Nothomb Amélie

Igiene dell'assassino

Autore: 
Nothomb Amélie

Come vuole che uno scrittore sia pudico? È il mestiere più impudico del mondo: attraverso lo stile, le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano sempre di se stessi, e con le parole. Anche i pittori e i musicisti parlano di se stessi, ma con un linguaggio molto meno crudo del nostro. No, giovanotto, gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili” (p. 13).

Prétextat Tach, “sedentario adiposo” (p. 7), “quattro menti, occhi di maiale e guance pendenti” (p. 16), è stato premio Nobel per la Letteratura. È uno scrittore che, giunto agli ottantatre anni, sta per morire d’un rarissimo cancro alle cartilagini – precedentemente individuato solo tra gli ergastolani della Cayenna, e mai più ripetutosi. È un “incidente genetico”, che il riservatissimo artista giudica, per la sua rarità, una “nobilitazione”.
Tutto il mondo s’interessa della malattia terminale dello scrittore, che da anni già non camminava più, per via della sua straordinaria obesità, e mai aveva rilasciato interviste: Tach dà indicazioni precise al suo segretario; rifiuta giornalisti che non conoscano il francese, inviati dalle riviste femminili, dalle riviste politiche e dalle riviste mediche, e qualunque giornalista di colore; ha infatti sviluppato, in età senile, un indomito razzismo (forse per scandalizzare).
È un individuo impassibile, gentile “per indolenza” (p. 16), riottoso alle esasperazioni perché consapevole di viverle male (p. 17): ventidue romanzi alle spalle, venti avana al giorno, casto da tempo immemorabile, vive da solo e si dedica al cibo, agli Alexander e al fumo con incrollabile passione.

I primi quattro giornalisti, che, a turno, osano avvicinare l’enigmatico e adiposo figuro ne escono sconvolti; al primo, lo scrittore rivela che scrive per sapere cosa pensa, e che pubblica “avanzi di cassetto” da 24 anni: dai 23 ai 59 ha mangiato, fumato, bevuto, dormito e scritto, senza uscire mai di casa: a cinquantanove, ha pubblicato un incompiuto (per narcisismo, spiega) e da quel punto in avanti ha smesso di scrivere, vivendo di fronte al televisore (ma solo per gli spot) e leggendo letteratura. Tach dice che la morte non è un annullamento, perché non si può annullare ciò che è già annullato (p. 12): nella sua visione del mondo, il romanziere pone domande e non dà risposte (p. 12).  Non si è mai sentito bello: altrimenti non avrebbe scritto. Non sente d’assomigliare ai suoi personaggi, e detesta parlare per metafore (odia l’etimo della parola “metafora”); le parole sono bella materia, ingrediente sacro; ma le metafore sono un artificio odioso. Il giornalista, già scosso per l’asprezza dei silenzi dello scrittore, e per la sua aggressiva dialettica, viene distrutto da un espediente che il neofita, leggendo il romanzo, scoprirà autonomamente.

Al secondo giornalista, Tach mostra gli alcolici, contenuti in una bara merovingia; questi tende a discutere più delle abitudini alimentari dello scrittore che della sua opera (che, ovviamente, non ha letto): il Nobel ha occasione di spiegare come leggere i classici (vanno spurgati dal superfluo, con superba opera di disboscamento) e di illustrare all’impiccione cosa significhi mangiare, e quali possano essere i reali limiti d’un’alimentazione alla Prétextat. L’intervistatore cede alla violenza delle immagini evocate, come vedrete.

Al terzo e al quarto giornalista Tach riserva analogo trattamento: ibrida dichiarazioni legate alla sua poetica e all’estetica con un’aggressività verbale e una sequenza d’offese, di evocazioni di orrori e di umiliazioni che lasciano sgomenti; paradossalmente, questo “messia dell’obesità” si sente gentile. Si giudica l’unico lettore in grado di capirsi: nessuno può averlo davvero letto, perché chi avesse interiorizzato la sua opera non aveva altra alternativa che il suicidio (p. 38). Tach sa che i suoi lettori sono stati lettori-rana: hanno letto “passando oltre”, incapaci di sentirsi cambiati dall’esperienza estetica; hanno limitato la lettura alla cognizione dell’argomento trattato, uscendone perfettamente incolumi. Ed è assurdo e paradossale, perché i libri di “desiderio, di piacere, di genio e soprattutto i libri di bellezza” (p. 40) esistono per cambiare profondamente il lettore. Tach crede che solo Céline l’avrebbe potuto capire: avrebbe voluto essere letto soltanto da lui, e non da autori “senza coglioni” come Sartre.  
Gli altri esseri umani sono tutti detestabili: perché campioni di malafede.

