Nothomb Amélie

Ritorno a Pompei

Autore: 
Nothomb Amélie

DISTOPIA BELGA.

Non poteva mancare, nell’eclettica ed eterogenea produzione narrativa di Amélie Nothomb, una prima, esemplare e cupa incursione nella science fiction: “Ritorno a Pompei” è un romanzo quasi esclusivamente dialogico, che profitta d’una suggestione dell’autrice-narratrice per confinarsi in un futuro anteriore (2580) caratterizzato da un tetro dominio del quoziente d’intelligenza e da un deteriore e goffamente oggettivato culto per la bellezza.
L’artista belga dà vita a una lettura apocalittica del futuro – a una distopia, per restare fedeli alle codificazioni degli studiosi – di sinistro fascino e accettabile credibilità; fondandosi sulle intuizioni di Einstein, le civiltà future hanno appreso come intervenire sul passato e hanno decretato – per ragioni che rimarranno oscure fino alla fine del romanzo – la distruzione dell’elegante e sontuosa città di Pompei, esempio della raffinatezza e della civiltà Romana.
È un romanzo fondato quindi sul consueto topos del cortocircuito o del paradosso temporale: una volta artificiosamente architettata la struttura portante del testo, l’artista ha mano libera per poter inventare o prefigurare una visione del futuro. Ed è un futuro degradante, e alieno alla nostra etica, come vedremo – d’un’umanità capace d’atti d’un cinismo ineguagliabile, e tuttavia convinta della bontà e dell’equità della sua condotta. 

Motore dell’azione è un dialogo che la protagonista, poco prima d’un ricovero in clinica per un’operazione al ventre, ha con uno sconosciuto interlocutore: riflettendo a proposito della distruzione di Pompei, giocando sull’antico e mai abiurato principio del cui prodest?, si spinge a immaginare che gli archeologi del futuro abbiano voluto modificare il corso del passato, distruggendo la città più elegante dell’antica civiltà Romana, mediante l’esplosione del Vesuvio. Movente: preservare il gioiello storico dell’ars vivendi (p. 10). Operata, si risveglia in una sala inconsueta; riesce a scendere (penseremmo: precipitare) da un letto distante due metri dal terreno, apre la porta e sprofonda nel vuoto.

Amélie si ritrova di fronte al suo antagonista: Celsius, scienziato ponentino della basilica, intellettuale di assoluto rilievo nel nuovo sistema, diviso tra levantini e ponentini.   
È il 27 maggio 2580: soltanto un anno prima, lui e un gruppo di suoi colleghi hanno provveduto a seppellire l’antica città di Pompei, nell’anno 79 d.C, scegliendo quella data per preservare degli affreschi altrimenti destinati a essere sostituiti da opere di minor rilievo. La scrittrice si ritrova in un altro secolo perché ha avuto modo di intuire la verità a proposito dell’eruzione del Vesuvio, e quindi costituisce un pericolo per i secoli a venire: “convocata”, perché provocava “insicurezza”.
Da questo punto in avanti, ha luogo un dialogo mozzafiato, grottesco, paradossale e allucinato, che trascina il lettore fino all’ultima riga; e si chiude il libro con qualche rammarico, perché s’è sentito vivo e forte il desiderio che non finisse mai, e che sempre nuove considerazioni e suggestioni terminassero il loro percorso sedimentando nel nostro inconscio.

Parliamo adesso del 2580 secondo Amélie Nothomb.
Non esistono più nazioni, come s’accennava, ma “orientamenti”: ponentino e levantino, appunto. La stampa è stata soppressa. I cittadini non indossano più abiti, ma ologrammi – per ragioni di risparmio energetico. All’autrice del ventesimo secolo, viene riservato un peplo sottratto alla sartoria d’un teatro. Il matrimonio è diventato un contratto rescindibile ogni tre anni.  È il tempo della responsabilità, non dell’amore.

Celsius spiega che esiste solo una linea, una storia, una politica: l’energia (p. 17). Domina un Tiranno, per evitare di ripetere le ipocrisie del (nostro) passato tempo: è crollata l’illusione precaria della democrazia. Questo Tiranno, tuttavia, è sorretto e sostenuto (controllato, congetturiamo) da un’oligarchia energetica, assunta al potere dopo severi esami condotti sulla base di tre requisiti: intelligenza (comprendendo la cultura), carattere (apprezzando l’onestà), salute (esaltando la bellezza). Istintivamente, nasce nel lettore il desiderio di vivere in quel tempo, per assistere all’atteso e invocato trionfo dell’intelligenza e della bellezza; l’entusiasmo s’attenua allorché si comprende che i criteri di valutazione di questi naturali e adorabili talenti sono solo apparentemente oggettivi: risibili test di Q.I., fumose “basi oggettive” per valutare l’estetica. Peccato – l’evoluzione non avverrà prima del 3000.

La scrittrice è trattenuta per “precauzione politica”. L’uomo che ha di fronte, è il diretto responsabile – l’artefice, l’ideatore e il coordinatore – della conservazione particolare di Pompei. Celsius sembra aver perduto il senso della moralità, e il rispetto della vita umana: ragiona rispettando altri criteri e confidando in un’altra prospettiva, non comprensibile agli occhi della narratrice; ne derivano equivoci, polemiche, incomprensioni e fraintendimenti.
E deliziosi paradossi – come questo, a proposito della distinzione tra Bene e Bello. Spiega Celsius: “
Il Bene non lascia alcuna traccia materiale – e dunque nessuna traccia, perché lei sa quanto valga la gratitudine degli uomini. Nulla si dimentica in fretta quanto il Bene. C’è di peggio: nulla passa tanto inosservato quanto il Bene, perché il vero Bene non pronuncia mai il suo nome e, se lo pronuncia, cessa di essere il Bene per diventare propaganda. Il Bello invece può durare per sempre: in sé è la sua stessa traccia. Si parla di lui e di coloro che lo hanno servito. Il che dimostra che il Bello e il Bene sono retti da leggi opposte: più si parla del Bello, più diventa Bello; più si parla del Bene, meno esso lo è. (…)” (pp. 33-34).

