I dialoghi sono senza dubbio il punto forte di “Mercurio”. Un testo che per la sua enfasi e la sua natura potrebbe facilmente essere rappresentato in teatro. La Nothomb, però, in questo libro risulta essere meno avvincente del solito. Nella seconda parte appare addirittura un po’ sbrigativa, vagamente superficiale, come se avesse avuto fretta di concludere la storia, di trovare un epilogo. E, probabilmente, per convincersi e convincerci della sua buona fede, di epiloghi ne ha scritti ben due. A mio avviso entrambi insoddisfacenti.
Mercurio, oltre che essere un noto elemento chimico, è anche il nome del messaggero degli dèi, protettore dei viaggiatori, della comunicazione, dei ladri e dei truffatori.
Siamo nel 1923 ma, in fondo, la collocazione cronologica non ha nessuna rilevanza. Nell’isola di Morte Frontiere vive il vecchio uomo di mare Omer Loncours. Con lui, all’interno di una strana residenza, abita anche la giovane Hazel. Il primo marzo il vecchio compie 77 anni, il 31 marzo Hazel ne compie 23. Un secolo esatto in due. All’età di 18 anni, quindi cinque anni prima, Hazel era rimasta vittima di un bombardamento. I suoi genitori morirono e Omer, detto il Capitano, decise di tenere con sé la ragazza il cui viso, a seguito dell’incidente, era rimasto deturpato. Nel corso del tempo tra il Capitano e Hazel si è sviluppato un rapporto molto particolare, esclusivo e morboso. L’amore dell’uomo per la ragazza ha assunto forme maniacali: Hazel è chiusa in una casa priva di specchi e di qualsiasi superficie riflettente, in stanze che non hanno finestre, ma solo aperture troppo alte per osservare il mondo. Lei vive in questo universo ovattato e non ha contatti con nessuno. L’unico essere umano col quale si rapporta è il vecchio, nei confronti del quale nutre sentimenti contrastanti ed ambivalenti: gli è riconoscente perché l’ha salvata e protetta, ma contemporaneamente lo disprezza ed è nauseata dalla sua presenza e dalle sue attenzioni. L’unica oasi di quiete che Hazel si è costruita è rappresentata dai libri che preleva dalla biblioteca del Capitano e legge e rilegge avidamente.
Lo strano legame tra i due viene ad essere lentamente minato dall’arrivo di una strana “messaggera”. Si tratta dell’infermiera Françoise che il Capitano chiama sull’isola per curare Hazel. La donna viene invitata a non rivolgere mai domande personali alla ragazza, deve solo occuparsi del suo stato di salute ed astenersi dall’interessarsi ad altro. Françoise accetta di buon grado. Hazel si lega profondamente all’infermiera e le confida molte delle sue paure e dei suoi pensieri. Ben presto Françoise scopre il grande mistero che il Capitano nasconde e comincia anche a capire quale sia la ragione che ha spinto il vecchio a trattare Hazel come una reclusa per cinque lunghi anni.
Ovviamente non svelerò il proseguo della storia.
La scrittura della Nothomb è veloce e serrata. Non manca il senso dell’ironia né il divertito incalzare di battute che i personaggi si riversano addosso come in preda ad una instancabile esaltazione. Seppure l’inizio della narrazione sia originale ed avvincente, essa tende ad esaurirsi ed annacquarsi con il procedere delle pagine fino a raggiungere un livello quasi patetico, avvilente, fastidioso.
Di certo “Mercurio” non è il miglior libro della Nothomb.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Amélie Nothomb nasce a Kobe, in Giappone, figlia di un ambasciatore belga. Trascorre i suoi primi cinque anni di vita nel Paese orientale, successivamente vive in Cina, a New York, in Bangladesh, in Birmania e nel Laos. Giunge per la prima volta in Europa, in Belgio, all’età di 17 anni, ma questo è per Amélie uno dei periodi più difficili della sua vita: si sente incompresa e rifiutata dai suoi coetanei. Si laurea in Filologia Romana presso l’Università di Bruxelles e, poco dopo, torna a Tokio. Il suo primo romanzo, “Igiene dell’assassino” risale al 1991 e segna l’inizio del suo grande successo letterario. Da quel momento la Nothomb pubblica un libro all’anno. Ora vive tra Parigi e Bruxelles. Tra i suoi libri più celebri: “Sabotaggio d’amore”, “Metafisica dei tubi”, “Stupore e tremori”, “Cosmetica del nemico”, “Dizionario dei nomi propri”, “Antichrista”, “Biografia della fame”, “Acido solforico”, “Diario di rondine”, “Né di Eva né di Adamo”.
