Ecco un libro perfettamente inutile. Eh sì. Perché non possiamo essere cristiani. Meno che mai cattolici. Piergiorgio Odifreddi, scienziato, matematico superstar da poco approdato anche sulla tv satellitare con un programma di “scienza ai limiti”, una specie di real tv con casi scientifici. Già autore di diversi trattati di saggistica, sempre a cavallo tra scienza, morale, logica e quotidianità, Odifreddi si butta sul suo progetto più ambizioso, una paziente, sistematica, razionale distruzione dei cosiddetti dogmi cristiani. Lo scienziato si diverte come un bambino che brucia pazientemente le formiche con una lente d’ingrandimento: meticoloso e forse un po’ sadico.
Si procede per gradi, cominciando con una dettagliata analisi dei sacri testi: Antico e Nuovo testamento vengono scandagliati a fondo, verso per verso, parola per parola. E così saltano fuori – proprio come l’autore spiega in quarta di copertina – “imprecisioni, contraddizioni geografiche e cronologiche, bruttezze varie”. I dati elaborati da Odifreddi sono ben più di una sterile carrellata di note a piè pagina, un elenco di refusi storico-biblici. Pur procedendo, infatti, per accumulazione, emerge un piano ben preciso, ben sintetizzabile dal quesito: quanto possono essere giustificabili gli errori – umani o no – presenti nelle sacre scritture, nelle testimonianze sulle quali l’intero grande sistema cristiano poggia due millenni di cultura?
E’ bene precisare che Odifreddi non scrive un libro ateista, ma anticristiano e razionalista: semmai il suo ateismo emerge qua e là tra le pagine più ironiche e taglienti, che comunque fanno sorridere (e pensare). A dimostrazione del fatto – e ciò è annunciato limpidamente nel titolo – l’autore non s’imbarca in confronti paralleli tra dottrine e religioni differenti: il saggio è un orgoglioso studio sul cristianesimo, senza peli sulla lingua né inibizioni di sorta. Al contrario di quanti anonimi lettori - anche se lettori è un parolone, in questi casi - hanno scritto sul web. Il premio alla stupidità va alla domanda: ma perchè Odifreddi, da ateo, scrive tanto di religione? Non è andare contro la propria tesi (sic)? Non devo essere io a rispondere che la religione, in Italia e non solo, influenza la vita di chiunque, a cominciare dalla politica fino all'etica (che ormai sta subendo un processo per cui tra un po' verrà a coincidere con una morale prettamente cristiana). Tra un po' verranno a dire Odifreddi si diverte a gettare fango sulla chiesa, che Odifreddi sa fare solo opposizione, un po' come farebbe la Sinistra più sminuita. Chiusa parentesi.
Micidiale il capitolo sui dieci comandamenti: emergono paradossi, imprecisioni, superficialità più o meno evidenti. E pensare che stiamo parlando delle fondamenta della morale cristiana, quei dogmi che condizionano giudizi ed intere vite, e che di conseguenza dovrebbero almeno avvicinarsi all’idea di perfezione divina. Ma, per Odifreddi, qua non ci si avvicina neanche all’aptum.
Ma andiamo avanti. Lungo ed impervio è il cammino verso l’illuminazione.
L’Antico Testamento narra di una serie di personaggi ed eventi che partono dalla mitologia e si avvicinano per gradi alla storia. Solo i fondamentalisti ormai non metterebbero in discussione la storicità dell’esodo o la conquista delle Terra Promessa. Arrivati al Nuovo Testamento, invece, anche solo sollevare la questione dell’esistenza di Gesù diventa un affronto ai credenti e un vilipendio della religione. Tuttavia, a parte qualche riferimento archeologico e pochi accertamenti geografici, nulla conferma che un individuo conosciuto come Gesù di Nazareth possa essere indicato come quel Gesù mitologico. Basti considerare le precedenti profezie: tutto nella Passione sembra essere stato scritto apposta per esaudire un copione già scritto su uno scheletro di riferimenti biblici. Come al solito: tutta la Bibbia (e forse anche il Cattolicesimo) poggia le sue basi su un sistema perfettamente indipendente da leggi o analisi esterne. Vabbè, tanto i dinosauri non sono mai esistiti, secondo gli antievoluzionisti.
Nella versione originale del più antico Vangelo canonico, e cioè in Marco, la resurrezione semplicemente non viene menzionata! Tre testimoni, tre donne “videro un giovane seduto a destra vicino il sepolcro, vestito con una veste bianca, ed ebbero paura”. La mitica resurrezione finisce qui. Secondo infatti la stessa edizione CEI i versetti successivi sono “un supplemento aggiunto in seguito”. Evidentemente la parola di Dio aveva bisogno di qualche ritocco… Più semplicemente un nuovo esempio di superficialità storica, propaganda religiosa, lettura partigiana.
Notevole è inoltre il paragrafo intitolato Da Dio a Cesare (pag. 155) – con un titolo che fa scintille… Secondo Odifreddi, nella storia si evidenzia l’aspetto fondamentale alla sopravvivenza di una religione: la sua connivenza col potere politico, che la trasforma da fenomeno spirituale a fattore istituzionale e le permette, spesso forzatamente, di inserirsi nel tessuto sociale di un popolo (sic). Gli esempi si sprecano: Marduk, dio di Babilonia, elevato al rango di protettrice dell’impero; Aton, dio solare egiziano, che avrebbe costituito la prima religione monoteista della storia; Confucio, i cui insegnamenti costituirono l’ortodossia ufficiale in Cina fino al 1911; Allah, autorità assoluta in vari paesi del Nord africa e dell’Asia, integralisti e non.
