DELLE PAROLE e DEL NULLA.
“In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente.
Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se anche fossero stati chiusi, nulla sarebbe comunque cambiato. Non c’era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui possedeva anche la rotondità e l’immobilità.
Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva.
L’esistenza non aveva avuto per lui un inizio percettibile” (p. 7).
“Metafisica dei tubi” è l’autobiografia dei primi anni di vita di Amélie Nothomb, nata e cresciuta in Giappone, figlia d’un console belga. Non è un’autobiografia convenzionale – si raccontano i primi tre anni della creatrice (l’incipit impone di non chiamarla, almeno non immediatamente, autrice; e non per semplificazione, ma per traduzione); e sono tre anni descritti con sarcasmo, irriverenza, blasfemia e intelligenza.
È una neonata cui viene diagnosticata un’ossimorica “apatia patologica”, cresciuta e trattata come deliziosa piantina, è una terza figlia che non parla, non emette suono, rimane addirittura perfettamente immobile: è un “nulla che occupa spazio”.
In questa condizione, non può che comprendere che il tempo è “un’invenzione del movimento” (p. 15): chi non si muove non può percepire lo scorrere del tempo. Ha dunque “forza d’inerzia”, come Dio (p. 13): è un tubo, un tubo flessibile – enigmatico e perfettamente funzionante. A nulla valgono i tentativi dei genitori di liberarla da questo metafisico status: né la musica, né i digiuni riescono a sbloccarla. Non sa reagire a nessuno stimolo proveniente dall’esterno, perché crede che già uno sguardo sia una scelta: pretende l’esclusione di qualcosa dal campo visivo, e la dedizione ad altro: è dunque un rifiuto. “Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta (…)” (p. 16) .
Passeranno due anni prima che il muto tubo-Dio decida di farsi sentire: gridando, per ore, passando dall’apatia all’irritabilità patologica; infine, complice la prima scoperta del piacere e l’irresistibile tentazione della cioccolata, comincerà a parlare.
In un anno l’incredibile spirito di osservazione, la sensibilità e la spregiudicata curiosità della piccola, deliziosamente narcisista, spugna capace di interiorizzare e giudicare eventi e mutamenti con una apprezzabile coerenza, determinano un percorso esistenziale solcato da passioni furibonde, rischi mortali, conflitti generazionali (tra le due tate giapponesi, la buona governante Nishio-San, umile e devota, e l’aggressiva e perfida Kashima-San, nostalgica del decaduto Giappone e votata all’odio nei confronti della razza bianca padrona), tragiche rivelazioni del senso dell’esistenza e della caducità della bellezza.
È un’autobiografia atipica, provocatoria e scintillante di letterarietà; s’incontrano invenzioni geniali (cfr. episodio dell’aspirapolvere, p. 35), esotiche, appassionanti e perturbanti descrizioni della natura e della cultura giapponese, senza mai dare l’impressione di sovrapporre aneddoti o di giustapporre bozzetti: il testo si sviluppa con grande armonia, senza mai risultare compiaciuto della propria originalità e senza mai cedere alle seducenti tentazioni dei barocchismi.
È un grande tributo alla parola – è il grande libro dell’incarnazione della Parola, la testimonianza di come la Parola vada a costituire l’essenza stessa della realtà, fondandola, definendola e scolpendola; è la testimonianza incrollabile che il Nulla si caratterizza come antitesi del Verbo. Privarsi della lettura di questo libro significa privarsi d’un vizio – e al vizio è ingiusto e insano resistere, sempre.
“Nei salotti si incontrano persone che si vantano, a voce alta e convinta, di essersi private per venticinque anni di questa o quella delizia. Si incontrano anche grandissimi idioti che si gloriano di non ascoltare mai musica, di non aprire mai un libro o di non andare mai al cinema. Ci sono anche quelli che sperano di suscitare ammirazione per la loro assoluta castità. Dopotutto è giusto che se ne vantino: non avranno altre soddisfazioni nella vita” (p. 30). EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Amélie Nothomb (Kobe, Giappone, 1967), scrittrice belga di lingua francese.
Ha esordito nel 1992 pubblicando il romanzo “Igiene dell’assassino”.
Amélie Nothomb, “Metafisica dei tubi”, Voland, Roma 2002.
Traduzione di Patrizia Galeone.
Prima edizione: “Métaphysique des tubes”, Editions Albin Michel, Paris 2000.
Approfondimento in rete: Mademoiselle Nothomb / Antenati.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto del 2004. Prima pubblicazione: Lankelot.com
Commenti
Beh, a dir poco interessante ciò che ho letto. Great ! :)
Eccellente:).
anzitutto un buon libretto, per il quale ringrazio il maestro.
poi vorrei porgervi le annotazioni che ho preso leggendo.
