Un insolito dialogo fa da prologo. Due sconosciuti, invitati da un amico comune, si trovano a parlare di un’affascinante ipotesi: se qualcuno venisse a morire di cause naturali in casa tua, chiameresti un dottore? E se sì, sai che saresti il primo indagato per un ipotetico omicidio? Baptiste non comprende perché questo tizio gli stia facendo un discorso così assurdo. Caso vuole che proprio il giorno seguente, un tale suoni alla sua porta e gli chieda di poter fare una telefonata. Baptiste gentilmente accetta e poco dopo che lo sconosciuto ha formulato il numero, questi muore, accasciandosi sul pavimento. Si tratta di uno spiacevole caso del destino o di un’occasione per fuggire e ricominciare daccapo un’intera esistenza?
La vita di Baptiste, passata in un ufficio noioso, assume una piega tutta nuova. Conoscerà una donna senza nome, deliziosa e seducente, da proteggere ed un gatto che vive ingrassando, come Baptiste adesso ha scelto di fare. Qualcosa però turba l’idillio, qualcosa di assolutamente impensabile.
Causa di forza maggiore è un’opera letteraria che, come spesso nelle opere della Nothomb, si presterebbe volentieri ad una rilettura cinematografica. E la sua trama fa pensare in prima battuta proprio ad un film: Professione reporter di Michelangelo Antonioni. Infatti lo scambio di persona tra David Locke ed il suo sosia deceduto è il primo riferimento che salta alla mente non appena Bapstiste Bordave si confronta con Olaf Sildur. Ma Antonioni non è l’unico nome che troviamo fra le pagine del nuovo romanzo della Nothomb: vi scorgiamo anche Woody Allen, Bukowski e Spielberg, che a ben pensare appartengono a mondi estremamente lontani dalla tematica di Causa di forza maggiore. Tematica multiforme, che spazia lungo vari generi narrativi che per rispetto verso i futuri lettori sarà bene non menzionare: la Nothomb ancora una volta riesce a fondere la vita quotidiana con la casualità, tessendo una trama cosmopolita (si parte dalla Francia, passando per la Svezia, la Danimarca, il Polo Nord e non mancano i riferimenti al Giappone, naturalmente) dove il bianco rimane il colore predominante, accompagnando i significati lungo un mondo interiore ed intimo.
Ogni libro della scrittrice belga conserva un’inimitabile base di assurda casualità che si sviluppa poi in ramificazioni di profonda analisi – pur senza perdersi in elucubrazioni eccessivamente pesanti. La leggerezza della sua scrittura, condotta dal privilegio di un dialogo molto teatrale, scorre veloce ma pungente per l’intelligenza folgorante di certi passaggi (“Rientrai in casa dove il morto di accolse con discrezione” pag. 13). Ma uno dei punti di forza della sua letteratura resta la sua credibilità: a dispetto di romanzi perfettamente collocabili (anzi: catalogabili) in determinate pastoie di genere, quelli della Nothomb possono permettersi di affrontare agevolmente la spystory o il melodramma senza però non rinunciare all’umorismo surreale o al pathos che con una penna diversa striderebbero: Causa di forza maggiore ha una forma indefinita anche per la sua capacità di contenere in sé un realismo (dovuto probabilmente ai dialoghi, che rendono la storia quasi in diretta) che non può essere screditato dal registro multiforme. Un impiegato che si spaccia per agente segreto potrebbe sembrare l’incipit di una parodia: la Nothomb sembra ricostruire un’idea così poco credibile condendola di un equilibrato mix di quotidiano e fatalità, quasi a sottolineare che non c’è storia inventata dalla mente umana che non possa contenere in sé un’autentica plausibilità. Ed è un discorso estendibile all’arte intera, non a caso nel romanzo c’è anche una (attinente) digressione sull’arte contemporanea: la sua totale essenza, lontana anni luce dalla vita di tutti i giorni, è il fulcro stesso del senso di una vita non vissuta. È la realizzazione dell’impossibile: gli chef che cucinano i piatti desiderati dai condannati a morte, che per nessuna ragione al mondo sarà loro concesso di assaggiare. L’arte che non è solo quella puramente accademica, ma si estende anche alla degustazione di champagne, di cui i due protagonisti fanno incetta (addirittura sarà l’unico pasto dell’affascinante ragazza).
La vita di Baptiste/Olaf ricorda una sorta di rito di passaggio: brusco, improvviso, frutto di uno slancio adrenalinico che si rivela totale rinascita. Ed è una scommessa vinta, perché troverà anche l’amore: ecco un argomento pericoloso, talmente letale che sa spesso declassare l’intelligenza in ingenuità: il termine appare solo una volta, di sfuggita, verso il finale. E anche questa è una scommessa non perduta: il non detto non indica un’assenza, ma una presenza misurata e raffinata. Il rapporto di questa coppia è il nascere di un corteggiamento che già passato (chi ha letto, può comprendere) e rinasce anch’esso: doppio, come una reincarnazione, come una rivincita, come – anche – una fuga dalla morte.
E dove Poe è uno spirito sempre presente, la morte non può non farsi sentire. Una morte interiore o un corpo morto che risorge.
Insomma, la Nothomb si conferma come autrice unica, la sua opera va adulata in blocco, Causa di forza maggiore è un nuovo tassello, indispensabile per natura, da aggiungere agli altri libri della grande narratrice di Kobe.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Amélie Nothomb (Kobe, Giappone, 1967), scrittrice belga di lingua francese.
“Igiene dell’assassino” è stato il suo primo romanzo.
NOTHOMB in Lankelot:
Luca Martello, 24 febbraio 2009
Commenti
Ecco l'ultimo libro della Nothomb :)
" Ma Antonioni non è l?unico nome che troviamo fra le pagine del nuovo romanzo della Nothomb: vi scorgiamo anche Woody Allen, Bukowski e Spielberg, che a ben pensare appartengono a mondi estremamente lontani dalla tematica di Causa di forza maggiore. Tematica multiforme, che spazia lungo vari generi narrativi che per rispetto verso i futuri lettori sarà bene non menzionare: la Nothomb ancora una volta riesce a fondere la vita quotidiana con la casualità, tessendo una trama cosmopolita"
> Sospetto che ti sia piaciuto:)
(è davvero un piacere leggerti, hammer. gran bel lavoro. appassionato, completo, organico. Complimenti)
Figurati :). Quest'anno solo sorprese, riguardo alle future recensioni.
Gran bel pezzo davvero. Ultimamente la Nothomb non miha convinto del tutto, diciamo a cominciare da "Acido Solforico". Ma questo credo che lo comprerò :)
Grazie Paolo, io non ho letto tutto della Nothomb, diciamo che ne ho letti alcuni in ordine tutt'altro che cronologico :) I miei preferiti restano "Igiene dell'assassino", "Le catilinarie" e "Mercurio". "Acido solforico" non l'ho ancora affrontato ma terrò a mente le tue considerazioni :)
Tra l'altro, coincidenza o forse no, è uno dei pochissimi titoli della Nothomb che non abbiamo in archivio, amices...;)
http://www.lanotadeltraduttore.it/causa_forza_maggiore.htm
intervista alla traduttrice!