Franchi Gianfranco

Disorder. Unknown Pleasures

Autore: 
Franchi Gianfranco
ORDINARE IL DISORDINE 

Peccato: aveva senso. Mica significato” (1)

Nevrosi, nevrastenia, ma anche amore, disincanto ed improvviso e subitaneo richiamo della poesia. Distruggere ma anche costruire.

Eliminare i punti a capo, non abusare delle virgole. Corti circuiti sintattici, elettricità visionaria per descrivere l'emozione più semplice, come arbitrariamente potrebbe essere una vista sorpresa e timida del panorama offerto dal Gianicolo, a Roma.Qualcosa per.Qualcosa come.Qualcosa di.

Un dove come -quando-fuori pioveva, i perché di un narratore ventisettenne che non si cela e non si mostra, mantiene un lucido equilibrato distacco e coinvolgimento, in un gioco pericoloso e seducente che è lo scrivere, senza sottrarsi puerilmente dall'autobiografia e senza essere magari divorato da essa.

Per essere precisi la chiameremo una raccolta di racconti, ma non lo è. Per essere sinceri sembra più un romanzo, o lo spunto per una collana di romanzi, pagine legate e rilegate ma che possono funzionare anche autonomamente.

Nel mondo romano borghesizzante e post borghese, dove la tensione sociale è sminuita ed attenuata da un complesso e plastificato ammorbidimento e progressivo inaridimento delle tensioni sociali e delle ingiustizie strutturali dell'Italia contemporanea, la vera ricerca, la vera guerra è ristabilire un ordine all'interno del proprio disordine emotivo ed intellettuale, così come la propria energia creativa, la propria volontà di potenza, la propria più intima esigenza è capziosamente ma nello stesso tempo virilmente proiettata a disordinare quell'ordine precostituito ed apparentemente nefasto (e in sostanza semplicemente perpetuo) della società contemporanea, una fitta ragnatela di compromessi ed ipocrisie siliconate dal tempo e dall'humus machiavellico di profumo italico, ma nello stesso tempo mediatico e da commedia umana.

Il testo, lirico grido vestito di parole, è costruito su un rapido frammentismo con chiose che mostrano inequivocabilmente la perfetta misura narrativa, dove il fiorire di immagini e sensazioni verbalmente e sintatticamente centrifughe in realtà tendono un tranello al lettore perché il cerchio si stringe, il significato, anzi, il Senso, sopraggiunge inaspettato e suadente in una frase, in una visione, in una parola non detta o semplicemente suggerita, con un meccanismo oliato e perfetto.

Il libro è un diario che non diventa diaristico, un memoriale che parla più di futuro che di passato, un racconto che si segmenta e suddivide ma che alla fine rimane un corpo definito e a sé bastante.

Titoli anche distanti nel tempo, rimessi dalla memoria disordinati e ameni (2), servono a separare, apporre una linea d’ombra dal romanzo middle-cult (3) di stampo generazionale dal testo genuino e che veicola un messaggio, non è mero contenitore di emozioni di stagione.

Non  abbiamo comunque  la riedizione tarda e fuori luogo dei deliri libertari e fredifraghi che permearono fino ad ammorbare le varie generazioni di veri o presunti franchi narratori di tendenza o di confine a partire dagli anni settanta.

Siamo in un'altra età ed abbiamo altro autore:

”…quanto aveva vissuto bastava a giustificare l’origine d’un manifesto estetico” (4).

Estetismo, orduqnue, qualche vaga reminiscenza di un dandismo ultra modernizzato, senza autocompiacimenti ma anche una dura presa di posizione di fronte ad realtà invadente ed a volte irritante:

Liliana s’accorse che l’infinito, come il partecipio o il gerundio, era soltanto un modo verbale” (5)

  “Non rimane che scrivere, e combattere la prima e più giusta battaglia:essere, non esistere, e creare”(6)

Slogans di una certa consistenza e morbidezza, fatti per urlare nelle piazze o semplicemente davanti ad una birra il proprio disagiato disagio, il travaglio, la forze e la passione. Quello che sorprende di Disorder è la sua compatezza stilistica, la sua mai ingenua anarchia sintattica che però è letterariamente ordinata anzi preordinata ad un fine poetico e metaletterario di descrivere il vuoto che questi anni hanno mirabilmente incarnato non solo nel mondo editoriale giovanile o giovanilistico ma purtroppo in generale. Non abbiamo la solita abbuffata di gergalità o neologismi di impatto prettamente visivo-emozionale. Nessuno abuso dello skaz di lodgiana memoria, anzi.

