Mazzantini Margaret

Non ti muovere

Autore: 
Mazzantini Margaret
“In un attimo sono polvere che cammina […]”
 
Non ti muovere!
Non ti muovere…Angela, angioletto, mia bambina, vita mia…
“Sono in bambola, in embolia di dolore”, come lo sarebbe qualsiasi padre, trovandosi davanti a sua figlia “[…] lì, rasata, intubata, cerotti chiari intorno alla faccia gonfia e annerita”.
Sì, sono un padre. E sono un medico, un chirurgo di questa scatola bianco-asettica che ti ha tolto ogni fretta.
La fretta che non ti ha fatto rispettare quello Stop…
Cielo-umido e suolo-acqua appena lordato di guano e foglie marce: un leggero urto con una macchina che era quasi riuscita a schivare il tuo motorino e sei scivolata, il casco è rotolato a terra…
…chiudo gli occhi ed è come se lo vedessi…lì…ecco…uno, due tonfi vuoti, rallentati, lenti nel rimbalzo…tum…tum….fotogrammi maledetti…tum…tum…si è fermato?
Forse sì, come la musica interrotta dentro il walkman, tra il filo e le orecchie, come lo sguardo dell’automobilista che ti ha soccorso, inorridito dalla vista della tua fronte apertasi all’impatto con l’asfalto, dei denti persi, la bocca-sangue, lo sguardo assente.
Altri occhi ti hanno sfiorato, bambina, isolati dai rumori del traffico attorno.
L’ambulanza ha tardato, incespicando sulle rotaie del destino e, quando sei arrivata in ospedale, non eri più vigile.
Sono tuo padre, è vero.
Ma sono anche un medico, un chirurgo di questa scatola bianco-asettica che ti ha tolto ogni fretta.
“C’è una scatola per terra con scritto sopra rifiuti pericolosi, prendo l’uomo e lo butto lì dentro. Devo farlo, è il mio dovere, l’unica cosa che mi resta. Devo guardarti come se tu non mi appartenessi […]”.
E’ stata Ada ad avvisarmi.
In venticinque anni di conoscenza è stata l’unica volta in cui l’ho sentita darmi un ordine.
E’ stata lei a intubarti, sempre lei a leggere il tuo nome sul diario, cercando nel tuo zaino un documento che attestasse al mondo chi eri.
Ero in sala operatoria, quando davanti “ho trovato due occhi di donna nudi, senza trucco, vibranti dentro un luccichio”.
Ada…
Le mani si erano fatte pesanti di Mondo…tutti i dolori e le miserie del mondo tra le dite…
…presagio…
…prescienza…
…Ada.
Ho interrotto l’intervento e lei ha spalancato le porte dell’Inferno.
Non ti muovere…Angela, angioletto, mia bambina, vita mia…
Non ti muovere…quando Alfredo ti opererà, chiamerò tua madre, a quest’ora il suo aereo non è nemmeno atterrato all’aeroporto di Heathrow –l’andranno a prendere, proveranno a spiegarle cosa è successo e cambieranno il verso del suo vettore-Vita infilandola in un British di ritorno- “[…]ma tu non morire, Angela, prima che tua madre sia atterrata. Non lasciare che la tua anima attraversi le nuvole che lei sta guardando serena. Non tagliare la rotta del suo aereo, resta, figlia nostra. Non ti muovere”.
…Angela, angioletto, mia bambina, vita mia…io…io pagherò qualsiasi scotto.
Rallenterò il respiro, non fiaterò se non per pregare, denuncerò le mie colpe impunite, venderò l’anima alla polvere, ma tu…non ti muovere…
Accecherò il buonsenso della mia vita stimata, vuoterò le tasche coi lustrini del mio Nulla, ti racconterò dell’Uomo che conosci da 15 anni e che è tuo padre…chiederò, urlerò, leccherò la pietà di una donna che ho sporcato, amato, distrutto.
Una storia per la vita.
La mia vita per la tua.
La mia vita per la tua storia.
La “sua” storia per l’Anima mia, e per la tua.
“[…]E lei è già davanti a me per ricordarmi che sono un untore, un uomo che segna senza cautela la fronte di chi ama. Tu non la conosci, è passata nella mia vita quando ancora non c’eri, è passata ma ha lasciato un’impronta fossile. Voglio raggiungerti, Angela, in quel limbo di tubi dove sei coricata, dove il craniotomo scassinerà la tua testa, per raccontarti di questa donna”.
***
A macchia, così, si espande sulla pelle del lettore l’anima di “Non ti muovere”, Premio Strega 2002, di Margaret Mazzantini.
Il romanzo in Prima Persona Immersa dilata la narrazione per bocca di Timoteo, stimato chirurgo che il Destino accerchia, sconvolge, sorprende e rinchiude in una parabola di Dolore che ha il viso tumefatto della figlia quindicenne, Angela, ricoverata in stato d’incoscienza per un banale incidente in motorino che diventa tragedia.
E’ l’orrore, l’ignoto, la sofferenza, a frangere in poco tempo la maschera di una vita dalla stabilità apparente e cinica.
La narrazione in presa diretta si dipana a doppio filo: il presente, col reale, e il passato, nel tempo di un Ricordare, di un ricordarsi, violento.
Il presente dell’intervento chirurgico, il biancore dell’intorno, l’odore acre dell’anestetico, la paura della perdita.
Il passato dei ricordi, l’inconscio osceno dell’Uomo che regredisce a Maschio, la violenza su una piccola donna ossuta dal nome che su di lei assume le sembianze del ridicolo, Italia, come il suo trucco pesto e i capelli gialli, decolorati, da pagliaccio triste e volgare.
Il presente che si chiama Elsa, la splendida moglie che i colleghi invidiano, elegante e caparbia giornalista, che ha aperto in passato a Timoteo le porte di vari salotti di classe, e classisti, e madre della giovane Angela.
Il passato di quella violenza che diventa relazione, dipendenza e poi Amore.
Elsa che dal passato riemerge nel presente e Italia che dall’Inferno del passato dal passato è stata inghiottita, risucchiata, disfatta, e torna nel ricordo, nel presente, come un angelo derelitto e vendicativo.
E Timoteo, come ago conficcato tra fantasmi, segreti, facciate, a scorticare da sé Verità violente, nude, silenziose.
Parla a sé, Timoteo, e alla figlia che non lo può ascoltare, attendere, sentire.
Parla di un Dolore eseguito con precisione chirurgica, con metodo, come il suo scopo, di luoghi sepolti sotto la sua apparente, tiepida, bontà di quieto professionista, di una periferia urbana desolata e di una donna minuta, docile, sola, macchiata dalle mani dell’Incesto.
Scompensi di una vita parallela agonizzanti e scanditi da un ritornello lancinante, quel “non ti muovere” che con varianti minime pervade, e avvelena, il lettore per ben diciotto volte all’interno del testo.
Dissesti di un’identità borghese corrotta dall’istinto, dalla forza, di un impulso nato come saccheggio, come rovina, e tramutato in sentimento, pulsione, Amore.
Come perdita e rimpianto.
Impotenza di salvezza, propria e altrui.
 
