Delirio e paura, amore torbido e follia. L'eccentrica e “politicamente scorretta” Amélie Nothomb regala un centrifugo ed intenso, almeno culturalmente, noir psicologico sui generis, ricercato, furastico e sarcastico, con l'ombra della prima guerra del golfo in Iraq a fare da sfondo ad un'umanità incancrenita nei suoi più miserabili e deprecabili istinti e nei suoi ammuffiti ed ormai ammorbati luoghi comuni.
Il tutto infarcito in un contesto molto Letteratura, senza che ciò però ciò imprigioni la scrittura e la lettura in una in una sorta di carcere intellettualistico e molto autoreferenziale.
"Igiene dell' assassino", esordio narrativo della belga (“Hygiène de l’assassin” 1992), è una accurata, quasi di sapore medico, eutanasia di un sogno bislacco e quantomeno arduo da rendere reale, audace nel suo egoismo quanto poco edulcorante nelle sue effettive realizzazioni.
Una storia macabramente tenera, tutta permeata da un'ironia lucida ed aggressiva, con un attenta messa al bando di ogni luogo comune o stereotipo emotivo o relazionale.
Qui si narra di una serie di pavidi e miserandi giornalisti che hanno l'onore e l'onere di avere un colloquio con lo scorbutico, irreverente, misantropo scrittore Prétextata Tach, uomo ed artista accuratamente dedicatosi a sbriciolare qualsiasi forma di empatia o rapporto comunicativo con il mondo, ostico e allergico a qualsiasi bon ton o benpensantismo, in base ad una sua bizzarra, feroce, crudele teoria dell'esistenza che ha il tono ed il sapore di un'ossessione ammantata di ribellione di carattere prettamente nichilistico.
La purezza appartiene all’età pre-puberale, il resto poi sarà noia, cancro, impoverimento, bugia.
Di questa sua teoria egli fa una bandiera, un vessillo, una mission.
Teorema che di per sé per altro già aleggiava in un altro più brioso, meno chirurgico romanzo della Nothomb, "Sabotaggio d'amore".
La cinica e per certi versi iper- realistica distruzione dell'ipocrisia massificata della moltitudo umana qui trova vigore da una trama tendente al giallo psicologico che affonda decisamente nella psiche folleggiante sia dello scrittore invecchiato su i suoi torbidi presupposti e sia nella cinicamente vitale quinta giornalista, che mette a fuoco e denuda caparbiamente i mille rivoli del fiume inquinato che attraversa il cuore di questo scrittore per certi versi malato, patologico, strangolato a morte dalla sua stessa cieca e perfida analisi comportamentale dell'essere umano.
La donna rivela altri tratti che probabilmente sono le travi portanti dell’architettura narrativa della Nothomb.
Crudeltà senza morbosità, panfemminismo, moralità non moralisteggiante, nessuna volgarità anche se una giocosa e vigorosa irriverenza verso tutto e tutti.
Ovvio che la giornalista dovrebbe forse rappresentare una alter ego cartaceo dell'autrice, ma questa illazione, non avendone parlato con la Nothomb, era e rimane una presupponenza da mettere a mio carico e mi farò carico di eventuali spettanze.
Il romanzo, racconto insolito di un'accurata e minuziosa bonifica di anime perse, ha una struttura insolita, privato quasi del tutto di qualsiasi riga a carattere descrittivo ed interamente incentrato su dialoghi a due.
Piglio feroce, scrittura sempre tesa e nervosa, ironia di diverso stampo e colore. Una scrittura molto intensa, di innegabile ed ostentata cifra colta, con numerosi riferimenti di carattere quasi ostentatamente “colto”, il tutto senza che l’ordito della semplice trama ne risulti particolarmente appesantito, leggerezza che connota questa autrice belga, nata nel 1967 a Kobe (Giappone), con il padre diplomatico.
Sarà questa natura extraterritoriale a dare alla Nothomb un'anima apolide, un contenuto che appare ad ogni suo libro globalizzante e senza radicati riferimenti ad una specifica geografia letteraria, ad un'anima territorialmente identificata ed identificabile.
