria va incontro ad alterne fortune, essendo incappato in un processo pubblico per alcune dichiarazioni in merito al genocidio degli armeni; per un breve periodo i suoi libri sono stati anche vietati e ritirati dal commercio. Pamuk è scrive occasionalmente articoli per La Repubblica, si è laureato in Giornalismo ad Istanbul nel 1977 ed ha insegnato in diverse università americane.
Il libro preso in esame è stato edito nel 1996 dalla casa editrice Yayincilik A. S. Kasim,e poi tradotto in italiano per Frassinelli nel 1993 e da Francesco Bruno per Einaudi 2007.
 
PAMUK in LANKELOT: qui
Francesco M, febbraio 2010
ISBN/EAN: 
978-88-06-18351-6

Commenti

[pamuk] esordio di francesco

[pamuk] esordio di francesco 83! benvenuto tra noi. Momento che sistemo l'impaginazione

[la casa del silenzio]

[la casa del silenzio] benvenuto a bordo:). Ti do subito le prime indicazioni fondamentali. Allora: per copincollare correttamente il testo, mantenendo i paragrafi e via dicendo, serviti del terzultimo pulsante della seconda fila, nel pannello. E' quello con la "w" di "word". E' una salvata;).

campo "isbn": non serve riscrivere "isbn", basta inserire le 13 cifre;)

campo "tags": per le recensioni dei libri, l'unico sempre obbligatorio è "letteratura". Quindi, "letteratura turca" o "letteratura francese" o "letteratura italiana": ossia, la nazionalità. Quindi, "narrativa" o "saggistica trattatistica" o "poesia". Sempre separato da virgole, così:

letteratura, letteratura turca, narrativa

sempre tra i tags: nome cognome autore, titolo libro, case editrici (proprio così: al plurale), nome primo editore italiano, nome ultimo editore italiano.

Quanto ai links... qui http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=1557.0 tempo fa, ho creato una guida per tutti i neofiti dell'ipertesto. E' facile e dà soddisfazioni;)

[francesco 83] A proposito:

[francesco 83] A proposito: qui http://www.lankelot.eu/autori/francesco83 trovi la tua scheda personale, da compilare e aggiornare quando e come vuoi, con foto. Inserisci sempre una tua e-mail di riferimento, per agevolare i contatti con interni o esterni al sito.

sei nato nel magico 1983, per noi romanisti è una data fatata!

[pamuk] gran bell'esordio

[pamuk] gran bell'esordio (ammazza!)

[tags] servono per agevolare

[tags] servono per agevolare la navigazione nell'archivio:

http://www.lankelot.eu/archivio-articoli.html prova a perderci tempo, scoprirai perché ci lavoriamo tanto su;)

[Pamuk]: Articolo sulla

[Pamuk]: Articolo sulla traduzione tedesca di Cevdet bey ve ogullari, primo romanzo di Pamuk, appena precedente a La casa del silenzio. In italiano ancora non è stato tradotto:

http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=0327154038022-2011-03-28