A cominciare da una sempre maggiore “simpatia” degli imperatori romani, il cristianesimo ottiene progressivi “favori”, forse in un tentativo di cancellare le prime persecuzioni antieretiche. Da Costantino in poi, si sa, è storia. Distorta, ma sempre storia è.
Odifreddi alza il tiro: segue un delizioso capitolo sui fondamenti e sulla burocrazia cattolica. Niente sfugge al suo occhio indagatore: la decadenza rinascimentale (il nepotismo papale; l’alto tasso di corruttibilità delle istituzioni ecclesiastiche), la spettacolarità di certi pseudo-miracoli contemporanei (Lourdes su tutti ma anche Fatima e una certa campagna pubblicitaria per gnoccoloni e papa boys), l’infondatezza di certi rituali stantii, ridicoli almeno quanto quelli pagani che hanno sostituito. E, naturalmente, i legami più oscuri tra stato e chiesa.
“Solo il Pontefice Romano merita di essere detto universale; il Papa è il solo uomo di cui tutti i principi baciano i piedi; le sue sentenze non posso essere riformate da nessuno ed egli solo può riformare quelle di tutti; La Chiese Romana non ha mai sbagliato e, come attesta la Scrittura , non potrà mai sbagliare.” (Dictatus Papae, Gregorio VII, 1075, esempio di Papa Re).
Difficile replicare, se non con la qualunquistica formula del “Quelli erano altri tempi!” . Si potrebbe rispondere raccontando di Marcial Maciel, fondatore della Legione di Cristo tanto amata da Giovanni Paolo II, il Papa dei giovani. Maciel è in cima alle classifica da quasi mezzo secolo, con un record di 45 anni di abusi e violenze sessuali sistematiche. Oppure, tanto per fare un po’ il sensazionalista, potremmo ricordare il prete di Ferns in Irlanda (paese cattolico per eccellenza) che violentò nel 2005 una ragazza sull’altare della chiesa. Oppure ancora Sean Fortune , suicidatosi dopo aver stuprato 29 bambini. Naturalmente, col motto de “La carne è debole” o “Io sono come Dio mi ha fatto” è facile minimizzare l’accaduto o meglio, storcere il naso per l’episodio dimenticando tuttavia il problema della questione in generale. Che poi è quello che la chiesa sa fare meglio: decontestualizzare per rimanere nell’individuale. Andate a leggere il Crimen Sollicitationis, ripreso poi da Ratzinger (il Luca Giurato dei Papi) ne il De Delictis Gravioribus. Brrr…
Il saggio racconta molto altro (dove finisce l’otto per mille alla chiesa, che fine fanno i preti accusati di pedofilia, che atteggiamento hanno avuto i Papi nei confronti delle guerre italiane e non) ma leggerlo avrà sicuramente un altro impatto. L’opera di Odifreddi è intelligente, dettagliata, motivata, ragionata, dissacratoria. Allora perché questo incipit? Perché da secoli abbiamo rinunciato al raziocinio per buttarci ad occhi chiusi tra le braccia della fede cattolica. Perché, che cos’è la fede se non credere a quello che non si può spiegare, come spiegano ad ogni bambino al primo giorno di catechismo? Questo saggio andrebbe letto nelle scuole, quantomeno per l’evidenza delle fonti e la lucidità dell’analisi. Ma, sia chiaro, nessuno prenderebbe mai sul serio l’idea di rinunciare a secoli di lavaggio del cervello per un libro di duecento pagine che ha venduto cinquecentomila copie in due settimane.
Dopotutto, la Bibbia è un best-seller di ben più grandi proporzioni…
Paolo Castronovo, Ottobre 2007.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Piergiorgio Odifreddi, Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) - Edizioni Longanesi, 2007
Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna logica all'Università di Torino e alla Cornell University. Collaboratore di Repubblica, L'Espresso e Le Scienze. Ha vinto nel 1998 il Premio Galileo dell'Unione Matematica italiana. Per Longanesi ha pubblicato: Le menzogne di Ulisse, Il matematico impertinente, Incontri con menti straordinarie.
Commenti
Soffro d'insonnia... Sigh.
Buonanotte.
Come ti capisco...
ma è insonnia molto fertile questa. E' un articolo importante. Domani - tra non molto - pioveranno commenti.
Un abbraccio intanto, e grazie per la condivisione.
Ora vado a lavorare, ma stasera torno e commento.
A+
T
'da secoli abbiamo rinunciato al raziocinio per buttarci ad occhi chiusi tra le braccia della fede cattolica. Perché, che cos?è la fede se non credere a quello che non si può spiegare, come spiegano ad ogni bambino al primo giorno di catechismo? Questo saggio andrebbe letto nelle scuole, quantomeno per l?evidenza delle fonti e la lucidità dell?analisi. Ma, sia chiaro, nessuno prenderebbe mai sul serio l?idea di rinunciare a secoli di lavaggio del cervello per un libro di duecento pagine che ha venduto cinquecentomila copie in due settimane.