Lo langue qui rappresenta la vera novità, Guido Orsini, il protagonista e l'io narrante che come tendono a distanziarsi si fondono in un'unica alchimia narrativa volta ad esprimere amore e dolore, rabbia e mai stanca rassegnazione perché il mondo è così, ma noi lo gireremo come un calzino

Aggressione sistematica del senso compiuto della frase tradizionalmente intesa senza mai sconfinare nel delirio senza fine di un monologo interiore proiettato meramente sulle visioni di un io narrante, ma coordinata e continuata violenza quasi chirurgica e con autocompiacimenti estetici ed estetizzanti, una vis narrativa così come generazionalmente e genericamente viene tramandata al fine di restituire potere, peso e vigore alla parola scritta e a dare una dimensione postmoderna allo stile.

“Forse è servito consegnare giovinezza alla lettura”(7)

La scrittura intesa come necessità vitale e non mero dileggiante bisogno materiale di essere ed apparire, scrivere come ricerca e non o non solo per raccontare.

Un risultato quanto mai interessante, da condividere, che ridà fiato ad una produzione nostrana quanto mai in cerca di ossigeno, che forse casualmente o per precisa volontà riecheggia nello scrivente il mai dimenticato e poco compianto Tondelli di “Altri libertini”, manifesto quello rigurgitante torbide passioni ma anche slanci ideali entusiasti e fermamente convinti, per lo stare al mondo come si vuole e non come si è voluti.

Siamo qui e vogliamo continuare ad esserci.

Note

apparso in forma ridotta e "presentazionale" sul sito Ciao.it  01.11.2006

 (1) G. Franchi “Disorder, Unknow pleasures”, Il Foglio Letterario, 2006

(2) Ad esempio : F. Moccia "Tre metri sopra il cielo" (Feltrinelli), Fabio Volo “Esco a fare due passi (mondatori) il più lontano Enrico Brizzi “Jack frusciante è uscito dal gruppo” (Baldini e Castoldi, ora Feltrinelli) Ciascuno di questi ammanca anche olfattivamente di spessore e convinzione, occhieggiano al plastico ed al rassicurante e risultano né asfittici né falsi ma semplicemente vuoti, privi di qualsiasi tensione strutturale, linguistica o contenutistica.

(3) mi rifaccio alla celebre tripartizione socio-contenutistica del testo letterario esposta dal grande ed effervescente D.MAC DONALD, Against the American grain (1962)

(4) G. Franchi, cit., pag. 21

(5) idem, pag. 41

(6) idem, pag. 58

(7) idem, pag. 57

 

ISBN/EAN: 
9788876061363

Commenti

Caro Baol, per prima cosa merci, danke, takk, grazie.
Sono in ufficio e ho potuto soltanto uniformare l'impaginazione, inserendo i tag separati dalle virgole. Ho appena cominciato a leggere...

grazie all'anima santa che ci ha messo le mani. C'ho perso la pazienza, per pubblicarlo :-)

(e potrò finire solo stanotte, si sarà intuito. ma sono felicissimo dell'esistenza di questa tua recensione. da quel che ho letto m'attendono momenti notevoli, tra qualche ora. A presto;) ).

(per l'impagin. luca martello è più in gamba di me, fatti dare qualche dritta. Se passa di qua...;) ).

chiederò aiuto a chiunque mi ascolti, dato che sono due ore che sacramento in castellano :-D.

Bene bene caro Vate delle figiurs! Domenica 12 ci incontreremo al circolo in onore della nascita di questo tuo figlio, il che mi incuriosisce non poco! Vai così!

"Un dove come -quando-fuori pioveva, i perché di un narratore ventisettenne che non si cela e non si mostra, mantiene un lucido equilibrato distacco e coinvolgimento, in un gioco pericoloso e seducente che è lo scrivere, senza sottrarsi puerilmente dall?autobiografia e senza essere magari divorato da essa".