In questo ampio campionario di splendide provocazioni, Tach rivela d’essere vergine – e, liberatosi del quarto parassita, non può nemmeno immaginare che il successivo sarà ben altra e diversa creatura. È una sua lettrice empatica: una giornalista che conosce a menadito la sua produzione, e che ha compreso il segreto della sua anima, studiando i suoi scritti. Non valgono più le offese: lei pretende le sue scuse. Ha altro atteggiamento: non è deferente, né rispettosa; ma inquisitoria, e sottile. Da questo punto in avanti, s’inaugura un serrato confronto tra i due; e si discuterà d’arte, di letteratura, d’amore, di morte e di bellezza; il libro diventerà scrittura che riflette sulla scrittura, parola che s’interroga sulla sua natura di parola, e sul significato della trasfigurazione d’un’esistenza in un’opera narrativa. Singolare e crudo, lo stile della giovanissima Nothomb scuoia etica e moralità e interpreta e rappresenta corruzione e degenerazione d’una psiche, e dell’umanità; è una scrittura furiosa e iconoclasta, senza freno e senza misura nell’indagine e nell’analisi delle miserie, dell’arroganza e delle frustrazioni dell’umanità: la Nothomb lacera, scarnifica e disossa, e la verità appare come un cadavere esangue, ma finalmente purificato dalle menzogne, dalla doppiezza, dagli artifici.
Il miracolo è che questo avvenga senza trivialità, e senza nessuna concessione alla volgarità: l’artista belga ripudia la coprolalia cara a certi contemporanei, e- per così dire – distrugge pregiudizi e corazze del lettore con indicibile grazia.   
Un esordio francamente memorabile.

– Scrivere senza godere è immorale. La scrittura porta in sé tutti i germi dell’immoralità. L’unica scusa dello scrittore è il suo godimento. Uno scrittore che non goda sarebbe indecente quanto uno stronzo che stuprasse una ragazza senza neanche godere, che stuprasse per stuprare, per fare un male gratuito.
– Non si può fare un paragone del genere. La scrittura non è così nociva.
– Lei non sa quel che dice. Evidentemente, non avendomi letto, non può saperlo. La scrittura fa un gran casino a tutti i livelli: pensi agli alberi che si sono dovuti abbattere per la carta, ai magazzini che si sono dovuti trovare per conservare i libri, ai quattrini che costeranno agli eventuali lettori, alla noia che quei disgraziati proveranno a leggerli, alla cattiva coscienza dei miserabili che li compreranno e non avranno il coraggio di leggerli, alla tristezza di quegli adorabili imbecilli che li leggeranno senza capirli, e infine soprattutto alla fatuità delle conversazioni che seguiranno alla loro lettura o alla loro non-lettura. Tanto per fare degli esempi. Non venga a dirmi perciò che la scrittura non è nociva
” (p. 48)


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Amélie Nothomb (Kobe, Giappone, 1967), scrittrice belga di lingua francese. “Igiene dell’assassino” è stato il suo primo romanzo.

Amélie Nothomb, “Igiene dell’assassino, Voland, Roma 1997.
Traduzione di Biancamaria Bruno.

Prima edizione: “Hygiène de l’assassin”, 1992.

Approfondimento in rete: Mademoiselle Nothomb / Antenati / Lettera

Nothomb in Lankelot:

 


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre del 2004. Prima pubblicazione: Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788888700588

Commenti

?Come vuole che uno scrittore sia pudico? È il mestiere più impudico del mondo: attraverso lo stile, le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano sempre di se stessi, e con le parole. Anche i pittori e i musicisti parlano di se stessi, ma con un linguaggio molto meno crudo del nostro. No, giovanotto, gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili? (p. 13).