Dopotutto, la Bibbia è un best-seller di ben più grandi proporzioni? '
> Finale fenomenale.
Concordo sul fatto che la fede è credere in qualcosa che non si può spiegare (nè si deve farlo). E concordo anche sul fatto che questo o altri libri dovrebbero essere letti ai ragazzini (non necessariamente nelle scuole dove forse ne riceverebbero spiegazioni 'canoniche'). Letti a menti 'fresche' e aperte per insegnare a ragionare (che non significa distruggere le eventuali radici religiose della famiglia). I ragazzi oggi sono molto più astuti, abituati ad usare l'intelligenza e svegli di decenni fa e questo permetto loro di assorbire e se, guidati bene, a imparare a ragionare e a fare scelte più consapevoli secondo me. Mi fa molta più paura l'atteggiamento di taluni che da una certa età in poi 'stordiscono' i figli o nipoti con 'parabole' e verità assolute sull'universo. Impongono un certo credo e lo ribadiscono in continuazione. I risultati di questo indottrinamento a senso unico possono essere ben diversi dalle aspettative, a mio avviso.
allora, premetto che non ho letto Odifreddi e che adesso sto di corsa per cui tornerò stasera su questo articolo, intanto vi metto il link per un'opinione alternativa (e contraria), che ricordavo di aver letto: http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/1043/114/1/0/lang,it/
Può essere utile sentire un'altra campana, no?
Son di passaggio e non ho ancora letto il pezzo, ma è d'obbligo darvi questo spassoso link:
http://it.youtube.com/watch?v=DVYQSVuA2q4
Augias - non credente dichiarato - non risparmia il suo interlocutore sino alla fine :)
ciao!
Di passaggio velocissimo.
Queste sono discussioni che mi piacciono sul serio.
Sana polemica.
Per ora mi limito a postare la replica di un suo noto collega.
http://gisrael.blogspot.com/2007_03_01_archive.html
"mercoledì 28 marzo 2007
Odifreddi promette: se fosse in Iran, spernacchierebbe l?islam. Mandiamocelo
(Tempi, 22 marzo 2007)
Come dimenticare ?Il matematico impertinente?, quell?incoerente ?pastiche? di divulgazione scientifica di mediocrissimo livello, intessuto di imprecisioni e autentiche bufale, e inframezzato di ridicole interviste a Hitler, a Gesù o a Saramago? Già allora l?autore, il professor Piergiorgio Odifreddi, dichiarava il suo intento: contribuire a rendere «il mondo un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta» facendo sì che «la matematica e la scienza prendano il posto della religione nella scuola e nei media». I risultati gli debbono essere sembrati insufficienti se ha tirato fuori un nuovo libro, ?Perché non possiamo essere cristiani?, in cui passa direttamente alle vie di fatto: il Cristianesimo è una religione «per letterali cretini», «indegno della razionalità e dell?intelligenza dell?uomo» e la Bibbia un?accozzaglia di «assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie». Per l?intanto, lui ha provveduto a fornircene una ?disamina? che è un?accozzaglia di sciocchezze, di affermazioni superficiali e ignoranti, scodellata con una tracotanza e un?incoscienza non degne di un docente universitario, per giunta di logica.
Per descrivere il modo di ragionare e la cultura dell?Impertinente basterà ricordare un paio di affermazioni che ha fatto alla trasmissione radiofonica Zapping. Dapprima ha osservato che il noto libro di Bertrand Russell ?Perché non sono cristiano? era un po? deboluccio ? infatti il pusillanime Russell ha soltanto spiegato perché lui non era cristiano, non perché non si dovesse esserlo e poi non aveva la competenza nell?esegesi biblica del Nostro ? e quindi bisognava dare un rinforzino. Quindi, ha risposto ai critici affermando che è una bestemmia confondere il Dio di Cartesio e di Einstein, che regola il mondo e anzi si identifica con le leggi che lo governano, con il Dio dell?Antico e del Nuovo Testamento. Doveva andarlo a raccontare a Cartesio, che chissà perché era dualista e sosteneva che l?infinito non può essere attinto dall?uomo perché appartiene soltanto a Dio; o a Einstein che sosteneva che senza mistero non c?è scienza. E doveva raccontarlo a Newton, che sosteneva che il Divino Operaio opera nel mondo correggendo attivamente le perturbazioni del sistema planetario, e tentava di spiegare la gravitazione universale in chiave teologica. Un emerito cretino, non c?è dubbio.
Ma il capolavoro dell?Impertinente è stato quando ha replicato all?accusa di non aver avuto il coraggio di prendersela con la religione musulmana, dicendo che lui se la prende con il Cristianesimo perché vive in Italia, ma che se vivesse in un paese islamico se la prenderebbe con l?islam? Tanto non ci vive, e il gioco è fatto. Viene da chiedere come mai non abbia aspettato di andare a vivere in Israele per prendersela con l?ebraismo. Nè varrebbe rispondere che lo ha fatto perché in Italia ci sono ebrei: di musulmani ce ne sono molti di più. Bel maestro di logica e di ragionamento! Probabilmente, quando prepara la pastasciutta gratta il parmigiano sull?acqua, e appena bolle l?acqua la butta sugli spaghetti.