Ecco, questo è parecchio vero, è una delle molteplici sensazioni che si ha leggendo questo libro.

"i perché di un narratore ventisettenne che non si cela e non si mostra, mantiene un lucido equilibrato distacco e coinvolgimento, in un gioco pericoloso e seducente che è lo scrivere, senza sottrarsi puerilmente dall?autobiografia e senza essere magari divorato da essa".
Ottima fotografia del testo in poche righe.

Ops, non mi ero accorta Léon avesse riportato lo stesso passo, nel suo commento appena precedente al mio...
Sarà che ha davvero ragione, è molto vero ciò che scrivi nel tuo pezzo e chi ha letto il libro non può non concordare con te.

Quello che sorprende di Disorder è la sua compatezza stilistica, la sua mai ingenua anarchia sintattica che però è letterariamente ordinata anzi preordinata ad un fine poetico e metaletterario di descrivere il vuoto che questi anni hanno mirabilmente incarnato non solo nel mondo editoriale giovanile o giovanilistico ma purtroppo in generale. Non abbiamo la solita abbuffata di gergalità o neologismi di impatto prettamente visivo-emozionale. Nessuno abuso dello skaz di lodgiana memoria, anzi.

E’ vero, Baol 70. Verissimo. Bravo a evidenziare questo particolare molto importante.

Grazie

Raffaella

7-8. Grazie Leon.

Di Angela (permetti vero? Sono Paolo, piacere) conoscevo già la sua ed ho cercato accuratamente di non prolissare su temi e contesti ormai già divulgati e ampiamente condivisi. Spero di esserci riuscito Altrove avevo già letto altre recensioni e anche per questo ho accuratamente evitato di tornare su evidenti qualità già sotolineate. Il richiamo a Tondelli, evidenzio, non è mero amarcord. Inteso come "proiezione a" piuttosto come a "scrivere come" glosso qui, che è più consono.

10.
Grazie a te Raffaella. Come dicevo altrove, cercherò di dare contributi certo intrisi di una solidità logica e culturale. Ma il mio istinto mi porta a visionare senza remore. In ogni caso nell'economia del pezzo, quello che sottolinei è quello a cui tenevo abbastanza, quello dove cioè si ingenera la stima e la concordanza per il testo in questione.

"Aggressione sistematica del senso compiuto della frase tradizionalmente intesa senza mai sconfinare nel delirio senza fine di un monologo interiore proiettato meramente sulle visioni di un io narrante, ma coordinata e continuata violenza quasi chirurgica e con autocompiacimenti estetici ed estetizzanti, una vis narrativa così come generazionalmente e genericamente viene tramandata al fine di restituire potere, peso e vigore alla parola scritta e a dare una dimensione postmoderna allo stile."
Insieme al passo già citato da Raffaella, anche questo mi sembra notevole.
Grande apprezzamento per questo osservazioni, grazie.

grazie Marina, la frase era propedeutica o conseguente, in effetti. Sto arrossendo (lasciatamela va)

Metto anche qui il link su come impaginare http://www.lankelot.eu/forum/viewtopic.php?t=489

Piacere mio, Paolo.

"Nevrosi, nevrastenia, ma anche amore, disincanto ed improvviso e subitaneo richiamo della poesia. Distruggere ma anche costruire"

L'incipit è già esaltante. Significa: Zorn e Morselli, in prima battuta. E fondamentalmente è giusto che le prime parole siano "nevrosi" e "nevrastenia" (ancora non era stato messo in luce).
*
"la propria volontà di potenza, la propria più intima esigenza è capziosamente ma nello stesso tempo virilmente proiettata a disordinare quell?ordine precostituito ed apparentemente nefasto (e in sostanza semplicemente perpetuo) della società contemporanea, una fitta ragnatela di compromessi ed ipocrisie siliconate dal tempo e dall?humus machiavellico di profumo italico, ma nello stesso tempo mediatico e da commedia umana".

Qui andiamo decisamente nel cuore dei miei pensieri. E con classe leggi interpreti rinnovi rigeneri...(a "italico" sempre preferisco: "italiota", ma ci siamo sul serio).

"Non abbiamo comunque la riedizione tarda e fuori luogo dei deliri libertari e fredifraghi che permearono fino ad ammorbare le varie generazioni di veri o presunti franchi narratori di tendenza o di confine a partire dagli anni settanta".