Frà, quale compreresti per primo? Il grande passo lo devo fare prima o poi. Quale mi consigli? :)

Io partirei con un trittico.
L'ordine lo deciderai tu, empaticamente.
"Le catilinarie", "Mercurio", "Igiene dell'assassino". Se subentra la fissa, "Metafisica dei tubi";).

ok, grazie ;)

Ora ti posto quelli che ho nominato e mancano ancora, per comodità di tutti noi;)

Dopo esser rimasta delusa da ?Dizionario dei nomi propri? e ?Biografia della fame? (l?ho trovata una scrittura noiosa fino a rasentare la banalità, anche se devo ammettere che il finale del ?Dizionario? mi ha strappato, finalmente, un sorriso), ho letto ?Igiene dell?assassino? perché questa recensione ha vinto le mie resistenze. In effetti, pur continuando a considerare la Nothomb decisamente irritante, qui mi è sembrata caustica, divertente, straordinaria nei dialoghi. Mi ha lasciata col desiderio di non essere un lettore-rana. Che dire? Grazie della segnalazione.

E grazie a te per il commento. Era il tuo primo in assoluto, non è stato pubblicato subito per via di questa ragione - i prossimi saranno on line automaticamente. Questo spiega la pubblicazione in differita:). * La Nothomb ha, in primis, il talento che dici - quello della straordinaria rappresentazione (e atipica intelligenza) dei dialoghi. Sono convinto che troverai altre ragioni di andare incontro alla sua scrittura, nel tempo. * Benvenuta su Lankelot. franco

mi è piaciuta sta' signora. è, proprio, il mio tipo... dura, spietata che va dritta al nocciolo. insisto. grazie. : )

?Come vuole che uno scrittore sia pudico? È il mestiere più impudico del mondo: attraverso lo stile, le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano sempre di se stessi, e con le parole. Anche i pittori e i musicisti parlano di se stessi, ma con un linguaggio molto meno crudo del nostro. No, giovanotto, gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili? (p. 13). (è troppo vero! troppo).

:).

L'ho letto ieri sera. Meraviglioso e sfacciato. Dialoghi superbi (per far parlare in modo geniale un genio si deve essere dei geni, soprattutto in letteratura). E che dire dell'invettiva alle donne? esilarante e, immagino, avrà divertito enormemente la Nothomb mentre scriveva. Il finale un po' svagato, pena di manierismo geometrico facilino, forse. Vale la pena di scrivere solo per godere, perché la vita vera, alternativa dicotomica, sottopone a una scelta radicale. E se uno non gode nel farlo, è meglio... (eh)

passamelo gigi

Anda bé. Se non me lo rompi.

è vero il finale ha deluso anche me. però alla fine... non poteva essere diverso... ; )

Dicci perché.;)

?Le catilinarie?, ?Mercurio?, ?Igiene dell?assassino?. Partirò anche io da questi...

beh... come si può concludere un duello all'ultimo sangue? un duello tra pari, tra l'altro. finalmente il "mostro" trova pane per i suoi denti che è poi, quello che cerca. è da anni l'unica cosa che desidera, davvero. qualcuno che lo veda realmente per quello che è, senza maschere. lei, nina, dopo averlo sconfitto con le parole (con la mente), dopo aver reso evidente la sua colpa, la sua follia e depravazione (sia pur piena d'amore) non poteva far altro che "liberarlo" dal corpo e dargli pace ripagandolo con la stessa moneta. solo lei, una donna, poteva farlo. il finale è liberazione (rinascita) per entrambi... o sbaglio? ; )

(chissà...)

non puoi dirmi chissà! vuoi dirmi che è morte?! è uguale...

puoi anche dirmi che sono una rana, eh! salto e rutto che è una bellezza (la rana di msn) insegnami a camminare... ; )

Born to run diceva qualcuno (e la verità ha forse senso? soprattutto, dico: quella letteraria? dai, no, non ne ha). Quindi, run baby run baby run (diceva un'altra)

l'ho appena finito. Leggo la tua e seppur nella sostanza dico che stavolta siamo sulla stassa lunghezza d'onda, pubblico anche la mia. Così, per farmi vivo :-)

e andiamo! e ricorda che hai un botto di bozze da rilanciare, le aspettiamo da tempo.

ti devo (vi devo) raccontare un sacco di cose...con molti punti neri :-). Ed anche grandi e nuovi stimoli :-)

Aspetto - aspettiamo. Forza e onore intanto.