Potremmo venirgli incontro. Facciamo una colletta per inviarlo in sabbatico da Ahmadinejad. Sono aperte le scommesse per vedere cosa succederà. Nelle speranze dei suoi adoratori ? che in rete lo divinizzano: «libro straordinario, dovrebbe sostituire la Bibbia» ? convertirà milioni di musulmani all?odifreddismo. Ma è più probabile che tornerà pubblicando un libro dal titolo ?Il matematico talebano?.
Giorgio Israel"
"martedì 13 marzo 2007
Per Odifreddi il compito della scienza è sfottere cristiani ed ebrei
Matematico impertinente ma poco coraggioso
Nel suo ultimo libro il professore dà di cretini ai credenti, ma si guarda bene dal coinvolgere i musulmani
Immaginate che si pubblichi un libro dal titolo ?Perché non possiamo essere musulmani?. Immaginate che vi si affermi che l?islam è una religione per «letterali cretini e non adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo», e si spieghi che, poiché «la statistica insegna» (sic) che metà della popolazione mondiale è cretina, non è da stupirsi che ci sia un miliardo di musulmani. Immaginate che si sbeffeggi Maometto come ?el libertador? e ?el conquistador?. Immaginate tantissime piacevolezze consimili e tirate le somme. Le reazioni a un simile libro, disponibile a pile nelle librerie, farebbero impallidire quelle alle celebri vignette danesi. Il ministro degli interni dovrebbe proteggere con una robusta scorta l?autore, l?esimio professor Piergiorgio Odifreddi, colpito da una fatwa, in attesa che il ministro degli esteri calmi le acque, inviandolo in esilio su un atollo per evitare il taglio dei rifornimenti petroliferi.
Ma non temete. Il libro c?è, ma al posto dei musulmani ci sono i cristiani. Il professor Odifreddi si proclama ateo integrale, è un leader dell?UAAR (Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti), assieme a Carlo Flamigni, Margherita Hack, Pietro Omodeo, Sergio Staino ed altri, ma, sebbene consideri la religione roba da minorati mentali, picchia duro soltanto su due religioni: ebraismo e cristianesimo. Anzi, si mostra commosso per i soprusi che le due più malefiche creazioni dell?idiozia umana hanno esercitato nei confronti delle altre religioni. Insomma, l?esimio professore non è un cuor di leone, ma l?espressione del più comune conformismo: quello di chi corre a tirare pugni laddove è certo di non correre rischi, e anzi dove spera di essere incoronato novello Voltaire.
Le finalità del libro sono chiare. In primo luogo, mostrare che l?ebraismo è, in soldoni, il tentativo di stabilire su basi teologiche il diritto a una terra: un disegno perverso che ha condotto alla costituzione di Israele, dal nostro definito in un?intervista uno ?stato fascista?. E poi dimostrare che quel tal Gesù era mezzo mago, mezzo imbonitore di ridicole storielle, sulle quali è stato costruito un edificio teologico inconsistente e assurdo e un sistema di potere che ha prodotto soltanto delitti e misfatti. Del resto, è noto da un pezzo che questa è la missione del professor Odifreddi. Ma ora siamo all?ossessione. Qualsiasi cosa gli si chieda, anche che tempo fa, il professore risponde imprecando contro Dio e Gesù. In una recente intervista, gli è stato chiesto cosa pensasse del progetto francese di introdurre il calcolo aritmetico fin dall?asilo e prontamente ha risposto che saper fare 2 + 2 predispone a capire meglio che le tesi secondo cui siamo stati creati da Dio o sotto un cavolo sono entrambe ?spiegazioni demenziali?.
Le letture recenti del professor Odifreddi sono il ?Diario di Bolivia? ed il manuale ?La Guerra di Guerriglia? di Che Guevara, come racconta in un?intervista, «forse l?ultima prima di imbracciare il fucile e andare in montagna»: forse crede di dar prova di humour e non sa che in montagna col fucile ci sta da un pezzo. Almeno fin dal suo ?Il matematico impertinente? in cui dichiarava guerra all?era delle tre B, Berlusconi, Benedetto XVI e Bush. Del primo si è disfatto. Liquiderà il secondo con questo libro, e completerà la trilogia con la demolizione del Grande Satana USA (e, come corollario, del Piccolo Satana sionista). Per realizzare il secondo obbiettivo, il nostro non si è risparmiato, almeno in apparenza, vista la mole di citazioni e di disquisizioni filologiche di cui il libro è cosparso. Si direbbe che egli abbia passato anni a studiare l?ebraico e ad approfondire l?esegesi biblica ? una via crucis intellettuale, come confessa nauseato. Ma per crederlo bisogna essere ingenui o bendisposti. Non serve neanche grattare in superficie per constatare di quale accozzaglia malamente rabberciata di informazioni di terza mano, probabilmente raccolte sul web, su enciclopedie e dizionari, sia composta la via crucis. È una sequenza di scoperte dell?ombrello (Elohim che è un plurale), di ridicole definizioni in pillola di temi su cui sono stati scritti libri (come il golem), o di elenchi di traduzioni di locuzioni bibliche, la cui diversità viene esibita come prova di non si sa bene quale confusione mentale anziché dell?incapacità del nostro ebraista di dirci qual è quella giusta. E francamente non vale la pena di continuare. Non soltanto perché la qualità del libro non lo merita, ma perché raramente è dato leggere una tale pizza, una vera via crucis di noia, ravvivata soltanto (per chi ama queste cose) da insulti o da osservazioni pecoreccie del tipo: «come simbolo del pene, il serpente sarà pure insinuante e viscido [sic], ma è un po? moscio: può però facilmente ergersi in un duro bastone, e afflosciarsi in un serpente, anche nelle mani di Mosé».
