Ora capisco le sue ossessioni mariologiche: non sa dove sbatter testa. Nove ormai è rimasto solo un nom de plume, se fosse un voto nemmeno ad educazione fisica. 'Ste ginniche performances da vita oscena fanno francamente ridere i polli. Che vuoi che sia un po' di sm, un po' di bondage e un po' di noioso bisessualismo: ma davvero basta questo per render pubblica una 'vita spericolata'? Ma dai!
Sull'aggettivo 'oscena' in questo caso non vagabonderei più di tanto, il significato netto lo si percepisce dopo un po' (sì, perché la prima parte del libro è onesta e anche commovente, poi... après moi le déluge): oscena non perché immorale o peccaminosa, ma perché brutta.
Quindi oscena la vita perché osceno il libro, nel senso di una sua riconducibilità ad un'estetica raccapricciante e offensiva di un'intelligenza che si credeva, nonostante le preci mariologiche, vivida.
Non lo vorrei squalificare più di tanto il Nove, che è scrittore, quando vuole, sapiente, ma lo vedo a fare trio, soprattutto con le due madame da indigena filosofia da boudoir: Isabella Santacroce e tale Francesca (non da Rimini) Mazzucato che usa oltre che praticar trini e merletti, praticar sesso. Perché altrimenti non si spiegherebbero certe banalità da condominio chiacchiericcio da banale5: Anche le puttane fanno il sugo, cosa credi, bello? Mi disse. Quella frase mi lasciò interdetto. Non so perché. Anche le puttane fanno il sugo. Accennai a un sorrisino. Mi chiese i soldi.
O certe cacofonie linguistiche che qualcuno, prima o poi, dovrà renderne conto: Per un po' stemmo seduti al tavolo, in silenzio.
Si dice di questa 'vita oscena' nella quarta di copertina: Mentre oscena è diventata la nostra vita intera, Aldo Nove scrive, con sincerità e nitore, il più autentico romanzo di formazione dei nostri anni. Rieccoci, come dico sempre più spesso, a regalar allori invece di mortella: più che un romanzo di formazione, la storia di Nove è romanzo di sformazione, sformato nella sua bruttura strutturale, dove si crede di risolvere l'angoscia dell'esistere col più trito dei rimedi: la droga (e con l'aggiunta o l'aggravio, di praticar sesso come se il sesso fosse una colpa da pagare piuttosto che uno stimolo o una gioia... e per dio non mi si venga a parlare di psicanalisi che vi sputo addosso!).
Dovremmo dire soluzione originale quella del Nove? Beh ci vorrebbe coraggio. In realtà mi sembra che lo scrittore, pago di una rispettabilità letteraria che gli è stata assegnata con troppa faciloneria, paghi (ma non è un bisticcio... ça va sans dire) il suo poltrire sugli allori (falsi, quelli sì) e non riesca ad offrir al lettore paziente che una rimasticatura delle sue tragedie infantili (si confessa alla fine che il tutto è autobiografico) per le quali potremmo inizialmente dolercene, per una sorta di solidarietà che non si nega a nessuno, ma che poi, alla luce di una finalità letteraria, in questo caso ci stanno come il cacio sui maccaroni.
Mi preme sottolineare anche un'altra cosa: la soluzione esistenziale della cocaina adottata dal protagonista, mi sembra segno di creatività minima. Se invece della bianca sostanza avesse usato, per dire, il peperoncino, e invece di aspirarlo l'avesse messo nel culo... avremmo avuto dei risultati più effervescenti. Beh... oscenità per oscenità...
Labranca, che pur è estimatore di Nove, avrebbe detto... gli inestetismi della culturite...
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Aldo Nove (1967), scrittore italiano. Ha esordito pubblicando “Woobinda” nel 1996.
Aldo Nove, "La vita oscena", Einaudi, Torino 2010.
