Ognibene Silvia

Intervista su Esordienti da spennare

Autore: 
Ognibene Silvia

-Come le è venuto in mente di scrivere Editori da spennare?

In realtà l’idea è stata di Davide Musso, della redazione di Terre di Mezzo editore che stava scrivendo un altro libro, intitolato “Voglio fare lo scrittore” che è uscito proprio insieme al mio. Cominciando le ricerche per il suo libro, Davide ha sfiorato il mondo dell’editoria a pagamento ed ha avuto l’idea di un secondo libro, dedicato a questo argomento.

- Lei crede che il l’esistenza di queste case editrici è strettamente legata alla voglia di molti autori di pubblicare i propri libri ad ogni costo?

Se non esistesse "l'ansia da copertina" di molti aspiranti autori, non esisterebbero nemmeno le case editrici a pagamento. In Inghilterra, con una locuzione secondo me molto calzante, questo fenomeno viene chiamato Vanity Press. [http://en.wikipedia.org/wiki/Vanity_press]Purtroppo, ci sono fin troppi aspiranti scrittori che pagano per veder pubblicato il proprio nome su una copertina qualunque.
Spesso, perché staccare un assegno è molto più facile che affrontare il cammino della scrittura e della pubblicazione vera: un sentiero tutto in salita. La scrittura è un mestiere e come tale va vissuta. Con umiltà, sacrificio e impegno. Se si vuol fare lo scrittore davvero, naturalmente.
-Pubblicazioni in una collana dedicata agli autori esordienti di un'importante casa editrice a pagamento tra gennaio e febbraio 2007: totale 121, moltiplichiamo per 1800 euro ed ecco che abbiamo 217.000 euro di contributi diretti dagli autori, Non tutti pagano? Prendiamo meno della metà del totale 100.000 euro.
100.000 euro ogni due mesi per 6 periodicità e abbiamo in un anno la bellezza di questi ipotetici 600.000 euro, se invece siamo maligni e confidiamo sul fatto che tutti pagano abbiamo 200.000 euro per sei mensilità ed ecco la sottile cifra di 1 milione 200 mila euro.
Dove vanno a finire tutti questi soldi?
Provo a rispondere: credo che vadano in larga parte nelle casse degli editori a pagamento. Il problema dell'editoria a pagamento è che i libri, una volta stampati, non vengono distribuiti. Non arriveranno mai sugli scaffali di nessuna libreria, perché la maggior parte degli editori a pagamento non sono distribuiti. Questo accade perché la promozione e la distribuzione sono gli anelli più costosi e delicati della filiera del libro. Queste due voci si mangiano gran parte dei ricavi degli editori. Inoltre, per fare in modo che un distributore nazionale accetti un editore fra propri clienti, è necessario che l'editore si sia accreditato come serio e produttivo.
In sintesi,l'editore a pagamento si accolla solo le spese di stampa; spesso, manda in stampa solo le copie del libro che poi, come da contratto, rivenderà all'aspirante autore. Tutto ciò che dovrebbe spendere per la promozione e la distribuzione del libro se lo mette in tasca. L'editore a pagamento non fa profitti sul mercato del libro, ma nelle tasche degli aspiranti scrittori. Inoltre, il distributore accetta un editore come cliente solo se quest'ultimo gli garantisce un certo fatturato: ovvero, se ha un buon catalogo, se fa libri buoni e vendibili. Gli editori a pagamento, invece, fanno cataloghi a caso perché mandano in stampa di tutto: non sono interessati alla qualità delle opere, ma ai contributi pagati dagli scrittori.

- Inserire informazioni abbastanza precise su chi e, a volte, come può creare problemi anche se si lavora nel mondo del giornalismo. Ha dovuto rinunciare a pubblicare talune esperienze dirette o ci sono editori o
resoconti altrui che non ha potuto inserire?

No, ho inserito nel libro tutte le informazioni di cui ero in possesso.