Potremmo chiudere qui ed anzi chiederci se valeva la pena spendere tante parole, se non fosse che questa vicenda tristanzuola solleva una questione importante. Il professor Odifreddi non è un quidam: egli si è ormai affermato come uno dei principali esponenti della cultura scientifica in Italia. Gli vengono conferiti premi ed onorificenze a mazzi. Di lui si parla, senza tema del ridicolo, non come di un dignitoso ricercatore, ma come di un ?vertice mondiale?, che fa avanzare la cultura scientifica con uno ?spirito acuto e brillante? e una ?cultura di vastità rara? (sito Cicap di Piero Angela ed altri). Egli è il dominus della scienza sui giornali, sulle televisioni e sulle radio e non c?è festival, kermesse, teatro o manifestazione dedicata alla scienza di cui non sia la prima donna. Persino il sindaco di Roma, Walter Veltroni ? incurante o ignaro di essere stato trattato da Odifreddi alla stregua di un leccapiedi, uno di coloro che si genuflettono davanti a papi e cardinali ? gli ha conferito l?incarico di direttore scientifico del Festival della Matematica di Roma. Insomma, siamo in pieno ?odifreddismo?. E qui occorre chiedersi perché e quali sono le conseguenze.
Il fatto è che lo ?stile Odifreddi? esprime al meglio la tendenza a ridurre la cultura e la divulgazione scientifica a spettacolo, festa, divertimento. Non c?è bisogno di difendere un?idea noiosa e austera della scienza per dire che non è sensato ridurla a una sagra della porchetta. È una buona idea imbonire i giovani facendo credere che la scienza sia qualcosa che si apprende giocando? Prendiamo il caso del Festival della Matematica. Vi si mette in scena una sfida tra il campione di scacchi Spassky e quindici matematici. Il risultato sarà ovviamente che le quindici ?spalle? verranno sonoramente battute. Quale messaggio s?intende così trasmettere? Sfidiamo a trovarne uno dotato di un minimo di senso, salvo il fine in sé di inscenare uno spettacolo circense. E che dire della conferenza-spettacolo di Don Prezzemolo?Dario Fo? O dello show animato, manco a dirlo, da Serena Dandini? O della stantìa riproposizione del film ?Morte di un matematico napoletano?, esemplare di una filmografia ?matematica? in cui tutto si fa salvo che trasmettere un?idea sia pure ectoplasmatica di questa scienza? Come ha scritto Michele Emmer, «ben vengano le feste di qualsiasi cosa, anche di matematica, purché non pretendano di fornire la via maestra alla comprensione delle cose», mentre il guaio è che «nella glamourizzazione in corso vincono gli scienziati, ma perde la scienza».
Ma c?è un secondo aspetto: l??odifreddismo? sostituisce metodicamente i contenuti scientifici con contenuti politici e ideologici, con una battaglia laicista, atea, anticlericale, antiamericana, antisionista e quant?altro. Basta seguire la produzione letteraria di Odifreddi: i contenuti scientifici ? peraltro sempre trasmessi con una divulgazione di qualità talmente discutibile da rendere le espressioni di lode una manifestazione di umiliante piaggieria ? man mano si dileguano per lasciare il posto alla rissa politica.
Le conseguenze si vedono. L??odifreddismo? provoca soltanto contrapposizioni ideologiche frontali e furenti. Basta dare una scorsa, sul sito InternetBookshop, alla valanga di ?recensioni? dei lettori ai libri di Odifreddi. È un mondo spaccato a metà: da un lato, i fans del professore, che proclamano la loro fede atea e postcomunista, arrivando persino a dire di essere certi che il libro è meraviglioso anche se non l?hanno ancora letto; dall?altro, coloro che si sentono beffati nella speranza di leggere di scienza e si vedono invece semplicemente dileggiati nelle loro convinzioni profonde. Un bel trionfo della razionalità, non c?è che dire.
C?è chi difende Odifreddi dicendo che è comunque un bene che si parli di scienza e di matematica. È l?insulsa massima «qu?on en parle, bien ou mal, mais qu?on en parle». Vogliamo davvero far credere che il compito principale della scienza sia dimostrare che la religione è pura demenza? Il risultato sarà che metà dei giovani fuggirà verso altri lidi, e l?altra metà si iscriverà alle facoltà scientifiche credendo che studiare scienza significhi spernacchiare su Gesù e Mosé, gridare ?Bush boia? o fare interviste a Hitler. Un bel capolavoro per chi piange da mane a sera sulle misere sorti della scienza in Italia.