Approfondimento in rete: Nove in Lankelot / sito di Aldo Nove / wiki it / Sparajurij / Blackmailmag
Alfredo Ronci
Commenti
[nove, vita oscena] alfredo
[nove, vita oscena] alfredo ci racconta qualcosa dell'ultimo, non proprio memorabile libello di Aldo Nove.
Se volete tornare indietro al primo: http://www.lankelot.eu/letteratura/nove-aldo-woobinda.html (così, en passant...)
(Nove) Bella stroncatura.
(Nove) Bella stroncatura. Divertente e ben argomentata. Ho visto Nove in tv giorni fa, e mi è sembrato uno che aveva molto poco da dire, non dubito che scriva anche peggio o che quanto meno scarseggi in idee originali.
[Nove] Io ammetto di non
[Nove] Io ammetto di non avere disprezzato alcuni dei suoi primi racconti, quanto meno perchè erano qualcosa di leggermente diverso da quello che usciva in italia allora. Dopo è meglio fare a meno di lui.
Se non erro uno dei principali estimatori (e lo dico con ironia) di Nove, è Gordiano. Se ci sei batti un colpo. ah ah ah ah
[aldo nove] Non posso esservi
[aldo nove] Non posso esservi d'aiuto su questo ultimo lavoro di Aldo Nove. Ho deciso di non leggerlo più dopo La più grande balena morta della Lombardia. Stessa decisione che ho preso dopo aver letto Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno. Posso postarvi il capitolo di Nemici miei che riguarda La balena. Non altro. Mi sorprende sempre come Einaudi possa pubblicare simili schifezze, come i lettori comprino e leggano certi libri, come certi personbaggi possano venir considerati letteratura. Ma tant'è.
[Nove] Un amico mi consiglia
[Nove] Un amico mi consiglia questo libro e io metto da parte Prima che sia notte di Reinaldo Arenas (Guanda) e Casa d’altri di Silvio D’Arzo (Einaudi, ma Struzzi mica Stile Libero), due libri veri, di quelli che ti restano dentro per un bel po’ di tempo e ti fanno pensare. Li metto da parte e leggo La più grande balena morta della Lombardia. Certo che la differenza salta agli occhi, se prima leggevo Topolino o Diabolik forse Aldo Nove la sua figura ce la faceva, ma mica ne sono tanto sicuro. La storia che dà il titolo alla raccolta ci presenta un bambino che ogni giorno va allo zoo di Como per vedere la più grande balena morta della Lombardia, che però non è così morta visto che un bel giorno si desta e divora tutti i continenti. Il bambino resta solo nell’infinito, ci sta un po’ a pensare (ma mica poi tanto) e alla fine esce fuori con la tutina della Chicco e contempla il nulla assoluto. Il racconto è solo esemplificativo. Narrativa del non senso e mi sta pure bene, narrativa surreale e te la passo pure, ma almeno condiscimela con un po’ di tensione narrativa, con qualche trovata di stile, con appena appena un po’ di motivazione perché io editore te la debba pubblicare e io lettore te la debba stare a leggere. Invece niente. La storia dura lo spazio di due paginette e finisce come è cominciata, nel piattume più assoluto. E così sono tutti gli altri racconti, che chiamarli racconti mi viene male, è davvero parecchio dura. I Ricchi e Poveri è la seconda storiella (ecco questa è la parola giusta) che ci presenta niente meno che il nasone del popolare gruppo canoro mentre aspira sul palco con il suo enorme naso i superstiti di una terribile esplosione. Un altro parla dell’Omino Bialetti che in quel di Viggù (patria dell’autore) uccide i bambini che restano soli nel bagno per nove minuti di seguito. Un altro ancora di Toni Negri che pare un drago dei tempi moderni e uccide la gente con il fuoco che gli esce dagli occhi. Un altro parla di Enzo Tortora e io se fossi la figlia di Tortora lo querelerei ad Aldo Nove perché è davvero di cattivo gusto.
