Con questo libro d’esordio Chiara Zocchi, giovane autrice varesina (classe 1977), arricchisce la nostra letteratura di un personaggio pressoché inedito. Olga, infatti, la bambina narratrice protagonista di questo agile romanzo-diario, non ha simili sorelle letterarie in Italia, sebbene la sua astuzia disarmante unita al desiderio candido e legittimo di conoscere le numerose sfaccettature di quel mondo oltre al “mondo concentrato” del suo palazzo in cui “ci sono i poveracci coi buchi nel muro come me e quelli coi tappeti anche sotto il letto come il commendatore che abita nella scala C…” sembrano richiamare alla memoria la Zazie protagonista del forse più celebre romanzo di Raymond Queneau (Zazie dans le mètro, 1959), dissacrante scrittore francese alla perenne ricerca di forme ortograficamente e linguisticamente rivoluzionarie.
Nella casa di Olga “c’è il silenzio di chi urla” che lei registra quotidianamente nel proprio diario catturando stralci di una vita familiare stramba e dissestata, dominata a sprazzi dall’assente figura del padre, un lui dagli “occhi pieni di buio” che diventano dolci solo quando lo stesso finisce dietro le sbarre, e da un fratello drogato, nervoso, destinato a morire di aiz, che “forse è una cosa nera, come le strisce intorno agli occhi di mio fratello”, annoterà Olga, figlia di quell’orribile silenzio, riportando sul foglio “gli occhi pieni di parole” che ha: scrive di Ugo, il postino, dalla pancia “morbidissima” senza la quale “non ci possiamo abbracciare” che “mi dice sempre ciao stellina e per questo mi sta proprio simpatico” e del tabaccaio dalla “voce alta” che la mamma “dice che è uno di quei signori che vanno a letto con una grossa bottiglia di vino per berne un po’ quando si svegliano”.
Del resto, Olga non sarebbe che l’ennesima storia di una degradata realtà periferica dei nostri anni, se tutta la materia non ci fosse presentata attraverso gli occhi di un’innocente.
Il candore della protagonista, infatti, oltre ad aprire prospettive inattese sull’esistenza degli altri personaggi (un colpo di scena svelerà che Alberto, triste amante della ragazza con l’anello col serpente conosciuta in una chiesa, altri non è che il padre della sua amichetta Maria; e la scoperta che “l’amico” della madre, “il signore coi baffi” che in un primo momento ad Olga era sembrato muto, quando lei “per metterlo a suo agio” gli aveva chiesto “se era il nuovo marito della mamma e se dormiva qui stanotte”, “preferisce stare con un’altra signora e che è meglio che stia con lei perché l’ha promesso a Dio”), rivela con fragilità anche le ferite (“Da quando avevano saputo di lui, i miei compagni si erano spostati col banco lontano dal mio.Dicevano che i figli deidelinquenti erano tutti delinquenti. Anch’io, quindi ero in prigione”), gli stupori (“Dopo cena alla TV c’è il telegiornale, che è una cosa bruttissima, perché quando c’è succedono le disgrazie…se non lo facessero più, non succederebbe più niente di brutto e i ladri e gli assassini andrebbero in qualche altro paese col telegiornale”) e lo spaesamento, che accompagnano l’uscita dall’infanzia (“Voglio vivere in un altro tempo, messo fra il passato e il futuro. Ho deciso di chiamarlo presempre”), da quel suo mondo che “sta sotto le scale”, dove si ritrova spesso a parlare con Franco, candido, angelico, amico, come certi personaggi dostoevskiani, che rimarrà forse l’unico sollievo, insieme alla madre, alla sua solitudine, per lo meno fino alla partenza, poiché “suo papà ha trovato lavoro in una fabbrica di penne bic in una città che, per arrivarci in macchina, ci metti nove ore, senza fermarti mai in autogrill” e che lei aspetterà “perché a volte gli uccelli tornano”.
E, un giorno, Franco, angelo-uccello, tornerà per davvero, magari per regalarle una scatoletta marrone, apparentemente vuota, ma con dentro, invece, solo un pensiero!
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Chiara Zocchi, "Olga", Garzanti, Milano, 2005
Approfondimento in rete: Zocchi / Wuz / Chiara Zocchi
Commenti
Ok: il personaggio mi affascina. Ma ho (non)letto "Tre Voli". Grande fuori campo, missile divano-angolo della stanza a soli due giorni dall'inizio della lettura.
Ma nooo,Paolo,questo libro è carinissimo.Niente di epocale,ovviamente,ma godibile e gradevole."Tre voli" no,non l'ho detto.E visto che non ho nemmeno una gran mira credo proprio di poter passare...:)
In effetti Tre voli era decisamente scarsino e Zocchi è il fanalino di coda delle promesse italiane.