Coloro che hanno accettato, per ragioni mediatiche o politiche, Odifreddi come profeta ed esponente della cultura scientifica di questo paese dovrebbero riflettere. Se fossimo davvero ? come pretende qualche imbecille ? dei ?nemici della scienza?, tiferemmo senz?altro ?forza Odifreddi?.
Giorgio Israel"
New York, 11 Febbraio 2006
"L'assonanza col motto di Soren Kierkegaard "non possiamo essere cristiani" è soltanto pura omofonia: sta infatti ad indicare non la supposta inadeguatezza del fedele, che gli impedirebbe di raggiungere un autentico rapporto personale con Cristo, ma la dimostranda assurdità della fede cristiana stessa, che pretende di continuare a propinare all'uomo occidentale contemporaneo stantii miti mediorientali e infantili superstizioni medioevali."
P. Odifreddi
"Odifreddi promette: se fosse in Iran, spernacchierebbe l?islam. Mandiamocelo"
(Tempi, 22 marzo 2007)
Ah ah ah! Quanto sono spiritosi, questi intellettuali professoroni che se ne escono con queste battute alla Striscia la notizia...
7. E' un punto di vista diametralmente opposto, certo, ma che pecca nella sua polemica di una superficialità ovvia: attacca in primis la forma comunicativa di Odifreddi.
Punto primo: il primo capitolo di "Perchè non possiamo..." spiega l'accostamento dei due termini "cretino e cristiano". Israel l'avrà letto?
Punto secondo: l'alto tasso di spettacolarità dei saggi di Odifreddi è solo una furbata mediatica. Scrive (e vuole scrivere) per la gente (alla gente), non ai colleghi scienziati-matematici, non solo.
6: ahaha ma come finisce la trasmissione ahahah. augias è pazzo!
!Micidiale il capitolo sui dieci comandamenti: emergono paradossi, imprecisioni, superficialità più o meno evidenti!. citane qualcuno
Alè, come immaginavo:). Avanti così...
8. A proposito delle recensioni su Internetbookshop: le ho lette le recensioni e, se mi passate il francese, sono una marea di stronzate. Gente che probabilmente il libro l'ha solo spiluzzicato tanto per dirsi "atei". Che poi, mi ripeto, il libro non è un'apologia dell'ateismo, è un'analisi approfondita di testi e dogmi sacri.
Di che stanno parlando, dunque?
"Ecco un libro perfettamente inutile". Pur non avendolo letto concordo. Concordo perchè ho sentito più volte parlare Odifreddi e l'ho sentito raccontare un mucchio di balle. Se tanto mi da tanto... ma proseguo nella lettura.
Beh, già la pretesa di fare un "seguito" del libro di Russell è un'enormità.
Beh, bel pezzo Paolo, ben scritto e ben approfondito. Leggo che in sostanza che Odifreddi non ci dice nulla di nuovo, è solo che ce lo dice in modo fazioso, a quel che capisco (o, perlomeno, fazioso dal mio punto di vista). Non serve uno scienziato per argomentare sulle contraddizioni presenti nei testi sacri e nella storia del cristianesimo. Me ne sono accorto anche io, che non sono uno scienziato, semplicemente facendo qualche esame di teologia (7 per la precisione). Andrebbbe letto nelle scuole? Non saprei. Per me no, dico comunque che ci vuole forte coscienza critica per approcciare questi temi, e faziosità zero, ovviamente. Caratteristiche che, a quel che ho notato ascoltandolo, Odifreddi non possiede. é un personaggio mediatico, come ce ne sono tanti, a mio modo di vedere trascurabile. Gli si è data fin troppa importanza. Ma se la gente compra il libro... Mah? lasciam perdere, come diceva il Conte Max;)
Mah, diciamo che su certi argomenti bisognerebbe andare cauti. E come tutte le discipline, occorrerebbe non parca preparazione.
Odifreddi sembra dire cose sensate, o meglio: comprensibili secondo un certo filo logico; ma emerge più di altre il tono cinico e frettoloso con cui si approccia ad uno dei più importanti testi dell'umanità. Il tatto è importante.
neanche io ho letto il testo. ma nn mi è sembrato un "personaggio televisivo" impreparato. anzi.
18-19 - Non ho detto che è impreparato, Ryo, ho detto che è faziosio e ha scarsa coscienza critica. E concordo con Luca sul fatto che certi argomenti andrebbero trattati con estremo tatto. Sul fatto che dica cose sensate ho i miei dubbi, proprio per i limiti di cui sopra. Personaggio mediatico poi lo è Ryo, lo trovi dovunque (io guardo pochissima tv e l'ho visto spesso, sarà un caso...), e lo chiamano apposta per provocare con le sue argomentazioni. Se poi entriamo nello specifico dei testi sacri posso anche dirvi volta per volta dove secondo me pecca Odifreddi.
Mi sembra che ci sia una differenza di fondo tra la recensione ( e quello che traspare del libro) e lo scatch televisivo. In TV Odifreddi è catodico e derisorio, e anche approssimativo. Da quello che scrivi del libro invece mi sembra vada più nel dettaglio del problema; che è sostanzialmente di vecchia data.
