Nothomb Amélie

Acido solforico

Autore: 
Nothomb Amélie

Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo”.

Qualcuno l'ha definito un romanzo ideologico, qualcun altro ha parlato di oscenità. La verità è che con “Acido solforico”, Amélie Nothomb sceglie di giocare col fuoco: è lei a maneggiare la sola molotov realmente incendiaria, miscelando lager nazisti e reality show in un unico esile libro, che riesce comunque ad essere corrosivo, pur rinunciando all'ironia che era invece stata cifra stilistica delle opere precedenti. Ancora una volta la scrittrice belga si misura col tema vittima/carnefice che è un po' il nucleo vitale dell'intera sua produzione, ma in questo caso decide di rinunciare al fascino sottile delle sfumature, per utilizzare la prospettiva estremizzata dei campi di concentramento, dove la distinzione dei due ruoli risulta netta ed inequivocabile se non fosse per la commistione tecnologica, che fa della brutalità dei lager un format televisivo. Allora la colpa è una torta che si spartiscono in molti, ognuno secondo il proprio grado di responsabilità, tra kapò, organizzatori e spettatori soprattutto, perché il vero attacco è diretto proprio a quanti “se ne stanno là, stravaccati davanti ai loro televisori, ad assaporare quell'inferno, fingendo certamente di indignarsene”. Non c'è nessun moralismo, nessun tentativo di proporre l'ennesima analisi dei rapporti di forza all'interno del regime, semplicemente la Nothomb sposta lo sguardo sulla folla supina difronte all'orrore e, complice il trucchetto della trasmissione televisiva, si produce in una durissima critica e della società all'epoca del Terzo Reich, e dell'attuale concetto di pubblico, ribadendo come “la responsabilità ricada su colui che accetta di assistere ad uno spettacolo tanto facile da rifiutare”.
In quest'ottica, quindi, è chiara la vena polemica nei confronti di certa televisione che invoca il principio di realtà per regredire all'abiezione dell'arena, dove vita e morte vengono spettacolarizzate in funzione dell'indice di gradimento. “Acido solforico” punta il dito contro la massificazione che squalifica il concetto d'identità e, nonostante l'azzardo, sembra proporre un parallelismo tra il plagio del vuoto televisivo e quello dell'ideologia, col voyerismo acritico come sintomo di una dilagante disumanizzazione capace, nella comicità dell'orrore, di trasformare i più in stupide scimmie plaudenti. La coscienza evapora, è un'ipnosi collettiva che incolla allo schermo: Concentramento batte ogni record di audience esistente. Le protagoniste, come da tradizione nei romanzi della Nothomb, sono due donne, due universi diametralmente opposti dove Pannonique bella, intelligente, elegante e coraggiosamente consapevole della propria unicità, incarna il bene, mentre Zdena insignificante, ignorante, stupida, abietta e perversa incarna la meschinità di un male neppure premeditato, ma soltanto eseguito per mera ottusità. E la scelta dei nomi non è assolutamente casuale, perché “il nome è la chiave della persona. È lo scatto delicato della sua serratura”. Pannonique, allora, rimanda alla Pannonia, antico nome dell'Ungheria, patria di molti deportati. Zdena, invece, è omaggio al Kundera de “