Matrice letteraria ma senza appartenenze certe, senza che però questo rechi al lettore senso di disorientamento o meglio di confusione al sapor decadente.
Qui in "Igiene dell'assassino" il punto fermo ed il riferimento costante, come bussola meta e infra letteraria, è, credo con una certa sostanziosa convinzione, “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline ( “Voyage au bout de la nuit” 1932) un'indagine senza freni o remore su quanto gli umani abbiano poco di umano e molto di bestiale anche quando pensano, un’archetipica ed innata tendenza a consumare, lacerare, dimidiare quanto di intelligente ci sia nel nostro essere.
Inoltre non so quanto di Nietzsche sia stato assorbito direttamente o indirettamente dalla Nothomb, almeno circa forme nichilistiche di analisi della realtà fino ai suoi primordiali nuclei di senso, quel Nietzsche che non parla di debolezza o di subire, ma di sbriciolare melense, arcaiche o inadatte forme di pensare il reale non sperando di costruirne uno nuovo, o migliore, ma semplicemente senza essere correi o schiavi di quello insulso che ci circonda, senza avere paura di praticare il culto del bello e dell’intelligente (in particolare ciò che oggi mi pare sia possibile applicare nell'esercizio di critica letteraria traendo spunto e liberamente interpretando una lettura senza remore dell’Anticristo del filosofo tedesco) .
Letterarietà diffusa e aggressiva, a dimostrare che ancora oggi il messaggio letterario può indagare il mondo oltre che progettarne un diverso, un grido di dolore urlato con supremo contegno e con lucida e vivida forza di ribellione contro l’annacquamento ed ingolfamento progressivo della libera e feconda circolazione delle idee.
Un insolito romanzo, impegnativo quanto basta e con frequenti richiami all'arte nobile dello scrivere, alla nobiltà e difficoltà della lettura intesa come contributo attivo al senso di un opera e non mera azione passiva che non lascia traccia di sé, interessante esperimento di avanguardia letteraria non esasperato o esasperante, scritto all'inizio degli anni novanta dello scorso secolo e meritevole ed apprezzabile da chi, ancora oggi, approva, ama e fagocita l'idea di letteratura come sfida al futuro e conoscenza del nostro proprio, magmatico e confuso presente esistenziale.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Elaborazione di un’opinione pubblicata sul sito commerciale Ciao.it il 01.04.2007
Commenti
"Letterarietà diffusa e aggressiva, a dimostrare che ancora oggi il messaggio letterario può indagare il mondo oltre che progettarne un diverso, un grido di dolore urlato con supremo contegno e con lucida e vivida forza di ribellione contro l?annacquamento ed ingolfamento progressivo della libera e feconda circolazione delle idee".
Completamente d'accordo.
Bentornato, Paolo. (Occhio a qualche refuso qua e là)
"eutanasia di un sogno bislacco e quantomeno arduo da rendere reale, audace nel suo egoismo quanto poco edulcorante nelle sue effettive realizzazioni.
Una storia macabramente tenera, tutta permeata da un?ironia lucida ed aggressiva, con un attenta messa al bando di ogni luogo comune o stereotipo emotivo o relazionale."
> gran bella descrizione. Sei in forma!
"La donna rivela altri tratti che probabilmente sono le travi portanti dell?architettura narrativa della Nothomb.
Crudeltà senza morbosità, panfemminismo, moralità non moralisteggiante, nessuna volgarità anche se una giocosa e vigorosa irriverenza verso tutto e tutti."