Il racconto disarmato diventa Occhio sulla bocca del lettore, visione di una scrittura lucida e immaginifica che s’incide nella mente, insanguinandola come un taglio: innesto e commistione di un Uomo nella sfera femminile, di un Uomo nella Moglie, nell’Amante, nella Figlia.
Passi di Voci lungo un amore miserabile e osceno che regala alla vera Letteratura il ricordo di un personaggio indimenticabile, come Italia.
 
Edizione esaminata
 
Margaret Mazzantini, Non ti muovere, Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 2001
ISBN/EAN: 
9788804536581

Commenti

"Visione di una scrittura lucida e immaginifica che s?incide nella mente, insanguinandola come un taglio: innesto e commistione di un Uomo nella sfera femminile, di un Uomo nella Moglie, nell?Amante, nella Figlia.
Passi di Voci lungo un amore miserabile e osceno che regala alla vera Letteratura il ricordo di un personaggio indimenticabile, come Italia"

> sono rimasto più colpito dal film - per una volta, incredibile - ma ricordo molto bene quando ho letto queste tue pagine. Grazie ancora, erano particolarmente intense davvero.

Strano,sai,ma ho amato fortemente questo libro.Contrariamente alla diffidenzad'impatto e -ti dirò- anche il film non è mi dispiaciuto affatto.

Devo dire che non amo molto la scrittura della Mazzantini, di cui ho letto anche il monologo Zorro. Il film, quello sì, mi piacque davvero, intenso ed onesto Castellitto.

"Parla a sé, Timoteo, e alla figlia che non lo può ascoltare, attendere, sentire."

E non è questa la sintesi dell'incomunicabilità?

"... passato dei ricordi, l?inconscio osceno dell?Uomo che regredisce a Maschio, la violenza su una piccola donna ossuta dal nome che su di lei assume le sembianze del ridicolo, Italia, come il suo trucco pesto e i capelli gialli, decolorati, da pagliaccio triste e volgare." >> wow, che intensa vibrazione

***

"Dissesti di un?identità borghese corrotta dall?istinto, dalla forza, di un impulso nato come saccheggio, come rovina, e tramutato in sentimento, pulsione, Amore.
Come perdita e rimpianto.
Impotenza di salvezza, propria e altrui." >> applaudo convinto. Trascinante, come tutta l'originalità del pezzo

Per finire: non l'ho letto. E non ho visto il film. Quindi il mio giudizio può solo consistere nell'apprezzare la presentazione che "ti prende e porta via".

l'ho letto e recensito anch'io, ma ne sono rimasta meno colpita di te. Trovo che la Mazzantini abbia letteralmente scarnificato il suo personaggio, tanto che a volte si ha limpressione di guardare attraverso la serratura di una porta chiusa a chiave. Mi avevano colpito il contrasto tra essere e apparire in Timoteo e poi la bellissima e realistica descrizione della concitazione in sala-parto al momento della nascita della figlia.
Il film l'ho trovato inferiore al libro, non mi ha "preso" come mi aspettavo.