Il libro del riso e dell'oblio” dove era già una donna brutta al punto che Mirek si vergognava di averla amata. L'autrice insisterà fortemente sull'importanza del nome. Non è difficile, infatti, comprendere come, in un contesto spersonalizzante quale un lager, dove ogni prigioniero smetteva di essere persona per ridursi nel numero tatuatogli sul braccio, il nome costituisse l'ultimo baluardo d'umanità. È proprio per questo che Pietro Livi (voluta l'assonanza con Primo Levi), avverte l'urgenza di rivelare il proprio nome alla giovane di cui si innamora, e di saperne il suo. Perché “la matricola sta alla conoscenza dell'altro come la carta d'identità sta alla persona: non c'entra niente”. Le riflessioni della Nothomb sul nome e sul linguaggio in genere, hanno la forza magnetica della bellezza autentica. Il suo stile tocca la perfezione della letterarietà in frammenti che sanno sfiorare il lirismo, mentre nell'interazione tra Pannonique e gli altri prigionieri, ma soprattutto nel confronto tra lei e Zdena, la scrittura poggia sull'immediatezza di dialoghi quasi teatrali che non disdegnano affatto i cliché del più classico fra gli scontri: quello tra bene e male. E allora sì, forse l'assolutismo con cui la scrittrice disegna la protagonista, affidandole il ruolo di immacolata eroina, pecca di un'ingenuità quasi fiabesca se non semplicistica, perché tra il sublime e l'infimo ci sono infinite possibili varianti, ma lei sceglie i due opposti in modo che la pochezza di Zdena illumini lo splendore di Pannonique. E non stupisce che quest'ultima, dall'alto di “quell'intelligenza che rendeva la sua bellezza ancor più terrificante”, ad un tratto interpelli addirittura il Padreterno. Del resto “è quando la sua assenza è più palese che Dio è più necessario”, tuttavia “l'incontestabile realtà del campo era l'esatta negazione di Dio: l'esistenza dell'uno comportava ineluttabilmente la non esistenza dell'altro”. Così Pannonique medita sul post-creazione, giungendo a paragonare la mansione di Dio a quella di uno scrittore a pubblicazione avvenuta. Uno scrittore che può soltanto amare il proprio libro, amarlo fino in fondo, ma senza più intervenire per modificarlo. Di conseguenza sente l'urgenza di sostituirglisi, di essere lei stessa Dio, non Cristo, non la vittima, ma “Dio, principio di grandezza e di amore”. Questa megalomania, però, si sgretolerà nell'impossibilità di far fronte all'atrocità dell'innocenza tradita e abusata, rivelandosi un errore colossale, un'idea sproporzionata che la donna poi ridimensionerà, immedesimandosi nel ruolo ben più umile di Simone di Cirene. La Nothomb scava nell'animo dei suoi personaggi, portando in superficie quel magma di pensieri ed emozioni che ne determinano i comportamenti. Scava nell'ossessione di Zdena e nel disgusto di Pannonique che anestetizza la mente con la musica, mentre i sentimenti di tutti gli altri restano in ombra. Accenna solo all'amore di Pietro; alla crudeltà della vecchia che ululava alla luna e all'invidia latente di molti dei prigionieri nei confronti della loro stessa eroina. E neppure il pubblico, neppure la stampa hanno una parte più che marginale. Ecco perché è quasi scontato che la rivoluzione avvenga dall'interno, ma la conversione finale fa di quel vino rosso un miracolo esplosivo, che schiuma in un “eroismo per niente”, un niente che è migliore del tutto.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Amélie Nothomb (Kobe, Giappone, 1967), scrittrice belga di lingua francese.
Ha esordito nel 1992 pubblicando il romanzo “Igiene dell’assassino”.
Amélie Nothomb, “Acido solforico”, Voland, Roma 2006.
Traduzione di Monica Capuani.
Titolo originale:
Acide sulfurique
Pp. 131
Approfondimento in rete: Intervista /Antenati