Formulato altrimenti mi sembra che sia: la religione non è razionale e non trasmette una conoscenza razionale. Può essere altro, trascendenza o come dicono a volte un po' qualunquisticamente "andare oltre", ma allora perché con tanta insistenza la romana chiesa continua a "rivenire dall'oltre" per impicciarsi di quanto è razionale, ergo fuori dalla sua comptenza, con miracolini, apparizioni, madonnine e fatime, Padre Pio, Woytila che guarisce magicamente et similia?
La risposta di O. mi pare essere tra le righe quella che sappiamo, e cioé che per essere mediatica e efficace e convincente e per ammaestrare le masse, occorre una chiesa catodica e appariscente, una chiesa che fa e vende miracoli.
E quella cattolica di chiesa ha scelto chiaramente il suo campo, e vende miracoli e santini; poteva essere altro, poteva essere una chiesa trascendente o mistica o teologicamente impegnata, ma ha scelto il potere e il denaro.
Quindi concordo. Non posso essere cattolico.
Intervengo solo per dire una cosa.
Personalmente, confido, credo e spero che il Cristo sia esistito e abbia testimoniato l'esistenza di Dio e il senso della nostra vita.
Diffido della Romana Chiesa, diffido da ogni Chiesa, nel momento in cui alla spiritualità s'abbina il potere temporale; nel momento in cui la gerarchia interna a quella Chiesa è dubbia, e non democratica (d'altra parte: chi potrebbe decidere? Lo Spirito Santo ha forse votato gli antipapi, o i papi vicini ai regimi?).
Diffido di quel testo che non abbia manoscritto originale: diffido delle interpolazioni, delle manipolazioni, dei tentacoli del potere.
Conosco la fatica della scienza della filologia: è chiaro che questa fatica non assicura perfezione. La parola di Dio non doveva essere scritta in una lingua traducibile, ma in una lingua a tutti comprensibile. Per questo so che quel che il Cristo avrebbe detto non sempre è quel che leggiamo. Il mio Cristo è un'idea luminosa e solare, fertile di coraggio, di umiltà e di idealità.
La spada portata tra gli uomini, non la guancia mostrata al nemico.
Né la tassa versata al regime omicida, o ladro.
Lui scacciava i mercanti dal tempio; non avrebbe mai avallato un tempio di mercanti.
21. Totalmente d'accordo con Thomas.
22. E' proprio questo dualismo tra Dio ideale e dio cattolico che Odifreddi vuole evidenziare. Magari lo fa in modo spettacolare, sfruttando certi canali massmediatici. Ma credo non sia il classico scemo di turno. Piuttosto è da considerare il fatto che è un matematico: magari manca di tatto o diplomazia ma il suo è un metodo analitico a tutti gli effetti.
Poi vorrei ricordare che il titolo non è "Perchè non possiamo credere" o "Perchè il cristianesimo fa schifo e le altre religione sono una figata" o "Fanculo lo spirituale".
Quelle che espone sono truffe a tutti gli effetti: bugie anacronistiche che il cattolico, non fanatico ma semplicemente praticante, da per scontate ogni giorno.
In questo caso, è opera meritoria.
pur detestando la chiesa la bellezza dell'idea di un uomo che è uomo e dio e si fa carne per risorgere e insegna agli uomini porgendo loro la strada della sofferenza e del perdono, almeno soltanto tutta questa bellezza -che la chiesa non merita assolutamente- a me personalmente mi fa sentire in certi momenti estremamente cristiano. odifreddi è uno che specula, come se avesse trovato dove mettere un dt o come risolvere un integrale di nessuna importanza. i suoi calcoli applicati a certe cose li trovo decisamente fuori luogo.
25. Non voglio entrare in una discussione religiosa ma vorrei porgerti una domanda che è una domanda sincera, senza ironia: sarebbe lo stesso per te se questa idea fosse una menzogna a tutti gli effetti (cosa che comunque non è stata provata o smentita, peraltro)? Riusciresti a lasciarti trasportare dall'illusione? Pura curiosità.
23 - Io credo che aopprocciare certi temi con la ragione o il piglio matematico sia impossibile, o comunque sbagliato. Farlo poi con le modalità con cui lo fa Odifreddi è doppiamente sbagliato. Per me è solo un pallone gonfiato degno personaggio del circo massmediatico, per quel che ho visto, pur non avendolo letto (e mai lo leggerò). Come ripeto, la mia è un'opinione molto personale ma es vogliamo scendere nello specifico dell'approccio di Odifreddi alla Sacra Scrittura sono disponibilissimo ad argomentare più specificamente.
22 - "Il mio Cristo è un?idea luminosa e solare, fertile di coraggio, di umiltà e di idealità. La spada portata tra gli uomini, non la guancia mostrata al nemico". A parte l'umiltà sono d'accordo con te (il figlio di un Dio, nella mia ottica, non dovrebbe essere umile o suscitare umiltà, ma "potenza" nell'accezione più puramente evoliana).
Sì. Non può che essere potenza assoluta e lingua unica e comprensibile a tutti.
Ma sarebbe secondo a suo Padre, da lui generato. Quindi, umile nel riconoscere Dio, e nella consapevolezza d'esserne figlio, d'essere sua creatura.
27. Guarda, Federico, devo dire che in tv può dare questa impressione, anche perchè il catodico ha la capacità di far sembrare chiunque stupido. Però se devo essere sincero mi piacerebbe una tua opinione riguardo al libro in questione. Non scartarlo a priori. Anche perchè quello matematico-scientifico è il suo campo, quelli sono i suoi mezzi interpretativi. Credo i più obbiettivi in assoluto, no?