E anche dello stile si dovrebbe parlare. I racconti sembrano scritti da un bambino delle elementari che non ha capito un tubo dei congiuntivi e dei tempi verbali. Ma quello mi sta pure bene, va di moda così, i congiuntivi mica li usa più nessuno. Però che sia uniforme la scelta stilistica, che si scriva sempre uguale, se no capita che il lettore non capisce e il critico neanche. Aldo Nove non usa le congiunzioni eufoniche neppure quando servono (incontro di due a e di due e), lui ha dichiarato guerra totale agli “ad” e agli “ed”. Non solo, a volte piazza senza motivo delle “a” congiunzione scritte con l’acca davanti che sembrano veri e propri errori di grammatica. Mi dovrebbe spiegare perché. Forse sta lanciando una nuova moda.
Mi fermo qui e vi dico solo che il racconto migliore è Ciascuno deve pensare a Cicciolina per sé, che almeno ha un po’ di verve e di tensione narrativa, pure se l’argomento non è che sia dei più profondi, il protagonista è la sborra e la prima sega che ci si fa da ragazzini. Ecco, detto questo mi meraviglio parecchio quando leggo una recensione come quella di Roberto Carvelli su “Blue” (che è pure una bella rivista indipendente) che recita: “Aldo Nove è il più talentuoso scrittore della generazione cannibale, il libro è un assoluto capolavoro, perfetto per coerenza di pensiero, rimarrà in questa storia di anni distratti perché è nato già come un classico, pensato da una mente con capacità di astrazione e transfert temporali di enorme portata, io fossi in voi me lo comprerei senza perdere tempo”. Ora finché recensioni simili me le propina Aldo D’Orrico sul “Corriere Magazine” so che fa parte del gioco e me ne sto zitto, cosa vuoi che faccia. Ma da Carvelli su “Blue” e pure da Ottonieri su “Carta” non me l’aspetterei questo totale asservimento al potere editoriale, mi sembrerebbe fuori luogo. Se poi lo pensano davvero che La più grande balena morta della Lombardia è un capolavoro allora la cosa è ancora più grave, magari mando ai critici qualche manoscritto di quelli che al Foglio di solito rifiutiamo, mi sa che sono capolavori pure quelli. Come si fa a definire un capolavoro questo libro di racconti che io da quando l’ho comprato mi diverto a leggerlo alla gente e mica lo dico chi l’ha scritto e chi l’ha pubblicato. No, dico che sono racconti che hanno inviato alla redazione del “Foglio Letterario” e che si deve decidere se pubblicarli oppure no. I redattori della rivista mi rispondono che la posso pure smettere di leggere storie senza senso, ché roba come quella mica si può pubblicare, ci si rimette la faccia. Quando dico che l’ha già pubblicata Einaudi ci restano male. Se questa roba è letteratura tutti possiamo scrivere e tutto è pubblicabile, cari miei. E allora ho deciso che la prossima volta che mi chiamano a presentare Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura invece di leggere qualche capitolo del mio libro, leggo La più grande balena morta della Lombardia e dopo recito pure le recensioni di Carvelli, Ottonieri e D’Orrico e sto a sentire quello che pensa la gente. Intanto però me ne torno a Reinaldo Arenas e a Silvio D’Arzo, ché di storielle da poco ne avrei lette anche troppe e mi ci vorrebbe un po’ di letteratura di quella vera, sono in astinenza. All’orizzonte vedo come un incubo il nuovo libro di Tiziano Scarpa, Corpo s’intitola e pure quello lo pubblica Einaudi, D’Orrico sul Corriere ha già detto che è un capolavoro. Scarpa è un autore molto prolifico e io tempo fa mi sono letto un libro dove ci raccontava per filo e per segno tutte le sue scopate. Ve lo raccomando. Adesso invece nell’ultimo capolavoro si passa in rassegna i brufoli, poi ascolta cosa dice l’acqua nel bicchiere e infine si chiede cosa c’è scritto sul suo culo. Questo non lo leggo neppure se me lo regalano.