Nori Paolo

Diavoli

Autore: 
Nori Paolo

IL MESTIERE DEL BLUFF

Ritorna quel briccone di Learco Ferrari. E potrei, in sostanza, anche fermarmi qui, considerando la narrativa di Paolo Nori. Learco Ferrari: scrittore, traduttore, trentacinquenne, vive a Parma, prosegue nella sua atarassica esistenza. Paolo Nori: traduttore, scrittore (bolognese), quaranta e qualcosa, prosegue con il suo infinito flusso di coscienza, una valanga di considerazioni, riflessioni, irrilevanza mista a qualche raro momento di lucidità, come ci ha abituato già da diversi romanzi.

Diavoli è un nuovo capitolo della vita di Ferrari, caffeinomane, caustico e caotico, sempre in bilico tra impegni giornalieri e clash di materia prettamente pratica. Nori è Learco Ferrari? O meglio, come si dice, Learco è l'alterego di Nori? Ecchissenefrega. L'autore, furbescamente, gioca sull'ambiguità, sulla duplicità dell'esistenza di Ferrari. Altro discorso è il reale valore del personaggio. La storia segue i dogmi della produzione letteraria romagnola: narrazione generalmente in prima persona; una trama disintegrata che in realtà è un groviglio di pensieri del protagonista; in Nori, un italiano sgrammaticato - "ciò la febbre" oppure "smettila Paolo, che sei un ciccione" e via così per centocinquanta pagine.

La Einaudi, nel retro della copertina, descrive le poche ore di un giorno del febbraio novantanove come "un lungo pianosequenza". Prima pecca del romanzo: la scelta formale, l'ossessività di adottare uno stile in soggettiva, rischia di non facilitare le cose a chi si accosta per la prima volta alla scrittura di Nori. In più, abbiamo a che fare con un personaggio isterico, nervoso, una mente che si perde nei suoi pensieri. A volte gli spunti migliori - come ad esempio, Learco che scrive un racconto all'interno del romanzo stesso, in un interessante analisi metaletteraria - durano troppo poco, non sono approfonditi e, rari come sono, questo rappresenta un errore. Altrove, il monologo interiore appare troppo confuso, con un uso convulso della punteggiatura.

In qualche modo il romanzo ti prende. Learco ha trovato un motivo per vivere, per uscire dal suo torpore esistenziale: ha scoperto di essere un diavolo: il motivo, surreale ma per nulla fuori tema, si erge a scopo narrativo - per il romanzo - come a scopo vitalistico - nel romanzo, per il protagonista. Regole ferree per i diavoli: non si cucca, non si lavora, non si pagano le tasse. Il tutto ad eccezione della domenica: "la domenica si divide, si corrompe e soprattutto si calunnia". Il problema è che la domenica non arriva mai, nè nel romanzo nè nella vita di Learco, come dicevo.

Questa mini-odissea dura appena qualche ora: Learco scopre che alla Feltrinelli è uscito il suo ultimo libro - Spinoza, un libro di Nori - ed inizia una serie di telefonate più o meno facete di amici che chiamano per complimentarsi. Intanto Nori spara sulla folla degli scrittori italiani: Baricco - che ha scritto un bel primo libro e poi ha aperto una scuola di scrittura; Lara Cardella - idem come sopra ma senza la scuola; De Carlo - che pubblica sempre lo stesso libro da dieci anni. Ma quello che accade realmente dura sempre troppo poco. Nori è convinto della forza del suo personaggio, concentra tutto sul suo punto di vista.

Unico tema approfondito - ma comunque da leggere tra le righe - è la tragicomica vita dello scrittore, il suo rapporto con gli editori e con la stampa, con i fan e con i colleghi. Nori butta tutto giù, senza alcuna pretesa di serietà. Il credersi un diavolo che cos'è se non un tentativo - ridicolo e ridicolizzato dall'autore stesso - di elevarsi al di sopra della gente comune

Una volta finito di leggere il libro lascia l'amaro in bocca: Paolo Nori ha talento, sa scrivere. Dovrebbe forse smettere di fare il simpaticone, scrollarsi di dosso l'eredità di Tondelli e gli imbarazzanti paragoni con alcuni colleghi concittadini. Learco Ferrari è un bel personaggio, caratterizzato al punto giusto, con presa sicura sul lettore. Adesso mettiamoci a fare sul serio.

 Il taglio pseudo-adolescenziale non giova alla scrittura di Nori, che vuole raccontare le vicende di un trentenne e lo fa sembrare un ragazzino. Sindrome di Peter Pan? D'accordo. Ma di storie di uomini che non vogliono crescere l'editoria è piena, per non dire satura. Infine, è interessante notare come Learco Ferrari sia uno dei pochissimi - se non il solo - personaggi letterari ad essere "costruito" secondo basi di genere. Per la precisione, Ferrari assomiglia, nei tratti distintivi, ad un detective uscito dritto dritto fuori da un noir italiano, da pagine di un Massimo Carlotto o di un Carlo Lucarelli. Nel ritmo e nelle continue riflessioni del protagonista, il romanzo sembra infatti progettato con criteri simili alla detective story.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Paolo Nori, Diavoli - Einaudi Tascabili, 2001

Paolo Nori (Parma, 1963) è scrittore e traduttore dal russo. Creatore dell'alter ego Learco Ferrari, ha pubblicato: Bassotuba non c’è (DeriveApprodi 1999), Spinoza (Einaudi 2000), Diavoli (Einaudi 2001), Grandi ustionati (Einaudi 2001), Si chiama Francesca, questo romanzo (Einaudi 2002); I quattro cani di Pavlov (Bompiani, 2006) e Le cose non sono le cose (Fernandel 1999).