Ricorda poi come ho iniziato la rec: inutile... Proprio perchè la religione è inattaccabile da questo tipo di pensiero. Ma l'esercizio, di per sé, non è da sottovalutare. :)
(Davvero interessante come confronto, comunque. Mi sono sempre dichiarato ateo, alla Dagerman, per intenderci, o meglio alla Cioran. E' sempre delicato e sublime discutere di certe cose. Un brindisi a voi!)
Ma ci mancherebbe, Paolo. Ti leggo sempre con estremo interesse e di solito scegli autori che mi piacciono. Sono rimasto sinceramente sorpreso della scelta di Odifreddi. é vero, non l'ho letto, e chi non ha letto ha sempre torto;) Purtroppo in televisione m'ha fatto un brutto effetto, ma brutto davvero. Il tema è intrigante, ma calcola che non mi è affatto estraneo (quello delle Scritture e più in generale degli spiritualismi e delle religioni, intendo). L'approccio scientifico-matematico mi è davvero lontano, io sono più per il metafisico e filosofico. Forse è un mio pregiuzio, o più probabilmente risento di una formazione profondamente anti illuminista;)
brindo a Paolo, con amicizia e viva considerazione, e brindo a voi.
Gran bel lavoro.
"Al contrario di quanti anonimi lettori - anche se lettori è un parolone, in questi casi - hanno scritto sul web. Il premio alla stupidità va alla domanda: ma perchè Odifreddi, da ateo, scrive tanto di religione? Non è andare contro la propria tesi (sic)? Non devo essere io a rispondere che la religione, in Italia e non solo, influenza la vita di chiunque, a cominciare dalla politica fino all?etica"
Ahime anche la vita economica. Faccio un esempio. Alcuni economisti per spiegarsi il fatto che l'industrializzazione sia nata e sia così fortemente sviluppata nei paesi dell'area protestante invece che in quelli cattolici ricorrono al diverso atteggiamento che le due religioni avevano nei confronti di chi da in prestito denaro.
33: avevo sentito qualcosa di simile a proposito del fatto che Weber riteneva che nel Calvinismo fossero insiti i semi del moderno capitalismo.
mi spiace che sono su un pc non mio e fuori casa: non posso argomentare decentemente.
Di fatto però una critica vera al libro non la posso fare; prima lo dovrei leggere tutto e poi parlare.
Per ora mi sono limitato a spiluzzicarne alcuni brani in biblioteca e da recensioni.
L'impressione è di un qualcosa di già visto e letto: nulla di nuovo sotto il sole.
Mentre un libro apparentemente simile (ma solo apparentemente) come quello di Hitchens ("Dio non è grande"), avendone letti alcuni brani e una lunga recensione sul Corriere, mi dà l'idea di essere molto più serio e "scientifico" nelle sue argomentazioni, sicuramente discutibili, alcune magari inaccettabili, ma degne di confronto.
Per ora non azzardo oltre.
Semmai posso dire che i commenti manichei ad opere come questa (vedi internetbokshop) non mi hanno fatto una grande impressione.
Come mi ha fatto invece una pessima impressione Odifreddi come persona (Israel, altro personaggio da non prendere per oro colato, ha però colto aspetti che condivido).
In sintonia (anche) con Leon.
Mi rendo conto un po'poco per replicare adeguatamente.
Scusate la fretta.
ecco la copertina!
ecco la copertina!
Alla tesi di Odifreddi manca
Alla tesi di Odifreddi manca soltanto un "non": "Perché non possiamo "NON" essere cristiani", questo si dovrebbe dire e molti l'hanno dimostrato. Vorrei avere il tempo (e lo stomaco) di leggere le 200 pagine di questo libro (soltanto 200? Forse mi deciderò a farmelo prestare e lo leggerò per dimostrare la sua malafede). Sono certa che non sia necessaria l'arte di una polemista o la scienza di una socio-psicologa (non sono né l'una, né l'altra). Qui dico soltanto questo: Gesù disse: "E' più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago (la cruna è la piccola porta laterale dell'ingresso in una città) che un ricco entri nel Regno dei cieli". Perché non disse lo stesso per un sapiente (del tipo di Odifreddi?). Anche a un tal sapiente offuscato dalla propria superbia, come il ricco dalla propria avarizia - è molto difficile - per non dire impossibile - ottenere il perdono dei suoi peccati, che Dio concede così facilmente agli umili (che sono, per fortuna, tanto più numerosi dei sapienti). Secondo me, il buon Dio non indirizzò lo stesso monito al sapiente per non sgomentare il resto dei sapienti che credono in Lui, ben sapendo che quelli come Odifreddi a sgomentarli non ci può riuscire nessuno... Ma non poniamo limiti alla tenerezza e alla generosità di Dio e chissà che un giorno, anche Odifreddi...
Anche perché, in fondo, una certa acutezza di ingegno, pur usata finora così male, non gli manca.
La tua recensione, Paolo, è da manuale.
Raffaella
[odifreddi] il suo blog viene
[odifreddi] il suo blog viene molto spesso aggiornato:
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