Amélie Nothomb, “Mercurio”, Voland, Roma, 2008. Traduzione di Alessandro Grilli.
Commenti
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ave Monna!
In questo caso abbiamo percezioni proprio opposte: scrivi, "Seppure l?inizio della narrazione sia originale ed avvincente, essa tende ad esaurirsi ed annacquarsi con il procedere delle pagine fino a raggiungere un livello quasi patetico, avvilente, fastidioso.
Di certo ?Mercurio? non è il miglior libro della Nothomb. "
> per quanto riguarda me, se non fosse stato per questo libro, non sarebbe esistita la Nothomb. A partire da questo ero andato in cerca di tutto l'edito. Formidabile.
http://www.lankelot.eu/index.php?p=593 amarcord
Sì, ho letto la tua recensione. E non sono affatto d'accordo con te. Io ho scoperto la Nothomb con "Igiene dell'assassino" e, sinceramente, quest'ultimo libro è ad un altro livello. Non ci sono paragoni!
ultimo in che senso? è del 1998...
5. ahahah! Gianfranco! Penso che intenda che, tra "Mercurio" e "Igiene dell'assassino", "quest'ultimo" (ovvero "Igiene...") è ad un altro livello. Non mi sembra ci siano questioni temporali in ballo!
(-: A volte complichi cose che...
ah:) ho capito. Forse mi aveva sviato il dato bibliografico: 2008 (data che invece dovrebbe riferirsi alla ristampa: prima ediz ita 2001 o 2002, direi)
Intendevo ciò che ha inteso branco.
Il libro che ho letto è una Terza Edizione: febbraio 2008.
guarda, io l'ho letto anni fa e mi era piaciuto abbastanza, non tanto da cercare l'opera omnia della Nothomb, ma magari mi leggerò qualcos'altro di suo.
Cara marina, se io fossi partita da "Mercurio" di certo non avrei cercato molto altro della Nothomb. E' un'ottima scrittrice, ma qui non mi è piaciuta molto. Ha fatto di meglio.
Probabilmente è questione di letture di base: leggendo "Mercurio" avevo individuato una serie di omaggi e reminiscenze molto famigliari, era come un circuito elettrico che s'illuminava, pagina dopo pagina. E pensavo: "casa!". Ma anche: "io pure!".
Può essere, chissà, questione di letture condivise o di sensibilità estetica affine - almeno, all'altezza della prima produzione di AN.
E' un'ipotesi, eh?
Per intenderci:
scrivevo, "A far da sfondo a questa esperienza estetica, una raffinata galleria di richiami letterari: omaggiati, tra gli altri, Stendhal, Defoe, Le Fanu, Stoker, Nerval e Swift, per ribadire l?essenza originaria della Letteratura: salvezza e liberazione. Non manca, tra gli illustri nomi, quello d?una misteriosa narratrice elisabettiana, lady Amelia Northumb. "
> se uno ha quell'inclinazione...:)
I riferimenti letterari hanno "commosso" anche me. Soprattutto quello a Carmilla, personaggio che ho amato molto. Ma dal riconoscere tali richiami a considerare magnifico "Mercurio" ce ne vuole.
Forse quando hai scritto quella recensione eri più giovane e più "tenero". Sono certa che se lo leggessi adesso, alla luce di tante altre letture e di un gusto più sottile, troveresti difetti che, ad una prima lettura, preso dai richiami letterari, hai un po' trascurato.
Semplicemente. Sorrido...
chissà, chissà. Forse sì. Sicuramente più giovane e più tenero. Adesso mi separa un buon migliaio di libri da quei giorni, pure fondati dallo studio di qualche migliaio di libri:), ma per ritrovare quella nothombiana grazia ho dovuto aspettare una riedizione in cartonato d'un vecchio racconto, "L'entrata di Cristo a Bruxelles". Probabilmente c'era qualcosa nella prima Nothomb che visceralmente mi faceva amare la sua scrittura. Qualcosa che s'è rotto all'altezza della Biographie de la faim.
nothomb: copertina+archivio
nothomb: copertina+archivio (vale per tutti i pezzi!)