Sottile e sublime. Splendido.

Applausi vari qui:

"la sua mai ingenua anarchia sintattica che però è letterariamente ordinata anzi preordinata ad un fine poetico e metaletterario di descrivere il vuoto che questi anni hanno mirabilmente incarnato non solo nel mondo editoriale giovanile o giovanilistico ma purtroppo in generale. Non abbiamo la solita abbuffata di gergalità o neologismi di impatto prettamente visivo-emozionale. Nessuno abuso dello skaz di lodgiana memoria, anzi".

Ti ringrazio per il "mai ingenua" e per "anarchica". Godo sullo skaz di lodgiana memoria.

Tondelli. E questa è la prima volta. Dico giusto e dico molto bene in considerazione delle letture plurime e non occasionali di PVT

(ma: a cavallo tra 2003 e 2004. Questo libro è fondamentalmente 2005. Ora: come tu abbia ricostruito la lettura di Tondelli è un mistero che se vorrai rivelerai; ma naturalmente è parte fondante della mia formazione, anche se non ne ho scritto mai).

Hai un grande stile e darai tanto a questo piccolo mondo buio che dobbiamo rivitalizzare. Felice ancora di più di saperti tra noi.

gf

COMM 6 > Ottimo Demoniaco, il Vate delle Figiurs ti saluta ti omaggia e ti attende, e non solo il 12 notte;)

Quante storie per un libercolo con sottotitolo da rimmel Dior. Non è Sellerio. Non è Adelphi. Ma plana che è una bellezza. Crucifigfe Baol. Crucifige GF (lo so, l'ora è tarda, io sono laconica, ma adoro citarmi). Paolo splendida questa.

http://www.lankelot.eu/?p=210

Lalla, prima che me ne dimentichi. Non era Dior, il sottotitolo, era Ian Curtis. Suicida a 23 anni. Due dischi, uno postumo. La sua band è ancora attiva, si chiama "New Order" adesso.

Gianfranco, l'ho letto con passione, merito tuo. Mi sento meglio che alcuni mie suggestioni siano state valutate come congrue, soprattutto dall'autore. Su Tondelli dovrei fare un commento a parte (e lo farò, )per ora lascio una chiosa "..col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all'orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all'avventuraaaa!" (P.V. Tondelli, Altri libertini, edizone della collana "Vintage", Feltrinelli 2005, pg. 163)

Allora. Ho letto e riletto TUTTE le recensioni a Disorder, le ho trovate originali ciascuna a suo modo, ma ad un certo punto mi è diventato difficile trovare per ognuna qualcosa di intelligente (e non ripetitivo) da dire. "Bella pagina" e "Spelndida recensione" erano fra l'altro già state usate ad abundantiam, mancava "ottima opinione" e "molto utile" e avrei creduto di essere ripiombata su Ciao (occhio: sto ironizzando, come è mio costume, non tolgo nulla a tutte le letture intelligenti dell'opera di Franco, che, ripeto, mi sono piaciute tantissimo!!!! Onore ai recensori e a chi ha scritto commenti sentiti). Prendo a scusa questa tua (altrettanto bella) ultima per dirlo pubblicamente così nessun si offenda (e GF in primis) se non ho lasciato commenti (più che meritati, davvero) a tutti.

"la vera ricerca, la vera guerra è ristabilire un ordine all?interno del proprio disordine emotivo ed intellettuale, così come la propria energia creativa, la propria volontà di potenza, la propria più intima esigenza è capziosamente ma nello stesso tempo virilmente proiettata a disordinare quell?ordine precostituito ed apparentemente nefasto (e in sostanza semplicemente perpetuo) della società contemporanea"

Sì. Ci siamo, direi.
Istantanea risucita, per come sento io, dello spirito che anima il libro.

adoro il tuo umorismo anche quando o dovesse essere fuori tema, tanto per essere ciao-linguistico :-). Ho cercato di evitare inutili ripetizioni sul libro avendole lette tutte anche io e avendole ovviamente apprezzate

24. GF, mettila come ti pare, ma rimmel Dior è fantastico. Lasciami morire con i miei sogni

Assolutamente. J'adore Dior.