1. cominciamo dalla parola: come dice lanke giustamente l'opera è un tributo alla parola; e ancora è una bella rappresentazione del disagio, dell'angoscia che si tesse tra i vuoti che la parola -la coscienza di- è capace di generare. Il reale esiste solo se nominato, se nominabile. Questo è uno dei tanti spunti che rende metafisica dei tubi una parafrasi lesta delle sacre scrittura.
fra l'altro il destino della parola è limpido: dalla onnipotenza del mutismo che non si abbassa a parlare all'impotenza che non sa vestire debitamente il risentimento per avere ricevuto tre carpe in regalo per il compleanno, lei che odia smisuratamente le carpe (forse perché asssociate al fratello, mi sa tanto)
2. i toni: con una piccola voce, che a me ha ricordato in brevi tratti addirittura i griffin in tv -il piccolino con la testa da pallone da rugby- ci sgrana spesso il sorriso, ci intenerisce e persino ci seduce. la scrittura è limpida e infantile -infantile come può essere un concerto di mozart, beninteso- e si impunta un poco solo sul finale.
3. il tema della divinità. Meravigliosa l'agilità con cui, da divinità convinta per l'adorazione offerta senza misure dalla tata buona, da Dio in persona quindi, la bimba si fa sacerdotessa delle stesse carpe che nutre ogni giorno a mezzogiorno e che ha battezzato gesù giuseppe e maria. le odia, le rende divine, si fa loro sacerdotessa -ma solo pro forma- le disprezza. ma poi si capisce perché le carpe sono divine, si capisce dopo, quando il libro sta finendo. e ve lo dico al punto 4.
4. tubi, metafisica dei. svelato perché: le carpe sono tubi, in fondo, specie se tengono le fauci spalancate. specie se ingurgitano un cibo che non è cibo (polistirolo, a metterlo sotto i denti). Lei era in principio un tubo, e lo è stata per due anni, ben due. l'attrazione è fatale: ispirata da queste "piscicole" divinità comprende ogni cosa: capisce dove è il giusto ritorno, entro quale fattezza: la più pura, la più eletta, la più geometricamente (il tubo è vuoto delimitato, ma è anche forma, è dentro e fuori, è maschio e femmina) ineccepibile. Il tubo è la prima forma sensata, la più elementare tra esse. ce ne sarebbe da parlare... ma leggetelo: vale la pena.
5. l'acqua. il suo rapporto con il liquido è proprio da testamento. vi dirò solo che ogni battesimo -dalla vita alla morte e ovviamente il viceversa- avviene -che più cristiano-giudaicamente non si può- in un apposita vasca. il suo rapporto con l'acqua merita l'intera lettura. in acqua si scopre la volontà della vita, e la volontà dell'"intubarsi", del farsi tubo.
6. la natura, il giappone. i giardini, templi di natura.
7. certe buone -buone non moralmente parlando, quelli sono pareri- conclusioni, in bilico tra il buon senso e gli esiti di una fantasia infantile, per cui non importa giustificare; una sentenza: per questo la vita comincia solo il giorno della nascita, e non prima, come sostengono alcuni: abortista. o altre come quella che ha citato lanke, sulla gente che si vanta salottiera.
8. nota per gli studiosi: la tata cattiva è come l'abate oegger, quello di anatole france.
ci sarebbe molto da dire, soprattutto niente da aggiungere a "il testo si sviluppa con grande armonia, senza mai risultare compiaciuto della propria originalità e senza mai cedere alle seducenti tentazioni dei barocchismi": questo è appunto lo splendore cristallino dei concerti di mozart, in cui il divino enfant si fa gocce di cristallo incapaci di schiantarsi, e che invece volteggiano in aria, componendo e ricomponendo nuovi arcobaleni di continuo. omaggio immodesto a certa buona musica classica. chiedo scusa: non resistevo.
credo che amelie conosca volfgango, almeno per sentito dire.
Questo commento, caro Marco, è davvero esemplare.
Un piccolo capolavoro. Grazie per la condivisione!
Vabbè, è un libro geniale.
Fra l'altro riesce a rendere deliziosa e ottimistica l'idea del nulla. Personalmente rivoluzionario.
Splendido che ti sia piaciuto, ma non ne dubitavo:). Grazie per la condivisione, Hammer.
Opera frutto di uno spirito acre e sarcastico, ?La metafisica del tubo? è stato il libro che ha segato il mio incontro con questa straordinaria scrittrice. E?un racconto che si fa poesia che attiva delle piacevoli sensazioni, portando alla luce una regione intangibile di palpiti e di visioni con una capacità straordinaria.
Sono pagine dure ma poetiche nelle quali al senso di apatia, di smarrita solitudine contrappone la forza vitale della parola. La scrittura della Nathombe sgorga con impeto naturale dalla sua penna senza concedere alcuna indulgenza ad inutili orpelli e falsi merletti.
Grazie a Gianfranco per avermi riportato alla mente la lettura di un libro che a mio avviso non dovrebbe mai mancare in una libreria.
Gian Paolo Grattarola
Grazie a te. Nel sito troverai l'opera omnia della Nothomb - con l'eccezione dell'ultimissima uscita, credo - potrai rinfrescare la memoria tutte le volte che vorrai.
Ave!