- Stando ai dati del suo libro, sono molti gli autori che finiscono nelle maglie dell'editoria a pagamento, come mai, secondo lei, non è altrettanto diffusa la condivisione delle esperienze anche on line? C'è
forse una forma di vergogna da parte dell'autore (una volta resosi conto della frode) oppure è solo menefreghismo (della serie 'tanto a me è già toccato')? O magari paura per eventuali conseguenze personali?

Lo scambio di esperienze in rete è fondamentale. Blog, forum e siti ce ne sono. Proprio da lì sono partita per raccogliere le esperienze di esordienti finiti nella trappola e, onestamente, non ho trovato né
vergogna né menefreghismo. E' importantissimo, comunque, che chi si imbatte negli editori a pagamento renda pubblica la propria esperienza attraverso la rete: servirà per informare più persone possibile dell'esistenza, e soprattutto dell'assoluta inutilità, di questo fenomeno e magari ad evitare che qualcun altro ci caschi.

-Nella sezione consigli di carta non ha inserito i due libri di Gordiano Lupi su questo argomento. Li ha letti?

Non li ho letti, confesso. Ma lo farò.

-Recentemente Il Filo in una lettera inviata al blog Riaprire il Fuoco di Baraghini – Bianciardi che da tempo denuncia gli editori a pagamento ha annunciato di voler querelare il sito a causa degli:
“attacchi del tutto privi di fondamento che sono stati rivolti strumentalmente alla nostra casa editrice. Premetto che per quanto dichiarato da tale “CM” intraprenderemo immediatamente un’azione legale
rivolta ai gestori di questo blog, tesa a riconoscerci il giusto risarcimento economico e morale per la diffamazione subita.”

Non ha paura di ricevere qualche querela a causa del suo ottimo lavoro?

No. E se le querele arriveranno, ci vedremo in tribunale e sarà un giudice a stabilire chi ha ragione e chi torto. Per costruire l'inchiesta ho agito così: ho confezionato un manoscritto raffazzonato, l'ho spedito ad una serie di case editrici che sospettavo chiedessero contributi per la pubblicazione e ho atteso che mi venissero recapitate per posta le proposte contrattuali. Il fatto che gli editori dai quali sono stata contattata chiedessero il contributo per la pubblicazione è nero su bianco, sulla carta intestata delle case editrici e con la loro firma apposta in calce. Successivamente ho contattato telefonicamente le case editrici per chiedere informazioni e ho riportato nel libro le risposte ricevute. Chi vorrà eventualmente portarmi in tribunale dovrà dimostrare che io ho scritto il falso. Cosa che non ho fatto.

-Cosa pensa di queste affermazioni di Andrea Giannasi, direttore di Prospektiva:

“Dietro a sigle editoriali spesso si celano tipografie che “stampano” libri a pagamento e non forniscono alcuna garanzia dopo l’uscita del volume.[…] Ma attenzione non sono truffatori. Sfatiamo questa diceria.
Gli editori a pagamento stampano libri per autori che hanno deciso in maniera chiara di editare versando un contributo.
Dunque cade, lo ripeto a scanso di equivoci, la figura che vede l’editore come carnefice e l’autore come vittima.[…] E se proprio volete pagare ricordate che quello che fate non è dissacrante e che quando entrate in un negozio di scarpe prima di uscire pagate le Nike che avete appena acquistato. E così vale per ogni servizio che ricevete”.

A parte l’infelice accostamento scarpe-libri non crede che così si legittimano questi editori?