Una recensione di Gordiano Lupi su Pancetta di Paolo Nori - http://www.stradanove.net/news/testi/libri-04b/lalar0408041.html

ISBN/EAN: 
9788806157944

Commenti

Ave Paolo!
Intanto ho completato i tag (mancavano: "letteratura", "narrativa") e eliminato la foto (era sotto copyright, appariva un immenso Bill Gates in divisa nazista con vessillo Microsoft al vento).

A stasera per lettura e commento!

Grazie mille, Franco! Non avevo visto ancora il Gates nazista...

"La storia segue i dogmi della produzione letteraria romagnola: narrazione generalmente in prima persona; una trama disintegrata che in realtà è un groviglio di pensieri del protagonista; in Nori, un italiano sgrammaticato - "ciò la febbre" oppure "smettila Paolo, che sei un ciccione" e via così per centocinquanta pagine."

> sai che questo è l'unico Nori che ho letto?
Stilisticamente non mi era dispiaciuto. Ho segnali da più parti di una certa "coazione a ripetere", diciamo così, legata agli aspetti che tu con tanta chiarezza evidenzi. Mi fermo a "Diavoli", allora?

"La Einaudi, nel retro della copertina, descrive le poche ore di un giorno del febbraio novantanove come "un lungo pianosequenza"."

> ahah. Ahhaha.

"In più, abbiamo a che fare con un personaggio isterico, nervoso, una mente che si perde nei suoi pensieri."

> reminiscenza da verificare. Un uomo non può essere "isterico": "isterico" viene dal greco, se non vado errato significa "utero", isterico sta quindi per "uterino".

"Altrove, il monologo interiore appare troppo confuso, con un uso convulso della punteggiatura."

> questo è un passo importante: potresti esemplificare, campionando qualche frammento?

"Intanto Nori spara sulla folla degli scrittori italiani: Baricco - che ha scritto un bel primo libro e poi ha aperto una scuola di scrittura; Lara Cardella - idem come sopra ma senza la scuola; De Carlo - che pubblica sempre lo stesso libro da dieci anni. Ma quello che accade realmente dura sempre troppo poco. Nori è convinto della forza del suo personaggio, concentra tutto sul suo punto di vista."

> Diventerò il primo difensore di De Carlo. Questo luogo comune dello stesso libro non ha sempre ragione di esistere.
Annoto piuttosto che la strategia del suo sodale Colagrande è stata analoga, come annotavo tra le righe dell'articolo. Hai fatto bene a proporci l'articolo, ottimo tempismo.

"Dovrebbe forse smettere di fare il simpaticone, scrollarsi di dosso l?eredità di Tondelli e gli imbarazzanti paragoni con alcuni colleghi concittadini."

> Tondelli ha a che fare con Nori? Trovi? Chi l'ha scritto, e sulla base di quali impressioni-analogie-suggestioni?

"Per la precisione, Ferrari assomiglia, nei tratti distintivi, ad un detective uscito dritto dritto fuori da un noir italiano, da pagine di un Massimo Carlotto o di un Carlo Lucarelli. Nel ritmo e nelle continue riflessioni del protagonista, il romanzo sembra infatti progettato con criteri simili alla detective story."

> qui sembra che tu abbia lasciato il periodo a metà. Direi che questo passo va approfondito, l'intuizione mi sembra interessante ma ho bisogno di vederla comprovata.

Ave Paolo!

Ave a te Franco!

8. Se ricordo bene, era D'Orrico che sul Corriere aveva sputato su Tondelli e su quella letteratura che lui descriveva come "poco impegnata" (!), mettendo in mezzo anche Nori. Non mi trovo d'accordo, ovviamente, nè sull'accostamento nè sul giudizio.

7. Di De Carlo ho amato Due di due, Di noi tre, Uto, quelli che credo i suoi romanzi più ispirati. Non mi dispiace, in generale.

6. A breve trascriverò qualcosa: ho prestato il libro ad un amico, al momento.

3. Io ho intenzione di leggere l'ultimo, "Noi la farem vendetta". Vorrei vedere una qualche possibilità di maturazione. Diavoli in sostanza non è male, m'è piaciuto abbastanza: spero che in futuro Nori riesca a diventare più incisivo.

Grazie della lettura!

"Questa mini-odissea dura appena qualche ora: Learco scopre che alla Feltrinelli è uscito il suo ultimo libro - Spinoza, un libro di Nori - ed inizia una serie di telefonate più o meno facete di amici che chiamano per complimentarsi. Intanto Nori spara sulla folla degli scrittori italiani: Baricco - che ha scritto un bel primo libro e poi ha aperto una scuola di scrittura; Lara Cardella - idem come sopra ma senza la scuola; De Carlo - che pubblica sempre lo stesso libro da dieci anni. Ma quello che accade realmente dura sempre troppo poco. Nori è convinto della forza del suo personaggio, concentra tutto sul suo punto di vista".

Sempre più autoreferenziale la letteratura del nuovo millennio, noto. Se la cantano e se la sonano tra di loro. Ovviamente non conosco l'auore, Paolo, ma constato con piacere il tuo spaziare - e, di consuenza, scrivere - tra letterature assai diverse. Mi compiaccio, io non riesco a fare altrettanto, purtroppo:( I nuovi autori li scovo tutti qui, grazie a voi.

12. Federico, sono come i mafiosi: si scannano soltanto tra loro... Battutaccia rubata a Bertola. :)

Guarda che io un sacco di film che adesso amo li ho scoperti qua. Considero Lankelot un'oasi, in tutta franchezza

la franchezza è tutto.