Nothomb in Lankelot: qui
Angela Migliore, maggio 2010
ISBN/EAN: 
9788888700533

Commenti

[acido solforico] neo ANGELA!

[acido solforico] neo ANGELA!

[nothomb] tra l'altro c'è un

[nothomb] tra l'altro c'è un nuovo libro di A Nothomb in uscita!

http://www.voland.it/voland/scheda.aspx?sid=bc2fe426fb4b4b51863bd9d9ba31...

ottima coincidenza!

[Nothomb] Non ne sapevo

[Nothomb] Non ne sapevo nulla, beata ignoranza! Ho pensato di aggiungere "Acido solforico", perchè era l'unico titolo mancante.

[nothomb] grande scelta:). Da

[nothomb] grande scelta:). Da queste parti la Nothomb è un idolo da sempre:)

[Acido solforico] Che

[Acido solforico] Che velocità!! Non riesco ad entrare nel pezzo per cambiare PRIMA EDIZIONE in TITOLO ORIGINALE.

[acido solforico] sistemato;)

[acido solforico] sistemato;)

[Acido solforico] Un

[Acido solforico] Un fulmine!! Grazie.

[acido solforico] ammazza

[acido solforico] ammazza Angela, pezzo incandescente - tra i tuoi migliori in assoluto:). Spettacolo.

[Acido solforico] Veramente?

[Acido solforico] Veramente? Mi sembra di aver tralasciato una marea di cose...

[acido solforico] veramente,

[acido solforico] veramente, sì. E' un pezzo estremamente carico, pieno di energia - e con molte idee altrettanto chiare, forti e giuste.

[Acido solforico] Se lo dici

[Acido solforico] Se lo dici tu che hai letto tutto della Nothomb, mi fido. E' bello il tuo entusiasmo, però. Fa proprio bene. Grazie sempre.

[acido] Sembra interessante,

[acido] Sembra interessante, specie dato l'argomento anti-televisivo... A breve porterò l'ultima sua pubblicazione...

[Acido solforico] Sì, Luca,

[Acido solforico] Sì, Luca, lager e reality show: un connubio che non potevo trascurare. Curiosa di leggerti sull'ultima fatica della Nothomb. Anche perchè questo è stato un salto nel passato.

[acido solforico] Adesso

[acido solforico] Adesso leggo tutto...


Lo ricordo come uno dei meno riusciti romanzi della scrittrice. Non siamo ai livelli di quella pippa di "Diario di rondine", certo, ma neanche di "Igiene dell'assassino" o di "Antichrista".

[acido solforico]"Non c'è

[acido solforico]"Non c'è nessun moralismo, nessun tentativo di proporre l'ennesima analisi dei rapporti di forza all'interno del regime, semplicemente la Nothomb sposta lo sguardo sulla folla supina difronte all'orrore e, complice il trucchetto della trasmissione televisiva, si produce in una durissima critica e della società all'epoca del Terzo Reich, e dell'attuale concetto di pubblico, ribadendo come “la responsabilità ricada su colui che accetta di assistere ad uno spettacolo tanto facile da rifiutare”."


Ecco, è proprio questo non condivido: io dalla Nothomb mi aspettavo un'analisi, non l'ennesima, ma la SUA analisi. Non un confuso (e a volte qualunquista) rigetto della "cultura" televisiva.

[acido solforico] "Le

[acido solforico] "Le riflessioni della Nothomb sul nome e sul linguaggio in genere, hanno la forza magnetica della bellezza autentica. Il suo stile tocca la perfezione della letterarietà in frammenti che sanno sfiorare il lirismo, mentre nell'interazione tra Pannonique e gli altri prigionieri, ma soprattutto nel confronto tra lei e Zdena, la scrittura poggia sull'immediatezza di dialoghi quasi teatrali che non disdegnano affatto i cliché del più classico fra gli scontri: quello tra bene e male. E allora sì, forse l'assolutismo con cui la scrittrice disegna la protagonista, affidandole il ruolo di immacolata eroina, pecca di un'ingenuità quasi fiabesca se non semplicistica, perché tra il sublime e l'infimo ci sono infinite possibili varianti, ma lei sceglie i due opposti in modo che la pochezza di Zdena illumini lo splendore di Pannonique."


Questo passo è bellissimo. Tra l'altro hai colto in pieno la voce della Nothomb: anche stavolta - sbagliando, secondo me - non è scesa a compromessi con i suoi personaggi. Il problema è che avrebbe dovuto dare qualche sfumatura in più, non i suoi soliti bianchi e neri così neutri. Ma questo è solo il mio parere :)


Complimenti Angela, un pezzo bruciante di passione.

[Acido solforico] Sì, pecca

[Acido solforico] Sì, pecca un po' di qualunquismo. Questo è vero.
Contenta che il pezzo sia tanto piaciuto. Io, invece, rileggendomi non ero così entusiasta. Non ci prendo mai :) 

[Nothomb] Io ho sempre

[Nothomb] Io ho sempre faticato a leggere i suoi libri ma se decidessi di riprenderli in mano quale mi consigliereste come primo titolo?

[noth] "metafisica dei

[noth] "metafisica dei tubi";)

[Nothomb] Mercurio è il mio

[Nothomb] Mercurio è il mio preferito.