Tre anni fa teneva un seminario di scrittura creativa con Ammaniti e Scarpa a Varese, riuscendo a fare discreta figura nel mucchio...
Ne ho sentito parlare, ne ho letto, ma non conosco per lettura diretta. Mi sto mettendo l'animo in pace: bisogna leggere questi autori giovani, che il futuro mantenga o meno le promesse.
Ti dirò, di Zocchi ho letto solo tre voli e non, ad esempio, questo Olga.
Mi è sembrato un libro appena passabile, frutto di un impasticcamento baricchiano e di qualche lettura liceale molto sporadica. Il problema? Questa generazione giovane è la mia generazione, quella che vuole scrivere e fare arte, ma non vuole fare fatica. Quella che crede che si possa scrivere senza leggere. Ecco francamente questa generazione mi ha un po' fatto girare i.
(Poi valgono lodevolieccezioni e magari mi troverai ad applaudire il prossimo libro di Chiara. Non si sa mai che mi sia sbagliato.)
Non commento, oggi come allora, se non con due discorsi:
alfa - vi assicuro che all'atto della prima pubblicazione non si trovava sostanzialmente niente sull'autrice nel web. Quindi era in pieno spirito-lankelot: informazione sull'altrimenti obliato o trascurato o non emerso.
beta - se davvero questa Zocchi s'è legata agli Ammaniti significa parecchie cose poco edificanti. Mi rimane questa felice scrittura della Caroniti;).
dalle tue parole sembra davvero un libro godibile, confesso di averla sentita nominare solo attraverso la tua rec.
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Autori giovani: vanno letti, sì, specie quelli che abbiamo qui dentro o quasi, comunque io amo alternarli con letture di classici (me ne mancano così tanti...)
3. Mio Dio...
Non credo che vada amalgamata ad Ammaniti. Non ha il mestiere del nostro molto stimato e ha una vena poetica, molto criptata ma può lavorarci sopra.
Solo quei tre voli non mi avevano convinto, sembrava più il lavoro di un imbianchino che l'opera di un pittore.
Diciamo che Ammaniti fa falsi d'autore e li spaccia per originali, Zocchi non ha ancora bene deciso la direzione da prendere? Se mi capita Olga tra le mani leggerò e vi dirò altro. In fondo è scrittrice Lombarda; compaesani.
10. Ho provato a leggere i Tre Voli in tre diversi momenti della mia vita ed il libro ha ottenuto il primato di essere il libro italiano più fastidioso degli ultimi 5 anni. Per me. Quando poi la Zocchi si mette a provare giochetti linguistici che fanno tanto "City" di Baricco tutto il romanticismo e quel poco di lirismo che c'è nella storia di amore-formazione va a quel paese.
Di Ammaniti direi che almeno riesce, seppur a forza di petardi al cattivo gusto e bombe di ridicola frivolezza, a costruire una trama o almeno una struttura.
Dio li fa e poi li accopp(i)a.
Vedete?Non sapevo della coppia Zocchi-Ammaniti, l'ultimo nome del binomio mi fa rabbrividire. Di Ammaniti e della sua stagione cannibala ho una repulsione all'inverosimile. "Olga" -dirò- l'ho letto con piacere,ma dovessi spendere denaro e tempo al momento la Zocchi sarebbe l'ultima di una lista infinita. Concordo con michele sulla generazione giovane che pretende e scrive e non legge...
Ieri avevo il dente avvelenato e temo di essermi espresso male.
Zocchi e Ammaniti (insieme a Tiziano Scarpa e Aldo Nove) sono quattro nomi che in collaboraztione con gli Amici di Piero Chiara proponevano seminari di scrittura creativa. Non avendo mai partecipato non so bene di cosa si trattasse, ma non credo che fossero in coppia, piuttosto ognuno per i fatti suoi.
Aggiungerò che l'associazione Amici di Piero Chiara è un gruppo credibile di mecenati che ogni anno propongono un premio letterario (Piero Chiara), un concorso per giovani con meno di 25 anni (Premio chiara Giovani) e un premio alla carriera oltre ai seminari. (Giusto per senso di giustizia, il premio alla carriera 1999 andò a Magris che ha tutta la mia stima. Il Chiara giovani resta vivo anche oggi, con la lodevole menzione di unico nel web a non avere un costo di iscrizione o almeno così era due anni fa insieme a "Il nostro bisogno di consolazione" e ditemi se è poco)
I seminaristi (dunque nella fattispecie Ammaniti, Nove, Zocchi e Scarpa ma anche altri in altre annate) pubblicavano ogni anno in concomitanza con il premio Chiara Giovani un breve racconto. Magari li propongo sul forum tra qualche tempo e se ne discute.