Appunti di lettura di ‘Igiene dell’assassino’ di Amélie Nothomb
‘Igiene dell’assassino’ è il primo libro della Nothomb che leggo.
E, complice le vacanze, l’ho finito in due giorni. Non tanto per la semplicità, tutt’altro ma per la ‘forza risucchio ‘.
E’ una trama semplice, quella a cui si avvicina il lettore eppure cela imbrogli a ogni capitolo, mostra dettagli nuovi, giochi di parole e simbolismi potenti quanto contorti.
Prétextat Tach, premio nobel per la letteratura, e autore di più di una ventina di libri pubblicati e molti altri ancora ‘nel cassetto’, scopre di avere due mesi circa di vita. Una rara forma di cancro alle cartilagini sta divorando il suo corpo enorme e non gli da scampo. Nell’attesa, trincerato in un casa buia e silenziosa, accetta di incontrare cinque giornalisti. Con ognuno avrà scambi verbali diversi ma solo uno, l’ultimo, riuscirà a non lasciarsi schiacciare dalle capacità lessicali, logiche, culturali e, in una parola, ‘feroci’ dell’ormai condannato scrittore famoso.
I capitoli dunque, ricalcano le interviste. La struttura è di una semplicità disarmante.
Eppure ogni pagina mostra come si può, tenere alta ‘la tensione’, le aspettative e la voglia di proseguire senza usare particolari effetti speciali. Solo attraverso dialoghi serrati che passano dal grottesco al drammatico al disgustoso all’irreale al patetico al crudele al romantico all’ironico e oltre. Un gioco a due, lo si potrebbe definire. Tach e lo sventurato giornalista di turno riescono a tenere il lettore incollato alle pagine, almeno a me è capitato per quanto non mi sentirei di definirla una ‘tipica lettura estiva’ nel senso che richiede decodifiche complesse, pur proponendo una serie di colpi di scena, verso la fine, che solleticano la curiosità.
Il vero scoglio iniziale è senza dubbio la lingua, l’uso calibrato di vocaboli ricercati, strategici mi verrebbe da aggiungere. Immane, ottuagenario, vegliardo, tachiani, imberbe, epitaffio, teutone, sepolcrale, risatina giallastra, perifrasi abituali sono solo alcuni dei termini che nelle prime pagine non possono lasciare il lettore indifferente. Per il contesto, in cui sono inseriti, la ‘scioltezza’ con cui sono usati e allo stesso tempo la complessità dei significati. L’inizio insomma, richiede attenzione e si potrebbe facilmente pensare che non ne vale la pena anche perché – come accennavo sopra – la trama è molto semplice e quindi l’aspettativa del lettore potrebbe subire una brusca frenata.
Invece no. Sono i dialoghi che rendono impossibile l’abbandono. Lo scoprire che si può costruire una storia anche attraverso dialoghi tutto sommato semplici nella struttura ma che sono lame taglienti, venti che cambiano direzione in continuazione, parole che scivolano lasciando tracce mai casuali.
In questo romanzo si può affermare tranquillamente che la Nothomb è un’abile narratrice, un’analizzatrice sottile, un direttore attento e uno stratega di prim'ordine.
Poi certo, ci sono quantità industriali di simboli, affermazioni che non sono – evidentemente - lì per rafforzare la trama in sé, piuttosto sono messaggi per chi legge, campanelli d’allarme precisi e altamente rumorosi. A tratti nauseanti ma ugualmente interessanti.
“La gente non sa niente delle metafore. E’ una parola che si vende bene, perché ha un portamento fiero. ‘Metafora’: l’ultimo degli ignoranti percepisce che viene dal greco. Una raffinatezza incredibile, queste etimologie fasulle – fasulle, veramente: quando si conosce una polisemia della preposizione metà e la neutralità buona per tutte le stagioni del verbo phéro, per essere in buona fede si dovrebbe concludere che la parola ‘metafora’ significa qualunque cosa.” (pag.19-20)
“ No, mi creda, i libri scritti per pura bontà sono rarissimi. Sono opere che si creano in abiezione e in solitudine, ben sapendo che dopo averle scagliate in faccia al mondo si sarà ancora più soli e abietti. E’normale, la principale caratteristica della gentilezza disinteressata è di essere irriconoscibile, inconoscibile, invisibile, insospettabile, perché un beneficio che dica il suo nome non è mai disinteressato. “ (pag.46-47)
“Come! Invece il parallelismo è sorprendente. Questo ammassare, per esempio: si parla di corsa agli armamenti, si dovrebbe dire anche ‘corsa alle letterature’. E’ un argomento di forza come un altro: ogni popolo brandisce il suo scrittore o i suoi scrittori come cannoni.” (pag.52)
E questi sono solo alcuni esempi delle prime cinquanta pagine.
L’impressione è che la Nothomb non solo scriva ‘a filo’ ma con una consapevolezza che va oltre la mera esperienza personale. L’acido, i graffi, la logorroica necessità di spiegare senza essere trasparenti, sono tutti moti che il lettore avverti come ‘veri’ e ‘autentici’ senza che la voce dell’autrice sia distinguibile, specie con il quinto giornalista che – di fatto – è la chiave di volta, il secondo personaggio principale capace di aprire lentamente ogni lucchetto.
Il quinto giornalista è una donna. E viene nominata in molti modi possibili, tutti dispregiativi fino a diventare, nelle ultime pagine ‘la creatura’, ma anche ‘l’avatar’ dello stesso Tach. Non svelerò altro per non togliere il piacere della scoperta che davvero in questa parte è potente quanto controversa.