Dunque, va detto con estrema chiarezza che per quanto riguarda l'editoria a pagamento, nella gran parte dei casi, non si ravvisano gli estremi della truffa. E' l'autore, infatti, che sceglie e accetta di pagare una certa somma per la pubblicazione della propria opera, firmando un contratto. L'editore a pagamento, quindi, non fa niente di illegale. Il suo comportamento può essere, eventualmente, discutibile da un punto di vista etico, ma non è illegale. Talvolta gli autori firmano i contratti con eccessiva superficialità, senza valutare attentamente
tutte le clausole. Prima di firmare è doveroso controllare bene tutte le voci del contratto, principalmente quelle relative agli impegni che l'editore si assume per la promozione e la distribuzione del libro. Ci sono, poi, altre valutazioni da fare. Alla base di tutto ci sono le aspettative che l'autore ripone nell'operazione che si appresta a compiere: intendo dire che se si scrive un libro sulla storia del proprio paesino, il sindaco lo presenta a una sagra e si distribuiscono un po' di copie direttamente alle cartolibrerie del territorio per la vendita, non c'è nulla di male nel pagare qualcuno che si curi di editare, impaginare e stampare il libro. E' l'autore che si fa carico di gestire in proprio tutta l'operazione. In questo caso, rivolgersi ad un buon tipografo (se si curano in proprio editing e impaginazione) o a un editore a pagamento (che si occupa di tutta la realizzazione del volume) può essere la strada giusta. Il problema è quando si pensa che, semplicemente pagando, il nostro libro arriverà nelle migliori librerie italiane. Gli editori a pagamento disonesti sono quelli che fanno credere all'aspirante autore di poter contare su una distribuzione capillare a livello nazionale che poi, in realtà, non possono garantire. Quelli che promettono e non mantengono. I polli da spennare sono coloro che si illudono che, semplicemente pagando, troveranno il loro libro da Feltrinelli. Quelli che firmano i contratti senza leggerli bene. Premesso questo, fare lo scrittore è un lavoro ed è giusto esser pagati per il lavoro che si fa, non pagare per lavorare.

ISBN/EAN: 
9788861890176

Commenti

Segnalo la nuova intervista di Francesco Giubilei.
buona lettura
gf

Grazie!
Ricordo a tutti che potete leggere sul nuovo blog della rivista Historica-IL Foglio letterario (http://historicailfoglioletterario.menstyle.it) uno speciale dedicato agli editori a pagamento.
Si parte con la pubblicazione di questa intervista corredata da una recensione del libro di Barbara Gozzi.
http://historicailfoglioletterario.menstyle.it/archive.php?eid=7#comment...
E' prevista anche la pubblicazione di alcuni pezzi di Gianfranco (me li avevi inviati tempo fa, ricordi?)

ciao francesco. No, non ricordo...mandami una mail, per favore.

Cari Silvia e Francesco,
ottimo lavoro, chiaro e fluido, utile soprattutto ai giovanisismi aspiranti ad essere immolati pagando. Mi associo. Io (in passato vittima sacrificale e in certi casi anche "truffato") distinguerei ulteriormente: ci sono editori cialtroni che estorcono fondi ai vari assessori alla cultura, che vivacchiano da parassiti pubblicando periodici assolutamente inconsistenti e inutili, ma che permettono di spillare denaro pubblico, ci sono editori adulatori con letterine di critica elogiante già pronte (olim definite "a ciclostile"), legalmente non truffatori, ma nello spirito sì, ci sono editori buzzurri che non hanno grafici aggiornati nè astemi, che stampano malissimo, che non sanno calcolare nemmeno il dorso di un volume (è capitato a me con un prestigioso editore a pagamento). Non vorrei fare nomi (ma ne avete fatti voi), editori che non sanno come si pubblica un libro, che arbitrariamente tagliano i testi (questo purtroppo succede spesso anche nelle migliori famiglie, specie nelle antologie, per errore, per negligenza, in buonafede offendendo a morte poeti e poetesse narcise), che si dimenticano di complilare l'indice ecc. ecc.
Ancora distinguerei le vecchie volpi che da miseri insegnanti delle elementeri o medie inferiori, mangiamale col mutuo centennale per il bilocale popolare di estrema periferia, improvvisamente per merito della capanna editrice e di ingenui giovanetti (a volte presuntuosi) si sono fatti lussuose ville a Lignano Sabiadoro o Sabbaudia, illudendo diciottenni affatto ricchi, mentre invece trovo più giustificato per quanto non lodevole il comportamento del pio ladrone usuraio che pubblica in carta pregiata Fabriano e rilegatura in pregiata pelle (umana), - tiratura limitata - e ci sa fare, i tremila sonetti del notaio bacucco, o le amorose secrezioni della moglie gallinacea del prestigioso primario: in questo caso sono tutti contenti (perché tutti ladroni).