> Così è, assieme al culto per la bellezza, in assoluto. Parlo con la cognizione di causa di chi ha letto tutto di lei eccetto "Biographie de la Faim" e quello successivo. Ottimo rilievo
"senza radicati riferimenti ad una specifica geografia letteraria"
> questo forse no. Magari proprio a partire da Wilde o da certo Gide. Ma ti seguo, cmq, direi che in Belgio parrebbe del tutto estranea, almeno a dar retta a quanto ha avuto modo (è molto poco) di circolare in Italia. Senza dubbio è postromantica, e quindi dovremmo puntare e fare fuoco sull'Ottocento e da lì puntare agli esteti puri
"Qui in "Igiene dell?assassino" il punto fermo ed il riferimento costante, come bussola meta e infra letteraria, è, credo con una certa sostanziosa convinzione, ?Viaggio al termine della notte? di Louis-Ferdinand Céline ( ?Voyage au bout de la nuit? 1932) un?indagine senza freni o remore su quanto gli umani abbiano poco di umano e molto di bestiale anche quando pensano, un?archetipica ed innata tendenza a consumare, lacerare, dimidiare quanto di intelligente ci sia nel nostro essere."
> trovi? mmm. Senza dubbio Nothomb avrà letto Céline, ma c'è un certo strapiombo, a partire dall'autoironia per finire con l'estraneità alle ideologie. Ho capito dove vuoi arrivare ma non so se fosse il reale obbiettivo - pensando all'opera omnia direi di no. Troppo esteta lei, troppo intelligente ed estraneo a tutto - o quasi - lui.
tu dici esteta? per me è dissacrante modernista. Con una certa ed evidente matrice letteraria. Partiamo dal fatto che tu li hai letti tutti, ed io solo due, quindi hai molte più aderenze. Io provo a fare paragoni magari pindarici, per trovare punti di riferimento. Però assorbo le tue coordinate dei messaggi sopra. Ci devo riflettere. Volevo scrivere qualcosa che stimolasse appunti :-)
a voja se li stimola! aò, ce sei mancato!
Aspetto ancora Lansdale, tra gli altri. Aspetta che finisco di leggerti bene...
"apprezzabile da chi, ancora oggi, approva, ama e fagocita l?idea di letteratura come sfida al futuro e conoscenza del nostro proprio, magmatico e confuso presente esistenziale."
> Bella clausola. La prendo come premessa e promessa per la tua futura produzione di ogni genere.
comunque Céline lo cita più di una volta, se vado errato (controllo). Non è un caso, credo, in questo romanzo. Lo scrittore misantropo mi sa molto di personale e femminile descrizione di un ipotetico Céline. Vado per intuizioni, intesi eh :-)
Può essere, eccome. E qua e là qualche richiamo si pizzica. Anche se... pensando a quanto e come parlava di bellezza, di femminilità, di letterarietà come dogma quasi religioso... mmm.
In altre parole, diciamo che al limite s'è scelta un Céline e s'è scelta quello indovinato e letterario.
8. oltre a scrivere (grazie dei complimenti) devo anche commentare almeno una decina di pezzi (Landolfi in primis. Perdona Ot, ma partirò dal primo, credo) :-)
1. Ciao Angela! si refusi, il mio eterno problema. E guarda che scrivo poco su Lankelot perchè provo pure a rileggermeli i miei pezzi. Argh!
10. sì, assolutamente. Tutto letteratura. Nothomb mi fa impazzire per come incarna (a suo modo) la Letteratura. Con trame esili a volte,e nemmeno troppo "sostenute".
11. Refusi te li sistemo io, vai tranquillo, è un piacere;). Tu faresti lo stesso con me.
11. 8. Aspettiamo;).
12. Esatto. Grande.
Peccato tu scriva poco (difettuccio che abbiamo in comune), perchè hai uno stile molto coinvolgente e le tue pagine sono sempre dense di spunti. Quanto ai refusi, non è che volessi fare la rompi, eh...
14. dico scherzi? tu mi DEVI segnalare le mie bestialità. Se te ne accorgi, tra l'altro, significa che leggi attentamente. Ma è un problema a cui davvero non so trovare rimedio. Anche perché word alcune cose non le segnala e spesso io faccio aggiunte qui direttamente sul sito prima di pubblicare :-(
13. Gianfra' ma quante birre te devo, dopo? :-). Una cosa, il codice per ibs va bene così?
direi di sì:). In generale, conviene sempre caricare prima IBS; puntare il titolo in questione; leggere l'url del titolo in questione, estrapolando il codice numerico. E' l'EAN necessario:).