Eppure qui la Nothomb raggiunge vette alte, quindi anche più difficili da cogliere. Si continua a parlare di letteratura, della capacità dei lettori di non leggere davvero, della scrittura. Ma arriva prepotente una nuova onda, inaspettata quanto profonda: l’amore o meglio, alcuni angoli precisi dell’amare, del volere così bene a qualcun altro da. Angoli bui, certo, duri e difficili da comprendere eppure nitidi nel loro esistere e affermarsi.
Le teorie espresse dallo scrittore sono, il più delle volte, difficili da riconoscere ed accettare perché forano ogni tipo di struttura sociale e, a tratti, anche umana. Eppure verso la fine qualcosa sembra quadrare nell’assurdità generale, qualcosa torna tra domande e risposte sempre più serrate, ansimanti.
Credo che in questo libro, il lettore possa trovarci molto o poco, dipende dalle possibilità che si danno alle parole, dall’impegno e dall’apertura verso una narrazione fuori da moltissimi schemi abituali. C’è una trama di base, ci sono personaggi e dialoghi determinanti. Ma è il contenuto a necessitare di antenne e analisi.
Perché, in fondo, quello che sembra non è quello che è, comunque. Sin dalle prime pagine. Solo che la Nothomb oltrepassa molti confini, non si limita a giocare coi ruoli e le aspettative. Propone precisi ragionamenti di una lucidità e complessità disarmanti. Che stendono. Ma possono anche irritare o far sbadigliare. Perché se non si arriva a una qualche decodifica resta davvero poco di un romanzo dove i personaggi dialogano tra loro, non ci sono altre azioni, tanto meno scene complesse o intrecci specifici (perfino sul finale, i legami e gli intenti si svelano con semplicità).
La Nothomb non scrive storie e basta. Raccoglie alcune contraddizioni di questa nostra società moderna. E lo fa vomitandoci sopra, sputando e ruttando. Lo fa con il preciso intento di colpire, di fare molto male. Di disgustare perfino pur di procurare una qualche reazione.
Di questo libro si potrebbero scrivere molti commenti, ma che lascia indifferenti (in un verso o nell’altro) mi sembra impossibile.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Amélie Nothomb (Kobe, Giappone, 1967), scrittrice belga di lingua francese. “Igiene dell’assassino” è stato il suo primo romanzo.
Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb – Guanda - Le Fenici Tascabili aprile 2008. Traduzione di Biancamaria Bruno.
Prima edizione: Voland, 1992.
Approfondimento in rete: Mademoiselle Nothomb / Antenati / Lettera
Nothomb in Lankelot:
Barbara Gozzi. Agosto, 2008.
Commenti
La Nothomb non scrive storie e basta. Raccoglie alcune contraddizioni di questa nostra società moderna. E lo fa vomitandoci sopra, sputando e ruttando. Lo fa con il preciso intento di colpire, di fare molto male. Di disgustare perfino pur di procurare una qualche reazione.
Di questo libro si potrebbero scrivere molti commenti, ma che lascia indifferenti (in un verso o nell?altro) mi sembra impossibile.
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Come già accennato a Gianfranco, non ho più la possibilità di scrivere approfonditamente di quello che leggo. Purtroppo tempo ed energie difettano. Ma continuo a scrivere, con minore rigore diciamo. Spero ugualmente di riuscire a trasmettere la passione per quello che leggo, la condivisione.
Un saluto a tutti,
Barbara
Bentornata:). E grazie di cuore per la nuova condivisione. Tempo ed energie torneranno. Noi aspetteremo;).
". La struttura è di una semplicità disarmante.
Eppure ogni pagina mostra come si può, tenere alta ?la tensione?, le aspettative e la voglia di proseguire senza usare particolari effetti speciali. Solo attraverso dialoghi serrati che passano dal grottesco al drammatico al disgustoso all?irreale al patetico al crudele al romantico all?ironico e oltre. Un gioco a due, lo si potrebbe definire".
> Sacrosanto. A.N. è maestra nell'arte del dialogo, e della descrizione breve e assassina. E' maestra nel cantare la bellezza e la sua antitesi, l'amore e le sue antitesi tante, e l'appartenenza a una e una cosa soltanto: la scrittura.
"? No, mi creda, i libri scritti per pura bontà sono rarissimi. Sono opere che si creano in abiezione e in solitudine, ben sapendo che dopo averle scagliate in faccia al mondo si sarà ancora più soli e abietti. E?normale, la principale caratteristica della gentilezza disinteressata è di essere irriconoscibile, inconoscibile, invisibile, insospettabile, perché un beneficio che dica il suo nome non è mai disinteressato. ? (pag.46-47)"
> Forse una o due persone da presentare a P. Tach le avrei.
"La Nothomb non scrive storie e basta. Raccoglie alcune contraddizioni di questa nostra società moderna. E lo fa vomitandoci sopra, sputando e ruttando. Lo fa con il preciso intento di colpire, di fare molto male. Di disgustare perfino pur di procurare una qualche reazione."
> Forse lo fa semplicemente descrivendo. Che a certi livelli diventa difficile, perché si diventa crudi, sembrano lastre. La lastra di un bel corpo mostra sempre le ossa; la tac di qualcosa di malato è sempre fredda e nominare quel che si vede fa sempre molto freddo;).