Sulla questione sapete come la penso. E' dai tempi del Pendolo di Foucault - quando Eco ridicolizzava gli autori a proprie spese - che il paese dovrebbe essere sensibilizzato, ma non succede. Questo accade perché - nonostante tante campagne contro gli editori a pagamento, tanti libri: penso a quello storico della Bendia, per Stampa Alternativa, cinque o sei anni fa; o a quelli di Lupi, successivi, sempre per Stampa Alternativa - c'è ancora chi si sveglia e dice "ma quelli che fanno pubblicità su Repubblica sono...".
Ridiamoci il buongiorno, allora. Ogni tanto fa bene, magari aiuta chi è rimasto indietro.
Fermo restando che da anni auspichiamo che lo Stato legiferi a dovere contro certi editori, e che quella gente è umanamente squallida e detestabile, io rinnovo l'invito a guardare in alto e a studiare il vero nemico: chi controlla e detiene la distribuzione...
tecniche e strategie di dominio del mercato dei 4 grandi gruppi.
Sparare sui banditelli a pagamento si può fare sempre: esisteranno sempre. Mi stupisce - ma non troppo - che le nuove inchieste non sembrino tenere conto delle precedenti. Peccato...

Insomma - le inchieste si facciano su qualcosa di "nuovo", se vogliono realmente cambiare le cose. Prendersela con quei minorati degli editori a pagamento a chi giova? Ogni tot anni esce un bel libro-inchiesta contro di loro. Ma loro non spariranno mai, assieme a chi li va cercando. Sono necessari ai presuntuosi e agli ignoranti, l'Italia ne è piena. Spariamo sul vero nemico. Bianciardi erede vuole riaprire il fuoco? Beh, il fucile non si punta ai piedi del nemico:)

"Spariamo sul vero nemico. Bianciardi erede vuole riaprire il fuoco? Beh, il fucile non si punta ai piedi del nemico"

E chi sarebbe il vero nemico?
L'italiano medio, oserei dire, il pensionato con la smania di pubblicare, l'universitario che crede di aver scritto un capolavoro... è questo che intendi?

L'ho scritto. Chi controlla il mercato. Gli editori-distributori.

"Fermo restando che da anni auspichiamo che lo Stato legiferi a dovere contro certi editori"

Lo stato non può legiferare, gli editori a pagamento sono legali.
Possono chiedere soldi, è anche giusto.
Molti autori ci cascano perchè non sono informati e questi sono delle vittime.
Altri però pubblicano due, tre, quattro volte con questi editori e sono dei coglioni.

lo Stato può legiferare. Basterebbe obbligare l'integrazione "pubblicato a spese dell'autore" nel colofon. Punto.

"Io (in passato vittima sacrificale e in certi casi anche ?truffato?)" pure io ahimè.

Sì è vero ?pubblicato a spese dell?autore? ma cosa cambierebbe, per me poco.

insomma... già adesso le edizioni a pagamento sono riconoscibili. Pensa alle pubblicità sui quotidiani trasformate da "concorso" a "pubblica a tue spese!". O a libri regalati a parenti e amici con su scritto "l'editore ha solo stampato. L'autore paga".

Scusate eh, se mi permetto, ma rimanderei a due pagine di Lankelot dove ci siamo detti le stesse cose: la prima è l'intervista a Lapo Ferrarese di Gianfranco www.lankelot.eu/index.php/2008/01/04/phasar-edizioni-intervista-a-lapo-ferrarese/

La seconda è la mia recensione a un librino di M.G. Cochetti con intervista a Gf Franchi.
Nulla togliendo all'interessante studio di Silvia Ognibene e all'intervista di Francesco, ha senso credo rileggere quelle pagine per capire in che direzione (più o meno obbligata) ci si stia muovendo in Italia.

Avevo letto l'intervista a Ferrarese, ora provvedo a leggere la tua al librino di M.G. Cochetti, grazie Ildelaura.