Dal romanzo è bene attendersi appassionanti sprazzi filosofeggianti come questo, seducenti riflessioni a proposito dei mali e delle fortune del presente, accattivanti digressioni a proposito dell’apocalissi che l’umanità potrebbe scatenare, cedendo a sempre nuovi falsi idoli.
Non è compito del recensore accompagnare il lettore fino alla fine del romanzo, né tantomeno di interpretare la natura del legame che sembra stringersi tra Celsius e Amélie; è compito del recensore quello di segnalare un’opera che – al solito, quando si tratta d’un’opera della Nothomb – brilla per intelligenza, letterarietà e atipicità, rivelandosi sempre assolutamente godibile: nessuna flessione, nessun intervallo, nessuna incertezza; il miracolo di questi dialoghi consiste nella loro coesione, coerenza e varietà; senza intaccare un’uniformità stilistica che impedisce di dubitare che si tratti di un romanzo dell’autrice belga.
Da leggere. 


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Amélie Nothomb (Kobe, Giappone, 1967), scrittrice belga di lingua francese.
Ha esordito nel 1992 pubblicando il romanzo “Igiene dell’assassino”.

Amélie Nothomb, “Ritorno a Pompei”, Voland, Roma 1999.
Traduzione di Biancamaria Bruno.

Prima edizione: “Peplum”, 1996.

Approfondimento in rete: Mademoiselle Nothomb / Antenati.

Nothomb in Lankelot:

 


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Settembre del 2004.  Prima pubblicazione: Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788888700526

Commenti

Io non ci capisco niente di letteratura - e non mi interessa poi approfondire - ma adoro questa donna. "Ritorno a Pompei" non l'ho letto, ma la vita non può scorrere come prima dopo "Le catilinarie" e "Igiene dell'assassino". Fantastica. Non ho voglia di ringraziarti ancora per avermela fatta conoscere :)

Entro la settimana prossima ripubblico l'opera omnia. Ci deve essere assolutamente un tag tutto per lei:). Per adesso, godiamoci il favoloso tag "distopia". Amelie Nothomb è Letteratura Pura. Libidine assoluta. Ti abbraccio.

è uscito in Francia il 23 agosto il nuovo libro della Nothomb:Journal d'une Hirondelle.

Buona notizia. E con questo sono due da recuperare della Nothomb. Quando tornerò a leggere con calma avrò da ritrovare qualche diamante;)

Ho letto "Mercurio", e non m'ha detto gran che come testo. Forse ho sbagliato titolo.

e io di rimbalzo ringrazio te che l'hai fatta conoscere a martello che l'ha fatta conoscere a me.

E' uno dei migliori in assoluto. Se non ti convincono nemmeno "Metafisica dei tubi" o "Le Catilinarie", accantona l'impresa.

Grazie a te, Ryo.

Vedrò di ritentare. Non dico che "Mercurio" fosse brutto, solo che non m'ha coinvolto emotivamente. Quindi è stata una lettura portata avanti a fatica.

visto che si parla di difficoltà: qualcuno mi sa dire con che spirito si deve affrontare Gadda? ho tentato di leggere Quer pasticciaccio brutto ma è indigesto!

Indigesto? Rinvia, per ora. Il nostro Novecento ha conosciuto diverse altre scritture fondamentali, in narrativa. Se non si tratta di un testo d'esame, accantona senza remore.

non lo è. era curiosità.

http://www.lankelot.eu/?p=227 Angela ha scritto de "La cognizione del dolore", che è un testo particolarmente difficile da affrontare soprattutto per via della scrittura di G.

Nothomb: ecco una mia grande lacuna. E' che mi sembra già di conoscerla attraverso le tue godibilissime letture...

Qualcuno deve spiegarmi come è possibile tradurre "Peplum" con "ritorno a Pompei". Pensavo fosse un libro di N. che non avevo ancora letto.
Io ho scoperto Lankelot grazie alle recensioni sulla Nothomb, una sorta di percorso inverso.
Consiglio "Hygiène de l'assassin", in lingua originale se possibile. Grazie Franco.

Sì la traduzione è agghiacciante. C'è da sempre in Italia questa mania di banalizzare e caricaturare i titoli delle opere straniere.

Uno degli ultimi casi più clamorosi è lo splendido titolo originale del film "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" (calco da Pope) reso con... "Se mi lasci ti cancello".

Ave, Thomas, ben ritrovato. Grazie a te.
Sono d'accordo con voi a proposito del titolo, poteva rimanere "Peplum". Quanto al caso "Eternal Sunshine", sul vecio sito avevamo provveduto a ripristinare il titolo originale, per rappresaglia:).
*

Buongiorno, Franckie.

Epa!

Mi ritengo una pippa assurda. Ancora non ho letto la Nothomb :'(

Non potrai non amarla, Fa', ne avevamo già parlato, se ben ti ricordi. Quando brinderemo al tuo compleanno se ne riparla.

Si, si.. calcola che ho regalato un sacco di libri di lei a varie donne :) .. se ti ricordi sotto tuo preciso consiglio eh eh eh

sì eh? :)

Avoja !!! :) Successo assicurato...

:)))